1062.- Tutti i fallimenti di un incubo chiamato Unione Europea

Restiamo sull’Europa perché la lingua batte dove il dente duole.

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Il 25 marzo l’Europa ha festeggiato i 60 anni dei Trattati di Roma. E’ stato un successo?
Il miglior modo per festeggiare l’Europa è stato quello di sospendere uno dei pilastri dell’Unione europea: Schengen (e quindi creare blocchi alle frontiere) proprio evitare ingressi indesiderati “all’Austerity party” svoltosi a Roma. (Tralasciamo il fatto che si può non avere confini anche senza Unione).

Sorvolando anche che i trattati di Roma prevedessero completamente un’altra struttura per l’UE, è importante capire alcune cose. Innanzitutto che il clima oggi è davvero rovente e che più che una festa Roma sembra una trincea, una città blindata e militarizzata nella quale si svolgono almeno sei grandi manifestazioni di protesta di ogni colore. Gli ultimi dati parlano di una fiducia nell’Europa pari al 34% da parte degli italiani. Questo dato è sintomatico anche delle ultime parole del Presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem che solo qualche giorno fa ha detto sul Sud Europa: “Non può spendere tutto in alcol e donne e poi chiedere aiuti”. Aveva forse alzato il gomito per aver portato il suo partito dal 26% al 6% in Olanda solo qualche giorno prima?

Per la cronaca ad oggi l’Italia è un contribuente netto nell’Unione, ha cioè versato oltre 72 Miliardi di euro in maniera “ordinaria” che non le sono stati tornati e altri 60 miliardi “non ordinari” già versati nel MES (meccanismo di stabilità europeo) a fronte dei teorici 125 miliardi che l’Italia dovrebbe mettere a disposizione del fondo, portando il totale della spesa già effettuata per l’Italia ad oltre 120 miliardi, 60 dei quali usati per salvare le banche degli altri Stati.

Prima di addentrarci sulla nascita dell’UE è bene fare qualche accenno storico. L’Idea dell’Europa era già presente durante l’Impero romano, ma con tale definizione venivano intesi i territori del nord. Idea un po’ più attuale prese forma con Carlo Magno e la dominazione nel cuore dell’Europa da parte dei popoli germanici a cui seguì, sempre su impronta germanica, l’opera di Carlo V che ancor di più si poteva considerare Europa, conquistando anche Popoli che i romani non si erano sognati.

Diverse idee fiorirono nei secoli, spesso anche incompatibili tra loro, comprese quelle di re Giorgio di Poděbrady di Boemia nel 1464, del duca di Sully in Francia nel XVII secolo e l’idea di William Penn, quacchero fondatore della Pennsylvania, per la creazione di un’assemblea, parlamento o Stato europeo. George Washington scrisse al marchese de la Fayette: «Un giorno, sul modello degli Stati Uniti d’America, esisteranno gli Stati Uniti d’Europa». L’idea di un’unità europea venne inoltre teorizzata nel XVIII secolo da Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre. O ancora Napoleone: «L’Europa così divisa in nazioni liberamente formate e internamente libere, la pace tra gli stati dovrebbe diventare più facile: gli Stati Uniti d’Europa potrebbero essere una possibilità».

Ma quel che è certo è che l’idea dell’Europa precedette l’idea degli Stati Nazionali. Chiunque vi dica che un ritorno ad un concetto nazionale “sarebbe un ritorno al passato” sta dicendo una corbelleria storica, semmai è proprio vero l’opposto.

Vero però fu che a dare la spinta decisiva per la formazione dell’Europa “unita” furono gli americani nel dopoguerra, nel tentativo di avere un partner robusto nel contenimento dell’Unione sovietica, anche se certamente la Germania ne approfittò per fa pagare a tutt’Europa il costo dell’ unificazione tra Est e Ovest.

Uno degli argomenti più usati a difesa di questa Europa è quello della pace creata dall’Unione europea. Un falso storico, poiché la pace venne portata dalla NATO per convenienza americana, militarizzando il territorio europeo. Ed è cosa nota che un nutrito gruppo di pensatori intellettuali pro Europa fossero a libro paga degli Stati Uniti. Non è forse nemmeno un caso che una decina di anni fa l’ex ministro dell’economia italiana Tremonti disse che il cambio dell’euro veniva determinato direttamente dalla FED.

Senza spinte esogene, sostanzialmente, una contrapposizione muscolare tra Stati Uniti e Unione sovietica oggi non esisterebbe ancora l’Europa. Volete la riprova? “Per quanto non si possa dire pubblicamente, il fatto è che l’Europa per nascere ha bisogno di una forte tensione russo-americana, e non della distensione, così come per consolidarsi essa avrà bisogno di una guerra contro l’Unione Sovietica, da saper fare al momento buono”, Altiero Spinelli.

Ma com’è oggi l’UE? E’ certamente un concetto in crisi, da ogni punto di vista. Politicamente, culturalmente, economicamente e socialmente. Basti pensare alla Brexit, alla chiusura delle frontiere che si diffonde in sempre più Paesi nell’Unione, alle minacce tra Paesi per poi arrivare alla crisi dell’euro e al fatto che per la prima volta nella storia i figli siano più poveri dei propri genitori (lo dice il 50° rapporto Censis) durante un periodo non caratterizzato da guerre, pestilenze o carestie. Per non parlare poi della situazione della Grecia, un Paese letteralmente distrutto. Alle tensioni popolari e alla sempre più bassa fiducia nelle istituzioni non democratiche europee, l’UE risponde facendo propaganda e dipingendo scenari apocalittici nel caso di rottura di un ingranaggio che per altro non ha mai funzionato.

Vale la pena di annoverare tra i vari presunti successi di questa Europa che la bassa inflazione e i bassi tassi d’interesse sono scesi in tutto il mondo e che era un processo già in atto, o che la creazione di un mercato globale non passi necessariamente per istituzioni non democratiche come quelle europee. O ancora nel momento in cui le elite ci dicono che il denaro contante è il male e che ci spingono in un mondo dove pagheremo avvicinando il telefonino, non sarà mica un problema avere una moneta elettronica con un cambio che viene istantaneamente convertito, no?

Per quanto riguarda le grandi questioni questa Europa ha sempre e solo fallito: si pensi al problema migratorio, a quello della corruzione, a quello della povertà, a quello della disoccupazione, a quello delle catastrofi naturali a molto, molto altro. La lettura più lampante di questa grande impasse è la chiamata a più riprese di “un’Europa a più velocità”.

Ma il concetto indubbiamente più bello in difesa di questa fallimentare Europa però è indubbiamente quello della necessità di bloccare il ritorno dei nazionalismi perché “fuori c’è la Cina”. Sostanzialmente proponendo un nazionalismo solo un po’ più grande. Un po’ contraddittorio per chi ritiene che il nazionalismo sia il male assoluto. L’Europa invero è cresciuta e si è sviluppata nei secoli come idea cristiana di difesa dall’Islam, mentre oggi ne è strumento d’entrata. Difficile dunque prevederne una tenuta violando la necessità della sua stessa creazione.

Ma volere un’Europa veramente federale e davvero democratica, agganciata alle proprie radici, popolare, caleidoscopica in cui le differenze interne dei popoli siano valorizzate e non demonizzate è davvero populismo?

(di Riccardo Piccinato)

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