960.-INCONTRO DRAGHI-MERKEL: MA L’ART.130 TFUE E’ IN DESUETUDINE APPLICATIVA?

art.130 del Trattato di Lisbona, TFUE :
“Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri a loro attribuiti dai trattati e dallo Statuto del SEBC e della BCE, nè la Banca centrale europea, nè una banca centrale nazionale nè un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o agli organismi dell’Unione, DAI GOVERNI DEGLI STATI MEMBRI nè da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni gli organi e gli organismi dell’Unione, NONCHE’ I GOVERNI, DEGLI STATI MEMBRI SI IMPEGNANO A RISPETTARE QUESTO PRINCIPIO E A NON CERCARE DI INFLUENZARE I MEMBRI DEGLI ORGANI DECISIONALI DELLA BANCA CENTRALE…”

La proposta di Angela Merkel di diverse velocità d’integrazione non riguarderebbe l’eurozona, da mantenere unita tramite tutti i trattati, come il fondo salva Stati, ma sembra aver dettato al “Guardiano dell’€uro” le istruzioni per la sua politica.

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1. In attesa delle elezioni, – non quelle in Italia, dove per definizione le cose, nel breve temine, non possono cambiare in modo sostanziale- c’è una notevole confusione in €uropa: al punto che, all’interno nell’avvicendarsi di notizie, e analisi espertologiche, orwelliane, sfuggono i risvolti di quelle veramente rilevanti.
Prendiamo l’incontro Draghi-Merkel di pochi giorni fa. La cancelliera aveva parlato di “europa a più velocità” e, in molti, l’avevano fraintesa: in effetti, ciò che contava, in quella dichiarazione, era più un’oscura minaccia a chi non si adeguava all’intensificazione dell’attuale modello mercantilista a trazione germanica che non la prospettiva di una volontà politica di cambiare i trattati. Insomma, contava più quello che non era stato detto: e di sicuro non era stato detto, dalla Merkel, che lei, proprio lei, ipotizzasse un euro a più velocità.

1000x-1Mario Draghi and Angela Merkel have never publicly disagreed with one another. Now they have something to agree on.

2. Su questo punto, riportiamo la sintesi “ufficiale” dell’incontro fatta dal Corriere della sera:
Non hanno parlato di tassi d’interesse, Angela Merkel e Mario Draghi, nel loro incontro alla cancelleria di Berlino. Hanno però parlato di qualcosa di più: del futuro dell’Europa. E la cancelliera ha chiarito che la sua proposta di diverse velocità d’integrazione non riguarda l’eurozona, da mantenere unita. «Non è vero che ho parlato di velocità diverse riguardo all’eurozona — ha detto dopo il colloquio con il presidente della Bce — Anzi, l’area euro dev’essere coesa e continuare a sostenere tutti i progetti varati assieme, come il fondo salva Stati»
La confusione, chiunque l’avesse fatta e amplificata, viene esplicitamente stigmatizzata:
Nei giorni scorsi, c’erano state discussione e confusione sulla proposta di Merkel di formalizzare un’Europa a velocità multiple. Tra queste, il sospetto che intendesse un nucleo forte di Serie A e i Paesi deboli ai margini. Idea che avrebbe messo in discussione la tenuta dell’euro. Dopo avere parlato con il guardiano della moneta, Merkel ha voluto dunque precisare che la proposta riguarda altro, non l’unità valutaria.
3. Al di là di fumose esemplificazioni sulle “diverse velocità” in alcuni irrilevanti settori (almeno per le priorità dei cittadini comuni che, in €uropa, sono alle prese con disoccupazione strutturale devastante e distruzione sistematica del welfare), al di là della generica inquietudine, priva di qualsiasi autocritica, per cui l’UE sarebbe alle prese con “enormi cambiamenti”, appunto, “nell’era della Brexit, di Donald Trump e delle crisi multiple dell’Europa”, l’incontro è servito in pratica per dire che l’applicazione dei trattati prosegue per quella che è, che è sempre stata e che sempre sarà.
Anche nei settori, – su tutti l’immigrazione e il controllo dei megasurplus esteri di Germania e Olanda-, in cui le crisi “multiple” sono, evidentemente, dei momenti evolutivi interni al “migliore dei mondi possibile”. Quello dei trattati della pace, della cooperazione e della “durezza del vivere”.

4. Infatti, ci tiene a precisare il Corsera,
“Draghi…non ha mai caricato di significati eccessivi il surplus commerciale tedesco e sa che Merkel non potrà, in un anno elettorale, frenare la spinta all’export delle imprese”.
Traduciamo però in termini di previsioni normative dei trattati questo bel siparietto, così rassicurante e sereno sul futuro dell’eurozona: la Merkel, in veste e nell’esercizio delle sue funzioni di capo del governo dello Stato membro dell’eurozona più importante, – che passa il suo tempo a pianificare e a dettare le politiche socio-economiche cui, esplicitamente, si devono adeguare gli altri paesi dell’eurozona stessa-, incontra il presidente della BCE, la più importante istituzione “federale” dell’eurozona (anzi, l’unica, necessaria e sufficiente, a rigor di trattati) per rassicurare tutti gli altri Stati membri che le cose andranno avanti così.
Quindi, Draghi avrebbe ricevuto e/o sollecitato istruzioni, attinenti all’esercizio delle sue funzioni, – se non altro perché la Merkel avrebbe potuto ventilare un diverso quadro normativo che regolasse tale esercizio-, e la Merkel, proprio riguardo all’esercizio della sua iniziativa politica quale capo di governo in proiezione applicativa ma anche modificativa dei trattati (le “più” velocità), avrebbe ricevuto e/o sollecitato istruzioni da Draghi.
Chiariamo che le istruzioni sono proprio delle indicazioni orientative, adottabili nelle più diverse forme, compreso un incontro “diplomatico”, pubblico e “protocollare”, attinenti ai rispettivi indirizzi generali nell’esercizio dell’ampia discrezionalità che caratterizza sia i poteri della BCE sia, al contempo, il potere di negoziazione, rilevantissimo, che all’interno delle istituzioni €uropee caratterizza la posizione di capo del governo tedesco.

5. E cosa dicono i trattati sul punto? Quello che è espresso nell’art.130 del TFUE (che abbiamo già incontrato varie volte):
“Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri a loro attribuiti dai trattati e dallo Statuto del SEBC e della BCE, nè la Banca centrale europea, nè una banca centrale nazionale nè un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o agli organismi dell’Unione, DAI GOVERNI DEGLI STATI MEMBRI nè da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni gli organi e gli organismi dell’Unione, NONCHE’ I GOVERNI, DEGLI STATI MEMBRI SI IMPEGNANO A RISPETTARE QUESTO PRINCIPIO E A NON CERCARE DI INFLUENZARE I MEMBRI DEGLI ORGANI DECISIONALI DELLA BANCA CENTRALE…”

6. Dunque, l’anomalo incontro tra il presidente della BCE e il capo del governo tedesco, culminato in una dichiarazione concordata che indirizza la futura discrezionalità di entrambi nell’esercizio delle rispettive funzioni all’interno del quadro istituzionale UE-M, è esattamente la situazione che è vietata dalla norma in questione.
Basti pensare che Draghi, – che è abituato ad esternare, anche in via scritta, sulle più minuziose istruzioni relative alle politiche fiscali dei paesi dell’eurozona, e sulla priorità delle più drastiche riforme del mercato del lavoro-, viene indotto, a sentire il Corsera, a glissare, per l’ennesima volta, sul surplus commerciale tedesco che, sul piano delle sue competenze, influisce in modo decisivo nel rendere insostenibile l”eurozona e nel vanificare i suoi tentativi, più o meno creativi, di limitare le asimmetrie determinate dalla moneta unica.
L’assuefazione a questa alterazione applicativa dei trattati (economici), nei ruoli dei rispettivi protagonisti, e negli indirizzi anticooperativi che ne scaturiscono, – tutti rafforzativi delle problematiche che comporta la moneta unica-, è una cosa molto grave.

7. E in questo quadro, risulta quasi un beffa che, contemporaneamente all’incontro in questione, la Germania abbia, ancora una volta, preso un unilaterale posizione sulla questione Grecia, come, sempre lo stesso articolo, ci riferisce:
Sempre ieri, una vecchia crisi è tornata, quella greca. In discussione è la sostenibilità del piano di salvataggio ellenico da parte dell’Europa. Le opinioni sono contrastanti e il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha detto che Atene deve fare le riforme stabilite, «altrimenti dovrà andare per un’altra strada», cioè abbandonare l’euro. Posizione forte, come da tempo ha il ministro tedesco sulla questione. Ma che Merkel ha poi sempre mediato, con l’appoggio di Draghi, per non mettere in crisi l’eurozona. Due leader uniti di fronte alle debolezze dell’Europa.
8. Cosa poi abbia mediato la Merkel, con l’appoggio di Draghi, nel massacro continuativo della Grecia, non è dato di sapere. Specialmente se ha appena detto a Draghi che l’eurozona non si tocca, cioè che la Grecia deve rimanere nell’euro…per ripagare i debitI corrispondenti al surplus tedesco. Il che vale, come monito e esempio “educativo”, per tutti i paesi “debitori” dell’eurozona.
Ma questo è è lo stesso identico concetto espresso da Schauble, che ipotizza la Grexit solo dopo essersi assicurato che i soldi dell’ESM e della trojka abbiano messo al sicuro i crediti bancari tedeschi, prospettando che l’uscita, cioè il default, ovvero il taglio concordato del debito greco, comunque accompagnato dalla svalutazione della neo-dracma, siano a carico di chi ha contribuito all’ESM…cioè noi (che avevamo posizioni creditorie trascurabili, a differenza dei francesi, verso la stessa Grecia).

Così, Orizzonte 48. Ora, traduco la critica di Alessandro Speciale e Birgit Jennen su Blomberg:

Mario Draghi e Angela Merkel non sono mai entrati pubblicamente in disaccordo tra loro. Ora hanno qualcosa da concordare.

Tre giorni dopo aver respinto in coro le accuse degli Stati Uniti che la Germania è responsabile di un euro grossolanamente sottovalutato, il presidente della Banca centrale europea si è recato a Berlino per una delle sue periodiche discussioni, a porte chiuse con il cancelliere tedesco. L’incontro, probabilmente, ha toccato gli argomenti già noti – lo stato dell’economia, della combustione crisi della Grecia del debito e la politica monetaria – e la tempistica è pertinente.

La Germania si sta preparando per le elezioni di settembre, e con l’inflazione al livello più alto dal 2013, la pressione nella più grande economia europea sta montando per via di un segnale che – dopo più di due anni di acquisti di asset e tassi di interesse negativi – la BCE si starebbe preparando per la normalizzazione. Ma anche se nelle 19 nazioni dell’eurozona la ripresa ha preso velocità e la disoccupazione è in calo, molte economie devono fare ancora affidamento sugli incentivi monetari, e la loro rimozione improvvisa potrebbe fare il gioco dei partiti che vogliono invertire la rotta in materia di integrazione europea.

“Una strategia di uscita è in ritardo”, ha detto Alexander Radwan, un esperto di finanza dell’Unione socialista cristiano, alleato bavarese della Merkel; mentre ha ammesso che “un ritiro improvviso degli incentivi potrebbe creare situazioni difficili per alcuni paesi dell’area dell’euro”; ha,poi, aggiunto che quei paesi “dovrebbero essere informati prima che sta arrivando la fine gli incentivi monetari, al fine di accelerare la realizzazione delle riforme necessarie.”

Alla vigilia dei colloqui, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble aveva detto che “preparare e pianificare di uscire da una politica monetaria straordinaria per evitare distorsioni più grandi è un arte da applicare con attenzione”. In un’intervista alla televisione ARD, aveva sostenuto che la Germania non ha alcun interesse per gli sviluppi incontrollabili “, e quindi, “sono felice che la BCE voglia tentare di eseguire una politica monetaria prudente, attentamente bilanciata.”

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La critica tedesca per la politica monetaria non convenzionale si è fatta più forte dopo che, nel mese di gennaio, il tasso di inflazione del paese è balzato all’ 1,9 per cento, un livello che la BCE mira a mantenere nel medio termine in tutta l’area dell’euro.

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Wolfgang Schaeuble, gioca a scaricabarile con il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. Dopo le accuse lanciate dall’amministrazione Trump contro l’euro e Berlino, la risposta del ministro tedesco non si fatta attendere. Il superconsulente al commercio del neo presidente Usa, Peter Navarro, direttore del National Trade Council, ha definito l’euro un «marco mascherato» e pesantemente sottovalutato, aggiungendo senza mezzi termini che Berlino avrebbe sfruttato il mercato comunitario ai danni degli altri paesi europei e degli Stati Uniti d’America. In risposta a queste pesanti accuse, Schaeuble non ha trovato di meglio da fare che tentare di scaricare la responsabilità della politica neomercantilista tedesca sulla Bce.

Non tutti i tedeschi approvano la politica europea di Mekel e di Schäuble. E’ contro ogni logica pensare di poter favorire la competitività delle esportazioni tedesche sui mercati mondiali, a spese degli altri Stati europei.

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