1098.- Washington ha una strategia valida in Siria

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Il recente attacco degli Stati Uniti contro le forze siriane dispiegate nella base aerea Shayrat effettuato utilizzando 59 missili Tomahawk, all’inizio del mese, ha segnato una nuova pietra miliare nel gioco militare e politico di Washington in Medio Oriente. Eppure, sembra che tale nuovo approccio sia più netto di quello perseguito dall’ex-presidente degli Stati Uniti che, senza alcuna ragione apparente, spesso viene definito pacifista. Allora, che vogliono Trump e le forze che lo sostengono fino a questo momento? Ci sono cose che emergono, anche se non sono in alcun modo connesse con il pretesto per tale attacco. In realtà, ciò che appare è una campagna mediatica orchestrata con cura volta ad alleviare la grave pressione mediatica sul nuovo presidente degli Stati Uniti, accusato di non poter sfidare Vladimir Putin e non perseguire una politica globale in Medio Oriente. Quindi, l’attacco missilistico sarebbe un modo “creativo” di tranquillizzare i critici di Trump. Il presidente statunitense sembra convinto che dopo un cambio così radicale nella politica di Washington avrà le mani libere per aggiustare il Paese dall’attuale corso. Inoltre, v’è un chiaro desiderio di umiliare la Russia osservabile oggi a Washington, secondo il presupposto che non possa, né voglia proteggere l’unico alleato in Medio Oriente. Allo stesso tempo, l’amministrazione Trump resta convinta che Mosca cercherebbe il dialogo con Washington e quindi, presumibilmente, non avrebbe il coraggio di rispondere a tali provocazioni con misure sconsiderate. Ciò che è di grande importanza per Washington è la necessità di mostrare agli alleati regionali che, dopo la miserabile sconfitta in Siria, continuerà a sostenere la lotta delle monarchie sunnite contro l’Iran che si sarebbe “radicato” in Siria. Ritiene che tali attacchi sollevino il morale dei monarchi del Golfo Persico e mostrino l’impegno degli USA a difendere gli interessi nazionali nella regione, sia reali che immaginari. La Casa Bianca vuole garantirsi tale obiettivo al più presto possibile, dato che i giorni di Obama in carica hanno corroso la fiducia della maggior parte degli alleati regionali verso Washington. Allo stesso tempo, un segnale viene trasmesso alle forze del mondo arabo che già si orientano verso la Russia, che appare un partner più affidabile, a corto di promesse ma disposto a realizzare quel che ha fatto, come perseguire la distruzione totale e completa delle forze terroristiche. Il messaggio è volto a Egitto, Iraq e Libia controllata dal parlamento di Tobruq. L’obiettivo finale è dimostrare l’“impotenza” di Mosca di fronte alla potenza militare statunitense Inoltre, ad Ankara viene fatto intendere che non dovrebbe sfidare la NATO o potrebbe rimpiangerlo.
Dal punto di vista strategico, tali attacchi avrebbero indebolito lo Syrian Arab Air Force, che ha inflitto massicce perdite agli islamisti filo-occidentali che ora hanno una stretta finestra di opportunità per colpire di nuovo, e Trump lo sa. Le ragioni di tale passo sconsiderato non sono in alcun modo collegate a Russia o Iran; è abbastanza chiaro che Donald Trump ha deciso di venire in soccorso di Francois Hollande e Angela Merkel, dal gradimento pubblico che ha toccato il fondo in pieno periodo pre-elettorale.
Se tutto ciò va riassunto, va compreso nel modello che sarebbe la prova assoluta che l’era del mondo unipolare è giunta al termine. A dispetto di Trump, gli Stati Uniti non possono agire diversamente da qualsiasi precedente presidente. Se a un certo punto scegliesse di far fare i bagagli ai suoi soldati e farli tornare a casa, Washington si troverebbe in mezzo al nulla con 20 triliardi di dollari di debiti sul groppone. Dopo tutto, i politici statunitensi riconoscono l’ovvio, cioè che l’iniziativa economica è nelle mani della Cina e quella politico-militare della Russia, e che ciò basta a porre fine all’era del dollaro. Perciò si vedono i disperati tentativi di Washington di approfittare di tale iniziativa per minare le posizioni geopolitiche della Russia e prevalere ancora una volta. E’ vero che le mosse sconsiderate di Washington possono garantirgli alcuni obiettivi a breve tempo e farsi propaganda, ma non cambieranno la situazione. La Russia non accetterà diktat dagli USA e non abbandonerà il suo principale alleato, quindi adotterà misure militari per rafforzare le difese della Siria, accelerando ancora più il riavvicinamento tra Mosca, Teheran e Damasco. Possiamo ritenere Trump dedito a un grosso bluff? Beh, assai probabile, ma deve essere più cauto se non vuole mettere a repentaglio le relazioni degli USA con la Cina. Sparare missili durante la visita di Xi Jinping negli Stati Uniti è stata l’idea peggiore. Le misure aggressive contro la Siria, a cui Pechino è veramente interessata, sono un pessimo modo d’intimidire la potenza economica asiatica. E la Cina difficilmente sarà interessata a un partner che non solo combatte il terrorismo solo sulla carta, ma continua a sostenerlo. I politici cinesi pensano sempre ai separatisti uiguri dato che vogliono infiammare lo Xinjiang. Quindi, tale aggressione allarmerà la già cauta Cina. Se è vero che un Tomahawk può infliggere molti danni, Washington è consapevole della portata esatta dei danni che si è inflitta sparandoli?

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Bombardiamo la Siria perchè la Siria ha bombardato la Siria per insegnare alla Siria a non bombardare la Siria…

Maksim Egorov Aurora New Eastern Outlook 11/04/2017

 

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2 pensieri su “1098.- Washington ha una strategia valida in Siria

  1. (Luigi Ciancio) – Quello che la maggioranza degli italiani non ha compreso è :
    Se domani cadesse Assad ,gli USA si acconterebbero di far fuori i russi sul piano energetico in quell’area e la Siria sarebbe alla mercé di:
    Isis
    Al Qaida
    Fronte islamico
    Turcomanni
    Fsa
    Giordania
    Turchia
    Qatar
    Sauditi
    E qualche sigla fondamentalista autonoma.
    Che provvederebbero alla pulizia etnico religiosa di copti, cattolici, sciiti, yazidi, alawiti e a instaurare uno stato confessionale ultra fondamentalista con i curdi soliti creduloni a vivere in una bagnarola con i fucili puntati a vista…
    Tutto questo legittimerebbe varie comunità islamiche finanziate da turchi e sauditi in tutta l’Eurasia, dal Kosovo al Turkmenistan, pronti ad armarsi e a cercare legittimazione a colpi di bombe e mitra
    Assad rappresenta l’ultimo tassello fisso che evita un effetto domino devastante per i popoli europei.
    Un assalto alla laicità per mano di petromonarchie ed Erdogan.
    Ma continuate a credere ad Assad che gasa i piccoli bimbi dei villaggi ribelli con sarin, napalm, cloro e olio di palma.

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    1. La Russia raddoppia.

      Mentre Tillerson era a Mosca,le forze armate russe hanno sparato 128 missili sui posizioni dei terroristi in Siria e distrutto 74 obiettivi: lo ha detto il portavoce del ministero russo della Difesa generale Igor Konashenkov. “Le forze armate russe hanno sparato 128 missili da crociera in un’operazione antiterrorismo in Siria. I loro obiettivi erano i piu ‘sensibili’ contro 74 strutture dei terroristi, sparpagliati geograficamente e mimetizzati con attenzione: il quartier generale, i più grandi magazzini di armi e di beni materiali, gli ammassi di equipaggiamenti”, ha detto Konashenkov.

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