1082.- “Tutti i dubbi sull’attacco chimico in Siria.” E, indietro nel tempo: 2013, “Addio all’arsenale chimico di Assad” e “A inizio maggio 2014 i gas di Assad transitarono a Gioia Tauro” per finire distrutti dagli USA.” E, allora?

ORA BASTA!!!

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C’è una logica spaventosa che può legare San Pietroburgo a Damasco. Si capisce da lontano un chilometro che Trump ha dovuto piegarsi ai neocon.

G l i  U S A   s o n o  d i v e n t a t i  u n  p e r i c o l o  p e r  l’ u m a n i t à  ?

I morti di San Pietroburgo sono stati ignorati dai farisei d’Europa: La Porta di Brandeburgo non ha reso omaggio a San Pietroburgo. Niente bandiera russa. Cercherete invano nei consueti siti papali un messaggio di cordoglio del cosiddetto papa Francesco. Solo dopo le polemiche sui social per la mancata solidarietà ai russi, dopo quella manifestata per Bruxelles e Londra, la Tour Eiffel è stata spenta in omaggio alle 14 vittime dell’attentato della metropolitana di San Pietroburgo. «Ci sono vittime che valgono più di altre», si erano chiesti alcuni internauti.

Così, i bambini siriani uccisi per errore dalle bombe americane sono stati archiviati con le scuse. Gli attentati di Damasco ripetono le farse di Saddam e di Muhammad Gheddafi. Siamo alla nausea! Sono chiaramente provocazioni fatte a Putin per portarci alla guerra nucleare: l’unica possibilità che hanno i perdenti di ribaltare il loro risultato, ma sulla nostra pelle.

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Ieri, 4 aprile, un presunto attacco chimico operato dall’esercito di Bashar al-Assad causava la morte di 72 persone, tra cui 20 bambini, nella provincia di Idlib, in Siria. La denuncia, diffusa anche per mezzo di alcuni video postati in rete, arriva dall’Osservatorio siriano per i diritti umani e da alcuni attivisti vicini agli Elmetti Bianchi. Immediata la condanna internazionale, a cominciare da quella del Segretario di Stato americano, Rex Tillerson:

«E’ chiaro che questa è opera di Bashar al-Assad – ha dichiarato Tillerson (aggiungo: da ragazzi si diceva: “Sempre chi lo dice…!”) – una brutalità inaccettabile». Sdegno anche da parte del premier israeliano Benjamin Netanyahu e dal presidente turco Erdogan, che si è rivolto direttamente a Vladimir Putin: «Raid inumano e inaccettabile, rischia di vanificare ogni negoziato». Nonostante la condanna unanime, al momento non vi è alcuna assoluta certezza che l’attacco sia opera dell’esercito di Assad e non mancano i dubbi sula ricostruzione, non certo imparziale, fornita dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, quell’organo d’informazione fondato in Inghilterra, a Coventry, nel 2006 e diretto da Rami Abdel Rahman, storico oppositore di Assad che riceve le notizie dal teatro di battaglia, immagino da chi.

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Non avrei mai voluto vedervi, povere anime! non riesce neanche più di pregare.

L’Onu: “Non siamo in grado di stabilire i fatti”

Dubbi talmente rilevanti da spingere le Nazioni Unite a non prendere una posizione. A riportarlo è l’agenzia stampa Tass: «Non siamo attualmente in grado di verificare cosa sia successo – ammette il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite Stephane Dujarric -. Qualsiasi uso di armi chimiche, in particolare contro i civili, è estremamente allarmante e inquietante. L’uso di tali armi costituisce ovunque una minaccia per la pace e la sicurezza, ed è una grave violazione del diritto internazionale».

Dujarric ha inoltre sottolineato che al momento le Nazioni Unite «non sono nelle condizioni di verificare in maniera autonoma la veridicità di tali segnalazioni». La versione ufficiale delle Nazioni Unite, dunque, pone degli interrogativi e non esprime alcuna certezza, a differenza di quanto affermato da molti leader sul piano internazionale.

Il Cremlino attacca i ribelli

Secondo il Cremlino, la Syrian Air Force avrebbe distrutto un magazzino nella provincia di Idlib dove le armi chimiche impiegate dai ribelli jihadisti venivano prodotte e stoccate prima di essere spedite in Iraq. A riferirlo è il portavoce del ministro della Difesa russo. L’attacco di martedì avrebbe preso di mira un importante deposito di munizioni dei ribelli a est della città di Khan Seikhoun. Il magazzino che serviva per produrre gas tossico, lo stesso che sarebbe stato utilizzato, secondo le organizzazioni internazionali, anche in Iraq.

Secondo Konashenkov, le stesse armi chimiche sarebbe state usate dagli islamisti ad Aleppo, e questo sarebbe acclarato dai campioni prelevati dai militari russi. «E’ un’informazione oggettiva e verificata» – ha aggiunto Konashenkov, «i civili di Khan Shekhoun presentano i medesimi sintomi».

Il rapporto ONU sulle armi chimiche

Nel 2014, un rapporto stilato dall’ONU sull’uso delle armi chimiche realizzato dopo una missione congiunta in Siria, supervisionata sia dagli Stati Uniti che dalla Russia con la collaborazione del governo siriano, affermava che queste ultime erano state completamente rimosse dalla Paese.

Da allora i vari gruppi terroristici che operano in territorio siriano hanno usato armi chimiche, compreso il gas velenoso sarin. Le stesse armi sono state rinvenute dalle forze governative nei territori precedentemente occupati dagli islamisti. Non è la prima volta che Assad e le forze lealiste vengono accusate di impiegare armi chimiche contro i civili. Ma perché il presidente siriano avrebbe dovuto impiegare tali, brutali, metodi rischiando di attirarsi le ire di tutta la comunità internazionale in un così momento delicato? Peraltro proprio quando i ribelli jihadisti sembrano essere in enorme difficoltà?

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Nel 2013, l’assassinio di questi innocenti di Ghūṭa, nei sobborghi di Damasco, gassati dai terroristi non trasse in errore, per poco, la Casa Bianca! 

I precedenti

Vanno ricordati i precedenti casi. Il più significativo ebbe luogo il 21 agosto del 2013 a Ghūṭa, nei sobborghi di Damasco. Come riporta RaiNews, «non il regime di Bashar al-Assad ma i ribelli. Furono loro, secondo l’inchiesta condotta da Seymour Hersh, ad usare le armi chimiche in Siria. Una scelta maturata, però, altrove, in Turchia, per convincere e costringere gli Stati Uniti ad intervenire militarmente. Nella ricostruzione fatta dal giornalista americano che vinse il premio Pulitzer nel 1970 per il reportage sul massacro di My Lai del marzo 1968 durante la guerra del Vietnam, in cui le forze armate americane uccisero deliberatamente almeno 109 civili, l’attacco dell’agosto 2013 con il sarin fu, in sostanza, una trappola preparata apposta per Washington che, solo all’ultimo momento, si accorse di come stavano le cose e annullò l’ordine di attacco».

Osservatorio siriano per i diritti umani ed Elmetti Bianchi: fonti affidabili?

L’organizzazione pseudo-umanitaria “White Helmets” che collabora con l’ISIS ha usato lo stesso attore per diversi video di denuncia.

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Nell’attesa che luce venga fatta su l’ennesima, gravissima, strage, è tuttavia opportuno fare alcune considerazioni sulla fonte da cui provengono molte notizie che giungono dalla Siria. L’osservatorio siriano per i diritti umani è un organo d’informazione fondato nel 2006 e diretto da Rami Abdel Rahman con sede a Coventry, in Inghilterra. E’ uno storico oppositore degli Assad e raccoglie le informazioni grazie all’aiuto di non meglio precisati «attivisti» sul campo. Per quanto concerne, invece, gli «Elmetti bianchi», ci siamo già soffermati più volte sulla loro autorevolezza e numerose inchieste hanno acclarato i loro legami con i gruppi terroristici, Al-Qaeda in particolare.

Tutto questo, è bene sottolinearlo, non esclude nessuna pista sull’attacco chimico di Idlib, ma ogni ipotesi deve essere considerata con la doverosa attenzione, senza giungere a conclusioni affrettate.

FACCIAMO UN PASSO INDIETRO. A SETTEMBRE STESSA MUSICA.

L’ennesimo episodio di accuse diffamanti si è verificato ad Aleppo lo scorso 6 settembre: il governo è accusato, dall’opposizione siriana, dell’utilizzo di armi chimiche sulla popolazione civile ad Aleppo.

Già nella prima metà di Agosto, alcuni reparti del Free Syrian Army avevano diffuso la notizia fra gli inviati della stampa occidentale, alimentando i sentimenti anti-lealisti nell’opinione pubblica. Di fronte a tali affermazioni, non ha esitato ad arrivare una pronta reazione di numerosi settori della società siriana. Hani Mourtada, ex rettore dell’Università di Damasco, durante la World Conference of University Rectors ha difeso il governo siriano dalle supposizioni dei ribelli: “Non è possibile attaccare un regime che difende il proprio Paese dai terroristi provenienti da 70 stati diversi”.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha confermato l’inattendibilità della notizia. Allo stesso modo, l’agenzia Ap ha riportato diverse informazioni provenienti dalle fonti militari siriane, le quali hanno smentito i bombardamenti con ordigni al cloro su Aleppo, in quanto non rientrante nelle intenzioni del governo. Vi è un’ulteriore novità: nel più assoluto anonimato, un alto ufficiale governativo avrebbe teorizzato una falsificazione degli avvenimenti ad opera dell’opposizione siriana.

Gli attacchi al regime di Bashar Al Assad non costituiscono un fatto nuovo: già il 21 agosto 2013 i ribelli, con la conferma dell’intelligence Usa, accusarono il presidente per aver utilizzato il gas nervino contro la propria fazione, con ricadute a livello civile (si parla di 1300 morti). Una grande smentita al riguardo partì, questa volta, non da Siria e alleati, ma dallo statunitense Mit di Boston, che non ha esitato ad affermare che uno dei missili ritrovati dagli ispettori Onu non era stato lanciato da una zona controllata dal governo, bensì dagli stessi ribelli jihadisti che osteggiano l’operato di Assad.

Del resto, gli oppositori politici del governo siriano , (dai curdi dello Ypg al Free Syrian Army), hanno tutto l’interesse a scardinare gli equilibri geopolitici pre-esistenti: i ribelli hanno preso parte ai recenti colloqui di Londra, insieme alla coalizione degli Amici della Siria, composta da diversi Stati occidentali e mediorientali che sostengono (direttamente o per vie traverse) gli avversari di Damasco. Il “piano” discusso a Londra prevede un primo periodo di negoziati pari a 6 mesi, al fine di costruire un governo di transizione (seconda fase), il quale sarà guidato da rappresentanti delle più svariate fazioni anti-Assad. Al termine di durata del mandato (intorno ai 18 mesi)o subentrerebbe una terza fase, durante la quale verrebbero svolte le elezioni, “libere da ingerenze esterne” e sotto il monitoraggio dell’Onu. Quanto allo Ypg, invece, il già citato rettore, Hani Mourtada, accusa l’ala militare del Pyd di tramare contro il governo di Damasco, poiché sostenuta, nel sogno di un ipotetico Stato curdo, dalle potenze che vorrebbero la Siria divisa in tre o quattro entità statali diverse.

Bashar Al Assad è ben cosciente dei molteplici interessi che si intrecciano intorno a una sua possibile caduta: è per questa ragione che l’esercito lealista non demorde, bensì continua a combattere per la propria esistenza, al fine di evitare ulteriori esodi fra i civili.

E, ANCORA, INDIETRO, A MARZO 2016.

Proiettili al gas mostarda in polvere caricati su proiettili di artiglieria. Così l’Isis ha avvelenato i civili in Iraq e in Siria. A rivelarlo è un dirigente dell’Isis, specialista in armi chimiche dell’organizzazione, catturato da un commando americano in Iraq il mese scorso e detenuto attualmente in una prigione americana temporanea ad Erbil.

Un gas non abbastanza potente da uccidere, ma sufficientemente efficace per menomare le persone. Forse lo stesso usato lo scorso anno contro i curdi in Iraq o a Marea, nella provincia di Aleppo, in Siria.

NOTA BENE!

Il New York Times, citando ufficiali del Pentagono, racconta come il “chimico” del Califfato, sotto interrogatorio, abbia fornito ai militari statunitensi numerosi dettagli su come l’Isis è riuscito a ridurre il gas mostarda in polvere per istallarlo nei proiettili ed usarlo nei bombardamenti in Siria e in Iraq. Il quotidiano americano spiega, inoltre, come il dirigente dell’Isis sia stato catturato il mese scorso subito dopo l’arrivo in Iraq di una nuova forza speciale statunitense, composta principalmente da uomini appartenenti ai reparti d’élite della Delta Force. I 200 membri del team per le operazioni speciali hanno come compito principale, secondo il quotidiano, proprio quello di catturare i dirigenti dello Stato Islamico, al fine di ricavarne informazioni utili all’intelligence per combattere il Califfato, come nel caso dello specialista nelle armi chimiche detenuto ad Erbil.

Proprio sulla base delle informazioni fornite dal prigioniero infatti, sono partiti i raid aerei statunitensi che hanno iniziato a colpire negli ultimi giorni i depositi di armi chimiche del Califfato, che secondo le coordinate rivelate dall’ex dirigente Isis, custodirebbero il gas mostarda nei pressi della roccaforte jihadista di Mosul, in Iraq.

PER RINFRESCARE LA MEMORIA SULL’ARSENALE CHIMICO SIRIANO, LEGGI ANCHE:

Addio all’arsenale chimico. Assad per ora si salva ( 20 settembre 2013)

di Roberto Mancini

Ci vorrà un anno e un miliardo di dollari. È questo il tempo e il prezzo per distruggere le armi chimiche della Siria. Il governo si atterrà all’accordo raggiunto da Stati Uniti e Russia. A dirlo è stato proprio il presidente Bashar al-Assad in un’intervista all’emittente Usa Fox tv, confermando e precisando gli impegni presi. “Trasferiremo il nostro arsenale di armi chimiche a qualunque Paese disposto ad assumersi il rischio di prenderle in consegna”, ha aggiunto. Nell’intervista Assad si è anche detto disponibile a consegnare l’arsenale agli Stati Uniti affinchè le distruggano sul loro territorio, se Washington è disposta a pagare il costo dell’operazione.
Il rais di Damasco ha anche sottolineato che la distruzione delle armi è un procedimento pericoloso per l’ambiente. Dopo due anni e mezzo di conflitto e più di 110 mila morti, il capo dello Stato siriano ha poi spiegato che il suo Paese non è in guerra civile, piuttosto in un nuovo tipo di guerra condotta da decine di migliaia di jihadisti di oltre 80 nazionalità straniere, di cui circa il 90% sarebbero combattenti di al Qaida. Sempre secondo Assad, dal marzo 2011 decine di migliaia di siriani e 15 mila soldati governativi sono stati uccisi, la maggior parte di loro in «attentati terroristici, omicidi e attacchi suicidi». In questa seconda intervista televisiva , il presidente ha inoltre ribadito che le armi chimiche utilizzate per il massacro del 21 agosto vicino Damasco erano in possesso dei ribelli e non delle forze armate governative. Per il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, invece, è molto chiaro che il responsabile dell’attacco chimico del 21 agosto è il regime di Assad: L’attacco proveniva da una zona controllata dal regime e non c’era ragione che l’opposizione colpisse la propria gente. Inoltre, i ribelli non hanno a disposizione quel tipo di armi. A conferma che la situazione sul terreno diviene sempre più complessa e pericolosa, arriva la notizia della morte in Siria di un ex detenuto di Guantanamo, ucciso mentre combatteva nella file dei ribelli anti-governativi. Nato in Marocco, Mohammed al-Alami, che era uscito da Camp X Ray nel 2006, è il primo ex detenuto di Guantanamo di cui emerge la notizia della morte in Siria.Secondo gli esperti militari russi, indipendentemente da dove saranno distrutte le armi chimiche di Damasco, la Russia dovrà mandare ai depositi siriani suoi specialisti delle truppe di difesa antiradiazione, chimica e biologica. Le riserve chimiche siriane sono stimate in circa 1000-1300 tonnellate.
L’unico sito in Russia capace di liquidare un simile volume di pericolose munizioni è l’azienda per la distruzione degli aggressivi chimiche nella città di Schuchje della regione di Kurgan, nel sud-est della Russia. Sito, realizzato con l’aiuto finanziario della Germania, degli Usa, del Canada, della Gran Bretagna, dell’Italia e di alcuni altri paesi e messo in opera nel 2009.
Intanto Obama è criticato in casa per la gestione del caso siriano. Robert Gates e Leon Panetta, ex segretari alla Difesa americana durante i mandati presidenziali di Barack Obama e George W. Bush, hanno criticato il mondo in cui l’amministrazione ha gestito la crisi in Siria.
I due ex funzionari hanno anche espresso scetticismo su un eventuale accordo con Mosca per rimuovere le armi chimiche del regime di Bashar al Assad. Come riporta il New York Times, sia Panetta che Gates hanno inoltre dichiarato che non avrebbero richiesto l’autorizzazione al Congresso per l’uso della forza in Siria. Gates ha sottolineato che l’intenzione di Obama di punire Assad con un intervento militare è stato un errore mentre per Panetta lo sbaglio è stato quello di non attaccare.

Un po’ di cronaca.

A inizio maggio (aprile 2014) i gas di Assad transitano a Gioia Tauro

Le attendevano, tra le polemiche, a Goia Tauro in febbraio, quasi 600 tonnelllate delle 1.300 di gas e sostanze chimiche degli arsenali di Bashar Assad. Armi di distruzione di massa che sono per due terzi sul cargo danese Ark Futura (quelli più pericolosi indicati come Priority 1) e a bordo del mercantile norvegese Taiko (Priority 2)  e per un terzo ancora stoccate nei depositi siriani ispezionati dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) .

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Il cargo danese Ark Futura che trasportò le armi chimiche siriane da Latakia a Gioia Tauro.

Il ritardo nella consegna e smaltimento delle armi chimiche del regime siriano è attribuito da Damasco agli scontri in corso nei pressi di alcuni depositi e intorno al porto di Latakya dove le armi chimiche vengono imbarcate. Inoltre non sono state ancora risolte le dispute tra Damasco e l’Opac sul futuro dei siti (7 hangar e 5 tunnel) che ospitano le armi chimiche che il regime di Bashar Assad non vuole distruggere ma destinare ad usi diversi.

“Se i siriani completeranno il trasferimento dal porto di Latakia non più tardi del 27 aprile, la USS Cape Ray potrebbe salpare entro 2-3 giorni e cominciare le operazioni di trasbordo nel porto italiano di Gioia Tauro nella prima settimana di maggio”, per poi muoversi verso le acque internazionali del Mediterraneo, ha spiegato l’ammiraglio Robert P. Burke, direttore delle operazioni delle Forze navali Usa in Europa e Africa, in una conferenza stampa nella base navale statunitense di Rota (in Spagna, nei pressi di Cadice) dove è ormeggiata attualmente la nave ausiliaria americana.

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la nave ausiliaria americana USS Cape Ray

Il Pentagono ha fatto installare a bordo della USS Cape Ray, da civili dell’US Army, due sistemi di idrolisi da campo Field Deployable Hydrolysis System, progettati per distruggere l’arsenale chimico siriano, che saranno gestiti dagli esperti dell’Edgewood Chemical Biological Center dell’Esercito statunitense” ha agggiunto Burke. Le sostanze chimiche verranno distrutte in acque internazionali tramite un processo chiamato idrolisi (una reazione chimica che diminuisce la tossicità delle sostanze che poi vengono incenerite).

Queste le tappe e i costi dell’operazione Onu-Opac:

Agenti Chimici:

In Italia sono attese 569 tonnellate di agenti chimici (delle 1290 tonnellate dell’intero arsenale tra armi, componenti e altro materiale) identificate dal piano Onu-Opac di “priorità 1”, e cioè i più pericolosi. Si tratta principalmente di gas mostarda e sarin, contenuti in 60 container, che verranno “imballati e sigillati secondo procedure internazionali per la totale sicurezza del trasporto”, ha assicurato il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi.

Il trasbordo:

Nel porto di Gioia Tauro il materiale chimico che arriverà a bordo del cargo danese Ark sarà trasferito sulla nave americana Cape Ray “da nave a nave mediante appositi rotabili” e “senza stoccaggio a terra dei container”, ha aggiunto Lupi. L’operazione avverrà “secondo standard internazionali di sicurezza”.

“Dieci nazioni si sono offerte di partecipare alla forza di difesa per garantire la sicurezza della USS Cape Ray quando distruggerà le armi chimiche siriane nel Mediterraneo utilizzando i due impianti per l’idrolisi.

“I ministeri di Interni e Difesa italiani garantiranno la sicurezza nelle acque italiane e nel porto di Gioia Tauro” dove avverrà il trasbordo dei container provenienti dalla Siria dalla Ark Futura alla Cape Ray ha precisato l’ammiraglio. Sulla Cape Ray verranno imbarcati a Goia Tauro solo gli aggressivi chimici più pericolosi degli arsenali siriani, 560 tonnellate di iprite e precursori dei gas nervini sarin e VX.  “Ci sono sempre dei rischi quando si trattano materiali simili – ha ammesso Burke – ma abbiamo operato per rendere questo rischio il minore possibile.

Gli agenti chimici arriveranno dalla Siria in container doppiamente protetti, e nessun sigillo verrà aperto durante le operazioni di trasbordo nel porto di Gioia Tauro”. Che dureranno forse solo poche ore. “Il trasbordo durerà da 4 a un massimo di 24 ore a seconda delle condizioni e sarà fatto con tutti gli standard di sicurezza” dichiarò  il 4 marzo scorso il segretario generale dell’autorità portuale di Gioia Tauro, Salvatore Silvestri.  “Cercheremo di metterci il minor tempo possibile – ha assicurato Burke – ma dobbiamo sempre operare in sicurezza. Stiamo lavorando con le autorità portuali di Gioia Tauro per poter spostare i container da una nave all’altra direttamente, senza toccare il suolo italiano”. Una volta imbarcate la nave americana prenderà il largo per dare il via alla neutralizzazione vera e propria degli agenti chimici. “Quando saremo tornati in acque internazionali, avremo una serie di procedure dettagliate per trattare in sicurezza questi materiali. Sulla nave ci sono tre livelli di protezione che separano gli agenti chimici dall’ambiente. Una volta neutralizzati, saranno stoccati in barili sigillati e trasportati fino ai porti di distruzione finale in altri paesi” ha precisato Burke.

Lo smaltimento della parte più pericolosa dell’arsenale siriano a bordo della USS Cape Ray, costituito da circa 60 contenitori da 20 piedi, richiederà circa due mesi e i costi saranno totalmente a carico degli Stati Uniti. L’Opac ha invece creato un Trust Fund che ha raggiunto quota 47 milioni di euro con le donazioni di diversi Paesi, tra cui l’Italia, per finanziare la distruzione degli impianti di produzione e dei componenti chimici siriani meno pericolosi che saranno trattati in centri specializzati in Francia, Finlandia, Stati Uniti e Germania.

La Marina statunitense conferma il ruolo del porto italiano nel transito delle armi chimiche siriane

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