1001.- POLONIA: Bruxelles sospenderà Varsavia dall’UE? Ma il governo tira dritto

La Polonia dice ancora “no” alle richieste di Bruxelles. Mentre la Commissione Europea decide se attivare l’”opzione nucleare”, per volere del governo il Tribunale Costituzionale cambia forma ancora una volta e si dice addio al costituzionalismo.

polonia-corte-costituzionale-1024x526-1467999167-310x165

La Polonia gira le spalle alla Commissione. Il contenzioso con l’UE è un caso chiuso, afferma il ministro degli Esteri Waszczykowski esprimendo così la posizione dell’intero governo: non cedere alle raccomandazioni della Commissione, nemmeno dopo gli ulteriori due mesi concessi una volta scaduto l’ultimo termine.

La Commissione messa alle strette

Il 13 gennaio 2016 la Commissione ha lanciato per la prima volta la procedura pre-articolo 7, volta ad accertare l’esistenza di minacce sistemiche allo stato di diritto. Oggetto del contendere: le leggi che dalla fine del 2015 hanno modificato composizione e funzionamento del tribunale costituzionale, intaccandone l’indipendenza. Ma, malgrado dialogo e raccomandazioni, Varsavia non ha risposto.

La Commissione, per bocca del suo Vice-Presidente Frans Timmermans, non si ritiene certo soddisfatta ma ormai non le rimarrebbe che proseguire il percorso intrapreso: invocare l’art. 7 del Trattato UE che contempla in ultima istanza la sospensione dei diritti di voto dello stato membro sanzionato.

Clausola di sospensione
L’articolo 7 del trattato sull’Unione europea prevede la possibilità di sospendere i diritti di adesione all’Unione europea (ad esempio il diritto di voto in sede di Consiglio) in caso di violazione grave e persistente da parte di un paese membro dei principi sui quali poggia l’Unione (libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto). Restano per contro impregiudicati gli obblighi che incombono al paese stesso.
In virtù dell’articolo 7, su proposta di un terzo dei paesi dell’Unione europea (UE) o della Commissione o del Parlamento europeo, il Consiglio, deliberando a maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri previo parere conforme del Parlamento europeo, può constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave dei principi fondamentali da parte di un paese dell’UE e rivolgergli le appropriate raccomandazioni.
L’articolo 354 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea prevede le modalità di voto in seno alle principali istituzioni europee allorquando un paese dell’UE vede applicarsi l’articolo 7 del TUE. Il paese in questione non partecipa alla votazione. Esso non figura nel calcolo del terzo dei paesi necessario per la proposta o dei quattro quinti necessari per la maggioranza. L’approvazione del Parlamento richiede una maggioranza di due terzi.

A dispetto di quanto affermato dal partito di governo di Diritto e Giustizia (PiS), sempre pronto ad accusare l’UE di ingerenza, la Commissione non ha abusato della sua posizione o mostrato accanimento nei confronti della Polonia dato che il ruolo di “guardiano” le è riconosciuto dai trattati stessi. Eppure, è tanto realistica la sua impotenza quanto scontato l’esito inconcludente di una tale azione, poiché è noto il disaccordo di Orbán, ragione per cui non sarebbe possibile raggiungere l’unanimità all’interno del Consiglio europeo.

tusk_mogherini_and_van_rompuy9484849-900-555-310x165
Donald Tusk ha annunciato la sua candidatura per un secondo mandato alla Presidenza del Consiglio Europeo, i leader degli stati membri sembrano favorevoli, tutti tranne uno: Jarosław Kaczyński. Sopra Tusk, Mogherini e in centro, Van Rompuy.

Lo stesso Donald Tusk, ex premier polacco ora Presidente del Consiglio europeo, ha mantenuto uno stretto riserbo sulla questione, forse anche per non inasprire i rapporti già tesi in madrepatria col governo non intenzionato ad appoggiarlo per un secondo mandato, rotto solo a dicembre in occasione delle tensioni dentro e fuori il Parlamento.

Tra la mancanza di supporto da parte degli altri organi europei e il silenzio di Tusk, è comprensibile la riluttanza della Commissione ad attivare “l’opzione nucleare”. La figura sarebbe comunque magra, ma nel primo caso almeno non peserebbe la responsabilità di non aver denunciato l’involuzione illiberale della Polonia.

Addio al Tribunale Costituzionale

Mentre in Europa si prendeva tempo, la squadra di Kaczynski è andata dritta per la strada delle “riforme”. Dopo i casi d’incostituzionalità trascurati dal governo che costituiscono il nodo del confronto con l’UE, tra novembre e dicembre sono state varate tre nuove leggi che modificano i tempi e la procedura di elezione del presidente della Corte, giusto poco prima del termine del mandato dell’ex presidente Rzepliński, simbolo della resistenza in difesa del costituzionalismo.

I passaggi legislativi, come spiegato in maniera dettagliata dal Prof. Koncewicz, hanno permesso di eleggere un nuovo presidente, Julia Przyłębska, vicino al governo, sospendendo solo per l’occasione il quorum obbligatorio per l’elezione. Il mancato raggiungimento del quorum era stato, appena il giorno prima, motivo di respingimento di una rosa di candidati da parte del Presidente Duda. Due pesi e due misure.

Il primo atto della Przyłębska è stato ovviamente quello di insediare i tre giudici contestati, ovvero quelli rigettati dal Tribunale ma riconosciuti dal Presidente. Con le dimissioni di un altro componente del consesso, il partito di governo è riuscito ad ottenere, nel giro di un anno, la maggioranza in Tribunale. Qualunque cosa si decida in Europa, forse è già troppo tardi. Il Tribunale, nella forma contemplata dalla Costituzione, è morto, e con esso anche il principio democratico dell’equilibrio dei poteri.

cultura-panorama-di-raclawiceNel 1794 le truppe polacche del generale Kościuszko sconfiggono gli invasori russi. Una vittoria improbabile, che, diventando subito leggendaria, viene celebrata da un dipinto eccezionale: il Panorama di Racławice. Il dipinto presenta una forma circolare ed è attualmente esposto in una struttura anch’essa rotonda, costruita appositamente per ospitarlo.

La nuova legge sui media scatena la protesta. Tensione davanti al Parlamento

polonia_proteste-fuori-e-dentro-il-parlamento-310x165

La grave crisi che attraversa il paese era già apparsa in dicembre, quando in una nottata tesissima che evidenziava l’insofferenza della gente, la polizia era intervenuta per disperdere i manifestanti raccolti sotto il Parlamento dove la maggioranza approvava il bilancio a porte chiuse. Lo scontro con il governo di Diritto e Giustizia (PiS) si era fatto feroce tra venerdì e sabato 19 dicembre 2016, dentro e fuori il Parlamento. Ricordiamolo.

czarny-protest-310x165

Dobbiamo dedicarci di più allo studio delle “democrazie illiberali” e delle tendenze neoconservatrici in Europa Orientale.

La crisi in aula

La crisi è iniziata quando Michał Szczerba, deputato del partito all’opposizione Piattaforma Civica, è stato escluso dal dibattito e privato del suo diritto di voto dopo aver discusso delle nuove regole per limitare l’accesso dei giornalisti all’edificio, e aver esibito un cartello con su scritto “Wolne Media w Sejmie”, stampa libera in Parlamento. In programma era la discussione e l’approvazione del bilancio 2017. Tuttavia, in un ambiente fattosi caotico dove la minoranza occupava il podio per protesta e solidarietà al collega, il Presidente della Camera, Marek Kuchciński, ha deciso di tenere il dibattito in una sala secondaria senza l’opposizione e vietando l’ingresso ai media. L’approvazione del bilancio, avvenuta per alzata di mano e in assenza del meccanismo di controllo elettronico, ha sollevato dubbi sulla legalità del voto.

Le proteste di fronte al Parlamento

Mentre la tensione saliva, il Comitato per la Difesa della Democrazia (KOD) ha invitato immediatamente i cittadini a protestare sotto la sede del Parlamento. I manifestanti hanno bloccato gli accessi all’edificio fino all’intervento della polizia che ha creato un corridoio per permettere l’uscita di Jarosław Kaczyński, presidente di PiS, e del premier Beata Szydło verso le 3 del mattino. Nell’operazione alcune persone sono state respinte con forza e gettate a terra mentre non parrebbe confermata la notizia sull’uso dei lacrimogeni da parte degli agenti.

I partiti di opposizione e KOD sono tornati a manifestare sabato e domenica mattina, e alcuni parlamentari hanno dichiarato di voler condurre il sit-in all’interno del Sejm fino a martedì. Il Presidente della Repubblica, Andrzej Duda, in una dichiarazione rilasciata sabato si è detto preoccupato per quanto avvenuto e, offrendosi quale mediatore per la crisi in corso, ha incontrato i leader dell’opposizione ieri sera.

Le nuove regole per i giornalisti

Secondo le nuove disposizioni che entreranno in vigore a partire dal 1 gennaio 2017, solo i giornalisti appartenenti a cinque selezionate emittenti potranno entrare in Parlamento e filmare i lavori. A tutti gli altri saranno concesse solo registrazioni audio e interviste in un edificio separato. Il Presidente del Senato, Stanisław Karczewski, durante un incontro con alcuni giornalisti sabato sera, ha dichiarato che PiS sarebbe disposto a rivedere il contestato piano.

Il nuovo regolamento è l’ultimo di una serie di provvedimenti che hanno limitato la libertà di stampa, i diritti civili, e imbrigliato la Corte Costituzionale in Polonia aprendo la strada a una crisi senza precedenti, e tutt’ora in corso, con l’Unione Europea.

Paola Di Marzo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...