857.- CI SONO DELLE APPARENTI ANALOGIE FRA IERI E OGGI

Le conseguenze politiche ed economiche della Grande Guerra furono gravi per l’industria e per il popolo italiano. La smobilitazione dell’esercito (2.000.000 su 3) e il ritorno dei prigionieri (500.000), l’industria in massima parte dedicata alla produzione bellica, il debito pubblico alle stelle, l’inflazione e la diminuzione dei salari, produssero una massa di disoccupati e di scontenti che fecero crescere i grandi partiti di massa. Poi, nel partito socialista, la sinistra sposò il bolscevismo o massimalismo, come lo chiamarono e nacque quello comunista e, per la prima volta in Italia, si temette una rivoluzione di massa. Ci furono fabbriche e terre occupate, attentati e bombe, agguati e morti a non finire e divampò una lotta di classe che ha lasciato il segno. Avesse prevalso la destra socialista, moderata, avremmo avuto il fascismo? Il fascismo autoritario fu accettato da molti come un freno al pericolo del bolscevismo, molto temuto. Da Lenin venivano incitamenti alla violenza e al terrorismo e venivano raccolti. In tre anni, dal 1919, ci furono sette governi, incapaci di ristabilire l’ordine. Malgrado le violenze anche fasciste, Mussolini fu visto come un garante e, poi, fu indicato come il supremo salvatore della patria dalla tirannide bolscevica. Ma, benché fascista e anti-bolscevica, sotto Mussolini, l’Italia proseguì la sua politica di favore verso la Russia. In quegli anni, il trattato di amicizia con i sovietici assicurò all’ Italia le forniture di petrolio, ferro e carbone, senza dover dipendere dagli ex alleati della Quadruplice Alleanza, che, al Trattato di Pace, a Versailles, avevano tradito le promesse fatte all’Italia, a Londra, prima che entrasse nella Prima Guerra Mondiale. Si parlò, infatti, di vittoria italiana mutilata e ciò alimentò il nazionalismo del fascismo.
La ricerca di nuove fonti di energia, di cui l’ Italia aveva assolutamente bisogno per il suo sviluppo industriale, caratterizzò sempre i trattati commerciali che si stipularono fra il governo italiano e quello sovietico, anche prima di Mussolini e fino alla Seconda Guerra Mondiale. Questi scambi fra due paesi statalisti, fra Stalin e Mussolini proseguirono anche durante la Guerra di Spagna, che vide in campo fascisti e nazisti contro comunisti. Ma le purghe staliniane contro i dissidenti avevano mietuto troppe vittime fra ingegneri e professori; così, i sovietici fornivano le loro materie prime all’Italia, in cambio di idrovolanti, navi da guerra superveloci (il Tawkent, del 1939, da 90km/h) e dei loro progetti redatti dagli ingegneri dell’Ansaldo. La Marina italiana usò la nafta russa per tutti i primi due anni di guerra, 1940-42 e il carbone russo sostituì quello inglese. Questi accordi economici ebbero rilevanza anche politica. L’Italia aiutò la Russia a entrare nella Società delle Nazioni, che era l’ONU di oggi. La competizione nei mercati europei era viva, com’è oggi e la collaborazione dell’Italia con la Russia servì anche come contrappeso dell’influenza della Francia e della Germania nell’Europa Orientale, almeno fino alla firma sovietica delle Sanzioni contro l’Italia, per l’invasione dell’Etiopia. Si andò, così, delineando un blocco italo-russo-tedesco e forse, turco, cui pose fine l’attacco tedesco e, poi, anche italiano. Insomma, l’Unione Sovietica comunista fu per diversi anni il pilastro principale della politica fascista in Europa, sommandosi in politica estera alla collaborazione con la Gran Bretagna nel Mediterraneo.

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Per alcuni versi, ci sono delle apparenti analogie fra ieri e oggi:
– Anche oggi, la recessione e la disoccupazione, il debito pubblico e la perdita di valore dei salari si accompagnano a un tentativo strisciante di dare un tono autoritaristico alla politica italiana.
– Anche oggi, non fosse per le sanzioni anti-russe dell’Unione europea, provocate, sfruttando una tesi USA sull’abbattimento di un aereo di linea in Ucraina, le economie dei due paesi sarebbero molto complementari. Le industrie automobilistiche, aeronautiche e navali dei due Paesi collaborano e le esportazioni italiane primeggiavano nei settori agroalimentare e della moda.
– La Russia è molto Europa e non si può immaginare o anche dominare il continente europeo, senza la Russia. Lo seppero bene Napoleone e Hitler e lo sanno gli Stati Uniti d’America, che cercano di affrontare la competizione globale senza dover venire a patti con gli europei, russi compresi.
– Ma la necessità di un sistema politico autoritario, oggi, non ha i caratteri delle dittature nazionalsocialiste. Essa deriva dall’esigenza dell’Unione europea di poter legiferare, senza dover coordinare i parlamenti e le democrazie di 28 Stati, con 22 lingue diverse. Non sappiamo se avrà successo o se si affermerà un modello politico diverso: una confederazione di Stati sovrani, per esempio, dove il governo confederale si occupa di poche materie comuni, per lo più attinenti la sicurezza civile e militare.
– La competizione di oggi non può essere tra fascismo e bolscevismo, perché è diverso il contesto politico, economico e sociale e perché il passato non ritorna. La competizione si svolge oggi nel mercato globale, fra i lavoratori di tutto il mondo! all’insegna della competitività e della legge del profitto cui si ispirano anche i trattati europei;
– ma è qui che lo studio e la conoscenza di quel passato non lontano ci aiuta a comprendere il nostro mondo. Gli Stati membri dell’Unione europea e dell’eurozona sono Stati cosiddetti sociali, le cui Costituzioni si ispirano alla dignità della persona umana e alla tutela del Lavoro, come ascensore sociale per i lavoratori, alle politiche, perciò, della piena occupazione. Esse rifiutano il primato della competitività e della legge del profitto sui principi della Costituzione: Lavoro, Dignità, Libertà, Uguaglianza, Solidarietà, perché l’assistenza sociale, sanitaria sono espressione di quei principi, ma sono anche costi che si sottraggono dal profitto. Gli europei, nel 2005, bocciarono ai referendum la proposta di costituzione europea con questo indirizzo (si chiama neoliberista), contrario alle loro Costituzioni. Anche l’ultimo referendum di pochi giorni fa, alla fine, verteva su questi problemi. Tutto ciò accade perché non sono più le leggi che indirizzano l’economia verso i bisogni dell’uomo; ma è l’economia che ha preso a dominare il diritto e si fa fare le leggi che le occorrono. Ma, attenzione, l’uomo è spirito e materia e non basta il denaro a dominarlo.

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