905.-Grillo ha deciso di “suicidarsi”. Chiedetevi: a chi conviene?

comedonchisciotte-controinformazione-alternativa-grillo-davide-casaleggio-farage-660x275

La notizia del passaggio al gruppo liberale, a Bruxelles, del M5S non ha stupito soltanto i simpatizzanti o gli stessi deputati europei, ha destabilizzato l’universo grillino in Italia che si sono scoperti, da domani, alleati in Europa col gruppo di Mario Monti.

C’è da dire che le regole europee richiedono l’affiliazione ad un gruppo politico, pena la quasi “scomparsa” dal panorama parlamentare, ossia diritti d’intervento, votazioni e roba del genere. Con questa scusante, potremmo approvare la scelta di Grillo.

Ma, sull’opposto versante, c’è la constatazione che l’appartenenza ad un gruppo già c’era – ossia quello di Farage, che sarebbe sopravvissuto anche alla defezione degli inglesi – e, quindi, è da altre parti che dobbiamo cercare la risposta a questa, improvvisa, scelta di campo.

“Dillo a Bruxelles per farlo capire a Roma”, verrebbe da dire.

Le stesse modalità del voto sono state strambe: il destino europeo del M5S – per quel che vale, d’accordo – è stato deciso da 40.000 voti favorevoli (circa) su 60.000 (circa) votanti. Un movimento che dovrebbe rappresentare più di 8 milioni d’italiani e che è stato, alle ultime elezioni politiche, la forza che ha ricevuto più voti?

Anche i tempi sono stati sospetti: dalla sera alla mattina, due giorni per votare, nessun dibattito – anzi, nessuna informazione che la decisione fosse da prendere – al punto che gli stessi parlamentari europei non sapevano nulla. Spediti come francobolli, da una parte all’altra del parlamento, dal voto on-line che “uno vale uno”. A noi, sembra che uno + uno faccia due, ossia Giuseppe Grillo e Davide Casaleggio, che (forse) erano gli unici a sapere.

Una simile decisione ci sembra arruffata: oltretutto (dai commenti sul blog) si nota una decisa avversione di molti sostenitori per una forma di democrazia interna inesistente, ancora tutta da inventare. Non a caso, il gruppo Verde europeo, prima dell’accettazione dei liberali, ha motivato la negazione all’ingresso dei 5S nel suo gruppo proprio per i non chiari rapporti del M5S con la Casaleggio & Associati.

Sembra, dallo schema seguito, non tanto una scelta di campo (quella europeista) quanto un’affermazione di sovranità su un partito politico: è roba nostra, decidiamo noi (Beppe & Davide) come vogliamo e cosa vogliamo. Che è una posizione un poco assurda per chi pretende di governare un Paese.

Con questa scelta, Grillo ha voluto rimarcare l’inclinazione fideista del proprio (a questo punto, nel senso del “di lui”) movimento, lontano mille miglia da un’ispirazione democratica e da un dialogo interno. Vuote parole d’ordine: “uno vale uno”, ossia io e Davide decidiamo per tutti, la Raggi va bene, Pizzarotti no.

Poco importa l’appartenenza a questo o quel gruppo europeo: l’importante è stato rimarcare un concetto per la politica nazionale, il dopo-Raggi.

Con un colpo di testa, Grillo ha voluto scegliere fra la “destra” e la “sinistra” interne – ossia una possibile alleanza con la Lega o con le forze a sinistra del PD – compiendo una non-scelta, ossia pigiando ancora di più sull’acceleratore fideista.

Riflettiamo su un dato nuovo e dirompente (per un movimento come il M5S): un terzo degli “elettori certificati” (a questo punto, “Grandi Elettori”), ha votato contro il Capo. Perché Grillo ha compiuto questo passo?

Evidentemente, la partita delle prossime elezioni è cominciata e il M5S vuole tenersi le mani libere per future alleanze parlamentari, da decidere – ovviamente – con i soli Grandi Elettori nel volgere di ventiquattr’ore.

Così gli avranno raccontato gli spin doctor della Casaleggio & Associati, che la scelta meno dolorosa era una non-scelta, ossia porre soltanto il proprio carisma a garanzia delle future operazioni politiche del movimento. O del gruppo Casaleggio?

Sia come sia, il M5S ha compiuto ugualmente una scelta: ha perso probabilmente parecchi consensi – non fidatevi delle proiezioni elettorali…basta avere soldi… – e domani avremo, come classe dirigente, gli epigoni del no-euro confluiti nel gruppo con Mario Monti.

Per chi si accontenta…

Così, Carlo Bertani e , ora, Marcello Foa:

hqdefaultcomedonchisciotte-controinformazione-alternativa-grillo-farage

Il Cuore Del Mondo

Eh già, c’è chi decide di suicidarsi buttandosi giù da un ponte. E chi prendendo le decisioni sbagliate nel momento più sbagliato, dimostrando una miopia politica così clamorosa da chiedersi se sia davvero solo il frutto di un errore di valutazione o se invece non sia voluta, con estrema e raffinata perfidia, per distruggere il Movimento 5 Stelle.

Mettiamo in fila gli elementi.

Il M5S ha combattutto una battaglia durissima contro il sistema; il suo fondatore e vera mente politica, Gian Roberto Casaleggio, è stato oggetto di attacchi durissimi e personali, che lo hanno sfiancato nella salute, con un epilogo drammatico.

Dopo la scomparsa di Casaleggio, il mondo ha iniziato a cambiare. Da tempo Movimento 5 Stelle si era schierato all’Europarlamento con lo “scandaloso” Farage, considerato per anni poco più che un velleitario buffone. Ma Farage ha guidato la Gran Bretagna alla Brexit.

Nel frattempo i pentastellati conquistano due grandi città italiane, Roma e Torino. Negli Stati Uniti vince contro ogni pronostico Trump, spostando il baricentro degli interessi degli Usa su posizioni molto più vicine a quelli di movimenti alternativi di protesta (sì, i cosiddetti “populisti”) come il M5S e la Lega di Salvini. Il 4 dicembre questi stessi partiti guidano la campagna referendaria che si risolve con un KO clamoroso di Renzi.

Il mondo sembra volgere dalla loro parte. E infatti da Washington arrivano segnali incoraggianti. Notate bene: Nigel Farage, pur essendo britannico, è uno dei pochi politici di cui Trump si fida; è l’uomo che, sulle vicende europee, può sussurrare all’orecchio del presidente eletto.

Un’occasione propizia per chi è sempre stato amico di Farage. Lo capiscono tutti. Proprio sabato 7 gennaio sul quotidiano la Stampa esce un retroscena molto interessante, intitolato “Dai migranti al terrorismo, Trump cerca un alleato in Italia per rilanciare l’alleanza con gli Usa”, in cui vengono riportate le indiscrezioni di due collaboratori presidenziali. I quali spiegano che:

E’ chiaro che Trump sia contento del risultato referendario alla luce dei discorsi e delle dichiarazioni fatte in passato non solo sull’Italia ma anche in merito alla Brexit. Tutti i suoi consiglieri, a partire da Steve Bannon che è molto vicino alla politica europea, consideravano il “no” come un primo passo verso un processo di ricollocazione dell’Italia, una sorta di distacco, non nel senso di uscita dall’Unione europea, ma di presa di distanza dagli schemi conformisti di un certa politica e di una certa Europa. Un passaggio verso la strada del popolarismo che privilegia l’economia reale, il lavoro, la real politik e l’allontanamento dall’ideologia conformista che sta decretando il fallimento del progetto europeo così com’è. Un no che rende l’Italia più».

Quei consulenti assicurano che Trump vuole:

individuare il giusto interlocutore con cui l’amministrazione americana dovrà interloquire per rilanciare i rapporti con lo storico alleato”.

In un’Unione europea di cui non hanno fiducia, perlomeno non di quella che ha governato finora:

«Alcune settimane fa ho incontrato Farrage e abbiamo discusso della situazione in atto, quello che sta avvenendo in Europa è un processo storico, il baricentro si sta spostando dalla parte della gente, in Italia, in Francia e in Germania”

afferma il generale Paul Vallely, secondo cui

Il popolo sta prendendo coscienza della propria sovranità, di essere la spina dorsale di nazioni indipendenti che non devono per forza essere parte di un movimento globalista e globalizzante. «E questa è un ottima cosa, per l’Italia ad esempio si è compiuto un passo nella direzione che favorisce la gente. Siamo contenti». Secondo il veterano allo stato attuale le nazioni europe non hanno l’obbligo di essere parte di una entità sovranazionale come la Ue che ha dimostrato – specie in alcuni specifici casi come l’Italia – «di esigere più di quanto offra». «Non mi sembra che Bruxelles abbia fatto molto per i popoli europei fuorché creare una burocrazia pesante comandata dai soliti noti. Sta emergendo una nuova visione dell’Europa e con questo passo ci saranno interessanti scenari di cooperazione con l’America di Trump».

Musica per le orecchie innanzitutto di Salvini e della Meloni, che sono sempre stati su queste posizioni. Ma anche di Grillo che in passato non ha esitato a sparare sulla Ue e sulla globalizzazione e ad allearsi con Farage.

La strada sembra spalancata per un atteso e fino alla scora primavera insperato sdoganamento internazionale.

E il Movimento 5 Stelle cosa fa? Anziché mettersi in scia e godersi il momento, cambia improvvisamente rotta proprio a Bruxelles.

Abbandona lo Ukip per allearsi con l’Alleanza liberale del belga Verhofstadt, le cui idee sono antitetiche a quelle di Grillo e di Farage: pro Ue, pro globalizzazione; insomma un gruppo che affianca l’establishment che ha governato finora.

Grillo, incredibilmente, scende dal carro del vincitore. E contraddice se stesso, la propria storia, la propria identità.
Lo fa anche nei modi peggiori: lanciando senza preavviso e senza dibattito una consultazione interna nel week-end dell’Epifania. E ottenendo il risultato più ovvio: quello di spaccare il Movimento, di disamorare la base e molti sostenitori, di incrinare i rapporti con Farage e con Trump per abbracciare quell’establishment e quei poteri forti che ha sempre dichiarato di voler combattere.

Harakiri.

Un’ottima notizia per Salvini e la Meloni, che immagino, non mancheranno di ringraziare Grillo. Ma anche e forse soprattutto, per quell’establishment che da un decennio cerca il modo di spaccare il Movimento, senza mai riuscirci, almeno finchè era in vita Casaleggio. Sono passati pochi mesi ed è bastata una trattativa segreta a Bruxelles per raggiungere quell’obiettivo.

Chissà se chi l’ha voluta e l’ha ideata ne è consapevole.

Infine, Cristina Stillitano:

Soldi, posti e voti: ecco l’accordo prematrimoniale sulla roba tra Verhofstadt e Grillo.

 

Roma – Istituzioni europee da riformare e più trasparenti, l’euro come moneta attorno a cui costruire un sistema in grado di assorbire gli shock economici, una Unione campione delle libertà civili e “opportunità senza confini” da garantire con “una migliore protezione del mercato comune”. Ruota attorno a questi quattro punti il testo dell’accordo tra ALDE e Movimento 5 Stelle che riporta la data del 4 gennaio, malgrado la votazione online sia stata indetta da Beppe Grillo solo domenica.

Nel testo, in particolare, viene ribadita una convinta visione europeista e si evidenzia il ruolo fondamentale che le Istituzioni di Bruxelles devono avere come “contrappeso democratico” in un mondo sempre più globalizzato. “Molti nostri cittadini credono che l’Unione Europa sia parte del problema in quanto indirettamente resposabile della globalizzazione senza controllo che viene percepita di beneficio solo per pochi. Mentre in realtà dovrebbe essere l’opposto. Noi crediamo che solo l’Unione Europea abbia un peso sufficiente per utilizzare al meglio la gobalizzazione…L’Unione Europea deve essere il contrappeso democratico alle forze economiche globalizzate”.

Il documento è consultabile sulla piattaforma Medium.com in calce alla lettera aperta scritta da cinque docenti ‘guidati’ da Alessandro Fusacchia, ex capo di gabinetto del Ministero del’Istruzione, per chiedere al capogruppo di ALDE, l’europeista belga Guy Verhofstadt, di non “fare accordi con Beppe Grillo” e “non unirsi dietro le quinte col Movimento 5 Stelle”.

“Il documento riportato sotto, ancora confidenziale, mostra infatti come Beppe Grillo e lei non solo abbiate già concordato di unire le forze, ma anche su quale base. Un documento nel quale— paradossalmente — sia ALDE sia M5S chiedono più trasparenza”, scrivono i cinque professori nel loro appello”.

“Crediamo che gli attivisti del M5S — ai quali è stato detto di credere nella democrazia diretta del web — saranno felici di sapere che è stato loro chiesto di prendere una decisione democratica fake. Così come crediamo che tutti i liberali d’Europa che hanno guardato con simpatia alla sua candidatura a presidente del Parlamento europeo saranno felici di sapere che questo è il prezzo che lei sembra disposto a pagare”, si legge nella lettera.

Ecco il testo (tradotto in italiano) dell’accordo:

“Alde e M5s condividono i valori essenziali di libertà, eguaglianza e trasparenza. Entrambi vedono nell’individuo la struttura centrale della società, mentre promuovono un’economia aperta, la solidarietà e la coesione sociale come condizioni essenziali affinché chiunque possa esprimere appieno le proprie potenzialità. Entrambi vogliono rafforzare l’influenza del cittadino sulle decisioni che ne determinano la vita, anche attraverso il meccanismo della democrazia diretta e spingendo tutti alla partecipazione ed all’impegno politico. Ancor più importante è l’essere entrambi forze riformiste che intendono cambiare radicalmente il modo in cui l’Unione Europea oggi si trova ad operare. Ci battiamo per un cambiamento generale e basilare, perché oggi l’Unione Europea è incapace di garantire i risultati che da essa si attendono i suoi cittadini in termini di prosperità e protezione. Ciò alimenta la sfiducia e la disillusione invece di costruire la fiducia e l’impegno. Troppi nostri concittadini considerano l’Unione Europea parte del problema e come indirettamente responsabile della globalizzazione, percepita a sua volta come beneficio per soli pochi. In realtà dovrebbe essere l’opposto. Crediamo che solo l’Unione Europea abbia un peso sufficiente per utilizzare al meglio la globalizzazione come forza positiva che garantisca l’equa distribuzione dei benefici. L’Unione Europea deve porsi come contrappeso democratico alle forze dell’economia globalizzata. Quindi chiediamo che siano varate riforme in queste aree fondamentali”.

1. Rinnovamento della democrazia europea

Alde e M5S vogliono che si realizzi un’Unione più democratica e trasparente. Entrambi desiderano una Commissione Europea più piccola e efficiente, un Consiglio Europeo riformato ed un Parlamento Europeo più forte e posto sullo stesso livello del Consiglio. Entrambi ritengono che parte degli europarlamentari debbano essere eletti su base transnazionale, in quello che sarebbe un importante passo in direzione di una reale democrazia europea. Vogliamo anche la fine della inefficiente “grande coalizione” che troppo a lungo ha monopolizzato il potere e paralizzato l’Europa. La strada da seguire è quella dell’aumento del coinvolgimento diretto dei cittadini nei processi democratici e nell’aumento della trasparenza, rendendo pubblici per legge tutti i documenti e usando un linguaggio chiaro per comunicare in ogni tipo di legislazione così come nelle intese internazionali e negli accordi commerciali. C’è il bisogno di rendere le istituzioni più trasparenti e responsabili, e di dare ai cittadini una maggiore influenza diretta sulle linee politiche e sulla scelta della leadership politica, tanto nella cabina elettorale quanto per quanto riguarda gli altri mezzi di compartecipazione alla politica.

2. Riforma dell’Eurozona

Nel corso dell’ultimo decennio la nostra divisa unica ha dimostrato di essere stabile e duttile di fronte a shock di natura esterna, ma non allo scopo di rafforzare la nostra economia e di raggiungere la convergenza tra le economie nazionali. L’euro non ha mantenuto le promesse, ed è il momento di ovviare ad alcuni dei suoi innegabili difetti. C’è bisogno di costruire attorno alla divisa unica un sistema che possa assorbire gli shock economici interni all’eurozona, e questo richiede una nuova governance che deve essere incastonata in strutture trasparenti e democratiche. C’è anche bisogno di una revisione riguardo il modo in cui i bilanci nazionali sono monitorati, e di introdurre un nuovo codice di convergenza che sia incentrato su riforme significative e assicuri la centralità del sostegno finanziario ai servizi pubblici, invece di intervenire parzialmente sulle cifre dei bilanci.

3. Diritti e libertà

L’Unione Europea è prima di ogni altra cosa e soprattutto una comunità di valori. C’è bisogno di farne un avvocato globale delle libertà civili, dei diritti fondamentali e dello stato di diritto. L’Unione Europea ha il dovere di essere garante che i principi e i valori basilari contemplati nei Trattati Europei siano rispettati ovunque sul proprio territorio. Fiducia reciproca e valori condivisi sono la chiave delle politiche europee nei campi della cooperazione giudiziaria, delle politiche di asilo e di accoglienza dei profughi, dell’agenda digitale, dell’energia e della gestione comune dei confini esterni.

4. Opportunità senza confini

Ugualmente l’Europa dovra’ essere in grado di assicurare le nostre libertà con una maggiore protezione del mercato comune. Questo richiede un’ampia strategia che spazi dall’affrontare il dumping ai danni del mercato europeo all’eliminazione degli ostacoli al libero movimento dei privati cittadini. Il mercato unico deve essere il motore portante della promozione dei talenti, dell’innovazione, delle start-up, delle piccole e medie imprese cosi’ come delle multinazionali. Al tempo stesso un mercato unico senza confini interni richiede chiaramente che le questioni della solidarietà e della coesione sociale debbano esere affrontate come prioritarie”.

 

 

Annunci

Un pensiero su “905.-Grillo ha deciso di “suicidarsi”. Chiedetevi: a chi conviene?

  1. SOLDI E POLTRONE.ALTRO CHE ONESTI!

    “Alde e il Movimento 5 Stelle (M5S) condividono i valori fondamentali di libertà, uguaglianza e trasparenza. Entrambi vediamo l’individuo come l’elemento centrale della società e al tempo stesso promuoviamo un’economia aperta, la solidarietà e la coesione sociale come presupposti per le persone a raggiungere il loro pieno potenziale”.
    Così recitava la bozza di accordo che era stato siglato da Beppe Grillo e dal presidente di Alde Guy Verhofstadt in datata 4 gennaio, un accordo – appena respinto dal gruppo dei liberali europeisti – relativo al possibile ingresso del M5S nelle loro fila, un documento diviso in quattro punti che circolava già da giorni nei corridoi del Parlamento Europeo. La diffusione del suo contenuto era stata vista come l’ennesima beffa da una parte della base e degli stessi eletti del partito di Grillo, che si sono trovati a dover “ratificare” un accordo già fatto con un voto online assai poco partecipato (40.654 votanti sui 135mila, circa il 30% degli aventi diritto); una votazione che aveva tutto il sapore della farsa, con buona pace del sistema operativo Rousseau. Le trattative, secondo fonti del Parlamento Europeo, erano avvenute all’insaputa degli stessi eletti, come testimoniato da diversi post di europarlamentari come Marco Zanni – che ieri scriveva: «ho appreso la notizia con sorpresa e sconcerto» – e dalle capriole di Luigi Di Maio che sulla sua pagina Facebook ha cercato nelle ultime ore di tener buoni molti arrabbiati attivisti grillini spiegando che si può essere anti-europeisti anche entrando nel gruppo più europeista del Parlamento Ue (chissà come poi… Magari facendo finta di non leggere qualche mail sul Fiscal Compact?).
    Una cosa è certa: quello tra Alde e M5S sarebbe stato un matrimonio di interesse che avrebbe creato non pochi imbarazzi in entrambe le famiglie, sia tra eletti ed elettori grillini (da sempre antieuropeisti) sia tra i liberali ultraeuropeisti, tra le cui fila – per citarne uno – milita un certo Mario Monti. Basti pensare che Verhofstadt era stato inserito nella gogna mediatica grillina nella lista degli “impresentabili da cacciare dal Parlamento europeo” e definito senza mezze misure “l’eurodeputato che colleziona poltrone”.
    Per Verhofstadt l’annessione del M5S avrebbe rappresentato una ghiotta occasione per far crescere l’Alde, rendendolo il terzo gruppo politico dell’europarlamento e per rafforzare così la propria candidatura alla presidenza dell’Assemblea. In fondo è “l’eurodeputato che colleziona poltrone” (cit. !!11!!). I grillini, dal canto loro, restando fuori da ogni coalizione rischiano di perdere una buona parte dei «fondi 400» destinati ai parlamentari dei gruppi (una cifra che secondo le stime del Corriere della Sera si aggira intorno ai 680mila euro) e anche loro puntavano a una serie di postazioni nelle commissioni e nelle vicepresidenze che l’alleanza con l’UKIP di Farage (in smantellamento dopo la Brexit) non può più garantirgli.
    Sarebbe stato, insomma, un matrimonio di convenienza, di quelli dove le famiglie non si sopportano e si salutano a mezza bocca parlandosi male alle spalle, di quelli dove non ci si stupisce quando la sposa, nel giorno più bello, viene pizzicata da uno dei 1200 invitati nella toilette del pacchiano ristorante insieme al testimone dello sposo. Un matrimonio che non si è fatto, perché in queste ore nel gruppo liberale sono emersi molti dissensi, soprattutto da parte dei parlamentari nordici, contrari all’ingresso di un partito populista e anti europeo nell’Alde. La più esplicita è stata la francese Sylvie Goulard (la prima ad annunciare il mancato accordo), che sul suo blog stamane attaccava: «Meglio 12 stelle che 5. Troppa la distanza sui contenuti e sulla visione dell’Unione europea, troppa l’ambiguità sull’euro e sul futuro dell’unione monetaria, troppo pericoloso alimentare la possibilità di organizzare un referendum consultivo in Italia sulla moneta unica». Sarebbe stato un matrimonio combinato, come quelli di una volta. Ma alla fine la sposa è scappata col testimone dello sposo…
    Salamida

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...