1055.- 60 ANNI DI IPOCRISIA E DI INSUCCESSI.

Eccovi il testo integrale della dichiarazione dei 27 membri del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della Commissione europea, leader di se stessi, che si sono riuniti a Roma per celebrare il sessantesimo anniversario dei trattati europei, mentre noi italiani commemoravamo la nostra economia e la nostra libertà. A loro non interessano i consensi perché non ne hanno bisogno. Si autoeleggono e governano senza i nostri voti. Chi dirige, in realtà è Carli, ma la BCE non è una istituzione comunitaria, è indipendente dal potere politico e la ratifica del Trattato di Maastritch è stata eterodiretta (vedi articolo tratto dall’archivio di REPUBBLICA, in calce). Le decisioni concernenti la politica e l’economia vi vengono prese da un gruppo ristretto, detto “elite” e, poi, vengono imposte ai 27 pupazzi dei Paesi membri con la corruzione, con i ricatti o con le minacce. L’Europa unita non esiste, non ha una sua, meglio, una “nostra” Costituzione, non ha una sua politica estera, né un suo rappresentante con cui trattare (a meno di non voler innalzare quella piccola donna della Mogherini), come ha criticato Putin , non una sua fiscalità, non ha un vero Parlamento, perché quello che c’è è solo un pozzo senza fondo, perciò l’Unione europea, voluta dagli USA, non ha niente da festeggiare. Sono 60 anni di sottomissione degli italiani a chi ha vinto e a chi ha perso, di perdita della sovranità, di nostro costante impoverimento e di perdita della sicurezza, grazie ai 72 milioni di migranti fatti entrare in Europa. I sessant’anni, se li sono celebrati da soli e, giustamente,  blindati: loro che predicano i confini aperti e l’abbattimento di muri e frontiere. Ad Atene e non a Roma, dovevano celebrare questo delitto contro i popoli europei!

C70Tq-xW4AAdZgP

DICHIARAZIONE

25 marzo 2017

Noi, i leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell’UE, siamo orgogliosi dei risultati raggiunti dall’Unione europea: la costruzione dell’unità europea è un’impresa coraggiosa e lungimirante. Sessanta anni fa, superando la tragedia di due conflitti mondiali, abbiamo deciso di unirci e di ricostruire il continente dalle sue ceneri. Abbiamo creato un’Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare.
L’unità europea è iniziata come il sogno di pochi ed è diventata la speranza di molti. Fino a che l’Europa non è stata di nuovo una. Oggi siamo uniti e più forti: centinaia di milioni di persone in tutta Europa godono dei vantaggi di vivere in un’Unione allargata che ha superato le antiche divisioni. L’Unione europea è confrontata a sfide senza precedenti, sia a livello mondiale che al suo interno: conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche. Insieme, siamo determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità.
Renderemo l’Unione europea più forte e più resiliente, attraverso un’unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi e nel rispetto di regole comuni. L’unità è sia una necessità che una nostra libera scelta. Agendo singolarmente saremmo tagliati fuori dalle dinamiche mondiali. Restare uniti è la migliore opportunità che abbiamo di influenzarle e di difendere i nostri interessi e valori comuni. Agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile.
Per il prossimo decennio vogliamo un’Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile, che abbia la volontà e la capacità di svolgere un ruolo chiave nel mondo e di plasmare la globalizzazione. Vogliamo un’Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica. Vogliamo un’Unione che resti aperta a quei paesi europei che rispettano i nostri valori e si impegnano a promuoverli.
In questi tempi di cambiamenti, e consapevoli delle preoccupazioni dei nostri cittadini, sosteniamo il programma di Roma e ci impegniamo ad adoperarci per realizzare:
1. Un’Europa sicura: un’Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un’Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.
2. Un’Europa prospera e sostenibile: un’Unione che generi crescita e occupazione; un’Unione in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un’Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il completamento dell’Unione economica e monetaria; un’Unione in cui le economie convergano; un’Unione in cui l’energia sia sicura e conveniente e l’ambiente pulito e protetto.
3. Un’Europa sociale: un’Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l’integrità del mercato interno; un’Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; un’Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un’Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l’esclusione sociale e la povertà; un’Unione in cui i giovani ricevano l’istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un’Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale.
4. Un’Europa più forte sulla scena mondiale: un’Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l’Africa e nel mondo; un’Unione pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un’industria della difesa più competitiva e integrata; un’Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione e complementarità con l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; un’Unione attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo e una politica climatica globale positiva.
Perseguiremo questi obiettivi, fermi nella convinzione che il futuro dell’Europa è nelle nostre mani e che l’Unione europea è il migliore strumento per conseguire i nostri obiettivi.
Ci impegniamo a dare ascolto e risposte alle preoccupazioni espresse dai nostri cittadini e dialogheremo con i parlamenti nazionali. Collaboreremo a livello di Unione europea, nazionale, regionale o locale per fare davvero la differenza, in uno spirito di fiducia e di leale cooperazione, sia tra gli Stati membri che tra di essi e le istituzioni dell’UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà. Lasceremo ai diversi livelli decisionali sufficiente margine di manovra per rafforzare il potenziale di innovazione e crescita dell’Europa. Vogliamo che l’Unione sia grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole. Promuoveremo un processo decisionale democratico, efficace e trasparente, e risultati migliori.
Noi leader, lavorando insieme nell’ambito del Consiglio europeo e tra le istituzioni, faremo sì che il programma di oggi sia attuato e divenga così la realtà di domani. Ci siamo uniti per un buon fine. L’Europa è il nostro futuro comune.

Voci dal web:C72_SuXWkAUAoUE

 

Ho letto la dichiarazione grazie a Giuseppe Palma e, ora, leggiamo dall’archivio di REPUBBLICA del 30 ottobre 1992.

L’ ITALIA APPROVA MAASTRICHT
ROMA – Quinto tra i paesi europei ieri l’ Italia ha ratificato il trattato di Maastricht sull’ Unione europea. Il risultato finale del voto alla Camera (403 voti favorevoli, 46 contrari e 18 astenuti) è stato giudicato “incoraggiante” dal ministro degli esteri Emilio Colombo, anche se l’ esito positivo era ampiamente scontato, dopo che anche la Lega si era pronunciata a favore dell’ Europa. Ma molto meno incoraggiante è stato il modo di approvazione del trattato e il clima che si respirava a Montecitorio. Anche prima che la notizia bomba del ‘ caso De Lorenzo’ facesse irruzione tra i deputati, ieri i parlamentari nei loro capannelli parlavano di tutt’ altro. Chi della direzione del proprio partito, (quella Pds del giorno avanti, quella socialista che si tiene oggi, quella democristiana che avrebbe potuto essere e non è stata) chi delle nomine bancarie, chi della Rai da commissariare. La parola ‘ Maastricht’ , era difficile da captare nell’ aria, mentre è stato possibile cogliere al volo un “ma che si vota oggi?”. E se ieri il voto ha richiamato in Parlamento un numero notevole di deputati, non si può nascondere che nei giorni scorsi, durante il dibattito di merito a qualche deputato è capitato di parlare all’ aula deserta. E sì che, dopo la decisione di partecipare alla guerra nel Golfo, questa è la più importante scelta di politica estera presa dall’ Italia negli ultimi anni e impegnerà il futuro del paese per almeno il prossimo decennio. Alla fine lo stesso Colombo, come il pidiessino Claudio Petruccioli, sono arrivati alla conclusione che sarebbe meglio riformare la procedura che regola i dibattiti parlamentari. E ancora ieri, durante l’ intervento di Colombo, il presidente della Camera Giorgio Napolitano (!) ha dovuto richiamare più volte gli onorevoli per permettere al ministro di proseguire: “Colleghi, vi prego, riducete il vostro brusio”. Molti possono essere i motivi dell’ indifferenza dei parlamentari. Il senso di una decisione già presa altrove, i dubbi sulla effettiva praticabilità dell’ Unione monetaria dopo la tempesta monetaria del mese scorso, l’ europeismo sempre proclamato dai politici italiani. Ieri il ministro Colombo nel suo intervento ha voluto comunque ripetere che “il trattato di Maastricht, con tutti i suoi limiti, rappresenta comunque un considerevole passo in avanti verso il nostro ideale d’ Europa”. E ha spiegato il rifiuto del governo alla proposta di Marco Pannella, sospendere cioè l’ approvazione del trattato fino al vertice di Edimburgo del 10 dicembre, con la necessità di tener fede all’ impegno preso dai 12 a New York dopo il referendum francese: “Approvare Maastricht nei tempi stabiliti e senza modifiche o rinegoziazioni di sorta”. Il governo ha respinto anche tutti gli ordini del giorno che comportavano emendamenti o “riserve” sul trattato che va “approvato o respinto così com’ è” come ha spiegato anche il presidente della Camera Giorgio Napolitano. Sono stati invece accolti come “raccomandazioni” ordini del giorno presentati dall’ opposizione, come quello del Pds firmato da Massimo D’ Alema o quello dei Verdi di Francesco Rutelli. I Verdi si sono poi astenuti nel voto finale (altrettanto ha fatto la Rete) perché chiedono un maggiore impegno sulla democratizzazione della Comunità. Contrario il Msi: “Il trattato è un mostriciattolo giuridico e costituzionale che non salvaguarda gli interessi nazionali”, ha detto Mirko Tremaglia. E anche Rifondazione comunista: “Nasce un’ Europa autoritaria decisa dalle banche centrali e dalle stutture militari”. Il gruppo di Marco Pannella, in nome di Altiero Spinelli, non se l’ è sentita di votare contro né di astenersi. Ma ha lasciato in aula un solo deputato a votare a favore. Infine i deputati ‘ pacifisti’ del Pds che hanno parecchie riserve sul trattato, si sono riconosciuti nella “sofferta decisione” di approvare annunciata dal capogruppo D’ Alema. Ora che il trattato è approvato, l’ Italia si è assunta un impegno tutt’ altro che leggero. C’ è il sentiero del risanamento finanziario, obbligatorio per rispettare i criteri previsti dall’ Unione monetaria, stretto, ripido e molto faticoso, soprattutto per quello che riguarda il deficit pubblico. E c’ è poi la modifica costituzionale da compiere, non subito ma in tempi piuttosto brevi, per accogliere il diritto di cittadinanza come stabilito a Maastricht. Per concedere il diritto di voto, attivo e passivo, nelle elezioni locali a cittadini di altri paesi Cee residenti in Italia, il governo presenterà al Parlamento un disegno di legge di modifica costituzionale.
di LEOPOLDO FABIANI

60 anni di pace?C7ypZG1WkAAskRl

Ecco cosa festeggerei:

C7ykB4GW4AIb04u

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...