1106.- Sì del Senato con il voto di fiducia al Ddl di Riforma del Processo Penale. Costa (Ncd): “Ora modifiche alla Camera”. L’Anm: “Rallenta i processi”

Atto Camera n. 2798

XVII Legislatura

Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi e per un maggiore contrasto del fenomeno corruttivo, oltre che all’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena
approvato con il nuovo titolo
“Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi nonché all’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena”

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Dopo più di due anni di discussione in commissione, con 156 voti favorevoli, 121 contrari e un’astensione, il 15 marzo 2017 il Senato ha approvato il DDL n. 2067 recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario”.  L’ex Pd Felice Casson è stato l’unico di Mdp a non votare la fiducia al provvedimento. Il testo, che si compone di 40 articoli suddivisi in cinque titoli, torna ora alla Camera dei Deputati. Alla Camera, il testo avrà bisogno di ulteriori miglioramenti sul tema della prescrizione”, ha annunciato l’ex sottosegretario alla Giustizia.

Il provvedimento, che tra le altre cose allunga i tempi di prescrizione per i reati di corruzione, è stato recentemente definito “prioritario” dal guardasigilli Andrea Orlando, candidato alle primarie del Pd assieme all’ex premier Matteo Renzi e al governatore della Puglia Michele Emiliano. Altro passaggio controverso del maxiemendamento, il fatto che il governo dovrà adottare nel termine di tre mesi su proposta del ministro della Giustizia i decreti legislativi per la riforma della disciplina delle intercettazioni. Oltre alla prescrizione, l’altro tema che ha spaccato la maggioranza è la presenza della legge delega all’esecutivo sulle intercettazioni. Secondo il testo del maxi-emendamento il governo dovrà adottare su proposta del ministro della Giustizia i decreti legislativi per la riforma della disciplina delle intercettazioni “nel termine di tre mesi“.

Il provvedimento si compone di ben 40 articoli, suddivisi in cinque titoli.

Ecco le principali novità:

INDAGINI PRELIMINARI Si riduce da 6 a 3 mesi per altri 3 la durata massima delle indagini preliminari. Con la sola eccezione dei reati di mafia e terrorismo che potranno durare fino a 15 mesi.

LA RIPARAZIONE Alcuni reati perseguibili a querela di parte, come diffamazione o truffa, si possono estinguere con il risarcimento o eliminando i danni.

VOTO DI SCAMBIO Si passa da 6 a 12 anni (ora è 4-10). Ma ci sono condanne più severe anche per furto in abitazione, furto con strappo, rapina.

STOP PRESCRIZIONE La prescrizione resta sospesa per 18 mesi dopo una condanna in primo grado e per altri 18 dopo la condanna in appello. La sospensione ha comunque effetto solo per gli imputati contro cui si procede. Oltre alle ipotesi già previste dal codice, la prescrizione sarà sospesa anche in caso di rogatorie all’estero (6 mesi). Per i più gravi reati contro i minori (violenza sessuale, stalking, prostituzione, pornografia) la prescrizione decorre dal compimento del diciottesimo anno della vittima.

CORRUZIONE
Per i casi di corruzione e induzione indebita, iniziato il processo, il tempo di prescrizione potrà aumentare della metà (anziché 1/4 come oggi).

INTERCETTAZIONI Circa i costi l’obiettivo è dimezzarli e uniformare le spese. Il governo inoltre dovrà predisporre norme per evita- re la pubblicazione di conversazioni irrilevanti ai fini dell’indagine. Non c’è il carcere per i giornalisti. È prevista invece la delega per punire (fino a 4 anni) la diffusione di conversazioni tra privati diffuse solo per recare danni alla reputazione e all’immagine.

ALLARME PER LE REMS Nella delega al governo anche la riforma delle Residenze di Esecuzione delle Misure di Sicurezza » (Rems) delle persone riconosciute inferme al momento della commissione del reato. Per gli operatori, nonostante la norma lo escluda, torna lo spettro degli Ospedali psichiatrici giudiziari in Italia.

Come si articola:

Il Titolo I reca modifiche al codice penale; al suo interno, il Capo I detta norme in materia di estinzione del reato per condotte riparatorie e aumenta i limiti di pena per i delitti di scambio elettorale politico-mafioso, furto e rapina; il Capo II modifica la disciplina della prescrizione; il Capo III reca una delega al Governo per la riforma del regime di procedibilità per taluni reati, per il riordino di alcuni settori del codice penale e per la revisione della disciplina del casellario giudiziale. Il Titolo II reca modifiche al codice di procedura penale: il Capo I prevede modifiche in materia di incapacità dell’imputato di partecipare al processo e fissa un termine di tre mesi per la conclusione delle indagini preliminari; il Capo II prevede modifiche in materia di riti speciali, udienza preliminare, istruzione dibattimentale e struttura della sentenza di merito; il Capo III riguarda la semplificazione delle impugnazioni. Il Titolo III reca modifiche alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e alla normativa di organizzazione dell’ufficio del pubblico ministero. Il Titolo IV conferisce una delega al Governo per la riforma del processo penale e dell’ordinamento penitenziario e, in materia di intercettazioni, fissa principi e criteri per garantire la riservatezza delle comunicazioni e per ridefinire le spese per intercettazioni. Il Titolo V reca disposizioni finali.

Le critiche:

Profondamente critico il giudizio dell’Unione delle Camere Penali Italiane che, in segno di contrarietà alla riforma, ha deliberato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale dal 20 al 24 marzo. Il testo approvato dal Senato – si legge nella delibera dei Penalisti Italiani – «sebbene intitolato (almeno inizialmente) al “rafforzamento delle garanzie” e alla tutela della “ragionevole durata dei processi”, opera su temi fondamentali in senso opposto allargando a dismisura l’applicazione del “processo a distanza”, mortificando la dignità dell’imputato e violando fondamentali principi convenzionali e costituzionali».

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A prendere posizione sul testo della riforma è stata anche l’Associazione Nazionale Magistrati, secondo cui «far passare enfaticamente come risolutiva dei problemi della giustizia penale una riforma non organica che rallenta i processi si tradurrà ancora una volta in un danno per i cittadini: molte delle norme approvate, non solo non contribuiranno all’accelerazione dei processi, ma sono paradossalmente destinate a creare una stasi negli uffici giudiziari, rallentando il lavoro delle Procure, fino a bloccarlo completamente e a portarlo al collasso, con evidenti conseguenze negative sull’efficienza dell’intero sistema». “L’avocazione obbligatoria da parte dei Pg presso le Corti d’appello rallenterà i processi, creerà un imbuto presso le corti d’appello, con migliaia di processi che dalle procure di primo grado passeranno a quelle di secondo grado. Perché non introduciamo norme che accelerano davvero i processi? Noi vogliamo interventi che accelerino davvero le procedure”, dice il segretario dell’Anm Francesco Minisci. “Alla Procura Roma, dove lavoro – ha spiegato – ci sono 100 magistrati, alla procura generale 23: noi dovremmo immaginare che quello che non riescono a fare 100 magistrati, lo faranno 23. E per come è strutturata norma non saranno avocati solo i processi più importanti, ma tutti i processi, anche quelli per reati minori”. Il governo come ha risposto ai vostri rilievi?, gli è stato chiesto a Radio Anch’io. “Mettendo la fiducia“!

 

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