879.-Trump dichiara “guerra” alla Germania e all’Euro

Commento un articolo della rubrica “Approccio italo-albanese” dell’agenzia albanese PERQASJE. Mi riporta ai miei tempi di esperto a Tirana e cita l’attenzione di Donald Trump sull’Unione europea e sull’inganno del cambio euro-marco. Abbiamo parlato della poderosa espansione cinese, del riavvicinamento fra USA e Russia e della parte del cane sotto la tavola che spetterebbe all’Unione europea, nel suo attuale assetto franco-tedesco; ma sarà presto evidente che la sua assenza dal tavolo delle due superpotenze renderà difficile quella che già molti chiamano La Nuova Yalta. Su Scenari economici, Maurizio Gustinicchi citava un’uscita di Trump contro il marco debole; ora ascoltiamola da Giuseppe Comper e aspettiamoci la levata di scudi dei servi “prezzolati bene” di questa Unione europea. L’Italia crollerà sotto l’€uro tedesco; ma crollerebbe l’Unione e crollerebbe l’euro. Trump comprende che questo priverebbe la sua politica di troppe possibilità di manovra. Ma se Trump ci salverà da Merkel, Noi chi ci mettiamo al Quirinale e a Palazzo Chigi? Chi?

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“Donald Trump contro la Germania: «Manipolatrice valutaria, l’Euro ha fatto quello che il Marco libero non avrebbe potuto fare. Se ciò non cesserà, saremo pronti a imporre dazi doganali».

Il Presidente eletto Donald Trump ha dichiarato “guerra” alla Germania. Una guerra economica, ovviamente, com’è tipico del mondo democratico del XXI secolo. Nel suo programma economico, l’allora candidato Repubblicano alla corsa presidenziale metteva in evidenza il grande inganno della Moneta Unica europea: ossia che il suo valore non è dato dal semplice output economico, bensì dalla media delle varie ex-monete precedenti all’unificazione valutaria. In questo modo la Germania si liberò dell’enorme peso del suo vecchio Marco, adottando un Euro molto più leggero – a discapito delle economie sud europee che, al contrario, dovettero sostituire le loro deboli monete con una molto più forte da sopportare.

Non per nulla, nel suo programma Trump denunciava che «la debolezza delle economie dell’Europa meridionale nell’Unione Monetaria Europea tiene un tasso di cambio inferiore rispetto a quello che avrebbe avuto il Marco tedesco come valuta indipendente». Attaccava inoltre il fatto che proprio questo giochetto economico è la ragione principale per cui il deficit commerciale degli Stati Uniti nei confronti della Germania è sempre più aumentato negli ultimi anni.

Da qui la minaccia finale: «Donald Trump ha promesso di usare il suo Dipartimento del Tesoro per marcare ogni Paese che manipola la sua valuta. Ciò consentirà agli Stati Uniti di imporre difensive e compensative tariffe se la manipolazione valutaria non cesserà». Una vera e propria rivalsa verso una Germania che, da quando è entrata in vigore la Moneta Unica, l’ha fatta da padrona in Europa e in tutto il mercato internazionale.

Un per nulla velato attacco non solo al Paese guidato da Angela Merkel, ma a tutto l’apparato tecnocratico dell’Unione Europea. Il senso è chiaro: «L’Euro è un imbroglio nell’economia mondiale, e qualcuno in particolare ci sta guadagnando violando le regole. Quindi, o d’ora in poi seguite le regole o ve la faremo pagare presto».

Le ragioni di questa aggressività verso lo Stato tedesco da parte di The Donald è palese: il suo popolo elettorale è per lo più composto dal ceto medio, categoria sociale più di tutte colpite da questa crisi finanziaria senza fine. Per rispettare gli impegni presi di «fare l’America grande ancora!» e consolidare il proprio consenso deve dare qualche segnale forte, e uno di questi è fronteggiare a viso aperto chi vìola le regole economiche internazionali.

Tuttavia non ci sono solamente ragioni di etica economico-commerciale, ma anche alcune squisitamente geopolitiche: la vittoria di Trump apre il sipario a uno spettacolo tutto nuovo nello scacchiere delle politiche estere, e lo dimostra la vicinanza del Presidente eletto allo “Zar” russo Vladimir Putin. I rapporti tra Occidente e Russia si sono incrinati notevolmente in seguito alla questione ucraina e alle sanzioni imposte a Mosca. Da lì il Presidente Putin ha volto lo sguardo altrove, stringendo alleanze commerciali con la Cina comunista e porgendo la mano alla Turchia di Erdogan. Ma il sogno di tornare ad avere maggiore influenza sugli Stati dell’est Europa non è mai stato abbandonato, e la rinnovata amicizia tra Stati Uniti e Russia non può che stringere il Vecchio Continente in una morsa tra le due maggiori superpotenze mondiali. C’è già chi parla di una “nuova Yalta”.

Che sia anche l’avvicinamento a Putin uno dei motivi per cui Trump ha minacciato e attaccato tanto duramente la Germania, l’Unione Europea e la Moneta Unica?

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Un pensiero su “879.-Trump dichiara “guerra” alla Germania e all’Euro

  1. Gli USA sono importatori netti dai primi anni ’70. Solo negli ultimi 10 anni hanno accusato un deficit commerciale superiore ai 6000 miliardi di dollari.

    Questo è un enorme problema che anche la più grande economia del mondo, benché emittente della valuta di riserva mondiale, non può PIÙ far finta di ignorare, oppure gli USA vogliono redarguire gli avversari più pericolosi?

    Trump ha fatto la campagna elettorale puntando tutto sul rilancio dell’economia interna e allo scopo di ripianare il deficit di bilancia commerciale (che è debito estero netto), chiederà ai maggiori paesi esportatori di ripianare rapidamente l’avanzo. Nello stesso tempo il Tycoon ha rinsaldato l’amicizia con Putin (deterioratasi pesantemente con Obama ed evitando che la Russia si avvicini troppo a Cina e Germania).

    Adesso un po’ di numeri (che verranno usati da Trump come arma di ricatto) Nel 2014 gli USA hanno esportato per $1,45 trilioni, mentre hanno importato per $2,19 trilioni. Il deficit di bilancia commerciale -per il solo 2014- è stato pari a $731 miliardi. (Nel 2014 il Pil USA è stato di $ 17,4 trilioni)

    Chi sono i loro maggiori partner commerciali?

    Le maggiori esportazioni USA sono verso: Canada ($241 miliardi), Messico ($194 miliardi), Cina ($134 miliardi), Giappone ($67,5 miliardi) Germania ($61,6 miliardi).

    Le maggiori importazioni provengono da: Cina ($432 miliardi), Canada ($331 miliardi), Messico ($291 miliardi), Giappone ($128 miliardi) Germania ($121 miliardi).

    Il deficit commerciale maggiore è stato verso: Cina ($298 miliardi) Messico ($97 miliardi) Canada ($90 miliardi) Giappone ($67,5 miliardi) Germania ($60 miliardi)

    606,5 miliardi di dollari di deficit commerciale dei 731 complessivi proviene da CINQUE nazioni.

    Come vediamo Trump ha TUTTE le ragioni del mondo nel pretendere una rinegoziazione sugli accordi bilaterali. Non ha voluto i trattati di libero scambio proprio per questo motivo.

    Verranno trattati tutti allo stesso modo? Io credo di NO.

    Canada e Giappone non si toccano. (Il primo è fuori discussione per più che ovvi motivi, il secondo, vista la vicinanza con la Cina, è di importanza strategica più di ogni altro paese.) Con il Messico tutto dipenderà dagli accordi sull’immigrazione.

    A questo punto direi che Cina e Germania faranno benissimo a preoccuparsi MOLTO SERIAMENTE….

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