979.- YEMEN: FORZE FILOSAUDITE E AL QAEDA UNITE NELL’OFFENSIVA CONTRO I RIBELLI HOUTHI

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SAUDITI, CIOE’ USA E AL QAEDA UNITI. L’IPOCRISIA DELLA POLITICA AMERICANA OFFENDE IL POPOLO USA

Rapida escalation per le attività militari nello Yemen occidentale. Ormai da alcune settimane sale alle cronache la stretta delle forze della Coalizione guidata dai sauditi per conquistare le città occidentali del Paese, roccaforti dell’ex presidente Saleh.

Il 10 febbraio, le forze pro-presidente Hadi hanno annunciato l’avvenuta occupazione della città di Mocha, strategico porto del Mar Rosso, famoso per gli attacchi alle navi della coalizione (compresa un’unità della US Navy) e anche per lo storico smercio di caffè. Alla notizia, più volte smentita da fonti hezbollah vicine ai ribelli houthi, sono seguiti aspri combattimenti che perdurano ancora in queste ore.

Oggi non è possibile stabilire con esattezza a chi appartenga la città, ritenuta essenziale per controllare il traffico marittimo che dall’Oceano Indiano porta al Mediterraneo.

L’offensiva su Mocha, condotta essenzialmente da “Resistenza del Sud”, cartello di milizie sunnite armate dall’Arabia Saudita, fa parte di una più ampia offensiva che pone al centro tutto il Governatorato di Taiz, di cui Mocha fa parte. Proprio dal capoluogo Taiz, arrivano notizie secondo cui miliziani di Resistenza del Sud si sarebbero uniti ad AQAP (Al Qaeda nella Penisola Arabica) nel tentativo di espellere gli houthi dall’area metropolitana. Non si tratta di una novità per il vero. Tutti gli assalti tuttavia sarebbero stati finora respinti.

Attualmente lo Yemen, lungi dall’essere un Paese unito, non è nemmeno diviso in aree facilmente riconducibili ad uno o all’altro dei due grandi universi che si combattono: le milizie sunnite legate al presidente Hadi appoggiate dalle truppe arabe a guida saudita; i ribelli sciiti houthi filoiraniani e le altre forze rimaste fedeli a Saleh.

Se in passato si è potuto fare una demarcazione delle due aree corrispondenti rispettivamente all’ex Yemen del Sud e all’ex Yemen del Nord, oggi regna l’anarchia più totale. Nella stessa Aden, ex capitale del Sud, nonostante la prevalenza delle forze pro Hadi, la situazione è assolutamente fluida. Scontri interni alle fazioni dello stesso fronte sunnita sono segnalati in queste ore, nell’area dell’aeroporto.

Fonti non confermate parlano del primo abbattimento del 2017 di un caccia saudita nel governatorato di Marib. Lo Yemen è in fiamme e la popolazione civile continua a patire. Queste per ora sono le uniche certezze.

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Intanto, un missile Borkan, derivazione dei vettori della famiglia Scud, è stato lanciato domenica 5 febbraio dalle forze ribelli yemenite su Riad.

Il missile avrebbe centrato l’obiettivo identificato con la base militare di Mazahimiyah, situata a 40 km dalla capitale saudita.

Il Borkan, testato più volte nel 2016 per colpire in profondità il territorio dell’Arabia, ha ufficialmente una gittata di 500 miglia, ma secondo quanto riportato da fonti yemenite, nell’attacco di ieri avrebbe percorso più di 1000 km dal punto di lancio. Già in autunno, i ribelli houthi avevano dichiarato che Riad rientrava nella lista dei prossimi obiettivi.

Dopo un tentativo di nascondere l’avvenuto impatto lanciando l’allarme per un disastro naturale (terremoto o meteorite), le autorità saudite hanno dichiarato lo stato d’emergenza nell’area della capitale.

I Borkan vengono lanciati dalle aree montuose della provincie occidentali dello Yemen, controllate dai ribelli e dalla Guardia repubblicana yemenita, fedele all’ex Presidente Saleh.

Sotto la supervisione di esperti iraniani, il fronte sciita sarebbe in grado di costruire missili “fai da te” ricavati dalle strutture di vecchi missili anti aerei, come i sovietici S-75. Lo stoccaggio di decine di vettori continua senza sosta al riparo dalle intercettazioni delle forze di sicurezza del Regno.

hq-1-csa-1-guideline-apa-1sIl missile SAM superficie – aria S-75M3 “Volga” è un’arma antiquata utilizzabile solo come artiglieria a lunga gittata

Dal punto di vista strategico il lancio di ieri (avvenuto proprio mentre il ministro della Difesa saudita Bin Salman era a colloquio col Presidente yemenita “sunnita” Hadi) rappresenta un notevole salto di qualità del conflitto: i ribelli hanno dimostrato che Riad può essere colpita in qualunque momento.

Meno di una settimana fa un altro Borkan aveva colpito l’isola di Zuqar nel Mar Rosso, causando la morte di decine di soldati e ingenti danni ad infrastrutture saudite. La notizia non è stata mai confermata da fonti della Coalizione araba.

Fonte Difesaonline

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