886.- LE SANZIONI “ALL’ACQUA DI ROSE” DI OBAMA CONTRO PUTIN FAVORISCONO TRUMP?

obama-is-just-like-us-1-1550x660di André Archimbaud, da Boulevard Voltaire.

Titolo originale “Sanctions russes : une bénédiction pour Trump !” Traduzione di Mario.

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Le sanzioni all’acqua di rose di Obama contro Putin permetteranno a Trump di contenere “la sua fazione anti-russa e di porre fine alle sue polémiche. Ma, allora, Obama è un sabotatore oppure è un “alleato di fatto” di Trump? In questi ultimi pochi giorni, il monarca uscente si è mostrato iperattivo, dando l’impressione di voler mettere le pastoie alla futura amministrazione Trump.

Per prima cosa, con una legge del 1953, ha sancito il divieto di perforazioni, in modo “permanente”, in vaste zone marittime artiche e atlantiche; poi si è servito di un antico Conservation Act (del 1906) per trasformare in parco naturale 700.000 ettari in Nevada e nell’Utah, vietando quindi ogni concessione di perforazione. Buon per i Navajo. O peggio?

A questo si deve aggiungere lo smantellamento del National Security Entry-Exit Registration System, il sistema istituito da G. W. Bush dopo l’11 settembre per rintracciare gli immigrati provenienti da zone epidemiche o da stati terroristi. Un sistema caduto in disuso, che, tuttavia, avrebbe potuto rivelarsi utile alla futura amministrazione Trump.

C’era, naturalmente, l’esigenza di “produrre” informative di intelligence (già annunciate) sulla pirateria elettorale russa e sul recente richiamo di Israele al rispetto della legge, e ora per le sanzioni contro la Russia, per il ruolo da essa svolto nel” processo democratico” (Wikileaks aveva semplicemente sostituito il defunto giornalismo investigativo americano).

israele_675Qualcuno la ricorderà come la risoluzione dello sgambetto del presidente Usa uscente a quello entrante, insomma poco più che una questione di politica interna statunitense ridotta a dispetto. Altri la giudicheranno la conseguenza della forsennata politica di costruzione di nuovi insediamenti da parte del governo Netanyahu: in altre parole, ci sarebbe un “troppo” persino nella politica tradizionalmente filo-israeliana della Casa bianca (gli Usa avevano posto il veto a un’identica risoluzione nel 2011), considerato anche che presto il parlamento israeliano potrebbe dare l’approvazione definitiva alla “sanatoria”, o legalizzazione retroattiva, di 4000 insediamenti in Cisgiordania. Fatto sta che, a 37 anni dalla risoluzione 446, anni trascorsi a porre veti sulle risoluzioni relative agli insediamenti israeliani nei territori occupati palestinesi, venerdì sera l’astensione degli Usa ha permesso al Consiglio di sicurezza di chiedere a Israele di “cessare immediatamente e completamente ogni attività concernente gli insediamenti nei territori palestinesi, compresa Gerusalemme est” e di “smantellare gli insediamenti costruiti dopo il marzo 2001”.

In breve, queste misure sovrane (il sistema presidenziale americano è anche erede di una monarchia) sembrano vincolare Trump sia nella definizione degli orientamenti sull’indipendenza energetica sia sul preludio di una riorganizzazione delle alleanze nella lotta contro il terrorismo dell’islamismo radicale, come contro quello del libero commercio globalista.

La perpetuazione dell’azione di contrasto della propaganda elettorale, insomma. Tranne …

Se non fosse che la principale sfida per Donald Trump è rappresentata dai repubblicani. Non da quelli del settore petrolifero, i suoi nuovi amici … ma da quelli dell’industria della difesa, le cui azioni, oggi, sono spinte in alto dalla linea dura di Trump, o da quelli delle camere di commercio, pro-immigrazione. Un Areopagus rappresentato dai deputati che vi si aggrappano: John McCain e Lindsey Graham (recentemente in tour nei paesi baltici) e dai leader di entrambe le camere: Paul Ryan, un Bruto in erba, e Mitch McConnell, un Talleyrand, senza quella classe. Geni ancorati nel passato, incapaci di comprendere le infezioni virali del nuovo secolo, ma sempre veloci a venire fuori dalla bottiglia.

Ma ecco che, nell’arco di pochi giorni, Obama ha appena reso un grande servizio a Trump. E gli permetterà prima di tutto di prendere una posizione chiara sul dibattito, in corso fra i repubblicani e i democratici della base, lasciando i cacicchi in disparte, con una chiara scelta tra una politica di crescita economica (con una serie di ristrutturazioni: legale, industriale, finanziaria politico, culturale, diplomatico, ideologica) e il caos mondiale (mantenimento dello status quo gestito da carrieristi incompetenti che guidano le persone verso il precipizio (si parla di noi?)).

Obama ha offerto, in più, a Trump la possibilità di uno spazio ulteriore di negoziazione con l’industria, in particolare con quella del petrolio, in cambio di correzioni alla sua politica.

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Ma soprattutto, decretando le “sanzioni all’acqua di rose” contro Putin, Obama ha permesso a Trump di contenere “la sua” fazione anti-russa e di seppellirne le polemiche, a meno che le “prove”, annunciate, dell’interferenza russa si dimostrino estremamente dannose per lui. Cosa molto improbabile …

Putin non è caduto nel tranello, astenendosi da ogni ritorsione … per ora.

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