1044.- “Gli inganni della finanza”: Maddalena e il sistema neoliberista

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L’ex giudice della Corte costituzionale Paolo Maddalena

Come è nato il sistema economico-finanziario in cui viviamo? Perché si è radicato nell’immaginario come inevitabile e immutabile con effetti così dannosi per la maggior parte della popolazione? E qual è lo stato della nostra Costituzione? Una versione la fornisce il libro “Gli inganni della finanza”, presentato giovedì scorso a Novi Ligure, al circolo Ilva, dal suo autore, ex giudice della Corte costituzionale Paolo Maddalena…

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Nato a Napoli nel 1936, dopo una lunga esperienza universitaria, nel 1971 è passato nella magistratura della Corte dei conti e nel 2002 è stato eletto giudice della Corte costituzionale, dove è stato attivo fino al 2011. Si è dedicato, sin dagli anni Settanta, allo studio del diritto ambientale. “Il dominio incontrastato del pensiero neoliberista e mercantilista – ha spiegato Maddalena rispondendo alle domande della giornalista Teresa Tacchella -, la diffusissima idea che tutto si riduca a denaro, il declino inarrestabile del livello culturale dei cittadini, l’indifferenza della gente, gli effetti devastanti della disoccupazione, della distruzione delle risorse naturali, della recessione e della sempre peggiore qualità della vita, mi hanno indotto a ritenere necessaria una ricostruzione, il più possibile aderente alla realtà, del sistema economico-finanziario nel quale viviamo, cercando di capire le sue origini, le cause del suo dispiegarsi in maniera tanto generalizzata, le ragioni per le quali si è radicato nell’immaginario collettivo come un dato ineluttabile e immutabile, e i suoi effetti, tanto favorevoli per pochi e tanto dannosi per molti”.

Il libro di Maddalena si sofferma principalmente sulla globalizzazione e sulle privatizzazioni, “propalate in modo deformato nell’immaginario collettivo, facendo confondere la globalizzazione dei mercati con una impossibile globalizzazione dei popoli, e facendo ritenere la privatizzazione dei beni pubblici come uno strumento indispensabile per uscire dalla crisi. Due grandi menzogne, che servono per farci “svendere” il territorio e per fare in modo che la grande finanza crei uno “spazio libero” per i suoi commerci eliminando la nostra comunità politica, o Stato che dir si voglia, e spingendoci in un nuovo mondo nel quale pochi ricchi dominano su una fascia sterminata di poveri, mentre noi siamo privati dei due fattori produttivi che, soli, potrebbero farci uscire dalla crisi: le risorse della Terra e il lavoro dell’uomo. Il pensiero neoliberista – ha concluso Maddalena – non è più l’unico pensiero dominante: a esso si oppone un vero e proprio “pensiero critico alternativo”, che vuole salvare i popoli da un autoritarismo senza precedenti e da una recessione senza fine”.

“Sentivamo la necessità di acquisire nuovi e più efficaci strumenti che ci permettessero di interpretare, di decodificare la realtà che ci circonda e le scelte politiche attuate da trent’anni a questa parte e che grande ripercussione hanno nella vita della nostra comunità di cittadini. Scelte che sovente ci lasciano interdetti, sbigottiti e impotenti perché le riteniamo un’aggressione all’Ambiente e quindi alla Salute, alla qualità di vita e di lavoro e alle libertà individuali. Spesso tali politiche si materializzano come decisioni dal destino ineluttabile, calate sul territorio dall’alto, senza alcun confronto con chi sul territorio vive e opera, senza alcuna possibilità di scelta e di alternative sostenibili. Poiché tali decisioni vengono imposte con l’accompagnamento delle formule liturgiche “Portano lavoro” (ma domandiamoci di quale tipo e come e se venga remunerato), “È l’Europa che ce lo chiede”, “Sono i mercati finanziari che ci impongono queste riforme” ecc., abbiamo voluto chiedere al professor Maddalena un aiuto per capire, per comprendere se vi è ancora una speranza e un’alternativa”.

Giampiero Carbone

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