1122.-Nell’ultimo paese che gli Usa hanno “liberato da un malvagio dittatore” oggi si commerciano apertamente gli schiavi

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Pace a te Muhammar

È ben noto che l’intervento NATO a guida USA del 2011 in Libia, con lo scopo di rovesciare Muammar Gheddafi,ha portato ad un vuoto di potere che ha permesso a gruppi terroristici come l’ISIS di prendere piede nel paese.

Nonostante le conseguenze devastanti dell’invasione del 2011, l’Occidente è oggi lanciato sulla stessa traiettoria nei riguardi della Siria. Proprio come l’amministrazione Obama ha stroncato Gheddafi nel 2011, accusandolo di violazione dei diritti umani e insistendo che doveva essere rimosso dal potere al fine di proteggere il popolo libico, così l’amministrazione Trump sta oggi puntando il dito contro le politiche repressive di Bashar al-Assad in Siria e lanciando l’avvertimento che il suo regime è destinato a terminare presto — tutto ovviamente in nome della protezione dei civili siriani.

Ma mentre gli Stati Uniti e i loro alleati si dimostrano effettivamente incapaci di fornire una qualsiasi base legale a giustificazione dei loro recenti attacchi aerei — figurarsi poi fornire una qualsiasi evidenza concreta a dimostrazione del fatto che Assad sia effettivamente responsabile dei mortali attacchi chimici della scorsa settimana — emergono sempre più chiaramente i pericoli connessi all’invasione di un paese straniero e alla rimozione dei suoi leader politici.

Questa settimana abbiamo avuto nuove rivelazioni sugli effetti collaterali degli “interventi umanitari”: la crescita del mercato degli schiavi.

Il Guardian ha riportato che sebbene “la violenza, l’estorsione e il lavoro in schiavitù” siano stati già in passato una realtà per le persone che transitavano attraverso la Libia, recentemente il commercio degli schiavi è aumentato. Oggi la compravendita di esseri umani come schiavi viene fatta apertamente, alla luce del sole.

“Gli ultimi report sul ‘mercato degli schiavi’ a cui sono sottoposti i migranti si possono aggiungere alla lunga lista di atrocità [che avvengono il Libia]” ha detto Mohammed Abdiker, capo delle operazioni di emergenza dell’International Office of Migration, un’organizzazione intergovernativa che promuove “migrazioni ordinate e più umane a beneficio di tutti“, secondo il suo stesso sito web. “La situazione è tragica. Più l’IOM si impegna in Libia, più ci rendiamo conto come questo paese sia una valle di lacrime per troppi migranti.”

Il paese nordafricano viene usato spesso come punto di uscita per i rifugiati che arrivano da altre parti del continente. Ma da quando Gheddafi è stato rovesciato nel 2011 “il paese, che è ampio e poco densamente popolato, è piombato nel caos della violenza, e i migranti, che hanno poco denaro e di solito sono privi di documenti, sono particolarmente vulnerabili“, ha spiegato il Guardian.

Un sopravvissuto del Senegal ha raccontato che stava attraversando la Libia, proveniendo dal Niger, assieme ad un gruppo di altri migranti che cercavano di scappare dai loro paesi di origine. Avevano pagato un trafficante perché li trasportasse in autobus fino alla costa, dove avrebbero corso il rischio di imbarcarsi per l’Europa.

Ma anziché portarli sulla costa il trafficante li ha condotti in un’area polverosa presso la cittadina libica di Sabha. Secondo quanto riportato da Livia Manente, la funzionaria dell’IOM che intervista i sopravvissuti, “il loro autista gli ha detto all’improvviso che gli intermediari non gli avevano passato i pagamenti dovuti e ha messo i passeggeri in vendita“. La Manente ha anche dichiarato:

“Molti altri migranti hanno confermato questa storia, descrivendo indipendentemente [l’uno dall’altro] i vari mercati degli schiavi e le diverse prigioni private che si trovano in tutta la Libia“, aggiungendo che la OIM-Italia ha confermato di aver raccolto simili testimonianze anche dai migranti nell’Italia del sud.

Il sopravvissuto senegalese ha detto di essere stato portato in una prigione improvvisata che, come nota il Guardian, è cosa comune in Libia.

“I detenuti all’interno sono costretti a lavorare senza paga, o in cambio di magre razioni di cibo, e i loro carcerieri telefonano regolarmente alle famiglie a casa chiedendo un riscatto. Il suo carceriere chiese 300.000 franchi CFA (circa 450 euro), poi lo vendette a un’altra prigione più grossa dove la richiesta di riscatto raddoppiò senza spiegazioni“.

Quando i migranti sono detenuti troppo a lungo senza che il riscatto venga pagato, vengono portati via e uccisi. “Alcuni deperiscono per la scarsità delle razioni e le condizioni igieniche miserabili, muoiono di fame o di malattie, ma il loro numero complessivo non diminuisce mai“, riporta il Guardian.

“Se il numero di migranti scende perché qualcuno muore o viene riscattato, i rapitori vanno al mercato e ne comprano degli altri“, ha detto Manente.

Giuseppe Loprete, capo della missione IOM del Niger, ha confermato questi inquietanti resoconti. “È assolutamente chiaro che loro si vedono trattati come schiavi“, ha detto. Loprete ha gestito il rimpatrio di 1500 migranti nei soli primi tre mesi dell’anno, e teme che molte altre storie e incidenti del genere emergeranno man mano che altri migranti torneranno dalla Libia.

“Le condizioni stanno peggiorando in Libia, penso che ci possiamo aspettare molti altri casi nei mesi a venire“, ha aggiunto.

Ora, mentre il governo degli Stati Uniti sta insistendo nell’idea che un cambio di regime in Siria sia la soluzione giusta per risolvere le molte crisi di quel paese, è sempre più evidente che la cacciata dei dittatori — per quanto detestabili possano essere — non è una soluzione efficace. Rovesciare Saddam Hussein non ha portato solo alla morte di molti civili e alla radicalizzazione della società, ma anche all’ascesa dell’ISIS.

Mentre la Libia, che un tempo era un modello di stabilità nella regione, continua a precipitare nel baratro in cui l’ha gettata “l’intervento umanitario” dell’Occidente – e gli esseri umani vengono trascinati nel nuovo mercato della schiavitù, e gli stupri e i rapimenti affliggono la popolazione – è sempre più ovvio che altre guerre non faranno altro che provocare ulteriori inimmaginabili sofferenze.

di Carey Wedler, 15 aprile 2017*, *Traduzione a cura di Vocidallestero.it

Apertura_Occhi_Dadaab.jpgChi sono quelli che, di quando in quando, affogano o vengono lasciati affogare, malgrado la cooperazione e il coordinamento con le ONG (e non solo!)? Sono schiavi?

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Per comprendere meglio i risultati della politica USA

Un rapporto dell’Onu conferma, che «un alto numero di bambini è stato rapito» dai seguaci della guerra santa «e molti hanno assistito all’uccisione dei loro familiari e subito abusi sessuali».

L’orrore dello Stato islamico, nella sua avanzata in Iraq non ha avuto fine, come ha denunciato un rapporto della Commissione delle Nazioni Unite per i diritti sull’infanzia con sede a Ginevra.

Gli esperti dell’Onu denunciano e bollano come aberrante «l’uccisione sistematica dei bambini appartenenti a minoranze etniche e religiose da parte del cosiddetto Isil (Stato islamico ndr), tra cui diversi casi di esecuzioni di massa di ragazzi, rapporti di decapitazioni, crocifissioni e di bimbi sepolti vivi».

Il 15 e 16 agosto scorso 2015 i tagliagole vittoriosi del Califfato nella loro avanzata in Iraq hanno massacrato gli abitanti della minoranza yazida del villaggio di Kotcho. Secondo il ministro iracheno per i Diritti umani, Mohammed al Sudani, 500 persone, soprattutto uomini, sono stati passati per le armi. Le donne ed i bambini hanno subito una fine peggiore: sepolti vivi in fosse comuni.

A Mosul, fino a ieri «capitale» del Califfato in Iraq, lo Stato islamico aveva cominciato a riscuotere la jizya, la tassa della sopravvivenza imposta ai cristiani. Una famiglia non poteva pagarla e tre tagliagole hanno violentato la madre e la figlia davanti al padre, che si è suicidato. Nello stesso periodo sono stati documentati altri 11 casi di stupro oltre al sequestro di due suore e tre orfani.

Le Nazioni Unite confermano che il Califfato ha messo in piedi dei «mercati» per gli schiavi da vendere, non solo donne, ma pure bambini «con tanto di cartellino con il prezzo» al collo. L’Onu rivela l’esistenza di una vera e propria «schiavitù sessuale dei bambini detenuti nelle prigioni di fortuna del cosiddetto Stato islamico, come l’ex carcere Badoush fuori Mosul».

I minori, non solo cristiani, sono stati «sistematicamente uccisi, torturati, violentati, forzati a convertirsi all’Islam e tagliati fuori dall’assistenza umanitaria». Il disegno del Califfato è chiaro secondo l’Onu: «Sopprimere, espellere o ripulire in maniera permanente (le zone occupate, ndr) per distruggere le minoranze».

I minori sono stati arruolati a decine come «soldati» del Jihad. Non solo addestrati alla guerra, ma utilizzati per esecuzioni di prigionieri. In altri casi i più piccoli sono stati usati come scudi umani per impedire alla coalizione anti Califfato di bombardare determinati obiettivi.

Renate Winter, uno dei 18 esperti indipendenti della Commissione di Ginevra, spiega che esistono «segnalazioni di bambini, mentalmente instabili, utilizzati come kamikaze, probabilmente senza capire cosa stavano facendo». Un video mostra degli arteficieri iracheni mentre salvano un ragazzino-bomba dello Stato islamico, che si è arreso imbottito di esplosivo. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, destinatario del rapporto, ha espresso «profonda indignazione» per gli abusi sui minori in Iraq.

Il destino peggiore è quello delle ragazze ridotte a schiave del sesso dai tagliagole della guerra santa in nome di un assurdo decreto conosciuto come «Jihad al Nikah». Dopo essere state abusate le loro stesse comunità di appartenenza chiedevano alle forze governative di Bagdad di «bombardare scuole ed ospedali, che servivano da prigioni di fortuna delle donne e ragazze violentate» si legge nel rapporto Onu. Il motivo è terribilmente chiaro: «Uccidendo le vittime dello stupro veniva “salvato l’onore” della (loro) gente nelle città assediate» dai tagliagole della guerra santa.

http://www.gliocchidellaguerra.it

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