1075 .- Il Forteto non esiste: gli orrori di un storia che nessuno racconta

Inchiesta sul Forteto: ecco tutti gli orrori e gli errori di un storia di cui nessuno parla

Di Simone Cosimelli
 
Non è così per noi che ne parliamo da oltre due anni. Leggi:

– 718.-RENZI E I PEDOFILI PROTETTI DEL FORTETO

di Gianni Lannes Voi mettereste dei bambini in una comunità dove i fondatori ancora operanti sono stati condannati più volte per abusi sessuali a minori? E’ quello che hanno fatto impunemente per decenni alcuni magistrat…

– NON VUOL VESTIRSI DA BIMBA: BANDITO DALL’ASILO!    Una banda di impostori, gestita dai circoli massonici, ci governa con una politica distruttiva di ogni valore della nostra identità, sempre più marcatamente amorale, volta alla demolizione, appunto, dell’identità del pop…

– FORTETO/A Bagno a Ripoli la Presentazione del Libro-inchiesta sulla cooperativa degli orroriSETTA DI STATO” il libro di Francesco Pini e Duccio Tronci, sarà presentato domani sera dal gruppo INSIEME PER BAGNO A RIPOLI. L’incontro vedrà la presenza degli autori del libro, alcuni testimoni, i rappresentanti delle…      Un anno fa

– IL PD, LA COOP E LO SCANDALO FORTETO: DOVE SI STUPRAVANO I BAMBINI. 20, 01. 2013 L’albo d’onore del Forteto è un florilegio di vip della sinistra. Piero Fassino e Livia Turco, Rosy Bindi e Susanna Camusso, Tina Anselmi…    2 anni fa

 
Un paio di mesi fa una giornalista russa, intervistando il presidente dell’associazione Vittime del Forteto, Sergio Pietracito, si fermò, visibilmente scossa, per fare una domanda di buon senso: chiese come mai una storia del genere non fosse conosciuta nel suo Paese. La risposta fu indicativa: «Nemmeno fuori Firenze se ne sa nulla, per questo ci battiamo». In un Paese normale, 30 anni di stupri e abusi su minorenni, perpetrati all’ombra del muro di connivenze della Toscana «rossa», non passerebbero inosservati. Ma nessuno avrà il coraggio di dire che l’Italia lo sia. E infatti è accaduto di tutto: oltre l’inimmaginabile, oltre la giustizia. E’ una vicenda orrenda quella del Forteto, e oggi, mentre si celebra il secondo grado di un processo tanto atteso, non se ne intravede la fine. Sono stati presi i mostri, ma non chi i mostri li ha prima osannati e poi protetti.  
 
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           Il Forteto – comunità Inchiesta Forteto, 30 anni di violenze: solo disattenzioni? 
 
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                Rodolfo Fiesoli. Abusi, coperture e conformismo: il dramma del Forteto

 
Tutto inizia nel 1977. Nel comune di Barberino nasce la comunità Il Forteto assieme all’azienda agricola, destinata a radicarsi nel territorio come baluardo del made in Tuscany alimentare. L’iniziativa è di due uomini che si avvalgono di falsi titoli di studio in psicologia: Rodolfo Fiesoli, detto il Profetae capo indiscusso della struttura, e Luigi Goffredi, l’ideologo. Tutto ruota attorno alla teoria, ancora in fase sperimentale, della “famiglia funzionale”. Cioè all’educazione alternativa dei minori tramite gli affidi a due soggetti, uomo-donna, il cui accostamento avviene a tavolino. La conoscenza reciproca è superficiale e svincolata dalla sfera dell’affettività, ritenuta nociva. Si cresceranno ragazzi disagiati senza il «fardello della materialità sessuale». Fiesoli e Goffredi si presentano come pionieri. L’ammirazione è incondizionata. Il Tribunale dei minori comincerà presto ad affidare bambini provenienti da situazioni difficili (genitori tossicodipendenti o assenti). E nel tempo intellettuali e psichiatri loderanno quel miscuglio di Freud e Don Milani. Eppure, fin da subito, cosa fosse realmente il Forteto avrebbe dovuto essere chiaro.Nel settembre 1978 il magistrato Carlo Casini fa arrestare i due per abusi sessuali. E’ la prima avvisaglia degli scempi commessi, ma vengono scarcerati alcuni mesi dopo. La scesa in campo di Casini in politica, nella file della Dc, scatena infatti il magistrato Gian Paolo Meucci (di tutt’altre vedute), padre del diritto minorile italiano e intransigente difensore del Profeta. Non basta allora il discorso di Rinaldo Innaco (DC), tenuto nell’ottobre 1980 in Consiglio regionale, dove si parla di costrizione e «regime di vita imposto e caratterizzato (…) dalla pratica dell’omosessualità». Non basta la condanna in primo grado del 1981, confermata in Cassazione nell’84, per «atti di libidine violenti e maltrattamenti e lesioni». Non basta quella del gennaio 1985, pur passata in giudicato, della Corte D’Appello di Firenze per «atti di libidine e corruzione di minori». La posizione di Meucci, che all’autorevolezza personale unisce l’assoluta deferenza dei colleghi, fa dimenticare il verdetto, con nessun effetto pratico. Un caso senza precedenti nella giustizia nazionale. Poi, contro ogni valutazione plausibile, si affidano subito altri bambini. Dopo l’85, inizia il dominio incontrastato del Forteto.

A far “merenda”, trasferita la sede nel paesino di Vicchio, passano in tanti: politici, giudici del Tribunale dei minori, sindacalisti, dirigenti dei servizi sociali. Di fatto, tutta la Sinistra toscana (PCI, PSI, PdUP, Sinistra Indipendente) favorisce la nuova realtà. Il Forteto diventa una passerella obbligata. Fiesoli è paragonato a Don Milani. Stupisce, commuove, incanta. Scrive libri. I ragazzi intanto, all’oscuro delle condanne e allontanati dalle famiglie naturali, vengono traviati mentalmente: molti diranno di aver considerato normale il fatto di essere abusati sessualmente. E fino al 2009 la comunità ne riceve circa 60. La mattina a spalare la calce e lavorare i campi, la sera in balia dei “genitori”. Nel frattempo, la Cooperativa, l’altra faccia del Forteto, acquista prestigio: 130 occupati, un fatturato di quasi 20 milioni, eccellenze alimentari esportate dall’America all’Australia. Un vanto per tutta la Regione. Il 13 luglio del 2000, però, tornano i guai. La Corte europea dei diritti dell’uomo, in seguito alla denuncia di due madri a cui veniva impedito di vedere i figli, condanna l’Italia con una multa di 200 milioni di lire per danni morali. La sentenza di Strasburgo pesa eccome, ma si alzano le barricate: e non cambia nulla. Anzi, solo dal ’97 al 2010, il Forteto ottiene contributi dalla Regione per 1 milione e 254 mila euro. Si arriva poi al novembre 2011. Al TEDxFirenze (manifestazione socio-culturale), Fiesoli interviene a Palazzo Vecchio sull’educazione minorile in qualità di esperto: presenziava, e fu ringraziato, l’allora sindaco Matteo Renzi. Proprio il mese successivo, però, viene arrestato per atti di pedofilia. L’accusa è schiacciante. Nasce una commissione d’inchiesta regionale per indagare sul sistema di potere appena scoperchiato e nel gennaio 2013 viene stilata una relazione dove si elencano i soggetti che hanno frequentato la comunità. Tra i tanti noti (109): Livia Turco, Piero Fassino, Vittoria Franco, Susanna Camusso, i giornalisti Betty Barsantini e Sandro Vannucci.

Dopo il tentativo dell’avvocato del Profeta di far ricusare il presidente del collegio giudicante, Marco Bouchard (unico caso nella storia della Repubblica), così da rallentare il dibattimento in odor di prescrizione, il 17 giugno 2015 la sentenza in primo grado condanna 16 dei 23 imputati. 17 anni e mezzo per Fiesoli, 8 per Goffredi, e via via a scendere per gli altri componenti di quella che ormai è considerata una setta. Le testimonianze delle vittime, scappate dal Forteto, sono determinanti. Nelle motivazioni della Corte si legge: «Il Forteto è stata un’esperienza drammatica, per molti aspetti criminale, retta da persone non equilibrate (…) Le perversioni del Fiesoli e compagni sono state di volta in volta avallate, tollerate. Chi ha reagito, chi ha protestato, chi ha contestato è stato emarginato, isolato, escluso, denigrato e, finalmente, allontanato». Nell’estate 2015, il caso arriva a Roma. Una mozione a firma di Deborah Bergamini (FI) chiede un’inchiesta parlamentare e il commissariamento dell’azienda per il presunto intreccio con la comunità. Il PD interviene: e affossa la mozione. Si parla di responsabilità individuali e non collettive: smentendo i fatti, le vittime e la sentenza. Le opposizioni ringhiano («La decisione del Governo è sconcertante: non ha alcuna logica, alcuna sensibilità, alcun senso politico»). Invano.

A livello locale, invece, le polemiche non si sono mai spente. Un libro, Setta di Stato, scritto dai giornalisti Tronci e Pini, ha fatto rumore. Si è istituita una commissione regionale Bis per indagare sulle responsabilità politiche, che del Forteto sono state la stampella e lo scudo. Ma non avendo i poteri di un’autorità giudiziaria, finora ha avuto le mani legate di fronte alle reticenze di chi è stato interpellato alle audizioni, o peggio ha scelto di tacere. Nessuno infatti ricorda, nessuno c’era o sapeva. Non ricorda, per esempio, Giuliano Pisapia (sindaco uscente di Milano), membro del collegio che patrocinò il Profeta in Cassazione nell’85. Non ricorda Rosy Bindi, più volte accostata al Forteto. Ha pensato di non poter aiutare, dopo aver promesso il contrario, Bruno Vespa: che anni addietro ricevette pressioni per non mandare in onda una puntata di Porta a Porta sull’argomento. Convocato, non si è presentato. Secondo la sentenza, negli anni, centinaia di persone sarebbero state segnate. Con intere famiglie rovinate. Otto ragazzi, una volta usciti, non ce l’hanno fatta: stroncati dalla tossicodipendenza, dall’indigenza e dai traumi passati. Spesso, ci si chiede come sia possibile che fatti di entità molto minore siano squadernati sulle pagine dei giornali e dibattuti nel Talk show, quando invece del Forteto, in tutta Italia, non se ne sa niente. Malgrado un processo in corso (con sentenza il 29 giugno), un’indagine da concludere e ancora tanto da scavare, e capire. Si dà una spiegazione, l’unica sensata: il Forteto fa paura.

Così, Cosimelli scriveva domenica, 26 giugno 2016: Politici, magistrati, servizi sociali, giornalisti: l’inchiesta su 30 anni di violenze sessuali e maltrattamenti non salva nessuno

Sul caso Forteto ci sono responsabilità gravi. Dal mondo della politica «rossa» (dal Pci al Pd), ai dirigenti dei servizi socio-sanitari, fino al Tribunale dei minori (TM). E per impedire che un’esperienza del genere possa ripetersi deve intervenire il Parlamento. La relazione finale della commissione d’inchiesta Bis sull’orrore perpetrato in Toscana per decenni (presentata il 23 giugno a Firenze), non consente altre letture. Nel Mugello c’è stato un blackout professionale e istituzionale senza precedenti, che ha permesso di mandare più di 80 bambini in pasto ai mostri. Sfruttati la mattina nei campi e la sera nei letti. Nel documento si fanno nomi, si svelano le trame e le connivenze, si avanzano delle richieste. Si racconta la storia di una comunità che ha imposto un’egemonia culturale alla quale si sono piegati in tanti. Chiudendo un occhio, o tutte e due.

Dopo 9 mesi di lavori, nel bilancio dei sei consiglieri delegati all’indagine – di tutti i colori i politici – figurano 36 audizioni e 102 personaggi interrogati. Essendo la commissione regionale (e dunque non dotata dei poteri di un’autorità giudiziaria), c’è stato chi ha scelto di non venire, non parlare, o peggio non ricordare. E un profluvio di amnesie e reticenze si è abbattuto contro chi, ingenuo, credeva che il buon senso avrebbe prevalso sull’interesse personale. È stato ricevuto Andrea Sodi, ex-sostituto procuratore del TM di Firenze, che, in tre diversi momenti dal 2000 al 2002, con Rodolfo Fiesoli (il principale imputato per abusi, e fondatore del Forteto) andò a Budapest in «gita scolastica» portandosi dietro diversi ragazzi, anche minorenni. Di lui, nella sentenza di primo grado, si scrive: «Il Sodi non vede, non sa, non controlla». Il suo comportamento da magistrato è valutato come «surreale e imbarazzante». Poi Piero Tony, presidente del TM dal 1998 al 2004, che al Forteto andava addirittura a cucinare il risotto, sua specialità. Ha raccontato di essersi interrogato, dopo le condanne degl’anni ’80 contro Fiesoli e compari per atti di libidine e corruzione di minori, su cosa si celasse dietro la struttura. Un esame di coscienza profondo, tanto che sotto di lui lì dentro finiscono 50 minori. Per non parlare di Roberto Leonetti (oggi responsabile del dipartimento di salute mentale dell’azienda sanitaria di Firenze, e prima neuropsichiatra in forza al Mugello), che facendo muro assieme a Menichetti (al tempo direttore), difendeva il Forteto dalla condanna della Corte Europea del luglio 2000. E non a caso un altro responsabile, Marino Marunti, ha dichiarato che non solo si doveva far quadrato, ma che facendolo si faceva carriera; e chi sbagliava, e non stava alle regole, «veniva punito».

Passando alla politica, non va meglio. L’ex Presidente della Regione, Vannino Chiti (Ministro nel Governo Prodi II e poi senatore), uno che nel Pd c’è finito dopo tutta la trafila, non si è mai accorto di nulla. Eppure al Forteto era di casa e ne aveva un’ottima impressione: almeno in campagna elettorale, passava sempre. Vittoria Franco, storica senatrice eletta nel collegio del Mugello, nel febbraio 2010 – a un anno dall’arresto di Fiesoli – aveva organizzato a Palazzo Madama la presentazione di un libro sulla comunità, Una scuola per l’integrazione. Nonostante diverse condanne a carico, Fiesoli e Goffredi (due con falsi titoli di studio in psicologia) furono beatificati nel Palazzo del Senato. Incalzata sul perché non abbia mai dubitato allora, non ha avuto dubbi: «Avevano la fiducia di tutti». Tranne che delle Corti, ma va be’. Ci sono poi i turisti per caso. Tipo Rosy Bindi, in passato più volte accostata al Forteto. Sia nei verbali della prima inchiesta, sia dalla prima commissione, in cui compare tra i soggetti con delle “frequentazioni” – insieme a Piero Fassino, Massimo D’Alema, Livia Turco. Ricevuta dai consiglieri, due settimana fa, ha negato tutto. E infatti nella relazione si legge: «Rosy Bindi ha dichiarato contrariamente a quanto indicato dai testimoni di non essersi mai recata al Forteto». Anche Di Pietro, eroe di Mani Pulite, c’è cascato. Candidato nelle liste del Mugello per l’Ulivo, nel 1997, passò da quelle parti come da programma del comitato elettorale. Meglio: scrisse la prefazione di un libro (di Lucio Caselli) dove si paragonava la famiglia funzionale del Forteto agli insegnamenti del Vangelo. Ma, dopo tanti anni, non se ne ricorda più.

Per l’informazione merita una citazione il giornalista Rai Sandro Vannucci, che 15 anni fa scrisse un altro libro apologetico, Ritratti di Famiglia, in cui descriveva il percorso di crescita dei ragazzi, a suo dire invidiabile. E ancora oggi proprio non capisce come «due che hanno fatto solo del bene come Fiesoli e Goffredi» possano rischiare la galera. In ultimo, Bruno Vespa. L’alfiere dell’informazione denunciò, nel 2002, le pressioni subite per una storica puntata di Porta a Porta sul Forteto, dove ci furono telefonate intimidatorie, politiche e non, perché «nemmeno la parola Forteto avrebbe dovuto essere pronunciata». Convocato, con qualche fatica e non poche riserve, ha ricordato le chiamate: ma non chi chiamava. Troppo alto il rischio delle querele.

La relazione sta per essere spedita al Csm, alla procure di Firenze e Genova e alle alte cariche dello Stato. Contro l’azienda, il volto economico del Forteto, è stato richiesto il commissariamento affinché ci sia un taglio netto col passato. E’ stata avanzata l’ipotesi di una riforma dei servizi sociali e la necessità di norme più stringenti per il TM. Il testimone, e il compito di andare fino in fondo, lo si vorrebbe passare a Roma. Una spia di quello che avverrà, però, c’è già: Il Pd locale e regionale, nel solco della coerenza e per non cadere in tentazione, in queste ore ha sconfessato il Presidente della commissione (del Pd) e tutto il lavoro svolto. Paolo Bambagioni, infatti, avrebbe una colpa: aver screditato il suo stesso partito (costretto dall’evidenza), aver sparato nel mucchio senza fare distinguo e aver chiamato «coperture» quello che furono solo «disattenzioni». Ha risposto per tutti, in coro con le opposizioni, il presidente dell’Associazione vittime, Sergio Pietracito: «Si continua a difendere l’indifendibile. Da salvaguare non è l’appartenza al partito ma la verità, l’unica cosa che rende libero l’uomo. Qual è la ragione di tutto ciò? Perché chiudersi in un’autodifesa che non ha più ragione d’esserePerché negare ancora?».

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