1065.- Un Governo federale per la sicurezza, ma come e con chi?

OPINIONI A CONFRONTO, MA LA REALTA’ MONDIALE INCALZA NON MENO DELL’AVVERSIONE PER QUESTA UNIONE EUROPEA STRANIERA IN CASA. OGGI STIAMO PARLANDO DEL MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO.

Sta emergendo la consapevolezza che un governo europeo reale è la condizione per dare risposte efficaci su due temi fondamentali: la sicurezza e lo sviluppo.  Questo governo deve essere responsabile di fronte ai cittadini europei in quanto tali, non in quanto italiani, francesi o tedeschi. E questa, a sua volta, è la condizione perché si affermi la democrazia europea.

Questo governo si chiama GOVERNO FEDERALE EUROPEO. Oltre gli attuali trattati, con il popolo europeo, per il popolo europeo. E’ il programma politico del Movimento Federalista Europeo presieduto, per l’Italia, dal Dott. Giorgio Anselmi.

Da un diverso, ma non tanto, angolo di visuale, Marco Da Prato, commentando i fasti del sessantennale di Roma, blindata e accerchiato da sei manifestazioni dissidenti, anti-europeiste, chiede: “E una domanda ai romani: valeva la pena mettere a rischio la Città per esaltare dei ladri megalomani che hanno distrutto il sogno degli europei rubando coi trattati perfino i diritti della dichiarazione universale?”

È evidente che, per chiamare i popoli europei, ancora una volta, a inseguire l’obbiettivo dell’unione, bisogna assolutamente e prioritariamente che la direzione politica e, non meno, quella economica di questa, per ipotesi, federazione debbano soggiacere al loro voto sovrano; ma voto “per chi e con chi” dovranno dirlo i partiti e qui ci ritroviamo nella falla che la Costituzione “più bella del mondo”, la nostra, non ha mai colmato. Mi sento, in proposito, di riportare ancora un pensiero di Marco Da Prato, scrittore con nome Valentina Braun. Al femminile per identificare una pecora che, offesa dal chiasso di mille falsi pastori, usa la penna come arma da fuoco e frecce dai testi antichi: 

“I partiti sono masse disumane di minoranze organizzate per escludere i migliori dalla partecipazione alla politica e prevalere sulla maggioranza dei cittadini in disprezzo della legge costituzionale e dei diritti umani.”

e sulla democrazia: “…Il popolo è massa, oggi fatto di piccole masse forti, è prevaricatore e dittatore oggi su tutto, sia con le masse partitiche del parlamento sia dalle masse talvolta opposte delle piazze. Quello che davvero manca è un difensore del cittadino e dei suoi diritti. E’ solo dando ai singoli cittadini mezzi di difesa che può realizzarsi la democrazia, solo un popolo unito e rispettoso dei singoli cittadini può dirsi davvero sovrano.”

Leggiamo e valutiamo l’articolo pubblicato dal Movimento Federalista Europeo.

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UNA DIFESA FEDERALE EUROPEA È OGGI POSSIBILE

Nel corso del 2016, si sono succedute iniziative da parte di alcuni governi europei e delle principali istituzioni europee che sono altrettante indicazioni della presenza di una forte volontà di procedere verso una difesa europea. Si tratta, qui, di ricordare in ordine cronologico le principali tappe di questo percorso. A fine giugno dello scorso anno, Jean Marc Ayrault e Frank-Walter Steinmeier, Ministri degli esteri, rispettivamente, di Francia e Germania, hanno proposto una cooperazione strutturata permanente nel settore della difesa, aperta ad altri paesi. Successivamente, nel corso della riunione informale del Consiglio dei Ministri degli Esteri, a Bratislava, il 2-3 settembre 2016, l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, ha presentato le sue proposte su come attuare il Defence Action Plan, riprendendo, tra l’altro, quanto previsto dai trattati esistenti sulla cooperazione strutturata permanente.

L’Alto rappresentante, rispondendo ad un giornalista, ha tuttavia voluto precisare che “the European Army is not something that is going to happen any time soon, but what can happen very soon, if the Member States are committed, is to advance in the field of European defence with very concrete measures, and this is what I put on the table today”. L’11 settembre, a seguito della riunione del Consiglio, i Ministri della difesa di Francia e Germania, Jean-Yves Le Drian e Ursula von der Leyden, hanno inviato a Federica Mogherini un documento congiunto, insistendo sul ricorso alla cooperazione strutturata permanente.

Da parte sua, il 22 novembre scorso il Parlamento europeo ha approvato una Risoluzione sull’Unione europea della difesa nella quale, più volte, si esortano gli Stati membri a procedere ad una cooperazione strutturata permanente, finanziata con il “fondo iniziale” di cui all’art. 41.3 del Trattato sull’Unione europea, oppure con il bilancio europeo. Infine, il Consiglio europeo del 15 dicembre 2016 si è concluso invitando l’Alto Rappresentante a presentare proposte per “[…] l’istituzione di una capacità permanente di pianificazione operativa e condotta a livello strategico, il rafforzamento della pertinenza, utilizzabilità operativa e schierabilità degli strumenti di reazione rapida dell’UE” e, soprattutto, “elementi e opzioni per una cooperazione strutturata permanente inclusiva.

Da questa sequenza di eventi, emerge con chiarezza la volontà di Francia e Germania di procedere verso una cooperazione strutturata permanente, sostenuta da Commissione e Parlamento europeo. Emerge, però, con chiarezza anche il perimetro all’interno del quale si potranno fare dei passi avanti. Infatti, in questa fase, non vi è il consenso sull’istituzione di un unico esercito europeo in sostituzione di 27 eserciti nazionali e, quindi, se si vorrà procedere su questa strada, occorrerà seguire vie innovative. Un contributo in questo senso, può essere tratto dall’esperienza delle unioni federali esistenti, in particolare di quella americana.

Negli Stati Uniti, infatti, coesistono due eserciti, la Guardia Nazionale, a capo degli Stati membri della federazione, e l’esercito federale. Questa scelta, che distingue gli USA dalle altre unioni federali, risale agli anni della Guerra di indipendenza dalla Gran Bretagna. Le tredici Colonie americane, per ragioni politiche ed ideologiche, non vollero cedere l’intera competenza militare in capo all’esecutivo federale, dando origine ad una situazione specifica e che è durata fino a quando la struttura federale del continente ha saputo mantenersi inalterata e che, almeno formalmente, dura ancora oggi.

Dall’esperienza americana e dalle scelte prioritarie che, nel corso del tempo, sono state adottate dal governo federale e dagli Stati membri della federazione, si possono trarre delle indicazioni in merito alle misure che potranno essere adottate dall’Unione europea: a) la prima, come si è già detto, è che, siccome è impensabile la realizzazione di un unico esercito europeo in sostituzione di 27 eserciti nazionali, occorrerà, più realisticamente, pensare ad una struttura militare europea che convivrà, per lungo tempo, con gli attuali eserciti nazionali, che potranno essere dedicati ad una difesa territoriale in senso stretto; b) la seconda indicazione è l’istituzione di uno stato maggiore europeo (general staff) al comando di forze armate sufficienti a gestire e portare a termine le operazioni decise come UE e quelle condotte su richiesta delle Nazioni Unite. Come è avvenuto per gli USA, sarà poi l’evoluzione della situazione internazionale a suggerire il rafforzamento delle forze armate a disposizione dell’UE, con un arruolamento diretto o con il ricorso alle forze armate nazionali, nel qual caso dovrà però essere previsto un diritto di mobilitazione da parte dell’UE; c) la terza indicazione è l’istituzione di un’accademia militare sul modello di West Point. Ci vorrà, dunque, una West Point europea, in grado di formare gli ufficiali di ogni ordine e grado del sistema europeo di difesa in base ad un pensiero strategico e tattico comune; d) la quarta, in realtà, è la demistificazione dell’obiezione costantemente addotta per ostacolare qualunque passo verso una difesa federale europea: la standardizzazione degli armamenti. Il problema della standardizzazione ha cominciato ad essere superato quando la crescente importanza dell’innovazione tecnologica, rendeva sempre più evidente che non era possibile partecipare ad una guerra (a maggior ragione su scala mondiale) senza che lo sforzo bellico fosse accompagnato da una parallela riorganizzazione dell’industria militare. Non si vuole comunque sottovalutare il fatto che, in Europa, la standardizzazione è necessaria, non solo per ridurre i costi, ma anche per rendere più efficace lo strumento militare.

Ma occorre anche far notare che l’attuale livello di standardizzazione non è stato di ostacolo per iniziative multinazionali come, ad esempio, il Trattato istitutivo dell’Eurocorps. Dato questo precedente, si può sostenere che oggi è possibile compiere un passo verso una difesa comune, valorizzando, con lo strumento della cooperazione strutturata, le collaborazioni sovranazionali già esistenti nel settore militare, come quello appena ricordato.

Infatti, nel 2004, quattro dei paesi fondatori – Belgio, Francia, Germania e Lussemburgo – e la Spagna, hanno sottoscritto il trattato istitutivo dell’Eurocorps, entrato in vigore nel febbraio 2009, il quale prevede che i paesi partecipanti mobilitino fino a 60.000 uomini.

La forza militare di cui è attualmente dotato, nel 2002, ha ricevuto l’omologazione NATO quale forza di intervento rapido. Eurocorps, inoltre, è già dotato di uno stato maggiore unificato con sede a Strasburgo e, all’inizio del 2016, ha firmato una lettera d’intenti, sia pure non vincolante, con il Servizio esterno dell’UE al fine di rafforzare i legami tra le due organizzazioni, poiché Eurocorps “aspira a divenire, in futuro, il punto di forza militare privilegiato dell’UE”.

Un passo decisivo verso una difesa comune europea, potrebbe dunque essere l’integrazione del Trattato Eurocorps nei trattati europei, ma perché questo passo abbia successo, occorre che l’Italia decida di aderire a questa prima struttura militare europea[1].


[1] Questa soluzione, in gran parte, risponde ai contenuti del documento del governo italiano dal titolo “Visione italiana per una difesa europea più forte” (settembre 2016).

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Un pensiero su “1065.- Un Governo federale per la sicurezza, ma come e con chi?

  1. In occasione delle iniziative prese per il 25 marzo, Il Partito Democratico ha aderito così alla “Marcia per l’Europa” del MFE. Singolare l’epiteto di sovranismo chiuso e aggressivo attribuito a chi chiede un’Europa libera, democratica, dei e per i cittadini. Riportiamo qui sotto il testo completo della lettera, significativo per l’analisi della gravità della situazione europea e il richiamo all’impegno perché “l’Unione Europea si rinnovi e rilanci la propria unità”.

    Al Dott. Giorgio Anselmi

    Presidente Nazionale

    del Movimento Federalista Europeo

    Caro Presidente,

    sono a comunicarle che il Partito Democratico aderisce con convinzione alla manifestazione “In marcia per l’Europa” che si terrà il prossimo 25 marzo a Roma ed invita alla partecipazione i propri elettori e tutti i cittadini, dando appuntamento, a partire dalle ore 11.00, in Piazza Bocca della Verità.

    Ci troviamo in una fase complessa e cruciale della storia del nostro Continente, segnata da cambiamenti repentini ed improvvise accelerazioni nel processo di integrazione che vanno promosse con intelligenza e lungimiranza.

    In questi sessant’anni il processo di integrazione europea è stato uno dei fatti più importanti e significativi sulla scena mondiale, contribuendo ad assicurare, al nostro Continente, pace e progresso, diritti e sviluppo.

    Il progetto europeo è a rischio per il rafforzarsi di movimenti populisti e spesso xenofobi, che contrappongono all’Europa l’illusione di un sovranismo chiuso e aggressivo, oltre che per la crisi dei fragili equilibri internazionali. Ma è a rischio anche per le insufficienze, le timidezze e anche per alcune scelte sbagliate che sono state compiute.

    Per rispondere alle sfide del nostro tempo l’Unione Europea deve rinnovarsi e rilanciare la propria unità, costruendo politiche comuni nel segno dello sviluppo, della coesione sociale e territoriale, dell’equità, dell’innovazione, dei diritti, della democrazia, della solidarietà, della sicurezza.

    Questa battaglia richiede la mobilitazione di tutte le forze democratiche e progressiste, in Italia come nel resto del nostro Continente.

    L’appuntamento di Roma, nel sessantesimo anniversario dei Trattati del 1957, deve quindi essere l’occasione per imprimere con forza una nuova direzione alle politiche europee e restituire all’integrazione europea quell’anima che pare avere smarrito.

    Governare democraticamente la globalizzazione, gestire con efficacia ed umanità i fenomeni migratori, le crisi in Africa, lottare contro le diseguaglianze interne ed internazionali, affermare un futuro di pace e progresso fondato su un nuovo multilateralismo anche tra le diverse sponde del Mediterraneo, obiettivi che possono e devono essere perseguiti attraverso una Unione Europea rinnovata.

    C’è oggi più che mai bisogno di un’Unione politica che sappia fondare il proprio carattere democratico sulla partecipazione e la scelta dei cittadini europei e che si basi sulla tutela delle differenze, sulla cultura, sui diritti di cittadinanza e sulla promozione sociale, e non solo sui tecnicismi e l’austerità.

    In un mondo sempre più complesso e di fronte al rischio di illusori ripiegamenti nazionali, ci battiamo per società aperte ed inclusive, che investano sul futuro, la sicurezza e il benessere delle persone e che trovino un punto di riferimento imprescindibile in una nuova stagione del progetto europeo.

    Per questo il Partito Democratico promuove e partecipa, anche nei prossimi giorni, a numerose iniziative di discussione e di mobilitazione, a partire dalla Marcia per l’Europa, promossa dai Federalisti Europei, a Roma, il prossimo 25 marzo.

    Con stima e affetto

    On. Matteo Orfini

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