933.-PUNTI DI VISTA: NON LA NATO, MA LA SINISTRA EUROPEA E’ «OBSOLETA»

flag_of_nato-svg

C’è chi come i Neocon e i loro kapò non si arrende alla sconfitta e alimenta la confusione intorno alla politica estera di Trump e non c’è alcuna certezza sulla politica europea di difesa, che resta monopolio esclusivo della NATO. Queste note di un comitato anti NATO sembrano fare eco alle dichiarazioni di Trump, motivate dal costo della NATO e dal costo delle altre alleanze per gli Stati Uniti. La potenza cinese emergente impone un riequilibrio di queste spese. Niente di nuovo, se già nei primi anni 2000, la US NAVY dichiarava che sarebbe stata superata dalla marina cinese entro il 2025 e invitava gli alleati a impostare più naviglio. Non sarà il 2025 l’anno del sorpasso, ma non ha senso censurare l’Alleanza, senza proporre una linea di difesa prettamente europea. Il fatto è che anche l’Unione europea deve il suo assetto attuale alla politica neoliberista della finanza mondiale ed è essa stessa, perciò, in crisi. Ci sono più fronti aperti e concatenati. In un sistema a tre potenze, il nuovo corso di Trump e il riavvicinamento con la Russia non garantiscono un’era di pace, ma spostano la linea del confronto più a Oriente, verso la Cina. Restano non poche partite aperte e cito la Korea. Ecco, dunque, che i poteri mondiali devono mantenere un equilibrio e, se l’espansionismo NATO è giunto al termine, l’Occidente non può rinunciare ad una politica di difesa comune e anche l’Europa, sia pure russocentrica, dovrà fare la sua parte. Leggiamo, perciò, questo comunicato del COMITATO PROMOTORE NO GUERRA, NO NATO, con l’invito a riflettere.

nato-expansion
nb7zfk

Le portaerei leggere italiane Cavour e Garibaldi sfilano di contro bordo

” Autorevoli voci della sinistra europea si sono unite alla protesta anti-Trump «No Ban No Wall», in corso negli Stati uniti, dimenticando il muro franco-britannico di Calais in funzione anti-migranti (aggiungo: il muro eretto dal Messico al confine con il Guatemala), tacendo sul fatto che all’origine dell’esodo di rifugiati ci sono le guerre a cui hanno partecipato i paesi europei della Nato.
Si ignora il fatto che negli Usa il bando blocca l’ingresso di persone provenienti da quei paesi – Iraq, Libia, Siria, Somalia, Sudan, Yemen, Iran – contro cui gli Stati uniti hanno condotto per oltre 25 anni guerre aperte e coperte: persone alle quali sono stati finora concessi i visti d’ingresso fondamentalmente non per ragioni umanitarie, ma per formare negli Stati uniti comunità di immigrati (sul modello di quella dei fuoriusciti cubani anti-castristi) funzionali alle strategie Usa di destabilizzazione nei loro paesi di origine. I primi ad essere bloccati e a intentare una class action contro il bando sono un contractor e un interprete iracheni, che hanno collaborato a lungo con gli occupanti statunitensi del proprio paese.

Mentre l’attenzione politico-mediatica europea si focalizza su ciò che avviene oltreatlantico, si perde di vista ciò che avviene in Europa.

Il quadro è desolante. Il presidente Hollande, vedendo la Francia scavalcata dalla Gran Bretagna che riacquista il ruolo di più stretto alleato degli Usa, si scandalizza per l’appoggio di Trump alla Brexit chiedendo che l’Unione europea (ignorata dalla stessa Francia nella sua politica estera) faccia sentire la sua voce. Voce di fatto inesistente quella di una Unione europea di cui 22 dei 28 membri fanno parte della Nato, riconosciuta dalla Ue quale «fondamento della difesa collettiva», sotto la guida del Comandante supremo alleato in Europa nominato dal presidente degli Stati uniti (quindi ora da Donald Trump).

La cancelliera Angela Merkel, mentre esprime il suo «rincrescimento» per la politica della Casa Bianca verso i rifugiati, nel colloquio telefonico con Trump lo invita al G-20 che si tiene in luglio ad Amburgo. «Il presidente e la cancelliera – informa la Casa Bianca – concordano sulla fondamentale importanza della Nato per assicurare la pace e stabilità». La Nato, dunque, non è «obsoleta» come aveva detto Trump. I due governanti «riconoscono che la nostra comune difesa richiede appropriati investimenti militari».

Più esplicita la premier britannica Theresa May che, ricevuta da Trump, si impegna a «incoraggiare i leader europei miei colleghi ad attuare l’impegno di spendere il 2% del Pil per la difesa, così che il carico sia più equamente ripartito».

Secondo i dati ufficiali del 2016, solo cinque paesi Nato hanno un livello di spesa per la «difesa» pari o superiore al 2% del Pil: Stati uniti (3,6%), Grecia, Gran Bretagna, Estonia, Polonia. L’Italia spende per la «difesa», secondo la Nato, l’1,1% del Pil, ma sta facendo progressi: nel 2016 ha aumentato la spesa di oltre il 10% rispetto al 2015.

Secondo i dati ufficiali della Nato relativi al 2016, la spesa italiana per la «difesa» ammonta a 55 milioni di euro al giorno. La spesa militare effettiva è in realtà molto più alta, dato che il bilancio della «difesa» non comprende il costo delle missioni militari all’estero, né quello di importanti armamenti, tipo le navi da guerra finanziate con miliardi di euro dalla Legge di sta­bi­lità e dal Mini­stero dello sviluppo economico.

L’Italia si è comunque impegnata a portare la spesa per la «difesa» al 2% del Pil, ossia a circa 100 milioni di euro al giorno.

Di questo non si occupa la sinistra istituzionale, mentre aspetta che Trump, in un momento libero, telefoni anche a Gentiloni.”

(Manlio Dinucci, il manifesto, 31 gennaio 2017)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...