1008.- Keynes avrebbe amato il piano economico di Trump

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Sanders, Trump, and John Maynard Keynes. Se fosse vivo, Keines parlerebbe di fine del “laissez-faire”, ma difficilmente ne sarebbe soddisfatto, perché avviene al di fuori di un piano strategico di ripensamento del modello di sviluppo dominante. L’Europa si dovrà adattare a essere fanalino di coda e Roma non esisterà più.

Il piano di Trump è quello che Keynes avrebbe prescritto!
La maggior parte dei commentatori economici, come il premio Nobel Paul Krugman, dovrebbero essere felici per il piano economico del neo-presidente eletto Donald Trump, poiché esso sarà in sintonia con le teorie keynesiane.

Una delle promesse di Trump è quella di un massiccio programma di spese per infrastrutture. Secondo Trump:

Aggiusteremo i nostri centri cittadini e ricostruiremo le nostre autostrade, i nostri ponti, le nostre gallerie, i nostri aeroporti, le nostre scuole, i nostri ospedali. Ricostruiremo le nostre infrastrutture, e non saranno seconde a nessun’altra. E ciò creerà posti di lavoro per milioni di americani.

Trump ha detto ad un certo punto della sua campagna elettorale che avrebbe raddoppiato il piano per le infrastrutture ($275 miliardi) che Hillary Clinton aveva proposto. Trump ha promesso di creare 25 milioni di posti di lavoro in 10 anni.

Trump raddoppia sulla spesa a deficit

Trump ha anche promesso tagli fiscali per tutti gli americani. Il suo piano prevede l’abbassamento dell’aliquota sui rendimenti più elevati dall’attuale 39.6% al 33% e anche l’abbassamento dell’imposta sul reddito delle società dal 35% al 15%.

Varie stime hanno calcolato il costo dei suoi tagli fiscali a circa $6,000 miliardi in 10 anni. In aggiunta a ciò, Trump ha anche promesso di aumentare le spese militari degli Stati Uniti.

Non è possibile abbassare le tasse ed aumentare la spesa pubblica allo stesso tempo.

Nulla nel piano di Trump suggerisce che egli miri a generare più ricchezza reale. Il suo obiettivo è quello di generare un aumento dell’occupazione indipendentemente dal fatto che sia in risposta ad attività creatrici di ricchezza o meno.

Questa mossa è abbastanza deludente, poiché viste le credenziali aziendali di Trump si supponeva che avesse capito la differenza tra attività redditizie e non redditizie.

Si noti che il piano di Trump prevede anche un abbassamento delle tasse e un corrispondente aumento della spesa pubblica. Ovviamente questa è una contraddizione, poiché non è possibile abbassare le tasse senza una corrispondente riduzione della spesa pubblica.

È probabile che il piano andrà ad aumentare il tasso di crescita dell’offerta di moneta.

Seguendo il pensiero popolare, il neo-presidente eletto sembra essere preoccupato della debolezza della domanda e secondo lui lo stato e la banca centrale dovrebbero concentrarsi per rafforzarla.

È del tutto possibile che la politica fiscale allentata di Trump possa accelerare il ritmo del pompaggio monetario aumentando l’indebitamento del governo, il quale alla fine sarà monetizzato dalla banca centrale degli Stati Uniti.

Si osservi che il tasso di crescita annuo della nostra misura monetaria (AMS) è già ai massimi, oltre il 16% alla fine dello scorso ottobre — il punto più alto sin dal 1990. Da notare che ad ottobre di due anni fa il tasso di crescita era pari al 3.5%.

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Il piano di Trump & la ricchezza reale

Se le politiche fiscali allentate di Trump “funzioneranno”, dipenderà da quanto rimane da sperperare nel “fondo comune” — la dimensione del “fondo comune”, o bacino della ricchezza reale, è sconosciuta. Non è chiaro se il bacino della ricchezza reale sia in espansione, stagnante o in declino.

Ricordate, implementare qualsiasi piano statale o qualsiasi piano d’investimento significa allocarvi ricchezza reale. Quindi se durante un piano le infrastrutture attuali non generano un adeguato flusso di beni e servizi finali, il piano dovrebbe essere interrotto.

Qualsiasi tentativo di portare avanti il piano porterà ad un impoverimento economico. (Parte del bacino della ricchezza reale verrà assorbita dalle varie attività che non generano ricchezza, mentre l’attuale infrastruttura non riuscirà a compensare questo drenaggio, di conseguenza verrà indebolito il bacino della ricchezza reale totale e anche la crescita economica.)

Perché il bacino della ricchezza reale potrebbe essere nei guai.

Abbiamo il sospetto che le politiche monetarie sconsiderate della banca centrale degli Stati Uniti, come ad esempio il pompaggio monetario aggressivo ed i tassi d’interesse vicino allo zero, abbiano ridotto la capacità del settore privato di generare ricchezza. (Ricordate che le politiche monetarie allentate portano ad uno scambio di nulla per qualcosa.)

La rimozione del legame tra il dollaro e l’oro nel 1971 ha dato alla banca centrale degli Stati Uniti la libertà d’impegnarsi nella stampa di denaro senza limiti — e ha rafforzato il processo di erosione del bacino della ricchezza reale. Questo attrito è stato ulteriormente intensificato con l’inizio della deregulation finanziaria nei primi anni ’80, la quale ha rafforzato il prestito dal “nulla” delle banche commerciali.

Un ulteriore danno al bacino della ricchezza reale è emerso nel corso del 2008 con l’introduzione dell’allentamento quantitativo da parte dell’allora presidente della FED Ben Bernanke, affinché “s’evitasse” la cosiddetta depressione economica.

È del tutto possibile che il bacino della ricchezza reale sia attualmente in fase di stagnazione. Quindi qualsiasi onere aggiuntivo rappresentato dalla massiccia spesa fiscale, potrebbe spingere suddetto bacino lungo una traiettoria declinante.

In questo scenario le banche rischiano di limitare i prestiti. Questo potrebbe portare ad un collasso economico e di fatto ad una deflazione dei prezzi.

Un crollo della liquidità monetaria potrebbe costringere le imprese a cercare di scongiurare l’insolvenza vendendo i loro asset più liquidi, come i Treasuries, spingendone in alto i rendimenti. Inoltre il prezzo dell’oro potrebbe finire sotto pressione, dal momento che la maggior parte delle persone tende a vendere oro e trattenere contanti per evitare l’insolvenza.

Se, al contrario, il bacino della ricchezza reale è ancora in espansione, allora la politica fiscale allentata di Trump ed i forti aumenti nell’offerta di moneta potrebbero temporaneamente aumentare le attività in “bolla”, l’inflazione dei prezzi e le aspettative d’inflazione. Ciò consentirebbe anche di far salire, in via temporanea, i tassi d’interesse.

Suggeriamo che la spinta artificiale nella cosiddetta attività economica, come illustrato dal PIL e da altri indicatori economici, è improbabile che duri a lungo. Dopo un breve periodo di tempo, è probabile uno scoppio delle attività in bolla e la conseguente deflazione dei prezzi.

Trump ha l’opportunità di rafforzare il bacino della ricchezza reale

Dato che i repubblicani sono ora responsabili di entrambe le Camere, il neo-presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha l’opportunità di attivare politiche che potrebbero rafforzare il processo di creazione di ricchezza reale.

Ciò richiederebbe controlli severi sulla capacità della FED di espandere il suo bilancio, limitando in tal modo la capacità delle banche commerciali di espandere il prestito dal “nulla” tramite la riserva frazionaria.

Il tutto abbinato ad uno stato più limitato, cosa che lascerebbe più ricchezza reale nelle mani dei creatori di ricchezza, permettendo così un rapido aumento del bacino della ricchezza reale — il motore della crescita economica.

Perché il profitto è la chiave, e non un ostacolo, alla crescita economica

Non v’è dubbio che aggiustare le strade e costruire ponti sia qualcosa di necessario. Ma ce lo possiamo permettere? Se il bacino della ricchezza reale è stagnante o forse in declino, allora tali politiche potrebbero essere disastrose, come abbiamo mostrato in precedenza.

Alcuni commentatori suggeriscono che abbiamo bisogno di un maggiore stimolo fiscale, perché il settore privato non s’impegnerà a costruire strade e ponti. Danno la colpa al settore privato poiché si concentrerebbe esclusivamente sul profitto, ignorando il benessere della nazione.

Questi commentatori trascurano il fatto che profitti e perdite rappresentano un quadro di riferimento che aiuta le aziende ad allocare in modo efficiente le risorse scarse. (Informa le imprese se le risorse scarse vengono utilizzate in modo efficiente o no.)

Il profitto segnala che le risorse sono impiegate in linea con i desideri della gente e una perdita segnala che le risorse sono utilizzate in modo non corretto.

Si noti che profitti e perdite rappresentano solo un indicatore, per così dire — indirizzano le aziende verso una condotta che corrisponde ai dettami degli attori di mercato.

In questo senso, ignorare tale quadro di riferimento implica la distruzione dei desideri degli attori di mercato, cosa che è in contrasto con l’essenza del processo democratico.

È da qui che le imprese che si sforzano di staccare profitti vengono etichettate come entità senza cuore e avide.

Ma ciò non è corretto. Permettere al mercato di allocare le risorse scarse, porta sempre a risultati migliori. Anche il fondatore dell’Unione Sovietica, Vladimir Lenin, lo capì quando per un breve periodo di tempo introdusse il meccanismo di mercato (vale a dire, la “Nuova Politica Economica”) nel marzo 1921 per ripristinare l’offerta di beni e prevenire una catastrofe economica.

Eppure, per qualche strana ragione, oggi la maggior parte degli esperti continua a sostenere che il mercato non può essere attendibile in tempi difficili.

Un libero mercato farebbe in modo che l’America possa avere nuove strade e nuovi ponti.

È assolutamente concepibile che la crescita del bacino della ricchezza reale sarà accompagnata dall’espansione delle infrastrutture, come strade e ponti. Perché? Il processo d’espansione della ricchezza reale richiede implicitamente l’espansione delle varie forme di infrastrutture, e ciò comprende anche strade e ponti.

Gli Stati Uniti hanno bisogno di meno politiche fiscali keynesiane e un maggiore orientamento al libero mercato, al fine d’impostare fondamenta sane per la crescita economica.
Donald Trump ha la possibilità di attuare le cosiddette politiche meno “popolari” che potrebbero essere dolorose nel breve termine. Ma questo getterà le basi per una crescita economica reale, consentendo al processo di creazione di ricchezza reale di rigenerarsi — ed avvantaggiare tutti i cittadini nel lungo periodo.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli

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