1024.- CHI STA UCCIDENDO I TREDICENNNI – PER UN SELFIE?

Un lettore mi ha mandato articoli su tre o quattro ragazzi, quindicenni, che si sono suicidati in pochi giorni: a facendosi selfie mentre passava il treno, o direttamente buttandosi dalla finestra. Come mai succede?, mi chiedeva.

Stavo per ripetergli le sentenze del “mio” Ortega y Gasset su “l’orribile situazione intima in cui viene a trovarsi la gioventù” della società permissiva, che “nel sentirsi puramente libera, si sente vuota. Una vita senza impegni è più negativa della morte, perché vivere significa avere da fare qualcosa di preciso, compiere un incarico,e nella misura in cui eludiamo di sottomettere a un compito la nostra vita, vanifichiamo la nostra esistenza..”.
Però, senza che gli argomenti qui sopra perdano peso, irrompe un’altra informazione dalla Russia: esistono su Internet dei “gruppi della morte” che incitano gli adolescenti al suicidio.

E’ stata la Novaya Gazeta a lanciare l’allarme, con un grande inchiesta del 15 maggio scorso. Secondo questa, almeno 130 adolescenti sono stati indotti al suicidio, essenzialmente attraverso le reti sociali su Vkontakte, il loro Whatshapp, tra il novembre 2015 e aprile 2016.

Il meccanismo mentale usato per assoggettare psicologicamente i 15enni è ingannarli con un gioco apparentemente innocente, che consiste nel compiere delle “sfide”, che da semplici diventano via via più intense: fatti un hashtag “mi metto in gioco”, disegna una balena blu, risolvi degli algoritmi, svegliati alle 4.20 di notte… e poi: fatti delle scarificazioni sulla mano con le lamette, attraversa una strada piena di traffico, appenditi per il collo, buttati nel vuoto. Il tutto condito da derisioni se quello si tira indietro: vigliacco, cacasotto, tutte le ovvie tattiche del bullismo. La “naturale” soggezione conformistica al gruppo di coetanei compie l’opera: a quell’età, l’Io non è ancora formato, il ragazzino vive “nello sciame” della banda, sente ed opera collettivamente.

Fra i giovanissimi è diventata virale la foto di “Rina”, una fanciulla sedicenne che il 23 novembre 2015 si è fatta decapitare da un treno in una città della Siberia, poggiando la testa sui binari. Era, anche quello, un selfie: le foto del corpo decapitato sono diventate esse stesse “virali”. Migliaia di bambini (anche meno che quindicenni) hanno postato commenti come: “Rina, sei la migliore”, “Mia eroina”, “peccato che non ti ho conosciuta, “sembri essere arrivata da un manga” (i manga sono i fumetti giapponesi)…

rina-siberiana

“Una in meno, tu sei la prossima”, ha trovato Natascia, 12 anni, sul suo profilo Vkontakte.. Fortuna che, terrorizzata, ha mostrato il messaggio a sua madre: poche settimane prima nello stesso stabile, s’era buttata dal 17mo piano Elia, stessa età. La mamma (separata, ha due lavori per dare a Natascia quel che desidera: iPhone, tablet, abitini alla moda), s’è subito messa a cercare chi aveva spedito il messaggio, e l’ha trovato facilmente: uno studente della stessa scuola frequentata da sua figlia, un bulletto di un paio d’anni maggiore. S’è ricordata che la sua bambina, tempo prima, aveva detto: “se avrò una figlia, la chiamerò Rina”.

In poche ore, la madre ha trovato su Vkontakte almeno 1500 gruppi “social” istiganti al suicidio, in un modo o nell’altro, i ragazzini e le ragazzine delle medie. Avvertita, la ditta che gestisce Vkontakte ha lanciato agli inizi del 2016 un proprio monitoraggio, e ha trovato oltre 3 milioni di hashtag legati all’idea di suicidio. I giovanissimi autori sono stati contattati individualmente,è stato loro chiesto perché avevano messo in linea quelle cose. Dalle risposte, le pagine di alcuni sono state chiuse definitivamente, di altri – le vittime del diabolico plagio – avviate ad un sostegno psicologico.

Nel novembre 2016, uno degli organizzatori di un gruppo della morte, di nome Philip Budeykin, è stato incarcerato sotto l’accusa di aver provocato il suicidio di 15 ragazzini e il tentato suicidio di altri 5. Philip ha 21 anni. Altri amministratori di pagine simili sono interrogati in tutta la Russia, per il momento come persone informate dei fatti.

balena-e-suicidio

Uno dei gruppi identificati, “Balena Blu”, è appunto quello che chiede ai ragazzini e alle ragazzine di svegliarsi alle 4.20, e vedere video “spaventosi” e ascoltare certe musiche: la mancanza di sonno in questi piccoli li rende più vulnerabili, musiche e video specifici ne accrescono il condizionamento mentale. Parte un conto alla rovescia di 50 giorni, durante i quali al quasi-bambino vengono ordinate “sfide” sempre più dure e auto-lesioniste, sfide “validate” dal gruppo dei pari che fa’ pressione sul singolo.

Il “gioco” letale è già arrivato ai ragazzini francesi, e la polizia ha cominciato a diffondere sui social messaggi di allarme.

Le-Blue-Whale-Challenge-ce-nouveau-phenomene-russe-qui-incite-les-jeunes-au-suicideLes adolescents doivent s’inscrire sur une page VKtontakte et poster des photos de leurs défis@ AFP/SAEED KHAN

Anche su Instagram sono stati adesso identificati 45 mila post con hashtag collegati in qualche modo ai gruppi della morte: messaggi “svegliami alle 4.20”, foto di braccia scarificate e mani ferite con le lamette…

Forma estrema di bullismo via web. Internet si presta a chi vuole utilizzare le reti sociali per manipolare e soggiogare e indurre in giochi auto-distruttivi. Negli Stati Uniti furoreggia fra i ragazzini la sfida Salt and Ice Challenge (Sfida del Sale e del Ghiaccio) dove i dodicenni si fanno video mentre si pongono sul braccio sale e cubetti di ghiaccio, e resistono quanto più possono. Siccome il sale ha l’effetto di abbassare le temperatura in cui l’acqua si congela in ghiaccio, le temperature diventano inferiori allo 0 e i giovanissimi si producono delle vere e proprie ustioni. In Gran Bretagna sono arrivate alla cronaca le ustioni di uno studentello del Galles, così gravi che all’inizio i medici hanno pensato a fargli un trapianto di pelle.

Salt-and-Ice-challenge-le-defi-Facebook-qui-laisse-des-cicatricesLe “Salt and Ice challenge” consiste à se filmer en train de s’appliquer sur la peau du sel et des glaçons. Mais la pratique peut entraîner des brûlures
.Untitled-design-9                  Ustione da “Sale e Ghiaccio”.

La folle manipolazione delle menti non è dunque solo russa.. Il gennaio scorso due quindicenni indiani, presso Nuova Delhi, si sono uccisi mentre con altri coetanei si facevano dei selfie con sullo sfondo un treno che arrivava in velocità: “ ma i due ragazzi erano così intenti a scattare le foto che, nel momento in cui sono saltati sull’altro binario, non si sono accorti che un treno proveniva dalla direzione opposta”.

Quasi certamente la moda suicida è arrivata in Italia, come fanno pensare i titoli del 9 marzo, del tipo: “Facevano una gara di selfie: tredicenne ucciso sotto un treno a Soverato in Calabria – È successo in provincia di Catanzaro. I tre ragazzi volevano resistere fino all’ultimo sui binari”. Naturalmente gli amici superstiti anno negato, niente selfie…anche i ragazzini russi e i mandanti ventenni negano: è stato solo un gioco finito male. Ma la polizia ferroviaria ha emanato statistiche orrende: “Dal 2016 sono state ben 98 le vittime “accidentali” , con un inquietante +63 per cento rispetto agli anni precedenti. E crescono anche le vittime “da investimento”: 72 nello stesso periodo (+47 per cento). Nel 56% dei casi le tragedie si verificano per “indebita presenza sulla sede ferroviaria”, il 28% per “attraversamento binari”; nel 16% per “comportamenti anomali o impropri dei viaggiatori”.

Solo che le autorità in Russia, vista l’ampiezza del fenomeno istigatorio, sospettano che esso sia “un’arma”. Non già un fatto patologico spontaneo, ma un’arma di manipolazione di massa. I ministri della Federazione Russa stanno inasprendo le sanzioni penali per induzione al suicidio di bambini. E indagano. Spesso sulle pagine degli istigatori ricorre questo simbolo, che è stato segnato con lo spray anche sul muro del falansterio dove si è gettata giù Elia

Ma soprattutto, ha cominciato un ripensamento sul rapporto dei figli in età immatura con il web. “La rivoluzione tecnologica presentata come liberazione dell’uomo dai suoi limiti obbiettivi lo conduce all’alienazione”, scrive Karine Bechet-Golovko . E’ il caso che i genitori diano ai loro bambini telefoni con connessione e li abbandonino davanti ai tablet nelle loro chats…”sconnessi dal mondo reale, i ragazzino sono più vulnerabili, si chiudono nel mondo delle reti sociali che è indicibilmente violento, vivono tra falsi “amici” e non ne hanno di veri. E’ un mondo ingannatore e destrutturante proprio nel momento in cui le personalità sono in formazione”. Tutto ciò però, riconoscendo quanto sarebbe difficile per dei genitori negare ai figli lo smartphone (“Ma ce l’hanno tutti!”) e controllarli o razionar loro le ore di “chiacchiere” con cosiddetti amici sul web.

A noi non resta che indicare qui all’opera una Intelligenza sovrana e superiore, intenta al male dell’uomo. Il male gratuito, senz’altro scopo, di questa possessione collettiva, è per noi un segnale. I progressisti inneggianti alla “liberazione da tutti i tabù” ci scherniscano pure quando gli diamo il suo vero nome, “Padre di Menzogna” detto anche “Omicida fin dal principio”. Noi sappiamo che essi, accecati, sono sotto il Suo influsso; che Egli avvelena le fonti della vita umana e la corrompe, con la pornografia come con l’aborto e presto l’eutanasia legale, con le ideologie viziose contra naturam.

Lo sciame dei ragazzi

A noi resti il dolore di vedere come Samael sia riuscito ad avvelenare anche l’età da cui fiorirono le civiltà. Questa è la pre-adolescenza, l’età delle forti amicizie, perché il ragazzo dall’individualità non ancora formata “non sente e vuole come individuo, ma si trova assorbito nella personalità anonima del gruppo che pensa e sente al posto suo”. In tempi preistorici, da questo sciame di coetanei guerrieri-eroi o audaci teppisti, nacquero gli Stati. Fu molto prima che esistesse la famiglia, quando le tribù primordiali erano distinti per classi di età: tutti i giovani di una generazione si chiamavano “fratelli” e “Uguali”, gli adulti tutti “padre e madre”, i vecchi tutti, appunto, anziani. Le prime falangi elleniche eran composte infatti in “fratrie”ed “eterie” (da eitairos, uguale); scatenate si dedicavano alla caccia, alla guerra e alla festa – tre cose allora non ancora distinte; andavano a depredre il terriorio nemico,rubavano le donne del nemico. Non a caso, la dizione ufficiale della res publica fu “Senatus Populusque”: populus significa “devastatore”, in ricordo di quelle antiche imprese: il ratto delle Sabine, il feroce Thor che fa guerra col martello, i compagni scatenati che il Dio Indra dai capelli biondi guida, nei Veda, al furto del bestiame dei vicini. Essi si danno forza col Soma, la bevanda stupefacente che rende “immortali”, come i compagni di Achille si riempivano di vino.

In Senatus populus-que, ovviamente, quella congiunzione fortissima tradisce che il rapporto era pieno di tensione, coi vecchi. Ho già raccontato altrove del ver sacrum, la “Primavera sacra”, in realtà “maledetta primavera”: quando i terreni della tribù, in età che precedettero la conoscenza della rotazione agricola, non davano più abbastanza raccolti per nutrire tutta l’orda, non si coglievano quell’anno le messi, per offerta sacrificale; e le classi di adolescenti erano ritualmente gettate fuori dal gruppo, con riti funerari: morti, accompagnati al limitare del confine, i genitori tornando indietro ne spazzavano con frasche le tracce, come quando si portava un cadavere al rogo, perché il morto non ritorni ad ossessionare i vivi (qualcuno tornò, seminando pietroline bianche per ritrovare la strada dei viventi? Lo faceva sperare la fiaba di Pollicino, che già allora veniva raccontata).

Fatto è che quei giovanissimi teppisti, ancora senza personalità formata, che vivevano non come individui ma come gruppo o banda armata, erano spendibili. Si sarebbero conquistati nuovi terreni con la lancia e la fionda, strappandola a nemici, ai mostri della foresta; avrebbero poi stretto patti e nozze coi nemici, sposandone le ragazze che avevano rapito. Così la civiltà indo-aria si sparse dal Nord fino all’India, a Roma, alla Grecia.

Adesso anche questa sorgente antichissima e sempre fresca è stata infettata. I piccoli Romolo, i potenziali Thor, i possibili Indra, si uccidono come scemi (quali sono) per farsi un selfie, o anche senza ragione, in prove di coraggio assurde e folli come quelle del tempo del Ver Sacrum. Ma allora, erano sacrificati per uno scopo, far durare la civiltà. Adesso, gratuitamente. Per malvagità purissima, di una Mente astutissima.

stazione-centrale-milano

Quattro ragazzi, appena fuori dalla Stazione centrale di Milano, stavano girando un video musicale proprio lungo la ferrovia, incuranti del passaggio dei convogli.

Blondet & Friends

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Un pensiero su “1024.- CHI STA UCCIDENDO I TREDICENNNI – PER UN SELFIE?

  1. Livorno, 7 marzo 2017 – UN VOLO, lo schianto sul cofano di una Yaris parcheggiata sul lato opposto della strada, dove si affaccia la porta di ingresso del grattacielo di piazza Roma, tra il centro città e il lungomare di Livorno. Poi il buio. Questa è la fine di un ragazzino di 15 anni non ancora compiuti, studente del primo anno al liceo, famiglia bene, sportivo e appassionato di chitarra. Forse un po’ schivo, ma come lo sono tanti a quell’età. Si è ucciso lanciandosi dalla terrazza del palazzo più alto di Livorno al ventiseiesimo piano. La tragedia si è consumata tra le 7.30 e le 8.30, ieri mattina. «Quando sono arrivato al grattacielo poco dopo le 7.30 – racconta il portiere dello stabile, Vincenzo Sapio ancora scosso – ho notato una bicicletta legata al cancello scorrevole all’esterno. Le telecamere di sorveglianza del palazzo lo hanno filmato mentre la legava». E hanno continuato a riprenderlo mentre entrava nell’atrio e saliva e scendeva dai primi due ascensori. Era evidente che non sapesse quale prendere per arrivare sulla terrazza. Poi ha preso l’ascensore giusto ed è arrivato al venticinquesimo piano. Di qui ha raggiunto la terrazza, a 96 metri di altezza. Ha abbandonato lo zaino con un diario dell’anno scorso, la giacca, il tefonino. E si è lanciato.

    Blue whale, la sfida horror viene dall’Est

    ED È PROPRIO osservando quei frame, dall’impianto di sorveglianza interno al grattacielo, che inizia a insinuarsi il dubbio più atroce. Propagatosi poi, con il passare delle ore, come uno tsunami. In quei filmati – secondo chi ha potuto visionarli – si vedrebbe chiaramente il ragazzo che si autofilma con il cellulare, mentre entra nel grattacielo. Come un automa, lucido e freddo. Da lì in poi inizia il giallo. Perché secondo i primi testimoni – presenti sul posto fin da subito – il ragazzo avrebbe addirittura postato sul suo profilo Facebook quell’ultimo terribile video, per annunciare il suo gesto, indicando cosa e chi lo avrebbe spinto a farlo. Versione che in città viene data subito per assodata, mentre ancora gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire i contorni esatti dell’accaduto.
    Ci sono commenti autorevoli sui social network. «Non vorrei fosse uno dei tanti giovani spinti ad uccidersi con il ‘Blue Whale’, ‘gioco’ e certo invito demenziale», scrive il vicario del vescovo monsignor Paolo Razzauti. E conferme sussurrate sottovoce nell’ambiente delle famiglie, dei compagni di scuola e dei conoscenti dei genitori, evocano lo spettro di un gioco di ruolo estremo e terribile partito dalla Russia, che sta diventando virale tra i teenager. Un gioco fatto di prove da superare, in 50 giorni, fino al punto di non ritorno: gettarsi dal palazzo più alto della città. Si chiama Blue Whale e sarebbe connesso a un alto numero di suicidi.
    IL QUINDICENNE livornese – si inizia a dire – sarebbe la prima vittima italiana. E qualcuno sussurra anche che sabato sera avesse mostrato a diversi amici il marchio sulla pelle che ad alcuni partecipanti al ‘gioco’ viene chiesto di incidersi come segno riconoscimento: una balena stilizzata, graffiata a sangue. Ma di questo non c’è conferma. Così come di quel filmato, sul profilo Facebook del ragazzo, non c’è traccia. O almeno non è più possibile trovarla, visto che la pagina è stata bloccata dalla polizia postale, pochi minuti dopo l’identificazione del cadavere, avvenuta grazie al diario di scuola lasciato sulla terrazza. Gli inquirenti in serata hanno smentito collegamenti di questa tragedia con il gioco di ruolo mortale. «Si tratta di un dramma privato, legato a motivi esclusivamente familiari – commenta il dirigente dalla Squadra Mobile, Giuseppe Testaì – per quanto ci consta non ci sono elementi che comprovino simili ricostruzioni».

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