1018.- ‘Europa a 2 velocità’, Borghi: ”Per noi rischio mortale. Merkel sta portando via l’argenteria”

Senza l’eguaglianza fra i suoi membri, l’Unione europea fallisce per colpa dei predoni tedeschi. L’Italia fallisce per colpa di quattro predoni e d’un partito di invidiosi senza dignità. Il nominato Presidente del Consiglio non vuole spiegarci il perché l’Italia, da Paese fondatore e da quarta potenza industriale, sia diventata una serva della Germania, una preda della Francia e il covo degli africani; ma, sopratutto, quanto sono stati pagati quelli che l’hanno permesso.

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Gentiloni: L’Europa a più velocità «non va vista come un gigantesco complotto contro l’Italia. Vero o falso?

Dice lui: L’Italia è tra i Paesi promotori di quest’impostazione e senza la Gran Bretagna sarà uno dei Paesi assolutamente protagonisti di questo processo. Non è una decisione da prendere domani, è risposta di prospettiva a rischio impasse». Lo afferma il premier Paolo Gentiloni nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo.

«L’Europa a diversi livelli di integrazione va vista né come una resa né come una minaccia. È certamente un cambiamento. È la strada che dobbiamo seguire se vogliamo evitare di star fermi di fronte alle difficoltà, che è il rischio principale dell’Europa oggi. Io dico a nome del governo che non dobbiamo avere paura di questa prospettiva, ma dobbiamo considerarla come un’opportunità», ha sottolineato Gentiloni, osservando come l’Europa non possa «assumere la velocità dell’ultimo vagone del treno».

Sui bilanci «siamo per rispettare le regole Ue e per contribuire a cambiare le sue politiche. Far finta che le regole non esistano sarebbe superficiale e rinunciare a cambiare le politiche sarebbe rinunciare al ruolo Italia», ha detto il premier, «Vogliamo un’Europa che non deprima una crescita ancora lenta ma che la incoraggi: è questa sarà nostra battaglia, sarà l’impegno nel Def, e del nostro piano nazionale delle riforme».
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Sentiamo Claudio Borghi:

Mentre l’Europa si interroga, in attesa delle varie tornate elettorali previste per quest’anno, sul proprio futuro, risuonano sui media le parole della cancelliera Angela Merkel, che ha parlato della possibilità di nascita di una ‘Europa a due velocità’: l’euro sta per finire il suo tempo? L’Europa si sta sfaldando? A questi e altri quesiti aveva risposto, a IntelligoNews, Claudio Borghi, economista ed esponente della Lega Nord.

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Nei giorni scorsi Merkel ha parlato di ‘Europa a due velocità’: ci spieghi i possibili scenari.

”Quando si parla di Europa è importante tenere a mente i termini con i quali si trattano determinate questioni: ricordo distintamente che di tematiche affini a questa si parlò in occasione dell’accordo raggiunto fra l’Inghilterra pre-Brexit di Cameron e l’Unione Europea, onde non arrivare all’uscita tout-court. In quel momento si iniziò a parlare di un’Europa a due velocità, con termini simili a quelli che sentiamo oggi: chi non ha l’euro ma sta nell’Unione e con essa vuol avere rapporti di vario genere viene considerato unione europea-2, per così dire, mentre chi invece ha l’euro deve muoversi verso una sempre maggiore integrazione. Per farla semplice, il tutto si sostanziava nel dire che, visto che l’Europa si presenta frammentata a causa di Paesi che avevano la loro moneta e se ne volevano andare, la soluzione era una sempre maggiore integrazione fra quelli che hanno l’euro: per noi, questo mi pare chiaro, sarebbe mortale. Siamo già ora in una gabbia con la tigre, andremmo solo a finire in una gabbia più stretta…”

L’Unione Europea si sta quindi sfaldando?

”Si, io sono convinto che il cercare soluzioni, piani B e cose di questo tipo sia prova evidente che lo sfaldamento è in atto e credo sia ormai inarrestabile. Oggi vediamo un sacco di gente che si sveglia, come Alice nel paese delle meraviglie parlando di queste tematiche, mentre fino a ieri ci trattava come eretici: basta questo a far comprendere la situazione del momento. E invece di fare autocritica su quanto fatto e detto fino a ieri, peraltro, pensano di poter passare impunemente da una parte all’altra. Non tralasciando il fatto che anche i canali di informazione si stanno riposizionando, puntando sulle cose che noi abbiamo detto per anni e passandole per scontate. Ma quel che rileva, al di là di queste dinamiche che sono di poco interesse, è che la sveglia per rendersi conto che il progetto ‘eurista’ era alla frutta, è stato l’uno-due Brexit-Trump”.

Il fatto che sia la Merkel a parlare di queste ipotesi è la prova che l’Unione Europea è sempre stata germanocentrica? È come il padrone della casa che sta per crollare che tenta di mettere le toppe?

”Assolutamente si, tenuto presente che loro fanno clamorosamente i propri interessi, direi che il padrone di casa invece di mettere le toppe medita di prendere l’argenteria e i portafogli prima del crollo. A latere di questo, va detto che non è ininfluente come si smantella l’euro: chi governerà questo processo? Come lo si farà? Le risposte a queste domande potrebbero avere delle conseguenze clamorose dal punto di vista di perdita o di guadagno degli attori in gioco e quindi se noi questo processo lo facciamo gestire a chi nella migliore delle ipotesi ha dimostrato di non capirci niente e nella peggiore di essere asservito alla Germania, lo pagheremo per generazioni”.

I rinnovati rapporti che stanno prendendo forma fra Usa e Russia, fra Trump e Putin, come potrebbero influenzare questo processo di indebolimento ed eventualmente sfaldamento dell’Unione Europea?

”Come sempre in geopolitica ci sono dei poli di attrazione e di aggregazione. Tenendo conto che la Germania non ha saputo o voluto essere un polo di aggregazione perché ha tenuto un comportamento predatorio nei confronti degli altri membri dell’UE, è possibile che si creino, in futuro, degli altri equilibri. Se penso all’Italia, ad esempio, la vedo equidistante in quanto a convenienza fra Usa e Russia, perché questi Paesi sono complementari, a livello commerciale, con il nostro; gli Usa sono un grosso acquirente dei nostri prodotti, e dall’altra parte noi siamo acquirenti di prodotti russi, specificamente petrolio e gas. In una maniera o nell’altra, un’Italia che compra prodotti da Usa e Russia e che a sua volta vende loro i propri prodotti, penso sia la nostra condizione ideale”.

di Stefano Ursi

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