1074 .- Ankara annuncia la fine dell’operazione Scudo dell’Eufrate in Siria

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Il Consiglio di sicurezza nazionale turco improvvisamente ha annunciato la fine dell'”Operazione Scudo dell’Eufrate”[*] lanciata nell’agosto 2016 con l’entrata dichiarata dell’esercito turco nella città di confine siriana di Jarablus, occupata dallo SIIL, senza combattere e senza accordo con il governo siriano; lo scopo dichiarato dell’operazione era prendere al-Bab (occupata dallo SIIL) e Manbij (controllata dalle forze curde sostenute dagli Stati Uniti), e partecipare alla liberazione di Raqqa sempre occupata dallo SIIL. Ufficialmente, l’operazione viene interrotta perché avrebbe raggiunto gli obiettivi, mentre l’esercito turco e le milizie affiliate non entravano a Manbij e né partecipavano alle operazioni per liberare Raqqa.

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Cosa significa tale annuncio se la missione non è compiuta? Domanda tanto più rilevante in coincidenza con il fallimento dei colloqui turco-statunitensi per un accordo sulla battaglia di Raqqa, che vede il problema del sostegno statunitense ai curdi, giustificando l’invasione del territorio siriano con l’operazione “Scudo dell’Eufrate” e il collasso dello SIIL, per evitare alla Turchia di subire le conseguenze dello scontro con l’organizzazione terroristica. Ciò non ha impedito agli statunitensi di mostrarsi sempre più decisi a sostenere i curdi, nonostante la rabbia dei turchi, mentre i russi non sono pronti a cancellare la componente siriana, considerata partner essenziale in qualsiasi regolamentazione futura tra i siriani, solo per far contenti i turchi. Infatti, anche se i russi sono contro la persistenza delle forze di sicurezza o militari specificamente curde e la creazione di una regione curda in Siria, hanno informato il presidente turco che questa posizione implica la restituzione di tutti i territori siriani all’Esercito arabo siriano, diretto dal governo di unità nazionale siriano che va riconosciuto e sostenuto da tutti nella guerra al terrorismo. Pertanto, la questione è se tale annuncio rappresenta un primo passo verso l’accettazione del consiglio russo? Perché, in effetti, esso indica il ritiro dell’esercito turco dal territorio siriano, senza ritorno, chiarendo che sono stati raggiunti gli obiettivi dell’operazione Scudo dell’Eufrate. (Solo che il primo ministro turco Binali Yildirim non ha escluso un’altra operazione, dal nome diverso, se ci fosse una nuova “minaccia”…). Ma in questo caso non ci sono segnali che indichino un miglioramento delle relazioni turco-russe, che l’avrebbe posto entro un’iniziativa positiva. Al contrario, la Turchia continua ad equiparare le posizioni di Mosca e Washington paragonando il loro rapporto con i gruppi armati curdi con le coltellate alla schiena. Ciò indica che la Turchia ha deciso d’ignorare la cooperazione con Mosca e Washington (nella guerra al terrorismo); con Mosca, rifiutandosi di collaborare con il governo siriano, con Washington, rifiutandosi di collaborare con i curdi.
In effetti, Ankara con tale annuncio indica che ha creato un vuoto strategico con Mosca e Washington, che verrà riempito da chi arriverà primo, sapendo che in tale gara si avrà a che fare con milizie implicitamente sostenute dalla Turchia (la nebulosa dell’esercito libero siriano, o ELS, che copre Jabhat al-Nusra e i suoi vari nomi), senza ritenersi responsabili dei loro eccessi. Tali milizie domani potrebbero affrontare i curdi, a cui non potrà chiedere di fermarsi. E potrebbero anche affrontare l’Esercito arabo siriano, a cui non potrà opporsi essendo garante del cessate il fuoco, secondo l’accordo tripartito di Astana. La garanzia in definitiva è politica, ma senza possibilità d’influenzare la situazione. Ankara indica anche che la guerra di Jabhat al-Nusra contro l’Esercito arabo siriano è infine pronta ad estendersi a nord, senza che nessuno possa chiedere o accusarla di nulla. Pertanto, l’obiettivo della Turchia è “ancor più caos” per mostrare l’importanza del proprio ruolo. Uno stratagemma compatibile con la vanità criminale che detta i calcoli del presidente turco Recep Erdogan, ma che libererà l’Esercito arabo siriano dai limiti, usando tutte le armi disponibili e obbligando le fazioni armate sostenute dalla Turchia a scegliere tra l’accordo sulla cessazione delle ostilità di Astana e un’operazione militare che non terrà in considerazione i soldati turchi che presumibilmente avrebbero lasciato il territorio siriano, come sostenuto dall’annuncio. Eppure Erdogan dovrebbe sapere che Mosca risponde a tale ostinazione con ancor più costanza, e che il comportamento turco sul modello israeliano, adottato da Netanyahu nell’ultima visita a Mosca, riceverà una risposta simile.
Ankara è passata al ricatto provocatorio. Mosca, Damasco e Teheran hanno deciso di sradicare il terrorismo a qualsiasi costo. Washington ha perso il suo agente nel gioco politico e militare e deve rassegnarsi a una presenza limitata nelle zone infestate dai curdi, il resto è occupato da SIIL o dai gruppi armati guidati da al-Nusra.

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Da Aurora, Nasser Kandil, politico libanese, ex-vicedirettore di Top News-Nasser-Kandil, e redattore del quotidiano libanese “al-Bina”. Tradotto da Alessandro Lattanzio
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Un pensiero su “1074 .- Ankara annuncia la fine dell’operazione Scudo dell’Eufrate in Siria

  1. Erdogan, l’uomo con tre facce, sconfitto nel suo doppio gioco, sta di nuovo cambiando cavallo, facendo il nemico di Mosca e avvicinandosi al Pentagono. Come si sa, il generale Mattis ha mandato silenziosamente 400 Marines in Siria a metà gennaio, senza chiedere permesso al governo di Damasco, pretesamente per assistere con l’artiglieria le milizie siriane che “combattono l’ISIS”, ovviamente con l’accordo con Erdogan, perché le truppe sono passate dalla Turchia.

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