942.- MOGHERINI E TUSK TRACOTANTI CONTRO TRUMP. PERCHE’, SE LO POSSONO PERMETTERE?

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Soddisfatto per le decisioni prese nel vertice UE: Il primo ministro polacco Donald Tusk segue il belga Herman van Rompuy (al centro) già presidente del Consiglio dell’UE, detto mister Euro e il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini. Mogherini è responsabile della politica estera dell’Unione europea.

C’è qualcosa di intollerabile, oltre che inquietante e comico, nelle dichiarazioni tracotanti “di guerra” a Trump da parte dei nostri burattini “europei” che nessuno ha eletto. Dichiarazioni di guerra vera e propria fatte a nostro nome. La Mogherini ha convocato il parlamento europeo per dichiarare: “L’Europa ha il dovere di essere chiara in caso di disaccordo soprattutto se questo riguarda i nostri valori fondamentali. E certamente siamo in disaccordo con l’ordine esecutivo emanato dal presidente degli Stati Uniti il 27 gennaio. Anche molti in America sembrano non essere d’accordo”.

Donald Tusk, il polacco presidente del Consiglio europeo che sta per lasciare il posto a un maltese, ha proclamato da Tallin che “gli Stati Uniti sotto la presidenza Trump” sono “una minaccia esterna all’Unione Europea come Cina, Russia, terrorismo islamico”.

 

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Donald Tusk attuale Presidente del Consiglio europeo. È stato primo ministro della Polonia dal 2007 .

Dopo un ventennio di complicità con tutti i delitti dell’amministrazione Bush jr. e Obama, gli eurocrati si ergono a nemici del terzo presidente appena insediato. Gente non eletta gli dà lezioni, sporgendo il petto, in nome “dei nostri valori”. E’ abbastanza chiaro che delirano per la paura di perdere il loro potere e l’ordine oligarchico in cui si sono accomodati: Tusk ha incolpato noi, i sudditi europei, “tanti stanno diventando apertamente anti-europei o euroscettici”, cosa che ha imputato ai dubbi crescenti, in questi sudditi ingrati, “sui valori fondamentali della democrazia liberale” (il non-eletto da nessuno chiama democrazia liberale l’oligarchia burocratica che ci opprime).

E poiché “la nuova amministrazione è sul punto di mettere in discussione 70 anni di politica estera americana” (ossia di volonterosa soggezione europea), Donald Tusk ci avverte, noi sudditi “egoisti”, che “la disintegrazione dell’Unione Europea non porterà alla restaurazione della mitica sovranità degli stati membri, ma alla loro dipendenza concreta da Stati Uniti, Russia, Cina. Solo insieme possiamo essere indipendenti”. Sì, è proprio paura folle, sragionano. Hanno paura che Trump diventi il liberatore di noi europei.

Ridicolo ma anche arrogante in modo insopportabile Francois Hollande – che nessuno voterà mai più – il quale ha voluto lasciare agli atti che “l’amministrazione Trump è una sfida per l’Europa” – naturalmente uscendo da un colloquio con la Merkel. Comico e tracotante il ministro degli esteri Steinmeier: “Con l’elezione di Donald Trump il mondo del ventesimo secolo è finito per sempre”. Il capo della CSU bavarese, Seehofer: “Non sono d’accordo con nessuna delle decisioni di Trump”. Nessuna. Un inedito coro ha interrotto l’atmosfera formale della riunione dei ministri degli Esteri Nato in Turchia, ad Antalya. Dopo la cena alla fine del meeting, in cui si è parlato di Ucraina e Isis, l’orchestra ha proposto ai ministri Nato di cantare una canzone per la pace. I ministri non si sono tirati indietro e sono saliti sul palco intonando “We are the world”, la canzone della pace per eccellenza, del gruppo “USA for Africa”, di cui facevano parte nomi come Michael Jackson, Bruce Springsteen e Tina Turner. Ad esibirsi sul palco, il ministro turco Mevlut Cavusoglu, quello greco Nikos Kotzias e il capo della diplomazia europea Federica Mogherini. È delirio, certo.

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Alla cena Nato i ministri degli Esteri cantano “We are the World”. 

Questa è gente che nel maggio 2015, al vertice della NATO in Turchia, cantava in coro, come ubriaca di potere”, “We are the World”, noi siamo il mondo. Questi ridicoli parlano a nome di un’Europa punteggiata di centinaia di basi Usa (contro cui non hanno mai obiettato), e d’improvviso minacciano, fanno la voce grossa, si ribellano in nome dei “valori”, dichiarano l’America “una minaccia”. Siccome sono dei vili, questa improbabile e improvvisa manifestazione di coraggio deve avere qualche motivo. Si vede che credono di potersi permettere l’insubordinazione. Puntano su un ritorno rapido allo status quo, per qualche motivo?

Herman van Rompuy,  detto mister Euro, chi è?
Il 19 novembre 2009 Van Rompuy fu scelto all’unanimità dal Consiglio europeo per essere il primo presidente permanente del Consiglio europeo. Entrò in carica il 1 ° dicembre 2009 (entrata in vigore del Trattato di Lisbona) per un mandato di 2 anni e mezzo. Nel marzo 2012 il Consiglio europeo ha scelto di confermare Van Rompuy per un secondo mandato di 2 anni e mezzo.
L’alternativa più quotata per la posizione era l’ex primo ministro britannico Tony Blair. Con la scelta di Van Rompuy, i capi di stato e di governo dell’Unione europea privilegiarono una personalità di minore profilo internazionale, ma nota per le sue capacità di mediazione. Van Rompuy è stato infatti elogiato per le sue qualità di negoziatore e definito l’orologiaio dei compromessi impossibili. Descrisse il suo ruolo di presidente di un organo composto da 27 capi di Stato e di governo (e il compito di trovare un consenso tra loro) come quello “né di uno spettatore, né di un dittatore, ma di un facilitatore”, e dichiarò:
« Ogni paese dovrebbe uscire vittorioso dai negoziati. Un negoziato, che si concludesse con la sconfitta di una delle parti non è mai una buona trattativa. Prenderò in considerazione gli interessi e le sensibilità di tutti. Se la nostra unità rimane la nostra forza, la nostra diversità rimane la nostra ricchezza »
La stampa turca criticò la nomina di Van Rompuy, poiché egli in passato aveva assunto una posizione contraria all’adesione della Turchia all’Unione europea.
Poco prima o durante i primi mesi della sua presidenza Van Rompuy ha visitato tutti gli Stati membri dell’UE. L’11 febbraio 2010 Van Rompuy organizzò una riunione informale dei capi di stato e di governo dell’UE alla Biblioteca Solvay di Bruxelles, per discutere la direzione futura della politica economica della UE, il risultato della conferenza di Copenaghen e l’allora recente sisma di Haiti.
Di fatto, l’incontro fu incentrato sulla crescente crisi del debito sovrano (a quel tempo, della Grecia), che sarebbe diventato il marchio saliente del primo anno di Van Rompuy come presidente. Con gli stati membri che hanno assunto posizioni divergenti su questo tema, Van Rompuy ha dovuto trovare compromessi, non ultimo tra la Francia e la Germania, in successive riunioni del Consiglio europeo e dei vertici dei capi di Stato e di governo della zona euro, che hanno portato alla definizione dell’European Financial Stability Mechanism triennale e del Fondo europeo per la stabilità finanziaria nel maggio 2010 al fine di fornire prestiti a Grecia (e più tardi Irlanda) per contribuire a stabilizzare i costi dei prestiti, ma soggetti a condizioni rigorose.
Il Consiglio europeo gli ha inoltre affidato il compito di presiedere una Task Force sulla governance economica, composto di rappresentanti personali (per lo più ministri delle finanze) dei capi di governo, che ha terminato i lavori a ottobre 2010. La sua relazione, che ha proposto un maggiore coordinamento macro-economico all’interno dell’UE in generale e della zona euro in particolare, oltre ad un irrigidimento del patto di stabilità e di crescita, è stata approvata dal Consiglio europeo. Quest’ultimo l’ha anche incaricato di preparare, entro dicembre 2010, una proposta di limitata modifica ai trattati necessaria per consentire la stabilità del meccanismo di stabilità finanziaria. Il suo primo anno è stato segnato anche dal ruolo di coordinamento delle posizioni europee sulla scena mondiale in occasione dei vertici del G8 e del G20 e vertici bilaterali, come il teso Vertice UE-Cina del 5 ottobre 2010.
Il suo progetto – per un’aggiunta all’articolo 136 del TFUE, che modifica l’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea relativamente a un meccanismo di stabilità per gli Stati membri dell’Eurozona – è stato approvato dal Consiglio europeo nella riunione di dicembre 2010. Per meglio comprendere l’antidemocraticità dell’Unione, leggiamo il testo della decisione.

DECISIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO

del 25 marzo 2011

che modifica l’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea relativamente a un meccanismo di stabilità per gli Stati membri la cui moneta è l’euro

(2011/199/UE)

IL CONSIGLIO EUROPEO,
visto il trattato sull’Unione europea, in particolare l’articolo 48, paragrafo 6,
visto il progetto di modifica dell’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea sottoposto al Consiglio europeo dal governo belga il 16 dicembre 2010,
visto il parere del Parlamento europeo (1),
visto il parere della Commissione europea (2),
previo parere della Banca centrale europea (3),
considerando quanto segue:
(1)
L’articolo 48, paragrafo 6, del trattato sull’Unione europea (TUE) consente al Consiglio europeo, che delibera all’unanimità previa consultazione del Parlamento europeo, della Commissione e, in taluni casi, della Banca centrale europea, di adottare una decisione che modifica in tutto o in parte le disposizioni della parte terza del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Tale decisione non può estendere le competenze attribuite all’Unione nei trattati e la sua entrata in vigore è subordinata alla previa approvazione degli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali.
(2)
Nella riunione del Consiglio europeo del 28 e 29 ottobre 2010, i capi di Stato o di governo hanno convenuto sulla necessità che gli Stati membri istituiscano un meccanismo permanente di gestione delle crisi per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo insieme e hanno invitato il presidente del Consiglio europeo ad avviare consultazioni con i membri del Consiglio europeo su una modifica limitata del trattato necessaria a tal fine.
(3)
Il 16 dicembre 2010 il governo belga ha presentato, in conformità dell’articolo 48, paragrafo 6, primo comma, TUE, un progetto di modifica dell’articolo 136 TFUE consistente nell’aggiunta di un paragrafo ai sensi del quale gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme e che stabilisce che la concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità. Al tempo stesso, il Consiglio europeo ha adottato conclusioni sul futuro meccanismo di stabilità (punti da 1 a 4).
(4)
Il meccanismo di stabilità costituirà lo strumento necessario per affrontare situazioni di rischio per la stabilità finanziaria dell’intera zona euro come quelle verificatesi nel 2010 e contribuirà dunque a preservare la stabilità economica e finanziaria dell’Unione stessa. Nella riunione del 16 e 17 dicembre 2010, il Consiglio europeo ha convenuto che, poiché detto meccanismo è destinato a salvaguardare la stabilità finanziaria dell’intera zona euro, l’articolo 122, paragrafo 2, TFUE ( riguardo all’aiuto garantito dal bilancio dell’Unione per un ammontare massimo di 60 miliardi di EUR. ndr) non sarà più necessario a tale scopo. I capi di Stato o di governo hanno pertanto convenuto che non debba essere usato per tali fini.
(5)
Il 16 dicembre 2010 il Consiglio europeo ha deciso di consultare il Parlamento europeo e la Commissione in merito al progetto, in conformità dell’articolo 48, paragrafo 6, secondo comma, TUE (vedi nota in calce. ndr). Ha altresì deciso di consultare la Banca centrale europea. Il Parlamento europeo (1), la Commissione (2) e la Banca centrale europea (3), rispettivamente, hanno adottato pareri sul progetto.
(6)
La modifica riguarda una disposizione contenuta nella parte terza del TFUE e non estende le competenze attribuite all’Unione nei trattati,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1

All’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea è aggiunto il paragrafo seguente:
«3. Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità.»
Articolo 2

Gli Stati membri notificano senza indugio al segretario generale del Consiglio l’espletamento delle procedure richieste dalle rispettive norme costituzionali per l’approvazione della presente decisione.
La presente decisione entra in vigore il 1o gennaio 2013, a condizione che tutte le notifiche di cui al primo comma siano pervenute o, altrimenti, il primo giorno del mese successivo al ricevimento dell’ultima delle notifiche di cui al primo comma.
Articolo 3

La presente decisione è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Fatto a Bruxelles, il 25 marzo 2011.
Per il Consiglio europeo
Il presidente
H. VAN ROMPUY
(1) Parere del 23 marzo 2011 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).
(2) Parere del 15 febbraio 2011 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).
(3) Parere del 17 marzo 2011 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).

Critiche
Nel febbraio 2011 Van Rompuy venne criticato da quasi tutti i gruppi politici al Parlamento europeo per il suo atteggiamento nei confronti dei governi tedesco e francese, ritenuto troppo debole e accondiscendente e incapace di assicurare un approccio comunitario e trasparente alle questioni di interesse comune.

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Violazione dei trattati UE per l’istituzione del MES

Per istituire il meccanismo europeo di stabilità che poi oltre ad essere un meccanismo si è rivelato essere un Fondo, ergo, un istituto vero e proprio, le istituzioni europee hanno violato gli stessi trattati europei, modificando un articolo, l’articolo 136 del TFUE, con procedura di consultazione semplice, e non con la procedura richiesta per i casi di modifica dei trattati, ossia l’organizzazione di una conferenza intergovernativa.

Questo perché l’articolo 48, comma 6 del TUE prevede la possibilità di modificare le disposizioni della terza parte del Trattato sul funzionamento dell’UE con la procedura semplificata unicamente se ciò non estende le competenze attribuite all’Unione, e solo se la decisione di modifica delle disposizioni è approvata dagli Stati membri secondo le loro rispettive norme costituzionali.

La questione è a tal punto delicata che sono state sollevate delle questioni pregiudiziali nel merito, prima contro alla Corte europea di giustizia, nell’ambito di un appello di una deputata irlandese contro il governo irlandese per l’approvazione della modifica dell’articolo 136 del TFUE. La sentenza della Corte europea di giustizia del 27 novembre 2012 è naturalmente scontata (cfr. http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A62012CJ0370 ).

Ecco il testo della decisione del Consiglio europeo che modifica l’articolo 136 del TFUE.

6.4.2011  IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

L 91/1

DECISIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO

del 25 marzo 2011

che modifica l’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea relativamente a un meccanismo di stabilità per gli Stati membri la cui moneta è l’euro

(2011/199/UE)

IL CONSIGLIO EUROPEO,

visto il trattato sull’Unione europea, in particolare l’articolo 48, paragrafo 6,

visto il progetto di modifica dell’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea sottoposto al Consiglio europeo dal governo belga il 16 dicembre 2010,

visto il parere del Parlamento europeo (1),

visto il parere della Commissione europea (2),

previo parere della Banca centrale europea (3),

considerando quanto segue:

(1)

L’articolo 48, paragrafo 6, del trattato sull’Unione europea (TUE) consente al Consiglio europeo, che delibera all’unanimità previa consultazione del Parlamento europeo, della Commissione e, in taluni casi, della Banca centrale europea, di adottare una decisione che modifica in tutto o in parte le disposizioni della parte terza del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Tale decisione non può estendere le competenze attribuite all’Unione nei trattati e la sua entrata in vigore è subordinata alla previa approvazione degli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali.

(2)

Nella riunione del Consiglio europeo del 28 e 29 ottobre 2010, i capi di Stato o di governo hanno convenuto sulla necessità che gli Stati membri istituiscano un meccanismo permanente di gestione delle crisi per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo insieme e hanno invitato il presidente del Consiglio europeo ad avviare consultazioni con i membri del Consiglio europeo su una modifica limitata del trattato necessaria a tal fine.

(3)

Il 16 dicembre 2010 il governo belga ha presentato, in conformità dell’articolo 48, paragrafo 6, primo comma, TUE, un progetto di modifica dell’articolo 136 TFUE consistente nell’aggiunta di un paragrafo ai sensi del quale gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme e che stabilisce che la concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità. Al tempo stesso, il Consiglio europeo ha adottato conclusioni sul futuro meccanismo di stabilità (punti da 1 a 4).

(4)

Il meccanismo di stabilità costituirà lo strumento necessario per affrontare situazioni di rischio per la stabilità finanziaria dell’intera zona euro come quelle verificatesi nel 2010 e contribuirà dunque a preservare la stabilità economica e finanziaria dell’Unione stessa. Nella riunione del 16 e 17 dicembre 2010, il Consiglio europeo ha convenuto che, poiché detto meccanismo è destinato a salvaguardare la stabilità finanziaria dell’intera zona euro, l’articolo 122, paragrafo 2, TFUE non sarà più necessario a tale scopo. I capi di Stato o di governo hanno pertanto convenuto che non debba essere usato per tali fini.

(5)

Il 16 dicembre 2010 il Consiglio europeo ha deciso di consultare il Parlamento europeo e la Commissione in merito al progetto, in conformità dell’articolo 48, paragrafo 6, secondo comma, TUE. Ha altresì deciso di consultare la Banca centrale europea. Il Parlamento europeo (1), la Commissione (2) e la Banca centrale europea (3), rispettivamente, hanno adottato pareri sul progetto.

(6)

La modifica riguarda una disposizione contenuta nella parte terza del TFUE e non estende le competenze attribuite all’Unione nei trattati,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

All’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea è aggiunto il paragrafo seguente:

«3. Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità.»

Articolo 2

Gli Stati membri notificano senza indugio al segretario generale del Consiglio l’espletamento delle procedure richieste dalle rispettive norme costituzionali per l’approvazione della presente decisione.

La presente decisione entra in vigore il 1o gennaio 2013, a condizione che tutte le notifiche di cui al primo comma siano pervenute o, altrimenti, il primo giorno del mese successivo al ricevimento dell’ultima delle notifiche di cui al primo comma.

Articolo 3

La presente decisione è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Fatto a Bruxelles, il 25 marzo 2011.

Per il Consiglio europeo

Il presidente

H. VAN ROMPUY

(1) Parere del 23 marzo 2011 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).

(2) Parere del 15 febbraio 2011 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).

 

 

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