1110.- Attacco missilistico: gli S-300 o i Su-34M hanno funzionato e gli USA sospendono i voli sulla Siria; ma sui gas a Idlib è il tempo dell’orribile verità!

Ancora notizie sui danni subiti dai siriani e sul fallimento dei Tomahawk. La Siria ci ha posto di fronte a una superiorità tecnologica dei russi cui non eravamo preparati e non lo erano neppure gli Stati Uniti. Per questo, Trump e il Pentagono hanno messo rapidamente in campo 54 miliardi di finanziamenti per l’industria bellica. A noi italiani resta l’amaro delle notizie pessime sull’efficacia degli F-35.

Dal lancio dei 59 missili Tomahawk contro un aerodromo di Homs, una domanda continua ad emergere in ogni analisi: 23 dei 59 missili da crociera degli Stati Uniti hanno colpito il bersaglio. E il resto? Cos’è successo agli altri 34 Tomahawk sparati dalle due navi da guerra statunitensi dispiegate nel Mediterraneo? La risposta sarebbe nel video diffuso da al-Alam: la contraerea siriana intercettava e distruggeva 34 missili Tomahawk prima che raggiungessero la base aerea Shayrat. L’informazione evidenzia il decreto della presidenza siriana per intercettare e abbattere i missili degli Stati Uniti fin dal primo minuto dell’attacco.

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Altri analisti indicano il ruolo dei radar russi che sarebbero subito entrati in azione dopo il lancio del primo missile. Si tratta degli S-300 siriani o degli S-400 russi schierati in Siria (ma anche della capacità del radar look-down dell’us-34M)? Perché nascondere questa “risposta pungente” e riferirla due giorni dopo l’attacco? Il video pubblicato da fonti militari siriane dimostra una cosa: se la Siria e l’alleata Russia ne hanno evitato la diffusione a poche ore dagli attacchi degli Stati Uniti, lo era per evitare un’escalation. Ma con l’intensa campagna di minacce a Siria e Russia non ci sarebbe forse motivo di non rivelare “le debolezze missilistiche degli Stati Uniti” e “la potenza della difesa aerea siriana”.
Gli Stati Uniti annunciarono, tramite il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, di non avere preavvertito la Russia dell’attacco contro il territorio siriano. All’inviata di Fox News, il portavoce diceva che “non avemmo alcun contatto con la leadership politica russa”, il che significa che gli Stati Uniti in realtà volevano “anticipare” i russi. Ma la sorpresa non sembra “esser andata bene!” Gli analisti dicono ancora che la Russia, le cui navi da guerra tornano nel Mediterraneo, ha dimostrato moderazione evitando una “guerra balistica” che poterebbe alla “guerra nucleare”.

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La Syrian Arab Air Force ha deciso di rischierare i propri aerei da combattimento per impedire di essere distrutti da nuovi attacchi con missili da crociera. I caccia Mikojan MiG-29SM sono stati trasferiti ad Humaymim. Altri velivoli d’attacco venivano sparsi su vari aeroporti secondari. Damasco ha tratto insegnamento da iraniani e iracheni. Durante la seconda guerra del Golfo, nel 1991, l’Iraq trasferì i suoi migliori aerei da combattimento in Iran, con cui fu in guerra fino al 1988. Questi velivoli non furono mai restituiti. Il 16 gennaio 1991 gli Stati Uniti scatenarono una grande guerra aerea contro l’Iraq, dal risultato controverso. L’Iraq poi avrebbe fatto ricorso a uno stratagemma molto vecchio con esche a basso costo che le forze della coalizione di Washington si affrettarono a bombardare con missili e munizioni dal valore in peso d’oro. L’attacco con i missili da crociera degli Stati Uniti su ordine di Trump contro una base aerea siriana, ha molte incognite.

Il destino dei missili Tomahawk “perduti”, 36 unità su 59 sparate dalle navi di superficie dell’US Navy dal Mediterraneo orientale, rimane un enigma. Il resto dei missili colpì una zona di 300-4000 metri presso la base al-Shayrat; solo 10 missili Tomahawk raggiunsero un hangar fortificato della base, distruggendo un radar e 7 aerei da combattimento, per lo più Mikojan MiG-23 non operativi. 10 civili e 4 soldati furono uccisi nella città omonima adiacente alla base attaccata.

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Questa immagine mostra il fallimento dei Tomahawk

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Le immagini degli aerei siriani distrutti, diffuse dall’agenzia RUPTLY, sono quelle del loro deposito rottami, con resti di Mig 17, 21 e 23 sparsi e abbandonati.

Gli USA hanno paura di bombardare la Siria dopo che la Russia ha interrotto le comunicazioni. Così titolava Marko Marjanovic, su Russia Insider, il 10/04/2017.
Le missioni di bombardamento degli Stati Uniti sulla Siria sono crollate dopo l’attacco missilistico del 6 aprile. Colpendo le forze siriane il 6 aprile con missili da crociera, gli Stati Uniti dimostravano ‘determinazione’. Tanta ‘determinazione’ che ora temono di sorvolare la Siria per timore che i russi li abbattano.
Ufficiali degli USA hanno detto al New York Times: “La task force statunitense che combatte lo Stato islamico ha drasticamente ridotto gli attacchi aerei sui terroristi in Siria, mentre i comandanti valutano se le forze del governo siriano o degli alleati russi hanno intenzione di rispondere all’attacco con i missili da crociera degli Stati Uniti sulla base aerea siriana, della scorsa settimana, dicono gli ufficiali statunitensi”. A parte la dimostrazione di quanto sia duro Trump, l’attacco degli Stati Uniti ha tolto agli ascari degli USA in Siria il supporto di cui godevano prima, mentre la battaglia per Raqqa s’intensifica. Gli USA adesso si limitano ai soli attacchi essenziali, scortandoli con costosi caccia F-22 (il Belgio nel frattempo ha sospeso le operazioni).
L’insicurezza degli Stati Uniti non è solo causata dall’attacco con i missili da crociera, ma più specificamente dalla reazione russa. Subito dopo, i russi sospendevano la linea telefonica di “deconflitto” con gli statunitensi, che ora devono indovinare le intenzioni dei russi. Non v’è stato un simile calo degli attacchi aerei siriani e russi. Infatti numerosi attacchi alle posizioni dei terroristi venivano riportati nel fine settimana. È interesse russo e statunitense che la linea di deconflitto sia ripristinata, ma gli statunitensi ne hanno un bisogno più urgente e i russi vi faranno leva. Lungi dal potenziare il prestigio degli Stati Uniti, l’attacco del 6 aprile e le sue conseguenze si ridimensionano agli occhi degli osservatori più attenti.

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Le icone rosse indicano le operazioni russe, “quella blu” le operazioni statunitensi.

Sui gas a Idlib è tempo di verità: le foto che i media non vi hanno fatto vedere perché non vogliono

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“Bombardamento con armi chimiche di un ospedale a Idlib.” Questa la versione dei “ribelli siriani” e di tutta la stampa mainstream della strage di Idlib, (incredibilmente, diffusa anche dalla Boldrini.

Ma alcune foto (forse scattate con il cellulare dai “ribelli”e trafugate dai servizi segreti siriani)  pubblicate, tra gli altri, sull’Antidiplomatico mostrano tutt’altro: “ribelli” protetti con tute NBC dotate di respiratore che agiscono non già in un ospedale o in un centro urbano ma in quella che appare essere un deposito incastonato in una cava.

Area, tra l’altro, sorvegliata da una garitta posta in alto dove operano “Elmetti bianchi” che altro non sono che miliziani di Al-Nusra (si noti la bandiera).

Un’area invasa da gas (fuoriuscito forse accidentalmente) e che ha ucciso qualche combattente dell’ISIS. Altro che “bambini” e “civili inermi” come strombazzato dal “giornalista” dell’ex Aleppo Media Center che la bufala l’ha diffusa il giorno prima del famoso bombardamento dell’aviazione siriana.

E ora?
Spero non sia confermata l’ipotesi avanzata da un’organizzazione di medici svedesi, per la quale, in un momento differente dal raid aerei, al fine di simulare l’attacco chimico, alcuni bambini, poi apparsi in filmati diffusi dai terroristi, sono stati drogati, uccisi e disposti in posa per le riprese. Saremmo al di là, quanto a mostruosità, anche delle solite, sporche operazioni di pochi criminali senza scrupoli, già praticate in passato (ad esempio quando questa “manovra”, fu inscenata con cadaveri dissotterrati, a Timisoara in Romania).

Bambini intenzionalmente uccisi dai “ribelli siriani” per rendere più convincenti i loro video

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Strage di  Idlib. Bambini intenzionalmente uccisi dai “ribelli siriani” per rendere più convincenti i loro video da rifilare ai media occidentali?  La risposta è si. Bambini uccisi con un ago nel cuore (come analizzato dall’Associazione Swedish Doctors For Human Rights  e divulgato, per primo in Italia, da questo dettagliato articolo), bambini uccisi con colpi sul cranio (come attestato dalle foto pubblicate in questo sito). E così trova una logica l’altrimenti inspiegabile trasporto del corpo di un bambino verso la postazione dei ribelli, già colpita da una fuoriuscita di gas tossico, disseminata di corpi di miliziani uccisi dal gas e di comparse. Resta, comunque, una domanda: chi sono quei bambini? Forse, non lo sapremo mai. Nel 2013, dopo la strage del gas a Ghouta, il Rapporto dell’ISTEAMS “The East Ghouta False Flag Chemical Attacks” suggeriva che molti corpi raffigurati nei video potessero essere quelli di bambini rapiti, mesi prima, a scopo di estorsione, dai “ribelli” nell’area di Latakia. Una ipotesi non impossibile da verificare rintracciando foto di quei bambini che, verosimilmente, erano ancora conservate dai loro genitori. Purtroppo, il caos della guerra, con il conseguente fiume di profughi, e le difficoltà di una organizzazione piccola e priva di risorse come l’ISTEAMS rese impossibile questo confronto. Anche perché  l’indagine internazionale chiesta dal Governo di Damasco all’ONU non è stata mai svolta.Un’ultima considerazione. Per la crudezza dell’argomento, questo articolo – a differenza di tanti altri pubblicati da l’Antidiplomatico – non riporta in evidenza foto o video. Chi volesse, comunque avere tangibili prove di quanto qui affermato non ha che utilizzare i link. E speriamo che questa volontà di approfondire la conoscenza di una storia così terribile sorga anche per disinformati parlamentari o per le tante persone, capitanate da Luciana Littizzetto, oggi impegnate nella campagna mediatica #everychildismychild.Francesco Santoianni

Invece….

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Un pensiero su “1110.- Attacco missilistico: gli S-300 o i Su-34M hanno funzionato e gli USA sospendono i voli sulla Siria; ma sui gas a Idlib è il tempo dell’orribile verità!

  1. Il portavoce della casa Buanca, Sean Spicer, ha detto lunedi che uno dei più importanti obiettivi dell’amministrazione Trump in Medio Oriente è “destabilizzare” la Siria.
    Nel corso di una conferenza stampa, Kristen Welker di NBC ha chiesto a Spicer di chiarire la posizione dell’amministrazione sulla rimozione del presidente siriano Bashar al-Assad dal potere.
    “L’obiettivo per gli Stati Uniti è duplice”, Spicer ha spiegato. “Uno è essere sicuri di destabilizzare la Siria – destabilizzare il conflitto lì, per ridurre la minaccia ISIS. Ma poi, in secondo luogo, è creare l’ambiente politico, non solo all’interno del popolo siriano, penso che si può lavorare con la Russia, in particolare, per assicurarsi che capiscano che la Siria, sostenuta dalla stessa Russia, dovrebbero essere ritenuta responsabile per gli accordi che ha fatto rispetti ai suoi accordi internazionali in materia di armi chimiche.”
    Welker ha insistito nel chiedere al segretario se fosse possibile “sconfiggere l’ISIS con Assad ancora al potere.”
    Spicer ha borbottato sulla questione prima di rispondere.
    “Uhm, sì. Certo”

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