877.-GERMANIA: SALARI ALLA SOGLIA DELLA POVERTÀ, SEMPRE PIÙ TEDESCHI INDEBITATI

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Tramite i rapporti di cambio con l’€uro, la Germania ha manipolato artificialmente, con l’inganno il rapporto fra marco e lira, divenuta lira forte, ottenendo, da un lato, un colossale surplus commerciale e, dall’altro, il crollo dell’economia concorrenziale italiana.
Su Scenari economici, Maurizio Gustinicchi cita un’uscita di Trump contro il marco debole: “La Germania tramite l’euro ha illegalmente svalutato il deutschemark, o cessa tale furto, o metterò dazi contro i loro beni”. Ma, se il buon andamento delle economie non rispecchia quasi più un’altrettanta situazione dei rispettivi popoli, c’è stato chi, come Frances Coppola, ha fotografato da tempo, in modo esauriente e impietoso il trend economico della Germania. Scrisse sul suo blog: “Lungi dall’essere la locomotiva europea, la Bundesrepublik ha quasi finito di segare il ramo su cui è seduta e l’intransigenza della sua classe dirigente è ormai il principale fattore di instabilità economica per il mondo intero”. Inevitabilmente, come già per l’Italia, anche per la Germania, osservo: “Che senso ha imbarcare forza lavoro dall’Africa, quando il lavoro non c’è?”. Infatti, nonostante nell’opinione pubblica italiana sia largamente diffusa l’idea che in Germania il lavoro vada a gonfie vele e le condizioni dei lavoratori siano ottimali, o comunque migliori rispetto a quelle del nostro paese, un recente rapporto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali svela un’altra verità. Il numero dei cittadini tedeschi che vive alle soglie della povertà è in costante crescita. Se l’Italia dovesse uscire dall’€uro e non è improbabile, lo stesso sistema bancario tedesco rischierebbe di crollare, e la più grande economia europea, oltre a non aver garantito il benessere dei propri cittadini, perderebbe la competitività così duramente accumulata nel corso degli ultimi 15 anni.” Si, a spese di tutti gli altri paesi europei, Italia in testa. Abbiamo compreso il perché non può essere l’economia a dettare le leggi ai governi. Ma leggiamo il rapporto di Von Lisa Schwesig.

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“Sempre più famiglie tedesche sono indebitate. Questo è quanto riportato dal rapporto sulla povertà, finora inedito, redatto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Se nel 2013 le famiglie con debiti erano 1,97 milioni, nel 2015 la cifra ha raggiunto i 2,05 milioni. Secondo il quotidiano “Bild”, che cita il rapporto ufficiale, questa condizione affligge quasi 4 milioni di adulti in Germania, numeri che lo stesso Ministero ha in seguito confermato a n-tv. Una tendenza in aumento costante dal 2006, che non dà cenni di inversione di rotta.

Secondo l’analisi del Ministero l’indebitamento dei tedeschi è legato principalmente alla “povertà di reddito”. Rispetto al 2012 i livelli di reddito dei cittadini sono aumentati in modo significativo. Nel 2015, i lavoratori tedeschi hanno guadagnato in media il 10,7% in più. Ciò soprattutto grazie alle buone condizioni economiche del paese. Tuttavia, gli affitti e il costo della vita sono aumentati proporzionalmente agli stipendi.

Inoltre, un dipendente su dieci lavora per una retribuzione oraria inferiore ai dieci euro. Il guadagno si posiziona quindi appena sopra la soglia di povertà. Nella Germania orientale più di un terzo dei lavoratori percepisce un salario di basso livello. Allo stesso tempo cresce anche in Germania occidentale il numero dei lavoratori a basso salario. La maggior parte dei lavoratori a basso reddito vive in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove oltre il 35% dei dipendenti percepisce un misero stipendio. Nella zona di Amburgo, invece, vive una percentuale di lavoratori a basso reddito nettamente inferiore (solo il 15%).

Hartz IV in costante aumento

La relazione svela numeri importanti anche per ciò che concerne il “reddito di sostegno”.
Nel 2015 quasi 8 milioni di persone sono state dipendenti da servizi come l’Hartz IV. Si tratta di quasi 800 mila persone in più rispetto a cinque anni prima. La quota percentuale dei destinatari dell’Hartz IV è così aumentata del 10%.

A questo dato va aggiunto il crescente numero dei senza tetto in Germania. A detta del rapporto, oltre 335 mila persone vivono senza fissa dimora. Si tratta di una condizione permanente per oltre il 10% di questi individui. Sommando i dati, negli ultimi dieci anni il numero di persone senza una propria abitazione è quindi cresciuto di quasi il 25%.

Mentre sempre più persone si trovano costrette ad affrontare una condizione di povertà, cresce parallelamente il numero dei milionari. Se nel 2009 erano circa 12.500 le persone che potevano vantare un reddito annuo di 1 milione di euro, nel 2015 si contano in Germania circa 4.000 milionari in più. Questi ultimi hanno versato al Paese, solo lo scorso anno, quasi tre milioni di euro di tasse.

Il rapporto completo su povertà e ricchezza in Germania verrà pubblicato dal Ministero del lavoro nella primavera del 2017. La relazione viene redatta ogni 3/4 anni da circa un centinaio di esperti.”

Così, Von Lisa Schwesig, 13 Dicembre 2016; ma non scopriamo nulla di nuovo, perché ci hanno detto sempre dove volevano e vogliono portarci, solo che rifiutiamo di crederci. Il 12 marzo 2013, Jakob Augstein, commentatore progressista, su Der Spiegel attaccò così il rapporto del governo sulla povertà in Germania: Hanno provato ad abbellire i dati ma non ci sono riusciti, le diseguaglianze sono troppo evidenti. Riporto da Der Spiegel:

Ricchezza e povertà in Germania

Il governo federale ha cercato di abbellire il “Rapporto sulla povertà” – tuttavia i dati ci mostrano ugualmente la miseria sociale nel nostro paese. Dieci anni dopo il lancio dell’Agenda 2010, dell’economia sociale di mercato non c’è piu’ traccia.

“La ristrutturazione dello stato sociale e il suo rinnovamento sono diventati inevitabili. Non si tratta di dare il colpo di grazia, piuttosto di conservare l’essenza dello stato sociale”. Parole pronunciate da Gerhard Schröder nel suo discorso del 14 marzo 2003 con il quale annunciava l’Agenda 2010.

Dieci anni dopo è chiaro: l’obiettivo è stato mancato, lo stato sociale colpito duramente. La Germania sta diventando una società di classe. Dovremo riabituarci al concetto. Sono finiti i tempi in cui il capitalismo sociale faceva almeno credere possibile il “benessere per tutti” (Ludwig Erhard). L’era dell’economia sociale di mercato è finita.

C’è stato un grande esproprio. Ma in Germania non sono stati i ricchi ad essere espropriati. Piuttosto il popolo.

Il “Rapporto del governo federale sulla ricchezza e la povertà in Germania”, presentato la scorsa settimana (qui un riassunto e qui una verifica dei fatti) ce ne dà una testimonianza. Bisogna guardare da vicino per decifrare il triste messaggio. Nei mesi che hanno preceduto la pubblicazione il governo si è sforzato molto per abbellirlo e manipolarlo.

Ma in verità non hanno potuto fare nulla per cambiarlo: la Germania è un paese con grandi ingiustizie. Nel 1970 il decile piu’ alto dei tedeschi dell’ovest possedeva il 44% delle attività finanziarie nette. Nel 2011 erano il 66%. Le imposte sui salari, i redditi e i consumi – sostenute dalla massa – sono pari all’80% del totale delle entrate fiscali, le imposte sui redditi d’impresa e i profitti sono solo il 12%. Quasi 8 milioni di tedeschi ricevono un cosidetto basso salario (Niedriglöhn). 12 milioni di individui vivono al limite o sotto la soglia di povertà. Il 25% degli occupati in Germania ha un lavoro precario: lavoro interinale, lavoro a tempo, contratti d’opera, tirocini. Il 50% dei nuovi posti vacanti è a tempo determinato.

Chi ne approfitta si crea la propria rappresentazione della realtà

Si potrebbe andare avanti con altre statistiche, alcune sono nel rapporto, altre sono state compilate dagli scienziati sociali. Ma tutto cio’ in realtà è risaputo da tempo. La maggioranza delle persone continua ad alzare le spalle con indifferenza. “Resta aperta una sola domanda: perché non c’è nessuna resistenza nei confronti dei redditi troppo elevati o verso gli aumenti di ricchezza eccessivi?”, si chiede lo storico Hans-Ulrich Wehler.

Wehler dovrebbe conoscere la risposta: che cosa sono i numeri rispetto agli interessi? E che cos’è la verità rispetto alle strutture del potere? L’industria, i partiti di governo, una larga parte dei media, ricercatori e istituti di ricerca docili – tutti aiutano a negare i fatti, a relativizzare, a ignorare. Il cartello di chi ne approfitta è cosi’ forte che non si deve piu’ nemmeno prendere in considerazione la realtà dei fatti. Hanno creato una nuova realtà.

E quando non si hanno piu’ argomenti, arriva l’affermazione: il denaro non rende veramente felici. Come recentemente ha detto il deputato Matthias Zimmer (CDU) durante il dibattito al Bundestag: “l’intero dibattito viene condotto pensando solo ai fattori materiali”.

Un sistema della menzogna

Nel frattempo possiamo assistere al declino di questa società con i nostri occhi. Le scuole cadono a pezzi, le città si sgretolano, le strade sono fatiscenti, agli incroci ci sono persone che tirano fuori dalla spazzatura i vuoti a rendere. Ma ci hanno insegnato a non fidarci piu’ dei nostri occhi e a considerare le ingiustizie necessarie e le assurdità ragionevoli. Tutto serve ad uno scopo: lasciar fluire verso l’alto i redditi che vengono prodotti in basso e allo stesso tempo fare il possibile per nascondere quello che accade. Le leggi, la struttura delle tasse, i valori – il sistema.

E’ un sistema della menzogna. Gli ideologi del liberalismo parlano volentieri di obiettivi da raggiungere. Ma non viviamo in una società meritocratica, piuttosto in uno stato corporativo. Nel suo discorso sull’Agenda, 10 anni fa Schröder aveva detto: “Non è accettabile che in Germania le possibilità di iscriversi ad un liceo siano per un giovane della borghesia da 6 a 10 volte piu’ alte rispetto a quelle di un giovane proveniente da un famiglia di lavoratori”. Ed oggi Sigmar Gabriel al Bundestag ancora una volta ha detto: “Lo stato sociale deve fare in modo che le origini non diventino un destino. Non vogliamo che siano le origini a determinare il destino degli individui”.

Gli obiettivi di politica sociale sono stati mancati. Quelli di politica economica raggiunti. L’agenda politica introdotta da Schröder e portata avanti da Merkel, ha rafforza l’economia tedesca, ma ha indebolito i tedeschi.

Il rapporto sulla povertà nel suo punto piu’ sconvolgente mostra quante poche illusioni si facciano ancora i cittadini sulla realtà tedesca. Quando si chiedono le cause della ricchezza nella società, un quarto nomina le capacità e il duro lavoro. Un numero molto piu’ grande la riconduce alle origini (46 %) o alla rete sociale (39 %). Quelli molto delusi considerano la disonestà (30%) e le ingiustizie del sistema economico (25%) come le ragioni principali del benessere economico.

Che cosa è piu’ spaventoso: il realismo delle persone oppure la loro passività?

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