1128.- Libia, il dialogo Tripoli-Tobruk riparte da Roma: primo incontro

Se Trump ha detto a Gentiloni che su Libia e immigrazione dobbiamo fare da soli, si può dire che l’invito è stato accolto. Del resto, mi risulterebbe che gli USA, in Libia, ci siano stati tirati un po’ per i capelli. La notizia che mi giunge da Il Messaggero dice che siamo sulla via giusta, Parigi permettendo.

Libia: Tripoli, ieri a Roma un incontro molto fruttuoso

Nella Libia del caotico stallo sfruttato dai trafficanti di essere umani, la diplomazia italiana ha trovato un modo per riportare al dialogo la Tripoli del premier Fayez Al-Sarraj e la Tobruk del generale Khalifa Haftar: far incontrare i vertici delle due istituzioni parlamentari prodotte dalla rivoluzione libica. E il primo incontro, svoltosi a Roma e promosso dal titolare della Farnesina Angelino Alfano, è stato definito «fruttuoso» da entrambe le parti.

«Un’atmosfera di amicizia e apertura ha connotato questi incontri che le due parti considerano estremamente fruttuosi», ha annunciato l’Alto consiglio di Stato insediato a Tripoli riferendosi agli incontri di venerdì fra il proprio presidente, Abdelrahman Swehli, e il capo del parlamento insediato a Tobruk, Aghila Saleh. «Ci siamo accordati per giungere a soluzioni pacifiche ed eque per le questioni in sospeso», ha affermato ancora l’Alto consiglio in una nota, riferendosi implicitamente al nodo fondamentale della crisi libica: che ruolo far giocare in futuro ad Haftar, attuale comandante generale dell’Esercito nazionale libico appoggiato dalla maggioranza della Camera dei rappresentanti di Tobruk che nega la fiducia a Sarraj, spaccando la Libia. L’Italia, come ha appena ricordato il premier Paolo Gentiloni, vuole attribuire ad Haftar «un ruolo», ma non quello di nuovo leader del Paese. Il sito Libya Herald sottolinea che a Roma c’è stato «un incontro di svolta» ma è chiaro che si tratta solo di un nuovo inizio di un dialogo che balbetta dal febbraio 2015.

Le «soluzioni pacifiche» necessitano di nuovi incontri, i quali inizialmente saranno focalizzati sul far prevalere «gli interessi supremi della patria», «fermare lo spargimento di sangue» e assicurare il ritorno a casa degli sfollati, preannuncia l’Alto consiglio, una sorta di ‘senato consultivò formato dai superstiti del primo parlamento eletto dopo la caduta del colonnello Muammar Gheddafi del 2011. Il ruolo della mediazione italiana per questo rilancio del dialogo è stato riconosciuto esplicitamente dalle due parti: Swehli e Saleh «desiderano esprimere il loro grande apprezzamento per il ruolo attivo e costruttivo del ministro Alfano e del governo italiano nel quadro del loro sostegno all’applicazione dell’accordo politico libico», si afferma nella nota, in riferimento al ‘Libyan political agreement’ (Lpa) raggiunto in Marocco nel dicembre 2015. E l’inviato dell’Onu per la Libia, Martin Kobler, in un tweet si è detto «incoraggiato» da questo incontro: «Un buon passo su cui basarsi e avanzare nell’attuazione dell’Lpa».

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