869.- Manuel Poletti, figlio del ministro del Lavoro Giuliano, è direttore di un giornale che ha ricevuto 500mila euro di fondi pubblici in tre anni

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Ora capite meglio la frase di Giuliano Poletti, a Fano sui giovani e sulla fuga dei cervelli: “…bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei “pistola”. Permettetemi di contestare questa tesi”. E, poi, aggiunse la fesseria destinata a far discutere: “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.”Conosco gente che è bene sia andata via, questo Paese non soffrirà a non averli tra i piedi”. E quella sui rimasti: “Non sono tutti dei pistola”. Dichiarazioni insulse, di bassissimo profilo trattandosi di un ministro della Repubblica”, “incommentabili”. Non disse Poletti che la COOP di suo figlio ha bisogno di mettere al lavoro dei clandestini a basso costo. Se un ministro si esprime in veste ufficiale come se fosse al bar tra amici e non viene invitato sollecitamente a dare le dimissioni, significa che in Italia, in certi contesti, nessuno ha la voglia e/o la capacità di assumersi le sue responsabilità, oppure, che si lanciano sassi nello stagno per intorbidire le acque, per interessi particolari: per esempio, 20 miliardi di ulteriore debito pubblico per una banca che con 5 si compra e in cui non si ha conto di dove siano finiti altri 17 (per chi non lo sa, Monte dei Paschi di Siena è andata in default perchè IGNOTI hanno prelevato a insaputa del Consiglio di Amministrazione, Collegio Sindacale, Banca di Italia e Consob 17.000.000.000 di Euro e ora i cittadini verseranno 20.000.000.000! ).

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Manuel Poletti, figlio del ministro del Lavoro Giuliano, dirige un giornale che ha ricevuto solo nel 2015 circa 191mila euro di fondi pubblici. Si tratta Sette Sere Qui, un settimanale nato nel 1996 che copre i territori di Faenza, Lugo, Ravenna e Cervia, edito dalla Cooperativa giornalisti “Media Romagna” di Imola (5000 copie finanziate anche da noi contribuenti). Cooperativa a sua volta presieduta da Manuel Poletti.

Contributi al quotidiano diretto da Manuel Poletti nel 2015

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Un’informazione nota ma che ha ripreso a circolare sui social network dopo le recenti uscite del ministro del Lavoro sui “cervelli in fuga” che hanno scatenato un fiume di polemiche: “Se 100mila giovani se ne sono andati non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’. Ci sono persone andate via e che è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”, ha detto il ministro del Lavoro salvo poi correggere il tiro dicendo di “essersi espresso male”.

“Facile difendere #JobsAct e #voucher quando persino tuo figlio ha azienda che campa grazie a contributi per l’editoria pagati dallo Stato”, è uno dei tanti commenti fioccati su twitter. Il riferimento è alla cooperativa di giornalisti che è proprietaria del settimanale romagnolo, diretto da Poletti Jr dal 2009. Secondo le norme che regolano i contributi alla stampa (legge 250/90) il periodico Sette Sere Qui ha ricevuto nel 2015 190.888,48 euro di contributi pubblici. Importo simile a quello corrisposto nel 2014, quando al settimanale sono pervenuti un totale di 197.013,74 euro. Qualche decina di migliaia di euro in meno invece nel 2013 per il quotidiano diretto da Poletti Jr: il totale dei contributi pubblici erogati ammonta a 133.697,24 euro. In tre anni sono circa mezzo milione di euro.

Contributi al quotidiano diretto da Manuel Poletti nel 2014

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Come ricorda un articolo di Italia Oggi, Poletti Jr ha seguito le orme del padre lanciandosi a testa bassa nel mondo delle cooperative. Il ministro infatti viene da quel mondo, essendo stato presidente nazionale di Legacoop prima di approdare al ministero del Lavoro che ha varato norme controverse come il Jobs Act e il decreto Poletti. Manuel ha seguito le sue orme: lontano dalla politica ha preferito muovere “passi importanti all’interno di Legacoop Romagna, l’organizzazione territoriale delle coop rosse scaturita dalla fusione di quelle di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini”.

Circostanze che fanno storcere il naso a molti viste le tanto discusse esternazioni del ministro sui giovani. Come a Francesco Venier, ricercatore all’Università di Trieste: “Toh, il figlio di Poletti (lega COOP) non ha dovuto emigrare per trovare una carriera decente”.

Contributi al quotidiano diretto da Manuel Poletti nel 2013

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Lo chiamavano “Mr Copia e Incolla”: la chiacchierata carriera da direttore di Poletti Jr.

di Claudio Paudice, L’Huffington Post

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