935.- IN ROMANIA È ESPLOSA LA PIÙ GRANDE PROTESTA DI SEMPRE, 300MILA IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO

La Romania agita i Balcani Orientali. All’orizzonte si profila un nuovo ricorso alle urne, extrema ratio dopo che le ultime elezioni si sono tenute solo l’11 dicembre scorso.

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Sono le più grandi proteste di piazza dalla caduta di Ceausescu, ben 300mila persone hanno manifestato in strada a Bucarest contro la nuova legge introdotta dal governo per depenalizzare corruzione e abuso di potere. Una legge che fa comodo anzitutto a Liviu Dragnea, leader del partito socialista al governo, attualmente a processo per corruzione. Il governo ha infatti deciso corruzione e abuso di potere saranno punibili solo se è dimostrabile un danno per lo stato superiore a 44.000 euro. Guarda caso, la vicenda che riguarda Liviu Dragnea è sotto quella cifra. A scampare alla giustizia saranno anche quei politici finiti in manette negli ultimi anni di altalenante lotta alla corruzione. Un liberi tutti che non piace ai romeni. Proteste si sono registrate anche in altre città della Romania, a dimostrazione della dimensione nazionale del malcontento. Un malcontento radicato nel tempo che trova, in questa legge, la classica goccia in un vaso già traboccante.

L’attuale quadro politico

L’attuale primo ministro, Sorin Grindeanu, è stato nominato appena un mese fa. Ci sono voluti due mesi per arrivare alla sua nomina poiché il partito socialista, uscito vincitore dalle elezioni parlamentari dello scorso dicembre, non riusciva a indicare un nome adatto a ricoprire la carica di primo ministro. Carica che sarebbe dovuta andare al leader del partito socialista, Liviu Dragnea, fautore del successo elettorale. Ma Liviu Dragnea non poteva in quanto precedentemente condannato per frode elettorale e per questo interdetto da ogni incarico pubblico. Egli indicò allora il nome di Sevil Shhaideh, donna di origine tartara e religione musulmana, ritenuta da molti un “pupazzo” nelle mani dello stesso Dragnea. Anche per questo il presidente della repubblica, Klaus Iohannis, rifiutò di conferirle l’incarico. Così, a inizio gennaio, si è giunti alla nomina di Sorin Grindeanu, uomo di cui la piazza oggi chiede le dimissioni.

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Sevil Shhaideh. A fine anno, il presidente della Romania, Klaus Iohannis, ha bocciato la sua candidatura a primo ministro, senza aver motivato la sua decisione che, tuttavia, sorprende: non c’erano motivi politici nel rifiutare la candidatura della Shhaideh, che aveva fin qui ricoperto limitati incarichi politici ed era rimasta lontana dalla ruberie della capitale. Sarà stato per via di suo marito, ricco uomo d’affari siriano che si vocifera essere stato un sodale di al-Assad? E’ quanto ha sostenuto Catalin Predoiu, già ministro della Giustizia, affermando che se la Shhaideh “arrivasse a formare un governo, avrebbe accesso a informazioni altamente riservate e a segreti militari dell’intera Nato, non solo romeni”.

Il suo profilo tecnico e la formazione da economista deponevano a favore della nomina ma, contro ogni aspettativa, Iohannis ha detto “no“. Può avere pesato, sulla decisione del presidente, il passato del marito, ricco uomo d’affari siriano che si vocifera essere stato un sodale di al-Assad. Alcuni esponenti politici liberali avevano già espresso, nei giorni scorsi, la propria contrarietà alla nomina della Shhaideh colpevole – ancor prima di aver commesso qualsiasi colpa – di “tradimento” in quanto il suo matrimonio esporrebbe il paese a pericoli ignoti ma provenienti dal mondo musulmano. E’ quanto ha sostenuto Catalin Predoiu, già ministro della Giustizia, affermando che se la Shhaideh “arrivasse a formare un governo, avrebbe accesso a informazioni altamente riservate e a segreti militari dell’intera Nato, non solo romeni”.

Il quadro politico è complicato dal fatto che Klaus Iohannis, presidente della repubblica, è anche l’uomo di punta del partito nazional-liberale, ed è in questa veste (piuttosto che in quella di “arbitro”) che egli partecipa all’agone politico. Iohannis ha infatti preso l’abitudine a partecipare alle proteste di piazza: un modo, lui dice, per dare sostegno ai cittadini. Ci si chiede se sarebbe stato altrettanto solerte nel caso in cui al governo ci fosse stato il suo partito.

Quali conseguenze?

Difficile immaginare gli esiti di una protesta tanto massiccia. Il governo non intende dimettersi, anche se Florin Jianu, ministro per gli Affari e il Commercio, ha lasciato il suo incarico in polemica con la nuova legge voluta dal governo. Tuttavia, qualora il governo dovesse rassegnare le dimissioni, difficilmente si andrebbe a nuove elezioni: si è votato a dicembre e il governo si è insediato da appena un mese. Il primo dovere del presidente Iohannis sarebbe quello di cercare una nuova maggioranza in parlamento, evitando il ritorno alle urne.

Qualora la protesta dovesse assumere caratteri violenti, le conseguenze sarebbero difficili da valutare. Tuttavia la protesta è pacifica, come anche nel 2012 e nel 2014, anni in cui grandi manifestazioni di piazza portarono alla caduta dei governi in carica. Quelle proteste fecero capire quanto distante fosse il “palazzo” dalle esigenze dei cittadini, ma anche quanto la classe dirigente fosse in grado di mantenere il potere malgrado tutto.

Per arginare la protesta, il governo potrebbe anche tentare di delegittimarla. Alcuni manifestanti hanno già lamentato la presenza di “uligani”, ovvero di provocatori filo-governativi il cui scopo sarebbe quello di arrivare allo scontro con la polizia, legittimando così la repressione da parte delle forze dell’ordine. Un gioco vecchio come il mondo che si spera nessuno voglia davvero giocare. Al momento gli scontri sono stati contenuti, portando al ferimento di quattro persone.

Matteo Zola, giornalista professionista, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal.
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La Romania è uno stato membro dell’Unione Europea. E’ una repubblica semipresidenziale il cui presidente è eletto per un mandato di 5 anni. Ha un punteggio di 6.54 su 10 nel Democracy Index, qualificandosi come “democrazia imperfetta”.
Popolazione:
19.942.642 abitanti
romeni 88,9% ungheresi 6,5% rom 3,3% ucraini 0,3% tedeschi 0,2%
Lingua:
romeno (lingue romanze / indoeuropea)
Religione:
Chiesa ortodossa romena (86,5%); Chiesa cattolica (4,6%) Protestantesimo (5.2%)
Moneta:
Leu romeno

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Un pensiero su “935.- IN ROMANIA È ESPLOSA LA PIÙ GRANDE PROTESTA DI SEMPRE, 300MILA IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO

  1. Circa 300mila persone sono scese in strada a protestare per il quinto giorno consecutivo in Romania, nonostante il governo socialdemocratico abbia annunciato il ritiro del polemico decreto per depenalizzare i reati di corruzione. A dare l’annuncio del dietrofront è stato il premier, Sorin Grindeanu, che ha anche promesso di negoziare con l’opposizione un nuovo progetto di legge che abbia il più vasto appoggio possibile in Parlamento. Il decreto, approvato d’urgenza e a sorpresa martedì notte, depenalizza i casi di corruzione se causano perdite allo Stato di somme inferiori ai 44mila euro. Un indulto correlato inoltre riguarda 2.700 detenuti per reati minori, anche per corruzione, motivato dal governo con l’esigenza di svuotare le carceri sovraffollate.

    L’indignazione popolare si è tradotta nelle più grandi proteste di massa dalla caduta del comunismo nel 1989, con circa 250mila persone scese in strada ogni notte da martedì. Nonostante l’annuncio del premier e la festa dei manifestanti, 200mila di questi a Bucarest sono rimasti di fronte alla sede del governo, continuando a urlare «ladri» e «traditori» contro i politici. Molti manifestanti chiedono le dimissioni del governo e nuove elezioni

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