974.- COMMENTO AL LIBRO BIANCO DELLA DIFESA 2017

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Il 10 febbraio scorso è stato approvato il Disegno di legge attuativo del Libro Bianco 2017 presentato dal Ministro della Difesa On. Roberta Pinotti. Una lettura sommaria dei 300 articoli ha suscitato in alcuni comitati e fra alcuni studiosi della Costituzione allarme e disapprovazione, in parte non motivate, in parte tardive. In particolare, con l’art. 80, alle Forze armate vengono confermate quattro missioni, che sembrano stravolgere completamente la Costituzione. Vengono confermate perché il testo delle missioni per le Forze armate è stato ripreso letteralmente dall’art. 1, legge 331/2000 (Ministro della Difesa, On. Sergio Mattarella), come, da allora, in ogni Libro bianco. La legge 331/2000, pubblicata sulla G.U. n. 269 del 17 novembre 2000, è successivamente confluita nel Codice dell’ordinamento militare di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010. La legge 331, dopo aver ricordato che il compito delle Forze armate italiane è la difesa dello Stato, aggiunge che queste possono essere impiegate all’estero al fine della realizzazione della pace e della sicurezza, ma sempre in conformità delle regole del diritto internazionale e alle determinazioni delle organizzazioni internazionali di cui l’Italia sia membro.
Ecco il testo dell’art. 80 del Libro Bianco:
Compiti e missioni delle Forze armate
80. I compiti assegnati alle Forze armate discendono dalla nostra Costituzione, che sancisce la difesa della Patria come sacro dovere del cittadino (Art. 52), e sono esplicitati ed attualizzati nell’articolo 89 del decreto legislativo n. 66 del 2010 (“Codice dell’ordinamento militare – COM”). In esso è configurata, quale priorità, la difesa dello Stato, ma anche, con riferimento all’articolo 11 della Costituzione, il compito di operare al fine della realizzazione della pace e della sicurezza, in conformità alle regole del diritto internazionale e alle determinazioni delle organizzazioni internazionali delle quali l’Italia fa parte. E’ previsto, inoltre, il concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni e lo svolgimento di compiti specifici in circostante di pubbliche calamità e in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza. Infine, nell’ambito dell’articolo 92 dello stesso COM, le Forze armate, oltre ai compiti istituzionali propri, forniscono, a richiesta e compatibilmente con le capacità tecniche del personale e dei mezzi in dotazione, il proprio contributo nei campi della pubblica utilità e della tutela ambientale.
81. In perfetta armonia con i compiti generali individuati dal portato normativo, questo Libro Bianco individua precise e specifiche missioni per le Forze armate le quali costituiranno, nella loro priorità, elementi di guida per le successive attività di revisione dello Strumento militare e di sviluppo delle attività di pianificazione generale.
PRIMA MISSIONE: La difesa dello Stato. Consiste nella difesa dello Stato contro ogni possibile aggressione, per salvaguardare:
- l’integrità del territorio nazionale;
- gli interessi vitali del Paese;
- la sicurezza delle aree di sovranità nazionale e dei connazionali all’estero; – la sicurezza e l’integrità delle vie di comunicazione di accesso al Paese.
SECONDA MISSIONE: La difesa degli spazi euro-atlantici ed euro-mediterranei. Consiste nel contributo alla Difesa collettiva dell’Alleanza Atlantica e nel mantenimento della stabilità nelle aree incidenti sul Mare Mediterraneo, al fine della tutela degli interessi vitali o strategici del Paese.
TERZA MISSIONE: Contributo alla realizzazione della pace e della sicurezza internazionali. Consiste nella partecipazione, nell’ambito della gestione delle crisi internazionali, a operazioni di prevenzione e gestione delle crisi al di fuori delle aree di prioritario intervento, al fine di garantire la pace, la sicurezza, la stabilità e la legalità internazionale, nonché l’affermazione dei diritti fondamentali dell’uomo, nello spirito della Carta delle Nazioni Unite.
QUARTA MISSIONE: Concorsi e compiti specifici. Consiste nel concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni e nello svolgimento di compiti specifici in circostanze di pubblica calamità ed in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza.

La Quarta missione assegnata alle FF.AA. riguarda i casi di calamità e di pericolo per le istituzioni e ha allarmato i comitati per la Costituzione, ma devo dire, tardivamente perché il testo delle missioni per le Forze armate è stato ripreso letteralmente dall’art. 1, legge 331/2000. Inoltre, senza scomodare il ministro Roberta Pinotti, il Trattato di Velsen del 2007, firmato da Prodi e D’Alema, ha istituito una polizia militare europea anti-sommossa, con poteri speciali, come vedremo.

Cosa dice la Costituzione.

Articolo 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Quindi, la Costituzione, dicendo “ l’Italia ripudia” e non solo rinuncia alla guerra, pone ai governi un vincolo sia morale sia giuridico.

Articolo 52
La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.
Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici.
L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.
La difesa della patria si persegue soprattutto, ma non esclusivamente, con il servizio militare come espressione di un dovere di solidarietà che grava su tutti i cittadini, che fa capo all’art. 2 Cost. quale, appunto, “adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Con riguardo alle missioni individuate dall’art. 1, legge 331/2000 e riportate nel Libro bianco, assumono valore i trattati internazionali sottoscritti dalla Repubblica Italiana.
o L’Italia, estendendo la previsione del secondo comma dell’art. 11, ha sottoscritto il TRATTATO DEL NORD ATLANTICO, entrato in vigore il 24 agosto 1949. Tuttavia, oggi, la NATO non rappresenta più un “Alleanza Difensiva” né una mera iniziativa di cooperazione militare, ma si configura come fondamentale strumento di collaborazione politica tra i Paesi membri. Infatti, la necessità di garantire la sicurezza del mondo occidentale dalla minaccia comunista ha avuto termine con la fine dell’URSS, rendendo inattuale l’Alleanza atlantica. Da quel momento, assistiamo alla trasformazione offensiva dell’Alleanza, che trascina l’Italia nelle avventure belliche, cui la Terza Missione del Libro bianco tenta di dare una veste di legittimità.
Si rende opportuna una breve scansione degli eventi che hanno accompagnato l’evoluzione dell’Alleanza al di là dei limiti stabiliti dalla Costituzione.
ü Il 24 marzo 1999: La NATO vede il suo primo impiego militare durante la guerra sobillata armando il Kosovo, dove per 11 settimane conduce, senza l’iniziale autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e richiamandosi pretestuosamente al concetto giuridico internazionale di “ingerenza umanitaria”, millantando il soccorso alle popolazioni Kosovare oggetto di pulizia etnica da parte serba e sovvertendo perciò la realtà dei fatti. L’Italia partecipa attivamente, ma in segreto, alla campagna di bombardamenti contro la Jugoslavia, composta ormai soltanto da Serbia e Montenegro che terminerà l’11 giugno 1999 (Operazione Allied Force , cui ho partecipato).
ü 12 settembre 2001: La NATO invoca, per la prima volta dal 1949, l’articolo 5 che stabilisce che ogni attacco a uno stato membro è da considerarsi un attacco all’intera alleanza. Questo avviene in risposta all’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 e si viene a creare uno stato di belligeranza permanente.
ü 11 agosto 2003: Per la NATO è la prima missione al di fuori dell’area nord-atlantica. Prende il comando dell’ISAF (International Security Assistance Force) in Afghanistan, su richiesta della Germania e dei Paesi Bassi, che la guidavano.
ü Tra il 23 e il 24 marzo 2011 l’Alleanza Atlantica interviene militarmente in Libia, contro le forze lealiste del regime di Mu’hammar Gheddafi e sappiamo che non fu una guerra civile.
o l’Italia aderisce all’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’ONU ha nel suo statuto, come programma, quello di garantire alle nazioni del mondo, la pace e il progresso della democrazia come pure l’affermazione del rigoroso rispetto per i diritti e le pari dignità di tutti gli Stati. La partecipazione dell’Italia alle azioni militari è consentita nell’ambito della solidarietà e della giustizia internazionale, come strumento di difesa della libertà e dei diritti degli altri popoli, nel rispetto dei vincoli stabiliti nella Carta delle Nazioni Unite;

Nel preambolo della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, proclamata in occasione del Consiglio di Nizza del 7 dicembre 2000, costituente canone interpretativo per la Corte di Giustizia (articolo di Stefano Rodotà, La Carta Europea dei diritti – una vittoria dimezzata, in La Repubblica, 4.10.2000), si richiama il retaggio spirituale e morale al quale l’Unione Europea, nel creare un’unione sempre più stretta, deve ispirare la propria azione, nella condivisione di un futuro di pace fondato su valori comuni;

  • La Repubblica Italiana è tra i firmatari del Trattato di Velsen, insieme a: Il Regno di Spagna, la Repubblica Francese, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica Portoghese,

che, aI fine di contribuire allo sviluppo dell’Identità Europea di Sicurezza e Difesa e rafforzare la Politica Europea di Sicurezza e di Difesa comune, ha istituito la Forza di Gendarmeria Europea EUROGENDFOR;

Preso atto di tutto ciò, esaminiamo alcune norme di questi trattati, rilevanti ai fini del nostro studio:
a. Dal TRATTATO DEL NORD ATLANTICO,
Articolo 5
Le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o nell’America settentrionale, costituirà un attacco verso tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi, ognuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall’art.51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale.

b.  Dalla Carta delle Nazioni Unite. Ratificata dall’ltalia – membro delle N.U. dal 1955 – con legge 17 agosto 1957 n. 848 in Suppl. Ord. G.U. n. 238 del 25 settembre 1957. Capitolo VII – “Azione rispetto alle minacce alla pace, alle violazioni della pace ed agli atti di aggressione” e, in particolare, l’Articolo 43, che recita:

Articolo 43

1. Al fine di contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, tutti i Membri delle Nazioni Unite si impegnano a mettere a disposizione del Consiglio di Sicurezza, a sua richiesta ed in conformità ad un accordo o ad accordi speciali, le forze armate, l’assistenza e le facilitazioni, compreso il diritto di passaggio, necessarie per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
2. L’accordo o gli accordi suindicati determineranno il numero ed i tipi di forze armate, il loro grado di preparazione e la loro dislocazione generale, e la natura delle facilitazioni e dell’assistenza da fornirsi.
3. L’accordo o gli accordi saranno negoziati al più presto possibile su iniziativa del Consiglio di Sicurezza. Essi saranno conclusi tra il Consiglio di Sicurezza ed i singoli Membri, oppure tra il Consiglio di Sicurezza e i gruppi di Membri, e saranno soggetti a ratifica da parte degli Stati firmatari in conformità alle rispettive norme costituzionali.

c. Dal Trattato di Velsen del 18 ottobre 2007, per l’istituzione della Forza di Gendarmeria Europea EUROGENDFOR sulla base dei seguenti presupposti qui riportati testualmente:
ü Vista la Dichiarazione di Intenti su EUROGENDFOR, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004;

– Visto il Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949; Vista la Carta delle Nazioni Unite, firmata a San Francisco il 26 giugno 1945;

– Visto l’Accordo tra le Parti al Trattato del Nord Atlantico sullo statuto delle loro Forze, firmato a Londra 1119 giugno 1951;

– Visto il Trattato dell’Unione Europea emendato dal Trattato di Nizza, firmato il 26 febbraio 2001;

– Visto l’Atto finale della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa, firmato a Helsinki il 1° agosto 1975;

– Visto l’Accordo tra gli Stati membri dell’Unione Europea relativo allo statuto del personale militare e civile distaccato presso le Istituzioni dell’Unione Europea, dei quartieri generali e delle forze che possono essere messi a disposizione dell’Unione Europea nel quadro della preparazione e dell’esecuzione delle missioni di cui all’articolo 17, comma 2, del Trattato dell’Unione Europea, ivi comprese le esercitazioni, e del personale militare e civile che gli Stati membri mettono a disposizione dell’Unione Europea per operare in tale contesto, firmato a Bruxelles il 17 novembre 2003.

Le missioni di EGF, secondo il Capo II del Trattato e l’art. 29,3:
Capo II
Missioni, ingaggio e schieramento
Articolo 4
Missioni e compiti
1. Conformemente al mandato di ciascuna operazione e nel quadro di operazioni condotte autonomamente o congiuntamente ad altre forze, EUROGENDFOR deve essere in grado di coprire l’intera gamma delle missioni di polizia, tramite la sostituzione o il rafforzamento, durante tutte le fasi di un’operazione di gestione della crisi.
2. Le Forze EGF possono essere poste indifferentemente alle dipendenze dell’autorita’ civile o del comando militare.
3. EUROGENDFOR potra’ essere utilizzata al fine di:
a) condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico;
b) monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi compresa l’attivita’ d’indagine penale;
c) assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attivita’ generale d’intelligence;
d) svolgere attivita’ investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorita’ giudiziarie competenti;
e) proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici;
f) formare gli operatori di polizia secondo gli standard internazionali;
g) formare gli istruttori, in particolare attraverso programmi di cooperazione.
Articolo 29,3
3. I membri del personale di EUROGENDFOR non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all’adempimento del loro servizio.

Merita soffermarsi su questa polizia europea perché è stata istituita nel silenzio dei media, quasi in segreto e ci lascia, perciò, poco tranquilli, al punto che il suo nome, fino a ieri, veniva sussurrato. Eurogendfor è stata istituita con il Trattato di Velsen del 18 ottobre 2007, ratificato a giugno 2010 da Camera e Senato con una maggioranza bulgara, (L.n. 84/2010), cui l’Italia ha aderito con altre cinque nazioni (Portogallo, Spagna, Francia, Olanda e, ultima, la Romania).
Questo Corpo militaresco è gestito da due organi centrali, uno politico e uno tecnico. Il primo è il comitato inter dipartimentale di alto livello, chiamato CIMIN, acronimo di Comité InterMInistériel de haut Niveau (Comitato Interministeriale di Alto Livello), composto dai rappresentanti dei ministeri degli Esteri e della Difesa aderenti al trattato. L’altro è il suo Quartier generale permanente (PHQ). Come fu annunciato, c’è di più:  la gendarmeria europea “manderà a casa l’Arma dei Carabinieri” (118.000 uomini cari agli Italiani, finora, per lo più ignari), sostituendosi alla Polizia di Stato e degradandole entrambe a polizia locale di secondo livello.
Essa deve, in stretta collaborazione con i militari europei, garantire “la sicurezza nei territori di crisi europei”. In pratica, il suo compito è principalmente quello di sopprimere le rivolte e la sua base – guarda caso – è a Vicenza.
Merita leggerli questi compiti nell’articolato stesso del Trattato. L’art. 4 dice che potra’ essere utilizzata al fine di:
  1. a) condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico;
  2. b) monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi compresa l’attivita’ d’indagine penale; cioè controlla la P.S.;
  3. c) assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attivita’ generale d’intelligence. Non possono essere intercettate le sue comunicazioni e può spiare senza necessità di un mandato. Ma, ecco: 29, c. 3. I membri del personale di EUROGENDFOR non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all’adempimento del loro servizio.
Cioè, non risponde ad alcun potere della Magistratura e a nessun Parlamento nazionale ne tan’ poco, europeo.
Aggiungo che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea all’art. 2, detta:
art. 2. Diritto alla vita. (1) –
1. Ogni persona ha diritto alla vita.
2.  Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato.
(1) Spiegazione –
1.Il paragrafo 1 di questo articolo è basato sulla prima frase dell’articolo 2, paragrafo 1, della CEDU, che recita: “1. Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge…”.
2. La seconda frase di detta disposizione, che ha per oggetto la pena capitale, risulta superata in conseguenza dell’entrata in vigore del protocollo n. 6 della CEDU, il cui articolo 1 è così formulato: “La pena di morte è abolita. Nessuno può essere condannato a tale pena, né giustiziato”.
A tale disposizione si ispira l’articolo 2, paragrafo 2 della Carta.
3. Le disposizioni dell’articolo 2 della Carta corrispondono a quelle degli articoli summenzionati della CEDU e del protocollo addizionale e, ai sensi dell’articolo 52,  paragrafo 3 della Carta. hanno significato e portata identici. Pertanto le definizioni “negative” che figurano nella CEDU devono essere considerate come figuranti anche nella Carta:
a) articolo 2, paragrafo 2, della CEDU: “La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario:
     a) per garantire la sicurezza di ogni persona contro la violenza illegale;
     b) per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona legalmente     detenuta;
     c) per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un insurrezione”;
b)  articolo 2 del protocollo n. 6 della CEDU: “Uno Stato può prevedere nella propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra;…

E’ un altra violazione della Costituzione e, nello specifico, dell’art. 27, ultimo comma.

Articolo 27

La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [cfr. art. 13 c. 4].

Non è ammessa la pena di morte.

 

Per completezza, il testo proposto, al n. 21, per Articolo 27, 4° comma, recava:

“Non è ammessa la pena di morte. Possono fare eccezione soltanto le leggi militari di guerra.”

Fu approvato dall’Assemblea. l’emendamento Veroni (748), di Democrazia del Lavoro: “Non è ammessa la pena di morte (, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.) “

Le parole tra parentesi sono state soppresse dall’art. 1 comma, 1 della L.Cost. 2 ottobre 2007, n. 1. L’art. 1 della legge 13 ottobre 1994, n. 589, ha sostituito la pena di morte prevista dal codice penale militare di guerra e dalle leggi militari di guerra con la pena massima prevista dal codice penale. Il testo definitivo, in vigore, reca: “Non è ammessa la pena di morte.”

Prima della novella del 2007 la Corte Costituzionale nel 1996 aveva sottolineato come il divieto fosse da ritenersi assoluto in quanto teso alla tutela del bene supremo della vita di cui all’art. 2 Cost.. A livello comunitario, invece, il riferimento normativo è costituito dall’art. 2 della Carta dei diritti fondamentali dall’Unione Europea, con l’equivoco del sottopunto c). Si deve ricordare, inoltre, come il nostro paese sostenga la moratoria internazionale per l’abolizione della pena di morte.

 

Come è potuto accadere tutto questo senza la partecipazione consapevole dei cittadini? La mia risposta è che alla politica si è sostituito il mercato. E’ la ricchezza come potere che è risorta sovrana e domina sulla politica, sul lavoro e sui cittadini. La governance europea non rappresenta i cittadini e neppure gli stati, ma un potere finanziario, fuori della politica e domina sul Parlamento europeo.
Non parliamo di qualcosa di futuro, ma del presente. Le truppe della Forza di gendarmeria europea sarebbero state già impiegate ad Atene, su richiesta del Primo Ministro Papandreou, in vista degli scontri di due anni fa. La notizia era trapelata su numerosi blog, alcuni a carattere nazionalista, per poi finire su Wikileaks e venne confermata da fonti giornalistiche greche che mostrarono gli automezzi con i distintivi della EGF sbarcare dalla nave. Chi lo dice e chi lo nega, ma noi i distintivi li vedemmo e loro dissero che andavano a fare un’esercitazione, ma a Patrasso, sull’altra costa della Grecia. Non vado oltre, ma chi decide e come si diventa territorio di crisi europeo?
Come è potuto accadere tutto questo senza la partecipazione consapevole dei cittadini? La mia risposta è che alla politica si è sostituito il mercato. E’ la ricchezza come potere che è risorta sovrana e domina sulla politica, sul lavoro e sui cittadini. La governance europea non rappresenta i cittadini e neppure gli stati, ma un potere finanziario, fuori della politica e domina sul Parlamento europeo.

Torniamo al Libro bianco. Ora, vogliamo commentare i seguenti punti:
– Missione 1: L’individuazione degli interessi vitali del Paese e dell’autorità a ciò deputata;
– Missione 2: L’ambito di applicazione della difesa degli spazi euro-atlantici ed euro-mediterranei;
– Missione 3: L’inquadramento delle operazioni per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale nell’ordinamento costituzionale;
– Missione 4: Il significato da attribuire al concorso alla “salvaguardia delle libere istituzioni “e nello svolgimento di compiti specifici in circostanze di pubblica calamità ed in “altri casi di straordinaria necessità ed urgenza”.

Per quanto riguarda la prima Missione, la missione di assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni (art. 11) e la difesa della Patria (art. 52), dopo l’integrità del territorio nazionale, viene riformulata quale contributo alla “difesa collettiva dell’Alleanza Atlantica e al mantenimento della stabilità nelle aree incidenti sul Mare Mediterraneo al fine degli interessi vitali o strategici del Paese”;
Per la seconda Missione, la cornice giuridica è rispettata formalmente; ma ogni quesito è reso inutile dalle cessioni di sovranità attuate in favore dell’Unione europea, da un lato, complici la crisi del pluralismo della democrazia e dell’informazione, e dalla soggiacenza alla politica estera armata Ue-NATO, dall’altro. Assistiamo, invece, all’adozione di decisioni della politica estera in contrasto con gli interessi vitali del Paese. Così è stato per la guerra alla Libia e così è per le sanzioni alla Russia.
Per quanto riguarda la terza Missione, l’Italia “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” è cosa diversa dalla “gestione delle crisi internazionali, a operazioni di prevenzione e gestione delle crisi al di fuori delle aree di prioritario intervento, al fine di garantire la pace, la sicurezza, la stabilità e la legalità internazionale”. L’inquadramento nell’ordinamento costituzionale delle operazioni militari per mantenere o imporre la pace e la loro legittimità viene sostenuta, in primo luogo, sulla base del parametro contenuto nella seconda parte dell’articolo 11 della Costituzione secondo il quale “l’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni”. Questo “assicuri” legittima la legge 14 novembre 2000, n.331, successivamente confluita nel Codice dell’ordinamento militare di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010, nella parte in cui, dopo aver ricordato che il compito delle Forze armate italiane è la difesa dello Stato, aggiunge che queste possono essere impiegate all’estero al fine della realizzazione della pace e della sicurezza, ma sempre in conformità delle regole del diritto internazionale e alle determinazioni delle organizzazioni internazionali di cui l’Italia sia membro.
Riguardo alla quarta missione, preoccupa l’inserimento delle Forze Armate nel dialogo democratico fra le istituzioni e il popolo sovrano.
Infine, ci si deve interrogare se il Trattato di Velsen e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea all’art. 2, rispettano la costituzione Italiana o potrebbero essere resi nulli ? Ma non è l’unico trattato che dobbiamo sottoporre a verifica.

Concludendo questa sommaria disamina: La politica estera e di difesa e il dialogo della piazza con le istituzioni devono essere considerati elementi fondamentali della democrazia del Paese. Diciamo che sarebbe stato senz’altro corretto dare maggiore rilevanza all’approvazione del Disegno di legge attuativo del Libro Bianco; ma anche che la distorsione del principio pacifista attuata attraverso i trattati e le alleanze merita un dibattito e una verifica, mai tardiva. Come sempre accade quando la disparità delle forze caratterizza i membri di un’alleanza, i più deboli devono essere saldi nei loro principi.

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