888.- La nostra vita cambiata dal terrore. E niente tornerà più come prima

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Divieti e metal detector non stupiscono, i militari si guardano con affetto. E si è quasi contenti di sentirsi un po’ prigionieri. Si è modificato il rapporto con i luoghi che per definizione sono sempre stati aperti. Ed è impensabile che si torni indietro.

A Milano si entra in piazza Duomo attraverso sette varchi presidiati da uomini armati. Sui lungoteveri di Roma spuntano barriere di cemento, mentre l’ingresso di via del Corso da piazza del Popolo è chiuso per oltre metà da un enorme blindato dell’esercito con gli alpini che controllano pure i documenti dei netturbini. Sono le prime festività di fine anno blindate, in tutta Italia. E se la presenza degli uomini in divisa o in tuta mimetica con i fucili mitragliatori spianati oggi conforta, anziché produrre ansia come nei nostri bui anni di piombo, dobbiamo essere tutti consapevoli che niente nelle nostre città sarà più come prima.

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I terroristi ci privano delle nostre certezze più intime

Lo spettacolo di questi giorni nelle strade e nelle piazze, con i mezzi militari in assetto di battaglia, l’hanno visto i nostri nonni e forse i nostri genitori durante la seconda guerra mondiale. Noi no. Negli ultimi settant’anni il Paese ha dovuto fare i conti con molte emergenze dell’ordine pubblico, certo. Pure con lo stragismo canaglia e le bombe vigliacche nelle piazze, nelle stazioni e sui treni. Mai però si era confrontato con la necessità di fronteggiare un simile pericolo esterno, capace di infiltrarsi nel nostro mondo attraverso modalità sempre imprevedibili. Privandoci così delle certezze più intime.

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I fanatici non hanno vinto, ma noi ci siamo dovuti adeguare

Il terrorismo non ha piegato l’Occidente come i fanatici dell’orrore si auguravano, ma un risultato l’ha ottenuto: ha cambiato forse per sempre certi nostri stili di vita, l’approccio con determinate abitudini, perfino il profilo umano delle metropoli. Ci è riuscito pian piano, trasformando in normalità cose che normali non sono mai state, né mai nel mondo conosciuto prima dell’esplosione del terrore sarebbero state considerate tali. Qualcuno ancora si stupisce del fatto che non si possa viaggiare in aereo con dei liquidi in borsa o in tasca? Niente affatto: la misura è in vigore ovunque da anni dopo che si era scoperto un passeggero con un tipo particolare di esplosivo, e non è stata mai più revocata. Come nessuno ormai a Parigi o nelle altre città europee si meraviglia dei metal detector all’ingresso del Louvre e dei principali musei. Ci sono oggi e ci saranno sempre. Del resto, anche per superare il colonnato del Bernini in piazza San Pietro, a Roma, si deve sottostare alla stessa procedura. E la strada che conduce al medesimo colonnato è sbarrata non da uno, ma addirittura da due blindati dell’esercito. Scene che finora si potevano considerare familiari magari a Bagdad o Kabul. E lo sono diventate anche per la capitale d’Italia. Per non parlare di aspetti che forse colpiscono meno l’immaginario, ma comunque incidono sulle abitudini. Nelle stazioni ferroviarie delle più grandi città, a partire da Milano e Roma, si accede ai binari solo mostrando il biglietto e anche in questo caso occorre superare appositi varchi. Dunque è cambiato anche il nostro rapporto con quei luoghi che per definizione sono sempre stati storicamente aperti. Ed è impensabile che un giorno si possa tornare indietro.

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Rassicurati anche dai cestini dei rifiuti trasparenti. Brutti ma necessari

Né è stato risparmiato, per restare alle questioni apparentemente marginali, l’arredo urbano. Un esempio? I cestini dei rifiuti modellati in ghisa che popolavano le strade, ben disegnati per conferire almeno un po’ di decoro alla loro vile funzione, sono stati sostituiti da orribili trespoli con buste di plastica trasparente che espongono bene alla vista tutto il contenuto di immondizia. Una questione di sicurezza: ne siamo coscienti, e meno male che ci hanno pensato. Ma è un fatto che il terrore possa arrivare a condizionare perfino il design di un cestino dei rifiuti. Eppure anche quella brutta busta di plastica trasparente ci rassicura, come gli angeli armati che hanno preso a popolare le città e osserviamo con affetto. Contenti, per un triste paradosso, di sentirci anche un po’ prigionieri.

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