931.- Isolare la Russia è una perdita di tempo e denaro.

russia-mappa-ape10

Con Donald Trump verso un’europa russocentrica. Salutiamo la politica di Obama. Un quarto di secolo di politica americana rovesciato in un giorno. Se Donald Trump dovesse mantenere la promessa di cancellare il Ttip nelle prime 24 ore di permanenza alla Casa Bianca, non salterebbe solo un accordo commerciale colossale. Salterebbe l’intera impostazione della politica estera americana plasmata all’indomani del crollo del Muro di Berlino. Un processo più che ventennale, il cui compimento può essere considerato il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato da Barack Obama nel gennaio del 2015. Forte dei successi diplomatici dell’apertura con Cuba e dell’imminente accordo sul nucleare con l’Iran, Obama tratteggiò un quadro degli equilibri internazionali che aveva come fulcro la Partnership Transpacifica, concretizzatasi pochi mesi fa con il Trattato che ora Trump ha spazzato via. Immaginiamo, finalmente, un Europa russocentrica, capace di attrarre gli investimenti e di valorizzare la complementarità delle economie russo tedesca: il grande mercato russo da una parte e la capacità produttiva e tecnologica della Germania. Più o meno quello che sarebbe potuto accadere per l’Italia se avessimo mantenuto e investito nelle nostre risorse industriali. In una sintesi pessimista, un altro motivo di probabile diseguaglianza all’interno dell’Unione europea e, con l’arretramento del globalismo e la fine degli antagonismi di questa seconda guerra fredda, un problema di riconfigurazione della politica in generale per russi e americani. Vedremo la politica di Trump agire a 360°, senza sostanziali arretramenti, NATO compresa, ma con più libertà di manovra della amministrazione democratica di Obama. Piuttosto, è probabile che l’annunciato minor impegno militare e il maggior ricorso alla diplomazia, non potrà escludere sempre le opzioni militari e che la necessità di contenimento della spesa, porti Trump a condividere le politiche di Merkel, anche se gli USA non si sono impiccati a Maastritch. Insomma, Trump e Putin devono entrambi contenere il gigante cinese che si espande dal Mar Cinese Meridionale all’Oceano Artico, all’Africa, senza rispettare le regole degli scambi economici e finanziari. Il pericolo giallo di mussoliniana memoria bussa alla porta; ma non tutti i mali vengono per nuocere.

franceclimatecountdownjpeg-0adc4_1448892875-8005-kc4e-u10602421202053aeb-700x394lastampa-it

Cosa scrive  James Rickards:

Il presidente Obama ha condotto la politica estera più deleteria rispetto a qualsiasi altro presidente degli Stati Uniti dai tempi di Woodrow Wilson.
Ciò non è dovuto solo ad un ambasciatore morto per le strade di Bengasi, ad una falsa linea rossa in Siria che ha portato a 400,000 morti, 2 milioni di feriti e due milioni di profughi, a perdere l’Egitto nei confronti dei radicali islamici, o ad aver dato potere ad un regime terrorista in Iran.

Solo questi sviluppi sono sufficienti a classificare Obama tra i peggiori presidenti in politica estera. Ma l’errore madornale di Obama è stato solamente uno: la sua incapacità di cogliere le dinamiche della bilancia del potere tra Stati Uniti, Russia e Cina. Ciononostante, l’errore di Obama ha favorito l’apertura di Trump per salvare la politica estera dalla tomba e l’occasione per gli Stati Uniti di ripristinare la loro leadership nel mondo.

trump-jinping-putin

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti d’America, Xí Jìnpíng, presidente della Repubblica popolare cinese e Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa 

Ci sono tre potenze principali nel mondo: Stati Uniti, Russia e Cina. Tutte le altre nazioni sono alleati secondari o terziari. In un sistema a tre potenze, l’oggetto della politica estera di una potenza principale è quello di allinearsi con una delle altre a scapito della terza.

Una grande potenza che non persegue questa politica diventa la vittima di un’alleanza tra le altre due. Una simile alleanza non deve essere permanente; si può cambiare, come è avvenuto con l’apertura di Nixon nei confronti della Cina, la quale mise la Russia sulla difensiva e portò infine alla caduta dell’Unione Sovietica.

Questa dinamica non è difficile da capire. Coloro che giocano a Risiko! sanno che mentre il gioco inizia con sei giocatori, non passa molto prima che rimangano solo in tre. A quel punto è imperativo che due giocatori si alleino e distruggano il terzo, attaccandolo sistematicamente e rinunciando ad attaccarsi a vicenda. La vittima viene rapidamente cancellata dal tabellone.

Naturalmente la geopolitica è più complessa del Risiko!. È raro che i giocatori vengano rimossi dal tavolo; sono solo temporaneamente avvantaggiati o svantaggiati nel perseguire i loro obiettivi nazionali. Ma la dinamica “due contro uno” è fondamentalmente la stessa. Bismarck lo sapeva ieri e Kissinger lo sa oggi. Solo Obama pare proprio non saperlo.

Obama ha aderito ad un’ideologia mondialista che, al di fuori delle aule delle facoltà universitarie e dei saloni di Georgetown, non trova aggancio col mondo reale. Nella visione del mondo di Obama, gli stati nazionali sono un problema, non una soluzione.

Gli obiettivi globali su questioni come il cambiamento climatico, il commercio, il programma fiscale mondiale dell’OCSE e il programma del FMI riguardo una moneta mondiale, richiedono istituzioni globali. Gli stati nazionali sono impedimenti temporanei ad una governance globale, la quale può essere costruita attraverso istituzioni transnazionali non democratiche.

Nel frattempo la Russia e la Cina non hanno mai perso di vista i loro interessi nazionali. Mentre i loro leader partecipano diligentemente ai vari avvenimenti multilaterali, come il G20 ed i vertici regionali, hanno costantemente messo la Russia e la Cina al primo posto. Per la Russia e la Cina il mondo è un posto pericoloso in cui l’interesse nazionale è la sola cosa che conta; non la fantasia globalista di Obama di un ordine mondiale.

Questo realismo che non scende a compromessi da parte di Russia e Cina, combinato con una mancanza di realismo da parte di Obama, ha portato al peggior risultato possibile per gli Stati Uniti: Russia e Cina si sono alleate e stanno costruendo un’alternativa di lunga durata al sistema basato sul dollaro degli Stati Uniti

Queste iniziative Russia/Cina comprendono una cooperazione tra i paesi BRICS, lo Shanghai Cooperation Organisation, l’Asia Infrastructure and Investment Bank, la Nuova Via della Seta, e sforzi comuni per allestire sistemi bellici ed aerospaziali.

Negli ultimi dieci anni la Russia ha aumentato le sue riserve d’oro del 203%, mentre la Cina ha aumentato le sue del 570%. Tali accumuli d’oro hanno lo scopo di gettare le basi per un sistema monetario internazionale non più basato sul dollaro. Nessuna grande potenza ha prevalso a lungo senza una grande valuta. Quando la fiducia nel dollaro sbiadirà, il potere degli Stati Uniti sbiadirà con esso.

Obama ha commesso un errore grossolano, in quanto ha permesso a Russia e Cina di perseguire la dinamica del “due contro uno”. Per fortuna non è troppo tardi per invertire questa dinamica. I segni della nuova amministrazione Trump sono incoraggianti. Le prime azioni e gli appuntamenti suggeriscono che egli capisce la posizione precaria degli Stati Uniti, e si sta già muovendo per cambiare lo status quo.

La Russia è un alleato più naturale degli Stati Uniti che della Cina. La Russia è un sistema parlamentare, anche se con sfumature autocratiche; la Cina è una dittatura comunista. La Russia ha la Chiesa ortodossa, mentre la Cina è ufficialmente atea. La Russia sta incoraggiando una crescita della popolazione, mentre la politica del figlio unico e degli aborti selettivi in Cina ha provocato la morte di oltre venti milioni di bambine.

Questi aspetti culturali — le elezioni, il cristianesimo e la formazione della famiglia — forniscono alla Russia una naturale affinità con le nazioni occidentali. La Russia è anche superiore alla Cina dal punto di vista militare, nonostante i recenti progressi cinesi. Tutto ciò rende la Russia l’alleato più desiderabile in qualsiasi scenario “due contro uno”.

L’argomento più potente per stringere la mano alla Russia e dare scacco matto alla Cina, è l’energia. Gli Stati Uniti e la Russia sono i due produttori di energia più grandi del mondo. La produzione di energia negli Stati Uniti è destinata ad espandersi, soprattutto con l’appoggio dell’amministrazione Trump.

Anche la produzione russa si espanderà, grazie in parte alle iniziative guidate da Rex Tillerson di Exxon, che presto diventerà Segretario di Stato. La Cina ha poche riserve di petrolio e di gas naturale, e si basa molto su forme sporche di carbone ed energia idroelettrica. Il resto del fabbisogno energetico della Cina è soddisfatto attraverso le importazioni.

Un’alleanza tra Stati Uniti e Russia, sostenuta dall’Arabia Saudita, potrebbe mettere in pericolo l’economia cinese e, per estensione, la posizione del Partito comunista cinese. Questa minaccia è sufficiente a garantire la conformità della Cina con gli obiettivi degli Stati Uniti.

Un’intesa USA/Russia potrebbe anche portare alla riduzione delle sanzioni economiche occidentali sulla Russia. Ciò aprirebbe la porta ad una alleanza tra la Germania e la Russia. Queste due economie hanno quasi una perfetta complementarità, poiché la Germania è ricca dal punto di vista tecnologico e povera dal punto di vista delle risorse naturali, mentre la Russia è esattamente l’opposto.

Isolare la Russia è una perdita di tempo e denaro. La Russia è la dodicesima economia più grande del mondo, ha la più grande estensione di terra di qualsiasi altro paese del mondo, è una potenza nucleare, ha abbondanti risorse naturali, ed è una destinazione fertile per gli investimenti esteri. La cultura russa è altamente resistente alle pressioni esterne, ma aperta alla cooperazione estera.

Proprio come cinquant’anni di sanzioni imposte dagli Stati Uniti non sono riuscite a cambiare il comportamento di Cuba, le sanzioni degli Stati Uniti nei confronti della Russia non ne cambieranno il comportamento. Un accordo è il corso migliore che possono prendere gli eventi, non lo scontro. La nuova amministrazione Trump pare proprio capirlo.

Le voci statunitensi come quelle di John McCain, Mitch McConnell e Lindsey Graham sono pronte a dire: “La Russia non è nostra amica.” Perché no? Potrebbe essere perché il presidente Obama è stato pubblicamente umiliato da Vladimir Putin quando ha detto che era “come un bambino annoiato all’ultimo banco della classe”?

Potrebbe essere perché Obama ha proclamato che la Russia governata da Putin è “dalla parte sbagliata della storia”? In realtà il senso della storia di Putin risale a Pietro il Grande. Per Obama pare non esistere niente più indietro del 1991.

La maggior parte delle tensioni tra Stati Uniti e Russia hanno origine dalle invasioni della Crimea e dell’Ucraina orientale nel 2014. Ma l’invasione russa della Crimea non doveva essere accolta come una sorpresa. I servizi segreti statunitensi e britannici e le ONG estere hanno destabilizzato il governo filo-russo a Kiev nel primi mesi del 2014, causando la fuga in Russia del presidente ucraino Yanukovich.

L’Ucraina non è mai stata adatta per entrare nella NATO e nell’UE. Sarebbe stato meglio lasciarla come nazione “quasi neutrale” tra est ed ovest piuttosto che mettere il suo status in gioco. L’Ucraina è sempre stata culturalmente divisa. Ora è anche politicamente divisa.

La mano della Russia sull’Ucraina è stata forzata dagli interventi occidentali miopi di Obama e David Cameron. Obama presto lascerà la scena; Cameron l’ha già lasciata. Putin invece è ancora al comando, non una sorpresa per un uomo le cui attività comprendono le arti marziali e gli scacchi.

Per fortuna non è troppo tardi per ristabilire un equilibrio di potere che favorisca gli Stati Uniti. La Cina è una potenza egemone nascente che dovrebbe essere limitata. La Russia è un alleato naturale che dovrebbe avere potere. Gli Stati Uniti hanno commesso un errore grossolano nella loro politica estera degli ultimi otto anni.

La nuova amministrazione Trump ha l’opportunità di correggere questi errori costruendo ponti con la Russia.
Saluti,

di James Rickards, traduzione di Francesco Simoncelli

Annunci

Un pensiero su “931.- Isolare la Russia è una perdita di tempo e denaro.

  1. Ecco le cinque cose da sapere sulla politica estera di Trump.

    1. Russia. La tensione tra Stati Uniti e Russia, con Obama, ha rischiato. Trump non ha mai fatto mistero della sua simpatia verso la politica di Putin, che lo ha ricambiato, in più occasioni. Le relazioni Usa Russia miglioreranno per far fronte all’espansione cinese, ma molto dipenderà anche dalla volontà di Trump e Putin a trovare la convergenza politica su Ucraina, Europa dell’Est, rapporti con la Nato, Medio Oriente e Siria.
    2. Nato. Donald Trump ha detto in campagna elettorale che gli Stati Uniti non possono sostenere da soli i costi economici e militari dell’alleanza. E’ però improbabile che Trump riduca l’impegno Usa dentro l’alleanza militare. Più possibile il maggior impegno della diplomazia americana nelle zone di crisi in modo da diminuire automaticamente le opzioni militari. Priorità per la politica estera di Trump potrebbe essere la normalizzazione delle relazioni con la Russia.
    3. Israele. Il processo di pace tra israeliani e palestinesi non è morto. Donald Trump è legato alla potente lobby israeliana Aipac, la stessa dove è andato a parlare il premier Benjamin Netanyahu durante la campagna elettorale israeliana. Questo non basterà a distruggere il processo di pace. Come Reagan, Trump è in grado di comprendere le dinamiche e l’importanza degli equilibri politici e internazionali. E’ probabile che, a differenza degli anni di Obama, con Trump venga rilanciato il processo di pace. Magari in modo diverso. Rispetto a Obama, ha un rapporto migliore con Netanyahu e può muoversi i vincoli delle amministrazioni democratiche, spesso condizionate dal dover sostenere gli israeliani senza deludere le aspettative arabe.
    4. Europa. C’è una probabile convergenza economica sull’austerity. Trump non è fautore dell’aumento della spesa pubblicacome Obama. Sostiene i tagli alla spesa e allo stato sociale in un’ottica di puro liberismo e di assenza dello Stato dal mercato. La sua visione potrebbe coincidere molto con quella di Angela Merkel.
    5. Cina. Anche Trump, come Obama, dovrà contenere la potenza emergente cinese nel nuovo sistema internazionale policentrico. Dalla crisi del Mar Cinese Meridionale al tema degli scambi economici e finanziari, Trump dovrà mettere in atto una politica globale a 360°.
    Mutano gli equilibri internazionali, sempre più policentrici e cala l’egemonia americana. Restano immutati i problemi del continente africano, le tensioni in Asia e la questione nordcoreana, i rapporti con l’America Latina e il centro-america.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...