I 10 motivi per cui l’Occidente ha ucciso la Guida libica Muhammar Gheddafi. L’Africa francofona, le segrete vie e gli equilibri della finanza.

Diceva Gheddafi: “l’attacco dell’11 settembre è partito dall’America e Al-Qaida ha sede a New York”, parole sante effettivamente. Un Gheddafi destituito, anche lui con un’operazione mediatica, che ha fatto distruggere l’unico paese africano dove si stava meglio che in Europa.

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L’ex-leader libico Muhammar Gheddafi fu ucciso “perché pensava che l’Africa era matura per sfuggire alla povertà coi propri mezzi, svolgendo il proprio ruolo nella governance globale“, aveva detto il presidente del Ciad Idris Deby, in un’intervista.

Secondo il Capo di Stato ciadiano, era essenziale “farlo tacere”, aggiungendo che “la storia registrerà che gli africani non hanno fatto molto. Ci hanno ignorato e non fummo consultati.

Gheddafi era sconvolto e imbarazzato“. “Fu lo stesso con Patrice Lumumba, in Congo.

 

Patrice Lumumba è stato il primo primo ministro della Repubblica Democratica del Congo dopo il raggiungimento dell’indipendenza del Congo dal Belgio. Rimase in carica solo pochi mesi. Nel dicembre del 1960 venne fatto arrestare dal colonnello Mobutu che aveva preso il potere con un colpo di stato, che lo fece uccidere dai ribelli Katanghesi il 17 gennaio 1961.

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Lumumba fu il primo, e per oltre quarant’anni l’unico, dirigente politico democraticamente eletto nella Repubblica Democratica del Congo.

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Il presidente del Ciad Idris Deby, al suo quinto mandato. Il Ciad è un Paese in profonda crisi economica e sociale.

Perché l’uccisero? Perché Gheddafi fu ucciso? (…) Siamo fornitori di materie prime. Ma guardate dove siamo? Siamo molto arretrati“, ha detto il leader del Ciad da Abeche, la seconda città del Ciad. Ecco in 10 punti perché Gheddafi doveva morire:

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1) – Il primo satellite africano RASCOM-1

Fu la Libia di Gheddafi ad offrire la prima vera rivoluzione in Africa dei tempi moderni: assicurando la copertura universale del continente per telefonia, televisione, radio e molte altre applicazioni come telemedicina e istruzione a distanza; per la prima volta, una connessione a basso costo diventava disponibile nel continente, anche nelle zone rurali, con il sistema del ponte radio WMAX. La storia inizia nel 1992, quando 45 Paesi africani crearono la società RASCOM per avere un satellite africano e ridurre i costi di comunicazione nel continente. Le chiamate da e verso l’Africa allora avevano le tariffe più costose del mondo, perché c’era una tassa di 500 milioni di dollari che l’Europa incassava ogni anno dalle conversazioni telefoniche, anche all’interno dei Paesi africani, per il transito dei satelliti europei come Intelsat. Il satellite africano costava solo 400 milioni da pagare una sola volta, senza mai più pagare 500 milioni di affitto all’anno. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere, ma l’equazione più difficile fu: come lo schiavo si sbarazza dello sfruttamento servile dal padrone se cerca aiuto da quest’ultimo per raggiungere questo obiettivo? Così, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Stati Uniti, Unione europea ingannarono questi Paesi per 14 anni. Nel 2006, Gheddafi pose fine all’inutile agonia dell’elemosina dai presunti benefattori occidentali che praticano prestiti a tassi usurari; la Guida libica mise sul tavolo 300 milioni di dollari, la Banca di Sviluppo africana 50 milioni, la Banca per lo Sviluppo dell’Africa occidentale 27 milioni, così l’Africa dal 26 dicembre 2007 ebbe il suo primo satellite per telecomunicazioni della storia. Nel processo, Cina e Russia s’inserivano, questa volta vendendo la loro tecnologia e permettendo il lancio di nuovi satelliti sudafricani, nigeriani, angolani, algerini e anche di un secondo satellite africano, lanciato nel luglio 2010. Ci aspettiamo per il 2020 il primo satellite al 100% tecnologicamente costruito sul suolo africano, in particolare in Algeria. Il satellite competerà con i migliori del mondo, ma a un costo 10 volte inferiore, una vera e propria sfida. Ecco come un piccolo semplice gesto simbolico di 300 milioni può cambiare la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi è costata all’occidente non solo 500 milioni di dollari all’anno, ma miliardi di dollari di debito ed interessi che tale debito avrebbe generato all’infinito e in modo esponenziale, mantenendo il sistema occulto per spogliare l’Africa.

2) – Base monetaria dell’Africa, Banca centrale africana, Banca di investimenti africana

I 30 miliardi di dollari sequestrati da Obama appartengono alla Banca centrale libica, previsti dalla Libia per la creazione della federazione africana attraverso tre progetti faro:3) – Banca di investimenti africana a Sirte, in Libia e creazione nel 2011 del Fondo monetario africano con capitale di 42 miliardi di dollari a Yaounde,

4) – Banca centrale africana ad Abuja, in Nigeria, la cui prima emissione monetaria africana significava la fine del franco CFA attraverso cui Parigi domina alcuni Paesi africani da 50 anni.

5) – E’ comprensibile dunque ancora una volta la rabbia di Parigi contro Gheddafi. Il Fondo monetario africano doveva sostituire eventualmente tutte le attività sul suolo africano con cui il Fondo monetario internazionale, con solo 25 miliardi di dollari di capitale, ha saputo piegare un intero continente con privatizzazioni discutibili, obbligando i Paesi africani a passare dai monopoli pubblici a quelli privati. Sono gli stessi Paesi occidentali che chiesero di divenire membri del Fondo monetario africano e, unanimemente, il 16-17 dicembre 2010 a Yaounde gli africani respinsero tali lussuriosi, decidendo che solo i Paesi africani fossero membri del FMA.

I soli nemici possibili della governance tecnocratica finanziaria mondiale sono quelli morti. Nel 2000, Saddam Hussein aveva annunciato che il petrolio iracheno sarebbe stato venduto in euro, non in dollari. 

La NATO ha ucciso Gheddafi per fermare la creazione libica della Gold-Backed valuta

Nonostante la Francia abbia guidato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1973 per la creazione di una no-fly zone sopra la Libia con l’intento esplicito di proteggere i civili, una delle oltre 3.000 email nuove di Hillary Clinton rilasciate dal Dipartimento dello Stato, contiene  prove schiaccianti delle nazioni occidentali che hanno utilizzano la NATO come strumento per rovesciare il leader libico Muhammar Gheddafi. Il rovesciamento della NATO non era per la protezione delle persone, ma invece serviva per contrastare il tentativo di Gheddafi di creare una moneta d’oro africano-backed per competere con il monopolio delle banche centrali occidentali.

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Il dinaro oro di Muhammad Gheddafi (vedi anche su questo blog: “Dinaro d’Oro la moneta per la rinascita Africana, ideata da Muammar Gheddafi.” 
dinaro-doro-300x129Il dinaro d’oro promesso tre anni fa dal Califfo dello Stato Islamico ha cominciato invece a circolare davvero solo in luglio del 2016, a Raqqa e a Deir-ez-Zour o Deir-el-Zor . I dinari d’oro accettati dai contrabbandieri di petrolio sono stati cambiati a 139$, il valore dell’oro di cui sono fatti. Anche in questo caso, pur di rinverdire le glorie del primo Islam, Isis aveva volto indietro le lancette di un tempo che ha visto progressivamente affermarsi la smaterializzazione del denaro e il suo affrancarsi dalla base metallica.

GHEDDAFI E LA NUOVA MONETA AFRICANA

In questo breve servizio, Russia Today si interroga sui motivi che hanno portato al rovesciamento di Gheddafi da parte della NATO, e suggerisce che il vero pericolo da lui rappresentato fosse il suo progetto di introdurre un “gold-standard” africano, legando nel contempo la nuova moneta al prezzo del petrolio. Traduzione di Massimo Mazzucco per luogocomune.net

TESTO IN ITALIANO:

ANNUNCIATORE: Circolano nuove domande sui motivi dell’intervento NATO in Libia. Come ci dice la corrispondente di RT, Laura Emmet, l’organizzazione potrebbe aver cercato di impedire a Gheddafi di seppellire il dollaro americano.
LAURA EMMETT: Alcuni credono che l’attacco della NATO alla Libia sia stato fatto per proteggere i civili.
DAVID CAMERON: Non dobbiamo tollerare che questo regime usi l’esercito contro la propria gente.LAURA EMMETT: Altri dicono che il motivo è il petrolio.
RICHARD CELENTE: L’unico motivo per cui sono interessati alla Libia è il petrolio. Pensate che oggi saremmo in Iraq se la loro esportazione principale fossero i broccoli?
LAURA EMMETT: Ma c’è anche chi è convinto che l’intervento in Libia sia dovuto a questioni di valuta, ed in particolare al progetto di Gheddafi di introdurre il dinaro d’oro, una moneta unica per tutta l’Africa, fatta in oro, il vero parametro della ricchezza
.JAMES THRING: E’ una di quelle cose che devi pianificare quasi in segreto, perchè nel momento in cui annunci che vuoi passare dal dollaro a qualcos’altro entri subito nel mirino. Ci sono state due conferenze su questo argomento, nel 1996 e nel 2000, chiamate World Mathaba Conference, organizzate da Gheddafi. Erano tutti interessati, e penso che la maggioranza dei paesi africani fosse favorevole.
LAURA EMMETT: Gheddafi non ha mai rinunciato all’idea. Nei mesi che hanno preceduto l’intervento militare ha invitato gli stati africani e musulmani ad unirsi per creare questa nuova moneta, in competizione con il dollaro e con l’euro. Avrebbero venduto il petrolio e le altre risorse a tutto il mondo, solamente in cambio di dinari d’oro.Una tale idea farebbe cambiare gli equilibri economici mondiali. La ricchezza di un paese dipenderebbe dalle quantità d’oro che possiede, e non dai dollari che scambia. E la Libia possiede 144 tonnellate di oro. Il Regno Unito ne ha il doppio, ma ha una popolazione dieci volte maggiore.
ANTHONY WILE: Se Gheddafi aveva l’intenzione di cambiare il prezzo del petrolio, e di qualunque altra cosa il paese vendesse sui mercati globali, accettando qualcosa di diverso come moneta, oppure introducendo il dinaro d’oro, una mossa di quel tipo non sarebbe stata certo gradita alle attuali elite di potere, che sono incaricate di gestire le banche centrali nel mondo. Quindi è chiaro che una cosa del genere avrebbe causato la sua eliminazione immediata, insieme alla necessità di creare altre motivazioni per rimuoverlo dal potere.
LAURA EMMETT: È già accaduto altre volte. Nel 2000, Saddam Hussein aveva annunciato che il petrolio iracheno sarebbe stato venduto in euro, non in dollari. C’è chi dice che le sanzioni e la susseguente invasione siano nate dal fatto che gli americani volessero impedire ad ogni costo che l’OPEC adottasse l’euro nel mercato del petrolio per tutti i suoi paesi membri. L’oro inglese è depositato in un caveau di sicurezza da qualche parte sotto la Banca d’Inghilterra. Come nella maggioranza dei paesi moderni, non ce n’è abbastanza da metterlo in circolazione per tutti. La cosa è diversa nei paesi come la Libia e molti stati del Golfo. Il dinaro d’oro metterebbe le nazioni africane e mediorientali ricche di petrolio in grado di dire ai loro clienti assetati di energia: “Spiacenti, ma il prezzo è salito, e vogliamo essere pagati in oro”. C’è chi dice che gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO non avrebbero letteralmente potuto permettere una cosa del genere.

Le e-mail indicano l’iniziativa militare francese con la NATO in Libia è stata guidata anche dal desiderio di ottenere l’accesso a una maggiore quota di produzione di petrolio libico, e di minare un piano a lungo termine da Gheddafi a soppiantare la Francia come potenza dominante in Africa.

L’aprile 2011 la e-mail, inviata al Segretario di Stato Hillary dal consigliere non ufficiale Sidney Blumenthal con oggetto “cliente della Francia e l’oro di Gheddafi,” rivela le intenzioni degli occidentali predatori.

L’e-mail individua il presidente francese Nicholas Sarkozy come leader dell’attacco alla Libia con cinque scopi specifici in mente: per ottenere petrolio libico, garantire l’influenza francese nella regione, aumentare la reputazione di Sarkozy a livello nazionale, affermare il potere militare francese, e per prevenire l’influenza di Gheddafi in quello che è considerata “Africa francofona.”

Più sorprendente è la sezione che parla dell’enorme minaccia che le riserve in oro e argento di Gheddafi, stimato in “143 tonnellate di oro, e una quantità simile in argento,” andavano a rivolgere al franco francese (CFA) che circolava come moneta africana prima.

L’e-mail chiarisce che fonti di intelligence indicano l’impulso dietro l’attacco francese alla Libia è stata una mossa calcolata per consolidare una maggiore potenza, con la NATO come strumento di conquista imperialista, non un intervento umanitario, come il pubblico è stato erroneamente indotto a credere.

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Secondo l’ e-mail :

Questo oro è stato accumulato prima della ribellione in corso ed è stato destinato ad essere utilizzato per stabilire una valuta panafricana basata sulla libica Dinaro d’oro. Questo piano è stato progettato per fornire ai paesi africani francofoni con una alternativa al franco francese (CFA).

L’evidenza indica che quando l’intelligence francese è venuta a conoscenza di questa iniziativa libica per creare una moneta e di competere con il sistema delle banche centrali occidentali, la decisione di sovvertire il piano attraverso mezzi militari è iniziata.

I cinque fattori che motivarono Nicolas Sarkozy a combattere la guerra contro la Libia, secondo David Ignatius del Washington Post, “Blumenthal ricevette le informazioni sulla Libia da un ex-agente della CIA:

6) – Desiderio di una maggiore quota di petrolio libico;

7) – Aumentare l’influenza francese in Nord Africa;

8) – Migliorare la situazione politica interna in Francia;

9) – Offrire all’esercito francese la possibilità di ripristinare la sua posizione nel mondo;

10) – Rispondere alle preoccupazioni dei suoi consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante in Africa occidentale”.

Su quest’ultimo punto, il memorandum menziona l’esistenza del tesoro di Gheddafi, 143 tonnellate d’oro e quasi altrettanto di argento, trasferite da Tripoli a Sabha nel sud della Libia, una quindicina di giorni dopo l’avvio dell’operazione militare. “Quest’oro fu accumulato prima della ribellione e aveva lo scopo di creare della valuta panafricana supportata dal dinaro d’oro libico. Questo piano doveva fornire ai Paesi africani francofoni l’alternativa al franco CFA“.

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Franco CFA occidentale emesso dalla BCEAO (CFA XOF) Franco CFA centrale emesso dalla BEAC (CFA XAF)

Il franco CFA (allora Franc Colonies françaises d’Afrique, oggi Franc Communauté Financière Africaine) è la valuta utilizzata da 14 paesi africani:

C’è una inquietante similitudine tra il sistema di cambi fissi dell’euro e ciò che già c’era, da quasi 70 anni: il Franco CFA. Il Franco CFA fu creato come il Franco CFP il 26 dicembre del 1945, al momento della ratifica da parte della Francia degli accordi di Bretton Woods. A quei tempi la sigla indicava il franco delle colonie francesi africane (Colonies françaises d’Afrique).

Senza la necessità di modificare la sigla, il nome cambiò in “franco della Comunità Francese dell’Africa” nel 1958, ed oggi indica il franco della Comunità Finanziaria dell’Africa nel caso dell’UEMOA, e franco della cooperazione finanziaria dell’Africa Centrale per il CEMAC.

L’esistenza di due nomi distinti evidenzia la divisione della zona in due:

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Le rispettive valute non sono intercambiabili.

Gli accordi che vincolano i due istituti centrali con le autorità francesi sono identici e prevedono le seguenti clausole:

  • un tipo di cambio fissato alla divisa europea;
  • piena convertibilità delle valute con l’euro garantita dal Tesoro francese;
  • fondo comune di riserva di moneta estera a cui partecipano tutti i paesi del CFA (almeno il 65% delle posizioni in riserva depositate presso il Tesoro francese, che in tal modo si fa garante del cambio monetario);
  • in contropartita alla convertibilità era prevista la partecipazione delle autorità francesi nella definizione della politica monetaria della zona CFA.

Il franco CFA mantenne la parità rispetto al franco francese salvo in casi particolari. Gli economisti hanno ritenuto che il valore di cambio sia stato, nonostante alcune svalutazioni, troppo alto e sfavorevole per i paesi partecipanti agli accordi monetari (era inconcepibile favorire la ripresa dei territori colonizzati con un cambio così sopravvalutato. Dice niente?).

Successivamente all’introduzione dell’euro, il valore del franco CFA è stato fissato alla nuova valuta; è comunque il Tesoro francese e non la Banca centrale europea che continua a garantire la convertibilità del franco CFA.

Assieme al Franco Comoriano ed a quello CFP (anche qui, allora Colonies françaises du Pacifique, oggi Change franc Pacifique, valuta comune per 3 stati insulari appartenenti ai territori d’oltremare francesi), il CFA fa parte della cosiddetta Zona Franco, ovvero una zona legata storicamente al franco francese (ora FRF) fino alla sua completa sostituzione da parte dell’Euro; ora è legata a quest’ultima valuta in un perverso rapporto di successione (fino al 1999 1 CFA = 0,01 FRF, successivamente 1 EUR = 655,957 CFA).

Il rapporto di cambio (indicativo) al 23 gennaio 2017 era di:

1 CFA = 0,0015 €

1 € = 661,8756 CFA

Le valute non sono intercambiabili tra di loro (nonostante il rapporto 1 XOF = 1 XAF) e sono spendibili soltanto nei paesi che rispettivamente accettano quello occidentale e centrale.
Per fornire un esempio più vicino a noi, è come se gli stati de l’Europa occidentale e meridionale si unissero sotto un’unica valuta, costituendo così un’unione economica monetaria a sé, idem quelli dell’Europa del nord con quelli orientali ed entrambe le valute si chiamassero Euro (è un po’ la storia che da qualche anno si sente nei media di scindere la zona euro in due: Euro Nord ed Euro Sud…), cioè, l’Europa a due velocità, che Europa non è.

Ma c’è un altro progetto della Libia che bisogna conoscere per avere una visione di quello che potrà essere l’Africa, chissà quando e riguarda le riserve d’acqua della Libia.

Il primo di settembre 1991 è la data del completamento della fase principale della “Libia’s Great Man-Made River Project”, ovvero il progetto libico per la costruzione del più grande fiume artificiale mai realizzato. Questo incredibilmente enorme e ben riuscito sistema di trasporto dell’acqua è praticamente sconosciuto in Occidente, tuttavia non ha rivali e supera anche tutti i nostri progetti di sviluppo. Il leader dei paesi cosiddetti avanzati, gli Stati Uniti d’America, si rifiuta di ammettere che un paese piccolo, con una popolazione di non più di quattro milioni di abitanti, possa essere in grado di costruire niente di così grandi dimensioni senza prendere in prestito un solo centesimo dalle banche internazionali!

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Negli anni Sessanta, durante l’esplorazione petrolifera nel profondo sud del deserto libico, vennero scoperte vaste riserve d’acqua di ottima qualità, sotto forma di falde acquifere.
In Libia ci sono quattro grandi bacini sotterranei: queste vaste riserve possono offrire una quantità di acqua praticamente illimitata per il popolo libico.
Nel mese di ottobre del 1983, venne creato un ente statale incaricato di raccogliere l’acqua dalle falde acquifere, nel sud, e convogliarla – prevalentemente per l’irrigazione – nella fascia costiera libica.
Nel 1996 il progetto aveva raggiunto una delle sue fasi finali: nelle case e nei giardini dei cittadini della capitale Tripoli zampillava acqua dolce non inquinata. Venivano già trasportati più di cinque milioni di metri cubi di acqua al giorno attraverso il deserto verso le zone costiere, incrementando la quantità di terra arabile. Composto da una rete di tubi interrati per eliminare l’evaporazione, ognuno del diametro di quattro metri, il sistema si estende per 4.000 km fino al deserto. Tutto viene progettato e prodotto localmente.

L’obiettivo è dunque quello di rendere la Libia del tutto autosufficiente oltre che trasformarla in una fonte di ricchezza agricola, in grado di produrre cibo e acqua per soddisfare le proprie esigenze e quelle dei paesi confinanti.

Una cerimonia di gala si è svolta in Libia alla fine del mese di agosto del 1991, in cui i leader libico “aprì il rubinetto”del Grande “Fiume”. L’inaugurazione segnava la fine della prima fase del progetto, il cui completamente era previsto per il 1996.

A celebrare l’inaugurazione del fiume artificiale sono state decine di capi di Stato arabi e africani e centinaia di delegazioni stranieri. Tra loro c’era anche il presidente egiziano Hosni Mubarak, che ha sottolineato l’importanza del progetto per il mondo arabo. Gheddafi ha invitato gli agricoltori egiziani a venire a lavorare in Libia, dove ci sono solo 4 milioni di abitanti. La popolazione in Egitto è composta da 55 milioni di persone affollate in strette fasce lungo il fiume Nilo e nella regione del delta. Negli ultimi 20 anni, l’accesso al progetto da parte dell’Egitto – che in tal modo si procurerebbe più acqua e più ettari di terreni agricoli e residenziali – è stato ripetutamente sabotato dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, ovvero dagli interessi finanziari anglo-americani alle loro spalle.
Sintesi curata e tradotta da Carlo Dorofatti per Nexus

Fonte completa: http://poorrichards-blog.blogspot.com/2011/03/virtually-unknown-in-west-libyas-water.html#comments

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