983.-LA CRUDA VERITA’ SULL’INFLAZIONE. COME VI PRENDERANNO IN GIRO DA QUI ALLE PROSSIME ELEZIONI

ScenariEconomiciinflazione-e-crescita
L’annuncio dell’ISTAT circa un innalzamento dell’inflazione ha portato ad una salve di Alleluja. I dati dell’ente statistico mostrano un’accelerazione all’1% dallo 0,5% previsto a Dicembre, su base annua, con un plus mensile dello 0,3%.

Perchè è importante, in generale, che l’inflazione non sia negativa o prossima allo 0 ? Il tutto risiede in uno studio, che ha generato la relativa teoria economica, dalle radici antiche la Curva di Phillips.

Phillips, un economista neozelandese, nel 1958 pubblicò uno studio che metteva in relazione il tasso i crescita delle paghe con la disoccupazione. Appariva come la disoccupazione fosse inferiore nei momenti di maggiore dinamica delle remunerazioni. Si tratta d un’ovvia applicazione della legge della domanda e dell’offerta:

se aumenta la spesa pubblica o comunque la crescita privata vi è una maggiore domanda di lavoro;
diminuisce l’insieme dei disoccupati;
la aziende devono competere per assumere i lavoratori;
le paghe nominali crescono;
i dipendenti hanno maggiore capacità di contrattazione ed ottengono paghe migliori;
aumentano i costi del lavoro;
le aziende aumentano i costi dei prodotti,
Questa spiegazione era quella “Classica per spiegare la “Curva di Phillips” che possiamo esplicitare in questo esempio grafico, con alle ordinate l’inflazione ed alle ascisse la disoccupazione.

 

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Questa visione è stata poi contestata negli anni ’70, quando i è assistito l fenomeno delle “Stagflazione”, depressione, con disoccupazione, ed inflazione. Però negli anni ’70 del secolo scorso vi era stato lo shock petrolifero.

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In due riprese (1973-79) il prezzo delle materie prime, petrolio sopra tutti, era andato alle stelle, letteralmente. In questo caso il boom inflazionistico era causato da una forte spinta esterna su una materia prima che non poteva essere controllata. Ecco perchè la curva di Phillips appariva superata.

Però non era un’inflazione dovuta all’eccesso di domanda ed al crollo della disoccupazione, ma ad una spinta delle materie prime.

Veniamo alla micro fiammata inflazionistica odierna. A cosa è dovuta ?

Beni energetici non regolamentati (benzia, gas) +9%;
Prodotti alimentari non lavorati (frutta e verdura) +5,3%;
I primi sono legati, come negli anni ’70, all’andamento dei prezzi internazionale, i secondi ad eventi stagionali: nelle regioni del centro e sud Italia , e nel resto del sud Europa, il mese di gennaio è stato particolarmente rigido con nevicate che si sono spinte sino agli Emirati Arabi Uniti.

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Questo ha prodotto una risi nelle produzione di ortofrutticoli freschi, con tanto di assalto ai banchi verdura del Regno Unito.

Quindi, per farla breve, la fiammata inflazionistica NON è stata portata da un risveglio produttivo o da un miglioramento della nostra situazione economica, quanto da uno, o più, eventi traumatici esterni. Insomma si tratta di un orizzonte più stagflazionista che da “Curva di Phillips”. Del resto, dagli stessi dati ISTAT, le vendite al dettaglio languono.

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Anzi, questa fiammata viene a comportare un paradosso: l’innalzarsi dell’inflazione darà un pretesto alla BCE per terminare il QE ed aumentare i tassi. La FED sta già accelerando l’aumento e questo, con la recente dinamica dei prezzi, aumenterà i mezzi di pressione dei “Falchi”. Aumentando alle stelle le nostre difficoltà.

Ma non per tutti!

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Circa 1,2 miliardi di euro (per l’esattezza 1.190.319.167) con un incremento di oltre il 60% rispetto all’anno precedente: è l’ammontare erogato dalla Pubblica amministrazione a consulenti e collaboratori pubblici, secondo la relazione del ministro Madia presentata al Parlamento. All’esorbitante cifra , un vero tesoretto, concorrono sia un maggiore ricorso ad incarichi esterni che una maggiore remunerazione. A registrare il maggiore aumento soprattutto sono le Regioni e le autonomie locali, che nel 2014 hanno registrato una crescita del 113,28%, seguite dai comparti Ricerca (56,17%), Scuola (55,20%), ‘Università’ (45,66%), Sanità (33,19%) e Ministeri, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Agenzie fiscali (32,11%).

Tralasciamo in questa sede gli aspetti corrosivi e politici della consulenza, ci basta ricordare in questa sede che la Corte dei conti la definì una piaga sociale, una domanda è d’obbligo: la nostra pubblica amministrazione è così carente di risorse e capitale umano? Quanti sono i dipendenti statali in Italia? Secondo le stime ufficiali, circa 3,2 milioni, in linea con i dati dei virtuosi Paesi europei. Ma in questo conteggio rientrano “solo” i lavoratori a tempo indeterminato, senza contare gli assunti con contratti a tempo determinato o interinale. Per completezza e rigore vanno poi sommate le stime del numero degli impiegati delle società partecipate dallo Stato, un groviglio di enti e società che ha portato l’Ocse ha definire l’Italia come uno dei paesi dalla struttura pubblica più imponente. Alla luce di questo sovradimensionamento della P.A., il ricorso massiccio a risorse esterne rappresenta sia uno spreco irragionevole di risorse interne che una loro umiliazione professionale. Il dipendente pubblico viene tenuto fuori dall’attività lavorativa, privato del senso di appartenenza all’ente a cui appartiene, mortificato nelle sue competenze, sulle quali non si investe. E così viene ridimensionato il nostro biasimo per il furbetto del cartellino, frutto dell’arte italica dell’arrangiarsi e della legge di sopravvivenza darwiniana, che nulla conta e nulla può verso i flussi di potere e di denaro che si muovono dietro a loro, i furbetti della consulenza, che tra sprechi e spillover negativi di inefficienza costano più di una finanziaria.

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