840.- “PROSSIMA MISSIONE: ARTICOLO 18” – Rodotà apre alla mobilitazione dei prof sui referendum promossi dalla Cgil contro il Jobs Act “Oggi non finisce un percorso”

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Una “evidente sconfitta” per Matteo Renzi, con un No che “non è stato soltanto un rifiuto, ma anche un’indicazione di recupero della cultura costituzionale”. Stefano Rodotà è stato uno dei più attivi sostenitori della campagna del No al referendum costituzionale e oggi, in un’intervista al Fatto Quotidiano, non fa un bilancio finale della mobilitazione, ma rilancia sul fronte dei diritti.

“Segnalo che l’anno prossimo avremo di nuovo prove su questo terreno perché la Cgil ha promosso tre referendum, tra cui quello contro l’abolizione dell’articolo 18. Oggi non finisce un percorso, tutt’altro. Bisogna fare di questo risultato un’analisi che possa guidare le azioni dei prossimi mesi. Torneremo al protagonismo dei cittadini, che hanno dimostrato di voler esercitare le loro prerogative in proprio. Ponendo quindi il problema della delega e della rappresentanza: a queste domande bisognerà dare risposta. Non sarà semplice, ma questi problemi non sono più eludibili”.
Il primo quesito della Cgil prevede di eliminare le norme che prevedono un indennizzo economico per i lavoratori licenziati senza giusta causa, al posto dell’obbligo di reintegro. Il secondo punta a eliminare il lavoro accessorio, pagato con i “voucher“. Il terzo riguarda la reintroduzione della “responsabilità solidale” negli appalti, una norma tecnica che impone a committenti e subappaltatori di verificare che le società con cui lavorano sia in regola coi pagamenti dei contributi prima di procedere al pagamento.

Rodotà sottolinea gli errori di Renzi nella sua strategia riformista, che avranno impatto anche nell’immediato futuro politico italiano.

“È stato imperdonabile fare una legge elettorale che valeva solo per la Camera, dando per scontato che i cittadini approvassero la riforma del Senato. Una classe dirigente deve avere visione e responsabilità: l’arroganza che sottende a questa mossa è inammissibile. Senza dire che, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum, il compito primo del Parlamento era fare una legge elettorale almeno non incostuzionale. Il cuore di quella sentenza era proprio il tema della rappresentanza. Ora ci troviamo una legge elettorale che vale per una sola Camera e su cui c’è più di un sospetto di legittimità costituzionale”.
Secondo il giurista, è dirimente il modo in cui saranno eletti i prossimi rappresentanti del popolo in Parlamento.

“Non c’è più posto per trucchi da funamboli. I cittadini devono potersi fidare perché altrimenti questo rinnovato interesse per le decisioni comuni scemerà e prenderà nuove direzioni, se non altre derive”.

Il Fatto Quotidiano

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Un pensiero su “840.- “PROSSIMA MISSIONE: ARTICOLO 18” – Rodotà apre alla mobilitazione dei prof sui referendum promossi dalla Cgil contro il Jobs Act “Oggi non finisce un percorso”

  1. La prossima battaglia è già pronta: la revisione della legge elettorale. “Il problema – osserva Domenico Gallo – è che la lotta per la democrazia non finisce mai. Abbiamo attraversato una fase in cui il popolo è stato chiamato a fare una scelta fondamentale per il suo futuro, però la democrazia ha bisogno di essere curata, sviluppata, per rimuovere le cause che hanno portato nell’ultimo ventennio a un restringimento della democrazia e dei diritti di partecipazione”.

    L’idea è quella di tenere in vita i quasi 800 comitati locali e di usarli come rete sul territorio nei prossimi mesi in cui si discuterà di modifiche all’Italicum. Il piano d’azione è stato ipotizzato oggi nel corso di una riunione e dovrebbe essere annunciato entro mercoledì durante una conferenza stampa. “C’è accordo unanime – spiega il vice presidente del comitato, Alfiero Grandi – che non ci debba essere un rompete le righe. Il 14 mattina riuniremo i comitati, quello del no al ddl Boschi e quello contro l’Italicum per decidere le modalità. A gennaio poi facciamo l’assemblea nazionale”.

    I prodomi di un ‘partito dei professori’? I diretti interessati negano decisamente anche se in questi mesi di campagna anti-referendaria le interlocuzioni politiche con una parte del fronte del no ci sono state: soprattutto con Sinistra italiana e il M5s. “Siamo distinti – prosegue Grandi – e continueremo a esserlo. Spesso ci definiscono professoroni e io non la considero una offesa”.

    “L’idea – spiega Vincenzo Vita – non è quella di costruire un soggetto politico ma una specie di facilitatore. Laddove si riaprisse il dibattito sulla sinistra da costruire potrebbe essere un terreno di coltura”. Questo non vuol tuttavia dire che tra i professori non vi siano personalità interessate a dare il loro contributo in un futuro governo. Lo scenario prospettato dalla rivista Micromega, di un esecutivo Rodotà-Zagrebelsky, non viene infatti considerato fantascienza. “Non ci si potrebbe stupire – dice ancora Vita – che in caso di governo di scopo o elettorale oltre che pensare a un’alta carica dello Stato, come Pietro Grasso, si ricorra a una grande personalità tra quelle che hanno istruito la battaglia vincente del no”.

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