926.-Il Papa e l’Ordine di Malta: una vittoria di Pirro?

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(di Roberto de Mattei)

Le dimissioni del Gran Maestro dell’Ordine di Malta Matthew Festing, imposte il 23 gennaio da Francesco, rischiano di essere per quest’ultimo una vittoria di Pirro. Papa Bergoglio ha infatti ottenuto ciò che voleva, ma ha dovuto usare la forza, facendo violenza sia al diritto che al buon senso. E ciò è destinato ad avere pesanti conseguenze non solo all’interno dell’Ordine di Malta, ma tra i cattolici del mondo intero, sempre più perplessi e disorientati per il modo in cui Francesco governa la Chiesa.

Il Papa sapeva di non avere nessun titolo giuridico per intervenire nella vita interna di un Ordine sovrano e tanto meno di esigere le dimissioni del suo Gran Maestro. Sapeva anche che lo stesso Gran Maestro non avrebbe potuto resistere alla pressione morale di una richiesta di dimissioni, per quanto illegittima.

Agendo in tal modo, Papa Bergoglio ha esercitato un atto di imperio apertamente contrastante con lo spirito di dialogo che ha costituito il leit-motiv dell’anno della misericordia. Ma, ciò che è più grave, l’intervento è avvenuto per “punire” la corrente che nell’Ordine è più fedele al Magistero immutabile della Chiesa e per sostenere invece l’ala secolarista, che vorrebbe trasformare i Cavalieri di Malta in una ONG umanitaria, distributrice “a fin di bene”, di profilattici e abortivi. La prossima vittima designata appare il cardinale patrono Raymond Leo Burke, che ha la duplice colpa di avere difeso l’ortodossia cattolica all’interno dell’Ordine e di essere uno dei quattro cardinali che hanno criticato gli errori teologici e morali della Esortazione bergogliana Amoris laetitia.

Nel suo incontro con il Gran Maestro, papa Francesco gli ha annunziato la sua intenzione di “riformare” l’Ordine, cioè della volontà di snaturarne il carattere religioso, anche se è proprio in nome della autorità pontificia che egli vuole avviarne l’emancipazione dalle norme religiose e morali. Si tratta di un progetto di distruzione dell’Ordine che, naturalmente, potrà avvenire solo grazie alla resa dei Cavalieri, i quali purtroppo sembrano aver perso lo spirito militante che li distinse sui campi delle Crociate e nelle acque di Rodi, di Cipro e di Lepanto. Così facendo, però, Papa Bergoglio ha perso molta della sua credibilità agli occhi non solo degli stessi Cavalieri, ma di un numero sempre maggiore di fedeli che rilevano la contraddizione tra il suo modo di parlare, accattivante e mellifluo, e quello di agire, intollerante e minaccioso.

Dal centro passiamo alla periferia, che però per papa Bergoglio è più importante del centro. Pochi giorni prima delle dimissioni del Gran Maestro dell’Ordine di Malta, un’altra notizia che va nella stessa linea ha scosso il mondo cattolico. Mons. Rigoberto Corredor Bermùdez, vescovo di Pereira in Colombia, con decreto del 16 gennaio 2017, ha sospeso a divinis il sacerdote Alberto Uribe Medina, perché, secondo il comunicato della diocesi, avrebbe “espresso pubblicamente e privatamente il suo rifiuto del magistero dottrinale e pastorale del Santo Padre Francesco, soprattutto per quanto riguarda il matrimonio e l’eucarestia”. Il comunicato della diocesi aggiunge che a causa della sua posizione il sacerdote “si è separato pubblicamente dalla comunione con il Papa e con la Chiesa”.

Don Uribe dunque è stato accusato di essere eretico e scismatico per avere rifiutato quelle indicazioni pastorali di papa Bergoglio che, agli occhi di tanti cardinali, vescovi e teologi, sono in odore di eresia, proprio perché sembrano allontanarsi dalla fede cattolica. Il che significa che il sacerdote che rifiuta di amministrare la comunione ai divorziati risposati o agli omosessuali praticanti viene sospeso a divinis o scomunicato, mentre chi rifiuta il Concilio di Trento e la Familiaris consortio viene promosso vescovo, e magari nominato cardinale, come attende probabilmente mons. Charles Scicluna, arcivescovo di Malta, uno dei due vescovi maltesi che autorizzano la comunione ai divorziati risposati che vivono more uxorio. Il nome della piccola isola del Mediterraneo sembra comunque avere uno strano legame con il futuro di papa Bergoglio, meno tranquillo di quanto si possa immaginare.

Chi è oggi ortodosso, e chi è eretico e scismatico? E’ questo il grande dibattito che si delinea all’orizzonte. Uno scisma di fatto, come lo ha definito il quotidiano tedesco Die Tagespost, ossia una guerra civile nella Chiesa, di cui la guerra in atto all’interno dell’Ordine di Malta è solo una pallida prefigurazione. (Roberto de Mattei)

 

Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, nella lettera rivolta il 25 gennaio ai Membri del Sovrano Consiglio dell’Ordine, che si riuniranno a Roma, nella sede di via Condotti, il 28 gennaio, comunica che Papa Bergoglio:
– nominerà un “delegato pontificio”, figura assolutamente irrituale per l’Ordine di  Malta;
– dà per avvenute le dimissioni del Gran Maestro, che invece non saranno tali finché non saranno ratificate dal Sovrano Consiglio;
– si attribuisce il potere di rendere nulli e validi, tutti gli atti del Gran Maestro e del Sovrano Consiglio compiuti dopo il 6 dicembre 2016, reintegrando dunque Albrecht von Boeselager e destituendo il nuovo Gran Cancelliere Fra John Critien.
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Dal Vaticano. 25 gennaio 2017
N.338.217
Distinti Membri del Sovrano Consiglio.
mi premuro di informaVi che S.A.E. Fra ‘ Matthew Festing, Gran Maestro dell’Ordine, in data 21 gennaio 2017 ha rassegnato le Sue dimissioni nelle mani del Santo Padre Francesco, il quale le ha accettate. Come la Carta Costituzionale dell’Ordine prevede all’art . 17 § I. il Gran Commendatore assumerà la responsabilità del governo ad interim. A norma dell’art. 143 de l Codice Melitense, Egli provvederà ad informare i Capi degli Stati con i quali l’Ordine mantiene relazioni diplomatiche e le diverse organizzazioni melitensi. Per aiutare l’Ordine nel processo di rinnovamento che si vede necessario. il Santo Padre nominerà un Suo Delegato personale con i poteri che definirà nello stesso atto di nomina.
Il Gran Commendatore, nella funzione di Luogotenente lnterinale, eserciterà i poteri di cui all’art. 144 dello Statuto Melitense finché non sarà nominato il Delegato Pontificio.
Il Santo Padre, sulla base dell’evidenza emersa dalle informazioni da Lui assunte, ha determinato che tutti gli atti compiuti dal Gran Maestro dopo il 6 dicembre 2016 sono nulli e invalidi. Così anche quelli del Sovrano Consiglio, come l’elezione del Gran Cancelliere ad interìm.
Il Santo Padre, riconoscendo i grandi meriti dell’Ordine nel realizzare tante opere per la difesa della fede e al servizio dei poveri e degli ammalati, esprime tutta la sua sollecitudine pastorale verso di esso e auspica la collaborazione di tutti in questo momento delicato e importante per il futuro. Il Santo Padre benedice tutti i membri. volontari e benefattori dell’Ordine e li sostiene con la Sua preghiera .
Pietro Cardinale Parolin
Segretario di Stato
_______________________________
Ai Membri del Sovrano Consiglio
del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta
ROMA

 

Il Vaticano ha vinto la sua battaglia dentro l’Ordine di Malta. Ottenendo quanto voleva: le dimissioni del Gran maestro, Matthew Festing, e il reintegro del barone Albrecht Freiherr von Boeselager (nella foto) estromesso il 6 dicembre. Ma la saga continua, in una vicenda dove probabilmente c’è in gioco molto più di quanto appare.

MOTUS IN FINE VELOCIOR

La capitolazione di Festing si è consumata in un battibaleno. Martedì 24 viene ricevuto da Bergoglio che gli chiede di dimettersi. Lui obbedisce. Sono dimissioni che da Costituzione melitense non andavano né invocate né accettate dal Papa. Il giorno seguente il segretario di Stato, Pietro Parolin, scrive all’Ordine. Dà per già definite le dimissioni del Gran maestro. Così non è: manca il via libera del Sovrano consiglio. Lo stesso giorno, infatti, una secca nota dell’Ordine dà conto che il Consiglio a norma della Costituzione è convocato per sabato 28 per accettare la rinuncia del Gran maestro. Ultima, orgogliosa precisazione sulla sovranità dell’Ordine. Ma in Vaticano hanno già deciso. Venerdì 27 è il Papa in persona a scrivere al Gran commendatore e mette le mani avanti chiamandolo già “Luogotenente interinale”. Una carica che venerdì ancora non ha: può assumerla solo una volta che il Consiglio abbia ratificato le dimissioni del Gran maestro. E questo avviene sabato. Era un avvertimento al Sovrano consiglio perché non pensasse neppure a rigettare le dimissioni di Festing? Comunque sia, pare evidente la pressione della Santa Sede affinché la settimana si chiudesse secondo i suoi desiderata.

I CAVALIERI CONTRO

Secondo un’indiscrezione raccolta dal National Catholic Register, una “manciata” di membri del Sovrano consiglio ha comunque votato per respingere le dimissioni di Festing. Del Consiglio fanno parte dieci membri più il Gran maestro. A cose fatte, sabato pomeriggio, un comunicato stampa dell’Ordine, richiamando la Costituzione, informa che “il Gran commendatore, Fra’ Ludwig Hoffmann von Rumerstein, ha assunto la carica di Luogotenente interinale e rimarrà a capo del Sovrano Ordine di Malta fino all’elezione del successore del Gran maestro”. C’è poi un passaggio che in quelle concitate ore nei saloni del palazzo magistrale di via Condotti deve essere sfuggito. O che, invece, nel felpato linguaggio di cavalieri abituati alla diplomazia, fa intendere qualcosa. Si dice infatti che “successivamente” all’accettazione della rinuncia di Festing, “il Sovrano Consiglio presieduto dal Luogotenente interinale ha revocato i decreti con le procedure disciplinari e la sospensione dall’Ordine di Albrecht Boeselager, che riassume la carica di Gran Cancelliere”. Ma il Papa nella sua lettera di venerdì disponeva diversamente. Scrive Francesco: “Essendo nulli e invalidi tutti gli atti compiuti dal Gran maestro dopo il 6 dicembre 2016, il barone von Boeselager è da considerare un membro del Sovrano consiglio e quindi da questo momento deve essere invitato a tutte le riunioni dello stesso Consiglio; in caso contrario, la riunione sarebbe nulla”.

DELEGATO PONTIFICIO E UN CARDINALE IN PANCHINA

La prossima mossa spetta ancora al Papa, che nella sua lettera di venerdì chiarisce che il suo delegato “curerà specificamente il rinnovamento spirituale e morale dell’Ordine e, in particolare dei membri che hanno professato i voti di obbedienza, castità e povertà”. E annuncia che “avrà il compito di essere il mio esclusivo portavoce durante il periodo del suo mandato per tutto ciò che riguarda le relazioni dell’Ordine con la Santa Sede”. Il mandato durerà fino alla conclusione del Capitolo straordinario che dovrà eleggere il nuovo Gran maestro. Ed è uno sgambetto al cardinale patrono, Raymond Burke. Da Costituzione, è lui che dovrebbe occuparsi “degli interessi spirituali dell’Ordine” e dei rapporti con la Santa Sede. Francesco ancora una volta dispone diversamente. Un’altra testa sta per rotolare? Ne è convinto il vaticanista Sandro Magister:

“La decapitazione inflitta da papa Francesco all’Ordine di Malta è doppia. Perché a cadere non è solo la testa del Gran Maestro Festing, ma anche, di fatto, quella del cardinale patrono Raymond Leo Burke”. Diversa l’analisi di Andrea Tornielli: “Non sembrano esserci all’orizzonte decisioni riguardanti il ruolo del cardinale patrono” che, per il vaticanista della Stampa è “protagonista dell’intera vicenda”. Una rimozione di Burke, commenta, probabilmente era invece auspicata “da quei suoi sostenitori che speravano potesse diventare un «martire» politico del pontificato”.

CHI SARÀ IL PORTAVOCE DEL PAPA?

Nelle prossime ore scopriremo chi sarà il delegato pontificio. Da quando è scoppiato il caso, mai è stata citata un’altra figura religiosa presso l’Ordine, il prelato, anch’esso di nomina pontificia. Attualmente ricopre l’incarico di superiore religioso del clero cavalleresco il vescovo Jean Laffitte. Bergoglio potrebbe mandare all’Ordine il nunzio Silvano Tomasi, già a capo del gruppo di informazione creato poco prima di Natale per indagare sul disordine interno? L’arcivescovo era stato contestato da Festing che, senza citarlo direttamente, aveva notato “conflitti di interesse” di tre membri di quel gruppo a indagare nell’Ordine sulla cacciata di von Boeselager. I tre e lo stesso barone sarebbero stati coinvolti nella vicenda di un lascito ereditario di 120 milioni di franchi conservato in un trust svizzero.

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Albrecht von Boeselager

SI CANCELLA UN MESE DI STORIA

Nell’autodafé che si è consumato nel palazzo magistrale di via Condotti sabato pomeriggio, anche un deciso restyling del sito web dell’Ordine. Cancellati tutti i comunicati dell’ex Gran maestro delle scorse settimane, nei quali difendeva il suo diritto a decidere della posizione del Gran cancelliere Boeselager e rifiutava il Gruppo pontificio di indagine interna (es: qui e qui). Descrivono bene il nuovo corso dell’Ordine queste righe della nota stampa diffusa sabato 28: “Il Sovrano Ordine di Malta è estremamente grato a Papa Francesco e al Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin per la sollecitudine e il sostegno dato all’Ordine. L’Ordine di Malta esprime il suo ringraziamento al Santo Padre perché le sue decisioni sono state tutte prese nel pieno rispetto dell’Ordine con l’obiettivo di rafforzare la sua sovranità”. Insomma, tutti i timori di ingerenza vaticana espressi da Festing, ufficialmente finiscono in valigia e se ne vanno con lui. Ufficialmente, perché non tutti sembrano gradire quanto accaduto nelle ultime ore. Come riporta il vaticanista Edward Pentin: c’è chi parla di rischio di fine dell’Ordine fondato quasi mille anni fa. Chi evoca lo scenario di un Anschluss dell’Ordine alla Santa Sede.

RAPPORTI DI POTERE VERSO IL “CONCLAVE”

Se non si può ancora parlare di vittoria della componente tedesca su quella inglese – questo lo vedremo al conclave maltese che dovrà eleggere il nuovo Gran maestro –, di certo un elemento balza agli occhi. È la presenza dei membri laici tra le più alte cariche. La Costituzione lo prevede, ma specifica che sarebbe preferibile che Gran cancelliere (ministro Esteri e Interno), Ricevitore del comun tesoro (ministro delle Finanze) e Grande ospedaliere (ministro dell’Azione umanitaria) fossero eletti tra i cavalieri professi. Ad oggi quei ruoli sono invece tutti ricoperti da cavalieri di obbedienza. Cioè, laici. Due su tre dei nobilissimi ministri sono tedeschi: il barone von Boeselager (Gran cancelliere) e il conte János Esterházy de Galántha (alle Finanze). È invece nato in Francia il principe Dominique de La Rochefoucauld-Montbel (Grande ospedaliere). Austriaco e religioso, il Luogotenente che dovrà guidare la transizione, Fra’ Ludwig Hoffmann von Rumerstein.
Sarebbero i tedeschi a lavorare per una modernizzazione dell’Ordine e per un maggior potere rispetto a chi prende i voti religiosi a cui, da Costituzione, spetta la reggenza dei cavalieri. Ma tra i tedeschi al momento non risultano esserci cavalieri pronti per il ruolo. Che si vada verso una modifica della Costituzione riformata appena nel 1997?

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