992 .-RUSSIA: La vera faccia dell’oppositore Aleksej Navalny

Nessuna Russia senza Putin.

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Nonostante si sia parlato molto del noto oppositore di Putin (leggi qui) la figura di Navalny è piuttosto controversa. Aleksej ha 40 anni, una famiglia modello e si differenzia dai soliti burocrati del Cremlino per essere un ribelle. È un grande oratore, bello ed ammirato dai giovani perché aspira alla presidenza, anche se il Cremlino cerca in tutti i modi di bloccargli la strada. Tuttavia molti rimangono scettici sulle sue capacità come politico e sulla sua personalità.

photoLiberale o nazionalista?

Portavoce della lotta contro la corruzione, rivelatasi un vero successo grazie alla creazione del RosPil, Navalny incarna il nuovo trend ideologico dei nazional-democratici, i Natsdem, pro-europeisti e democratici ma anche xenofobi, preoccupando diversi noti giornali (Lenta). In realtà, il suo esordio politico è avvenuto con l’adesione al partito liberale “Yabloko”, da cui è stato però espulso nel 2007 proprio a causa delle sue posizioni nazionaliste.

Engelina Tareyeva, membro di “Yabloko”, lo accusa di creare le proprie relazioni sulla base dell’etnicità delle persone e di voler riabilitare il nazionalismo, presentandolo a braccetto con la democrazia. Navalny si difende, affermando che il suo non è un nazionalismo etnico ma civico, e si proclama a favore dell’abolizione del federalismo, forma ereditata del passato imperiale e dalla successiva amministrazione sovietica, che in genere premia l’oligarchia.

Artem Lebedev, famoso web-designer figlio della scrittrice Tat’jana Tolstaja, considera Navalny un populista senza alcuna esperienza in politica. Un blogger brillante, ma pur sempre un politico che mira solo ai propri interessi, senza fare nulla di concreto. Non è un caso che Navalny abbia trovato una scusa per non partecipare a un dibattito televisivo con Lebedev.

Dal lato opposto, Aider Muzhdabayev, vice-direttore del canale ATR dei tatari di Crimea, sebbene ritenga Navalny un convinto nazionalista, apprezza la sua onestà: “Ad alcuni piace, ad altri no. Io lo apprezzo per la sua sincerità e condivido la sua campagna contro la corruzione”.

La questione Caucaso

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La famosa “Marcia russa” di Mosca nel 2011. Nel dicembre 2011 prende il via un movimento di dissenso che scuote il Paese per diversi mesi: all’indomani delle elezioni della Duma, la gente scende in strada, riempie le piazze, urla il proprio malcontento.
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Ricordiamolo: 
5 dicembre: ha luogo la prima manifestazione di protesta a Chistye prudy a Mosca. Fonti diverse riportano un numero che va da 2mila a 10mila manifestanti
Il 10 dicembre la protesta si trasferisce in Piazza Bolotnaya, il numero dei manifestanti è compreso tra i 25 e gli 80mila. I dimostranti chiedono lo svolgimento di nuove elezioni
24 dicembre: in Piazza Bolotnaya si contano almeno 120mila manifestanti
Le proteste del 2011-2012 prendono il nome dalla Piazza Bolotnaya, che è stata spesso sede di azioni di protesta. Analoghe proteste hanno avuto luogo anche in altre città della Russia. A scendere in piazza sono state persone di varie tendenze ideologiche, liberali, nazionalisti e di sinistra, e anche apolitiche.
Ma oggi di quel vento di cambiamento resta ben poco.

Le critiche a Navalny sono giunte soprattutto dopo la sua partecipazione a proteste con sfumature razziste, tra cui la famosa “Marcia russa” di Mosca nel 2011 e la campagna “Stop Feeding The Caucasus!“, che non è mancata di cenni islamofobici. Con questo slogan Navalny ha sottolineato di voler parlare della corruzione endemica nel Caucaso del Nord, chiedendo al Cremlino di smettere di inviare denaro a queste regioni. Sergej Aleksashenko, vice-ministro delle finanze sotto Eltsin, ha fatto notare al blogger come lo slogan più appropriato fosse “Stop Feeding The Regime” e riflettere piuttosto sulle politiche del Cremlino. Navalny ha poi più volte proposto l’introduzione di visti per i paesi dell’Asia Centrale. Lottare contro l’immigrazione clandestina e il crimine organizzato, e proteggere l’etnia russa all’estero sembrano essere le prerogative principali, assieme alla riduzione del numero degli immigrati e loro cernita sulla base delle capacità produttive.

Tra Siria e Ucraina

Navalny dichiara che la Russia in Siria sta combattendo sul fronte sbagliato. Dovrebbe allearsi alle forze USA, invece di aiutare il presidente Assad contro i ribelli.

Per quanto riguarda la Crimea, la sola via d’uscita è, a suo avviso, indire un nuovo referendum (non essendo il primo stato “normale”). Tuttavia è convinto che la questione non si chiuderà facilmente.

Il leader dei tatari di Crimea, Mustafa Cemilev, lo rimprovera di non conoscere il diritto internazionale, in quanto i referendum si svolgono sull’intero territorio e quindi è necessario innanzitutto restituire la Crimea all’Ucraina.

Se eletto, il blogger promette inoltre la piena applicazione degli accordi di Minsk.

Claudia Bettiol

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