919.-PROGETTI DI SOPPRESSIONE O DI RIFORMA DEI CONSORZI DI BONIFICA: EFFICIENZA, ECONOMICITA’, PARTECIPAZIONE

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La riforma dei consorzi di bonifica è entrata nel vivo della discussione, che, tuttavia, non è semplice, poiché abbraccia questioni oggettivamente controverse. Gli argomenti, a nostro avviso, pregnanti fanno conto della confusione generata dalla molteplicità di soggetti che si occupano di gestione delle risorse idriche e di tutela del suolo. Un  effetto di queste sovrapposizioni è dato dall’aumento dei contenziosi che ne derivano. A questo, contribuisce anche la tendenza delle Regioni a ridurre la loro partecipazione finanziaria, trasferendone l’onere in capo ai consorziati d’autorità. Così, mentre i proprietari immobiliari consorziati sono soggetti a contribuzioni crescenti, dalla loro parte, i consorzi vedono con favore l’espandersi delle loro competenze, ben al di là dell’attività di bonifica propriamente detta, per esempio, partecipando allo strumento di pianificazione urbanistica e territoriale attraverso il quale città metropolitane e aree vaste esercitano e coordinano la loro azione di governo del territorio. Riguardo ai contributi richiesti ai cittadini consorziati, nella pratica attuale, i consorzi applicano una tassa, praticamente come un’imposta, obbligatoria per tutti i proprietari siti nel comprensorio consortile e questa viene motivata genericamente come corrispondente a servizi resi indirettamente al consorziato contribuente. Una ulteriore patrimoniale, insomma, invisa, sopratutto, a quelli che non esercitano un’attività agricola, che è stata censurata più e più volte dalla Corte di Cassazione, anche a sezioni Unite. L’urbanizzazione del territorio è un altro elemento che ha reso inadeguata la formula giuridica dei consorzi di bonifica. Il fatto che, attraverso leggi regionali, si stia operando l’allontanamento progressivo dai limiti posti dal R.D. 215/1933, legge istitutiva dei consorzi, non rappresenta un approccio soddisfacente alla soluzione del problema, anche perché la legge dello Stato prevale sulle leggi regionali. Ma vi è una terza categoria di soggetti, che per legge dello Stato, tende ad espandere le proprie competenze in tema di gestione delle risorse idriche e di tutela del suolo e sono le società di servizi, le multiutility pubbliche che si occupano dei servizi idrici integrati e di quelli ambientali. Accade che le reti scolanti dei consorzi e di queste società servano il medesimo territorio. Quindi, abbiamo: Regioni, aree vaste e città metropolitane, comuni, società di servizi e consorzi. Altra sovrapposizione si verifica riguardo alle attività di scolo delle acque e di difesa del suolo, nei confronti dei cittadini proprietari di immobili siti lungo i grandi corsi d’acqua e i canali navigabili di competenza regionale. Le Commissioni tributarie provinciali e regionali sono oberate dai contenziosi generati dai consorziati, anche utenti, a causa della sovrapposizione delle attività. Inutile dire che la partecipazione dei consorziati alle attività consortili è andata sempre più diminuendo. In estrema sintesi, il settore richiede una visione totalmente nuova, che lasci gli enti pubblici di bonifica nel loro giusto ambito. Come già osservato a proposito della definizione degli assetti territoriali della sanità, anche nella rimodulazione dei confini territoriali degli enti di gestione delle risorse idriche e dell’ambiente su scala regionale, si dovrà evitare di prendere a base i confini amministrativi, prediligendo in questo caso i bacini idrografici e avendo conto delle fonti di produzione della risorsa.

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Vi sono sia sostenitori della riforma e sia sostenitori della soppressione dei consorzi di bonifica.

I progetti di riforma dei consorzi di bonifica fondano sui criteri: efficienza, economicita’, partecipazione. Si propende per ridurre i consorzi di bonifica a “uno solo per regione” e, poi, ricomprendervi solo i territori interessati dalle opere proprie dei consorzi (bonifica, irrigazione e manutenzione reti e impianti propri), o comunque quelli attualmente inclusi, o tutto il territorio regionale e quindi tutti i comuni. Osservo che non sempre l’accentramento di enti efficienti e localizzati ciascuno su un preciso territorio, porta benefici. Inoltre, i confini delle Regioni non coincidono con i bacini idrografici.

Bisogna, allora, verificare se il Consorzio unico regionale realizzerebbe la perimetrazione dell’ambito territoriale di operatività (comprensori di bonifica) dei consorzi di bonifica; se “consentirebbe azioni organiche sui territori definiti sulla base di unità idrografiche ed idrauliche omogenee sia per la difesa del suolo sia per la gestione delle acque”. Inoltre, l’estensione dovrà essere tale da consentire una valida dimensione gestionale, l’economicità della gestione, la funzionalità operativa, un’adeguata partecipazione dei consorziati.

Sembra essere pacifico che più comprensori di bonifica possano essere gestiti in forma unitaria da un unico Consorzio, che, quindi astrattamente è ammissibile. Ma il fatto è che, in concreto, non ci sono elementi di analisi e di valutazione che dimostrino la correlazione, tanto meno la consequenzialità, fra unicità del consorzio e raggiungimento di quegli obiettivi. Anzi, non mancano indizi in senso contrario.

E allora, tenendo conto dell’esigenza di coniugare principio di sussidiarietà, adeguata partecipazione, economicità della gestione, si potrebbe riflettere sull’ ipotesi di mantenere l’autonomia degli attuali consorzi e realizzare forme di condivisione degli strumenti operativi di gestione (direzioni, uffici tecnici, catasto, ragioneria, ecc..), magari imposte per legge, garantendo una regia, o comunque una forma di coordinamento unitario. Si terrebbero così insieme razionalizzazione, contenimento dei costi, maggiore efficienza, sussidiarietà e democrazia, ma non si risolverebbero le sovrapposizioni e i conflitti di competenze dell’attuale assetto degli enti che si occupano delle risorse idriche e della tutela del suolo.

Infine, sia che si decida di mantenere o di ridurre i consorzi di bonifica, avendo conto della loro tendenza ad espandere il campo delle attività, sarà essenziale codificare la facoltà che la Regione possa delegare o assegnare loro la predisposizione e/o l’esecuzione di progetti, opere, interventi in determinate materie, accompagnandole con la necessaria dotazione finanziaria.

Questo consentirebbe sia la pacifica esclusione di ogni onere a carico dei consorziati per queste attribuzioni aggiuntive sia la chiara conservazione della competenza a carico della Regione, o dei suoi enti strumentali, senza però precludere che possano esservi affidamenti ai Consorzi di Bonifica (che, si ricordi, sono enti pubblici) in settori affini, complementari o contigui a quelli di propria competenza.

Da queste brevi note, si evince chiaramente che la necessità d’essere dei consorzi di bonifica è data da attività che sarebbero ben svolte direttamente dagli enti territoriali, senza bisogno di interposizioni, coordinamenti, deleghe e senza dar luogo a sovrapposizioni di soggetti, con sicuro risparmio e riduzione del contenzioso tributario.

I progetti per la soppressione dei consorzi di bonifica sono rappresentati attualmente da tre Proposte di Legge: 2644, 3030, 3362. Le esaminiamo.

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Atti Parlamentari – 1 – Camera dei Deputati 2644 XVII LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI

— CAMERA DEI DEPUTATI

PROPOSTA DI LEGGE

D’INIZIATIVA DEI DEPUTATI

DONATI, PARRINI, ERMINI, FANUCCI, DALLAI, VAZIO, FUSILLI, D’INCECCO, CRIMÌ, FREGOLENT, MASSA, MORANI, ASCANI

Soppressione dei consorzi di bonifica

Presentata il 24 settembre 2014

ONOREVOLI COLLEGHI ! — La presente proposta di legge intende contribuire alla razionalizzazione degli enti di diritto pubblico attraverso la soppressione dei consorzi di bonifica, trasferendone le competenze e le funzioni a enti già costituiti all’entrata in vigore della legge. L’obiettivo perseguito è quello della razionalizzazione delle competenze degli enti che si occupano di tutela del suolo, al fine di migliorarne l’azione amministrativa, evitando inutili sovrapposizioni e conflitti di competenze. Inoltre, la proposta persegue l’obiettivo del contenimento della spesa pubblica e quello della riduzione degli oneri burocratici a carico dei cittadini e delle imprese, in linea con le recenti tendenze legislative.

L’intervento proposto riguarda in particolare i consorzi di bonifica, disciplinati dalle norme di cui al regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215. Tali enti, che in passato hanno avuto un ruolo importante per la bonifica di vaste aree del territorio nazionale, hanno conosciuto, negli ultimi anni, un progressivo deterioramento rispetto alle attese dei proprietari immobiliari, che vi partecipano e che sono stati soggetti a una contribuzione crescente e spesso difficilmente giustificabile, soprattutto nei confronti di coloro che non esercitano attività agricola. La partecipazione all’elezione degli organi consortili è peraltro andata progressivamente diminuendo, evidenziando un crescente malcontento nei confronti degli enti in questione.

Date queste premesse, l’articolo 1 prevede la soppressione dei consorzi di bonifica, mentre l’articolo 2 demanda alle regioni e alle province autonome le scelte in ordine al trasferimento delle funzioni dei soppressi consorzi di bonifica a enti di diritto pubblico già costituiti alla data di entrata in vigore della legge, con adeguati conferimenti di risorse. Viene confermata la potestà, per gli enti subentranti, di imporre contributi alle proprietà consorziate, ma esclusivamente nei limiti dei costi sostenuti per le relative attività e con criteri di proporzionalità rispetto ai benefìci ottenuti, da parte delle differenti categorie di proprietari immobiliari, in ragione dell’attività svolta dagli enti subentranti. L’articolo 3 affida alle regioni il compito di approvare disposizioni per il coordinamento dell’attività degli enti che operano nella tutela del suolo. L’articolo 4 prevede l’approvazione di decreti attuativi per disciplinare la potestà, attribuita agli enti subentranti, di imporre contributi alle proprietà immobiliari, nel rispetto del vincolo della sola copertura dei costi effettivamente sostenuti e documentati a bilancio. L’articolo 5 tutela i diritti dei lavoratori dei consorzi di bonifica, mentre l’articolo 6 prevede che dalla soppressione dei consorzi stessi non debbano derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. L’articolo 7, infine, demanda alle regioni la definizione delle modalità e delle procedure di liquidazione degli attuali consorzi di bonifica.

Vedi anche 13/04/2015, disegno di legge presentato alla Camera da Daniele CAPEZZONE (Misto) e altri C.3030 Soppressione dei consorzi di bonifica, e

13/10/2015, disegno di legge 3362 presentato alla Camera da Aniello FORMISANO (Misto) C.3362 Soppressione dei consorzi di bonifica

PROPOSTA DI LEGGE __

ART. 1.

(Soppressione dei consorzi di bonifica).

  1. Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, previa intesa con lo Stato, procedono con propri provvedimenti alla soppressione dei consorzi di bonifica, istituiti ai sensi del capo I del titolo V delle norme per la bonifica integrale, di cui al regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215, e successive modificazioni.

ART. 2.

(Trasferimento delle competenze, delle po- testà e delle risorse agli enti subentranti).

  1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano trasferiscono, con propri provvedimenti, entro il termine di cui all’articolo 1, le funzioni e i compiti svolti dai consorzi di bonifica a enti associativi di enti locali già costituiti alla data di entrata in vigore della presente legge, anche ai sensi dell’articolo 3-bis, comma 1, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e successive modificazioni. Con i provvedimenti di trasferimento delle funzioni, si provvede altresì al conferimento agli enti subentranti delle relative risorse e all’attribuzione ai medesimi enti di qualsiasi forma di contribuzione di carattere statale e regionale. Per l’adempimento dei fini istituzionali, agli enti subentranti è attribuita la potestà, già riconosciuta ai consorzi di bonifica dall’articolo 59 delle norme per la bonifica integrale, di cui al regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215, di imporre contributi alle proprietà immobiliari che rientrano nel loro ambito di competenza, nel limite dei costi sostenuti per lo svolgimento delle loro attività e sulla base di criteri di proporzionalità rispetto ai benefìci ottenuti dalle diverse tipologie di proprietari immobiliari, in ragione dell’attività svolta dagli enti subentranti, in conformità alle disposizioni adottate ai sensi dell’articolo 4 della presente legge.

ART. 3.

(Coordinamento degli enti competenti per la difesa del suolo).

  1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano disposizioni idonee a garantire che i compiti concernenti la difesa del suolo siano attuati in maniera coordinata tra gli enti che hanno competenza in materia, nel rispetto dei princìpi di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ed evitando ogni duplicazione di opere e di interventi, nonché disponendo il subentro degli enti individuati ai sensi dell’articolo 2 in tutti i rapporti attivi e passivi facenti capo ai soppressi consorzi di bonifica.

ART. 4.

(Criteri di proporzionalità nell’imposizione dei contributi).

  1. Il Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie e con il Ministro dell’interno, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto di natura non regolamentare, definisce i criteri di proporzionalità da osservare in relazione ai contributi imposti alle proprietà immobiliari ai sensi dell’articolo 2, fermo restando il limite massimo complessivo della copertura dei costi effettivamente sostenuti e documentati a bilancio per lo svolgimento delle attività concernenti le competenze trasferite ai sensi del medesimo articolo.

ART. 5.

(Tutela dei diritti dei lavoratori dei consorzi di bonifica).

  1. Il personale che, all’atto della soppressione dei consorzi di bonifica disposta ai sensi della presente legge, lavora alle dipendenze dei medesimi consorzi può optare per il trasferimento nei ruoli delle regioni, delle unioni dei comuni o dei comuni, secondo modalità definite dalle regioni o delle province autonome competenti, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, comunque garantendo la conservazione del trattamento economico in godimento, anche a seguito del reinquadramento nei ruoli dell’ente di destinazione.

ART. 6.

(Invarianza finanziaria).

  1. Dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. A tale fine, la soppressione dei consorzi di bonifica i cui bilanci presentano situazioni di squilibrio non ripianabili con le riserve esistenti o esposizioni debitorie prive di copertura è subordinata alla definizione di un piano finanziario che individua le necessarie misure compensative e indica gli enti di destinazione delle funzioni a carico dei quali tali misure sono poste, ferme restando le eventuali responsabilità derivanti dagli atti che vi hanno dato causa.

ART. 7.

(Liquidazione dei consorzi di bonifica).

  1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano definiscono, con i provvedimenti di cui agli articoli 1 e 2, le procedure e le modalità delle operazioni di liquidazione dei consorzi di bonifica.

bonifiche   ambiente e territorio   inquinamento

La normativa dovrebbe puntare a garantire la gestione unitaria della risorsa idrica per fini irrigui, agricoli e potabili rurali, articolandola in due sezioni: “Irrigazione ed acquedotti rurali” e “Bonifica”. Ove sia possibile l’accorpamento dei consorzi, un commissario straordinario unico provvederà a individuare l’eventuale personale in esubero rispetto alle dotazioni organiche dei consorzi soppressi, dopo aver sentito le organizzazioni sindacali e aver fissato i criteri.

Atto C.3030 Soppressione dei consorzi di bonifica

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI    N. 3030

PROPOSTA DI LEGGE

d’iniziativa del deputato CAPEZZONE

Soppressione dei consorzi di bonifica

Presentata il 13 aprile 2015

Onorevoli Colleghi! Le ripetute ed estese polemiche sulla gestione dei consorzi di bonifica, segnatamente alla contribuzione imposta dai medesimi, hanno portato in luce l’attività – tutt’altro che apprezzata dagli utenti – svolta da tali enti.

I consorzi di bonifica, enti pubblici economici a carattere associativo che gestiscono il complesso delle opere di bonifica e di irrigazione finalizzate alla difesa idraulica del territorio, all’irrigazione dei terreni agricoli e alle salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio, trovano il fondamento giuridico della propria costituzione nelle norme di cui al regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215.

Nel passato hanno avuto un importante ruolo per la bonifica di vaste aree del nostro territorio, tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, si è evidenziato un progressivo e crescente malcontento nei confronti di questi enti da parte dei proprietari immobiliari – anche della sola propria casa di abitazione – e degli agricoltori senza beneficio irriguo, che sono stati soggetti a una contribuzione crescente e spesso difficilmente giustificabile.

L’indagine compiuta dalla Commissione agricoltura della Camera dei deputati nel corso della XII legislatura consentì di verificare non pochi inconvenienti, disfunzioni, errori di gestione e spese rilevanti e aveva messo in evidenza la situazione caotica in cui versava il settore delle risorse idriche, con una molteplicità di enti – dai comuni a diversi Ministeri, dalle regioni alle province e, appunto, ai consorzi di bonifica – che si occupavano della stessa materia.

Sulla necessità di sopprimere i consorzi di bonifica si sono pronunciate, negli anni, molte parti politiche, sia attraverso atti di sindacato ispettivo, sia mediante la presentazione di specifici progetti di legge, senza che sia mai stato adottato alcun incisivo provvedimento in merito.

Alcuni interventi normativi di riordino del settore dei consorzi di bonifica hanno preso avvio principalmente da esigenze sia di carattere economico, sia di contenimento e controllo della spesa pubblica.

In particolare, l’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), al comma 35, aveva previsto la facoltà per le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano di provvedere alla riduzione del numero di componenti dei consigli di amministrazione e degli organi esecutivi dei consorzi di bonifica, in conformità con quanto stabilito per le società partecipate totalmente, anche in via indiretta, dagli enti locali, e, al comma 36, di procedere alla soppressione o al riordino dei consorzi di bonifica, d’intesa con lo Stato, facendo salvi le funzioni e i compiti svolti dai medesimi consorzi e le relative risorse.

Il decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, cosiddetto Milleproroghe, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, aveva previsto espressamente all’articolo 27, abrogando i commi 36 e 37 dell’articolo 2 della citata legge finanziaria 2008, che le regioni potessero procedere al riordino, ma non alla soppressione dei consorzi, se non, eventualmente, sopprimendo solo singoli consorzi. Tale facoltà doveva essere esercitata secondo i criteri definiti d’intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta dei Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e delle infrastrutture. Tali criteri sono stati definiti nell’ambito di un’intesa Stato-regioni sancita il 18 settembre 2008.

Molte regioni, per quanto di loro competenza, hanno, quindi, approvato normative per salvare consorzi senza procedere a una seria analisi della loro utilità relativamente ai costi per la pubblica amministrazione e per i cittadini.

Si rende quindi necessario procedere a una semplificazione per garantire una politica unitaria in materia di acque. Un contributo a tale fine, più volte espresso da tutte le forze politiche, può venire dalla presente proposta di legge. Essa sopprime i consorzi di bonifica, che hanno fatto il loro tempo, e ne affida competenze e funzioni a enti associati di enti locali già costituiti alla data di entrata in vigore della legge.

La presente proposta di legge consta di un unico articolo, che prevede lo scioglimento dei consorzi di bonifica (comma 1) e il trasferimento delle funzioni e dei compiti svolti dai consorzi di bonifica ai citati enti associati di enti locali (comma 2). Con il comma 3 viene stabilito che le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottino disposizioni per il coordinamento delle attività di difesa del suolo tra gli enti che hanno competenza in materia. Il comma 4 tutela i diritti del personale che all’atto della soppressione dei consorzi di bonifica risulta alle dipendenze dei medesimi. Il comma 5 reca la clausola di invarianza finanziaria.

 

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

  1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, procedono alla soppressione dei consorzi di bonifica previsti dal capo I del titolo V delle norme di cui al regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215, e successive modificazioni, definendo, contestualmente, le procedure e le modalità delle operazioni di liquidazione.
  2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano trasferiscono, con propri provvedimenti, entro il termine di cui al comma 1, le funzioni e i compiti svolti dai consorzi di bonifica a enti associati di enti locali già costituiti alla data di entrata in vigore della presente legge.
  3. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano disposizioni al fine di garantire che la difesa del suolo sia attuata in maniera coordinata tra gli enti che hanno competenza in materia, nel rispetto dei princìpi dettati dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, evitando ogni duplicazione di opere e di interventi, nonché disponendo il subentro in tutti i rapporti attivi e passivi facenti capo ai consorzi di bonifica.
  4. Il personale che all’atto della soppressione dei consorzi di bonifica disposta ai sensi del comma 1 risulta alle dipendenze dei medesimi è trasferito alle dipendenze delle regioni e dei comuni, secondo modalità determinate dalle regioni, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
  1. Dall’attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
  1. 3362 EPUB Proposta di legge presentata il 13 ottobre 2015

Atto a cui si riferisce: 

C.3362 Soppressione dei consorzi di bonifica

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI    N. 3362

PROPOSTA DI LEGGE

d’iniziativa del deputato FORMISANO

Soppressione dei consorzi di bonifica

Presentata il 13 ottobre 2015

Onorevoli Colleghi! La presente proposta di legge ha l’obiettivo di sopprimere esclusivamente gli enti previsti dalle norme di cui al regio decreto n. 215 del 1933 qualificati come «consorzi di bonifica», enti pubblici economici a carattere associativo che gestiscono il complesso delle opere di bonifica e di irrigazione finalizzate alla difesa idraulica del territorio, all’irrigazione dei terreni agricoli e alle salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio. Nel passato, i consorzi di bonifica hanno avuto un importante ruolo per la bonifica di vaste aree del nostro territorio, tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, si è evidenziato un progressivo e crescente malcontento nei confronti di questi enti che incidono su una contribuzione crescente e spesso difficilmente giustificabile per il cittadino. L’espressa previsione delle citate norme di cui al regio decreto n. 215 del 1933 istitutiva dei suddetti consorzi in ordine alla corrispondenza tra i contributi richiesti ai consorziati e l’effettivo beneficio ricevuto risultano disattese dalla gran parte di essi.

Molti di coloro a cui è richiesto il pagamento del contributo di bonifica esprimono il loro disappunto in quanto il medesimo è richiesto alla stregua di un’ordinaria imposta tributaria, mentre è vero il contrario, vale a dire che il contributo consortile deve avere a fondamento opere rientranti nelle mansioni istituzionali dei suddetti consorzi e che abbiano recato un beneficio diretto e immediato sul singolo immobile al proprietario del quale è richiesto.

Tale reazione dei consorziati è più che legittima in quanto il dettato delle norme di cui al regio decreto n. 215 del 1933 è molto chiaro in ordine alle mansioni dei consorzi di bonifica e al fondamento del prelievo ed è anche supportata da numerose sentenze della Corte di cassazione a sezioni unite, nelle quali si precisa in modo inequivocabile cosa si deve intendere per beneficio nei riguardi di un determinato immobile a seguito di interventi sul territorio da parte di enti. Sempre la Corte di cassazione ha stabilito che l’esistenza del beneficio è necessaria per potere legittimamente pretendere il contributo di bonifica e, in assenza, in capo al contribuente vi è un diritto soggettivo all’esonero dalla contribuzione. In più, nel caso di contenzioso, la Corte di cassazione ha chiarito che l’onere della prova del beneficio, se contestato, è a carico dell’ente impositore, cioè del consorzio di bonifica.

La richiesta di soppressione degli enti in questione ha molte motivazioni, vecchie e nuove, talune comprovate già dall’indagine compiuta dalla Commissione agricoltura della Camera dei deputati nel corso della XII legislatura: la necessità di evitare proliferazioni e doppioni di competenze e di organismi; l’esigenza di ridurre la possibilità di «ingrassare» la spesa pubblica con apparati incontrollati; il bisogno di chiarezza e di definizione delle competenze; l’esaurirsi delle motivazioni che hanno spinto, oltre settanta anni or sono, all’istituzione dei suddetti consorzi; l’inanità dimostrata anche dalle condizioni di rischio e di dissesto del territorio; le proteste – ed è un eufemismo – dei consorziati chiamati illecitamente a contribuire.

Infine, è stato chiarito dalla Corte costituzionale che non è da ritenere illegittima la disposizione statale che imponga alle regioni la soppressione o il riordino dei suddetti consorzi, nel rispetto della loro autonomia in ordine all’allocazione sostitutiva delle competenze, del personale e delle risorse finanziarie.

In particolare, l’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), al comma 35, aveva previsto la facoltà per le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano di provvedere alla riduzione del numero di componenti dei consigli di amministrazione e degli organi esecutivi dei consorzi di bonifica, in conformità con quanto stabilito per le società partecipate totalmente, anche in via indiretta, dagli enti locali, e, al comma 36, di procedere alla soppressione o al riordino dei consorzi di bonifica, d’intesa con lo Stato, facendo salvi le funzioni e i compiti svolti dai medesimi consorzi e le relative risorse.

Il decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, cosiddetto milleproroghe, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, aveva previsto espressamente all’articolo 27, abrogando i commi 36 e 37 dell’articolo 2 della citata legge finanziaria 2008, che le regioni potessero procedere al riordino, ma non alla soppressione dei consorzi, se non, eventualmente, sopprimendo solo singoli consorzi. Tale facoltà doveva essere esercitata secondo i criteri definiti d’intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta dei Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e delle infrastrutture. Tali criteri sono stati definiti nell’ambito di un’intesa Stato-regioni sancita il 18 settembre 2008.

Molte regioni, per quanto di loro competenza, hanno quindi approvato normative per salvare i consorzi senza procedere a una seria analisi della loro utilità relativamente ai costi per la pubblica amministrazione e per i cittadini.

Si rende quindi necessario procedere a una semplificazione per garantire una politica unitaria in materia di acque. Un contributo a tale fine, più volte espresso da tutte le forze politiche, può venire dalla presente proposta di legge. Essa sopprime i consorzi di bonifica, che hanno fatto il loro tempo, e ne affida competenze e funzioni a enti associati di enti locali già costituiti alla data di entrata in vigore della legge.

Date queste premesse, l’articolo 1 prevede la soppressione dei consorzi di bonifica, mentre l’articolo 2 demanda alle regioni e alle province autonome le scelte in ordine al trasferimento delle funzioni dei soppressi consorzi di bonifica a enti di diritto pubblico già costituiti alla data di entrata in vigore della legge, con adeguati conferimenti di risorse. Viene confermata la potestà, per gli enti subentranti, di imporre contributi alle proprietà consorziate, ma esclusivamente nei limiti dei costi sostenuti per le relative attività e con criteri di proporzionalità rispetto ai benefìci ottenuti, da parte delle differenti categorie di proprietari immobiliari, in ragione dell’attività svolta dagli enti subentranti. L’articolo 3 affida alle regioni e alle province autonome il compito di approvare disposizioni per il coordinamento dell’attività degli enti che operano nella tutela del suolo. L’articolo 4 prevede l’approvazione di decreti attuativi per disciplinare la potestà, attribuita agli enti subentranti, di imporre contributi alle proprietà immobiliari, nel rispetto del vincolo della sola copertura dei costi effettivamente sostenuti e documentati a bilancio. L’articolo 5 tutela i diritti dei lavoratori dei consorzi di bonifica, mentre l’articolo 6 prevede che dalla soppressione dei consorzi stessi non debbano derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. L’articolo 7, infine, demanda alle regioni e alle province autonome la definizione delle modalità e delle procedure di liquidazione degli attuali consorzi di bonifica.

 

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

(Soppressione dei consorzi di bonifica).

  1. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, previa intesa con lo Stato, procedono con propri provvedimenti alla soppressione dei consorzi di bonifica, istituiti ai sensi del capo I del titolo V delle norme per la bonifica integrale, di cui al regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215.

Art. 2.

(Trasferimento delle competenze, delle potestà e delle risorse agli enti subentranti).

  1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano trasferiscono, con propri provvedimenti, entro il termine di cui all’articolo 1, le funzioni e i compiti svolti dai consorzi di bonifica a enti associativi di enti locali già costituiti alla data di entrata in vigore della presente legge, anche ai sensi dell’articolo 3-bis, comma 1, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.
  2. Con i provvedimenti di trasferimento delle funzioni di cui al comma 1 si provvede, altresì, al conferimento agli enti subentranti delle relative risorse e all’attribuzione ai medesimi enti di qualsiasi forma di contribuzione di carattere statale e regionale.
  3. Per l’adempimento dei fini istituzionali, agli enti subentranti è attribuita la potestà, già riconosciuta ai consorzi di bonifica dall’articolo 59 delle norme per la bonifica integrale, di cui al regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215, di imporre contributi alle proprietà immobiliari che rientrano

nel loro ambito di competenza, nel limite dei costi sostenuti per lo svolgimento delle loro attività e sulla base di criteri di proporzionalità rispetto ai benefìci ottenuti dalle diverse tipologie di proprietari immobiliari, in ragione dell’attività svolta dagli enti subentranti, in conformità alle disposizioni adottate ai sensi dell’articolo 4 della presente legge.

Art. 3.

(Coordinamento degli enti competenti per la difesa del suolo).

  1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano disposizioni idonee a garantire che i compiti concernenti la difesa del suolo siano attuati in maniera coordinata tra gli enti che hanno competenza in materia, nel rispetto dei princìpi di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ed evitando ogni duplicazione di opere e di interventi, nonché disponendo il subentro degli enti individuati ai sensi dell’articolo 2 della presente legge in tutti i rapporti attivi e passivi facenti capo ai soppressi consorzi di bonifica.

Art. 4.

(Criteri di proporzionalità nell’imposizione dei contributi).

  1. Il Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie e con il Ministro dell’interno, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto di natura non regolamentare, definisce i criteri di proporzionalità da osservare in relazione ai contributi imposti alle proprietà immobiliari ai sensi dell’articolo 2, fermo restando il limite massimo complessivo della copertura dei costi effettivamente sostenuti e documentati a bilancio

per lo svolgimento delle attività concernenti le competenze trasferite ai sensi del medesimo articolo.

Art. 5.

(Tutela dei diritti dei lavoratori dei consorzi di bonifica).

  1. Il personale che, all’atto della soppressione dei consorzi di bonifica disposta ai sensi della presente legge, lavora alle dipendenze dei medesimi consorzi può optare per il trasferimento nei ruoli delle regioni, delle unioni dei comuni o dei comuni, secondo modalità definite dalla regione o della provincia autonoma competenti e sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, comunque garantendo la conservazione del trattamento economico in godimento, anche a seguito del reinquadramento nei ruoli dell’ente di destinazione.

Art. 6.

(Invarianza finanziaria).

  1. Dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. A tale fine, la soppressione dei consorzi di bonifica i cui bilanci presentano situazioni di squilibrio non ripianabili con le riserve esistenti o esposizioni debitorie prive di copertura è subordinata alla definizione di un piano finanziario che individua le necessarie misure compensative e indica gli enti di destinazione delle funzioni a carico dei quali tali misure sono poste, ferme restando le eventuali responsabilità derivanti dagli atti che vi hanno dato causa.

Art. 7.

(Liquidazione dei consorzi di bonifica).

  1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano definiscono, con i

provvedimenti di cui agli articoli 1 e 2, le procedure e le modalità delle operazioni di liquidazione dei consorzi di bonifica.

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Un pensiero su “919.-PROGETTI DI SOPPRESSIONE O DI RIFORMA DEI CONSORZI DI BONIFICA: EFFICIENZA, ECONOMICITA’, PARTECIPAZIONE

  1. Fernando
    Bel pezzo, assolutamente corretto sulla frammentazione e ridondanza dei soggetti operanti (anche se non cita autorità di bacino, montane, polizia fluviale….ed altri).
    Recentemente con il collegato ambientale si va verso i distretti idrografici, la legge rinomina gli enti, ma la sostanza rimane uguale
    Siamo maestri in Italia di non-riforme. Si parla di soppressione di enti, ma in realtà si rinominano…

    …Ciao, io sto seriamente pensando di ri-emigrare….e voi?

    Liked by 1 persona

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