837.-COSA SUCCEDE ADESSO

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La “gatta morta” c’è, ma non si vede. Quella che ha pilotato il disastro economico dell’Argentina e di Renzi, sta scaldando i muscoli.

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La vittoria schiacciante del no al referendum costituzionale ha segnato circa 20 punti di vantaggio. Significativa l’alta partecipazione dei cittadini, vicina al 75% (76,6% in Veneto), che afferma, chiaro e tondo, il bisogno di votare degli italiani. Sarebbero semplici considerazioni di rito, se non fosse che Renzi era solo l’alfiere del regime. Un regime che ha occupato, infiltrato, colonizzato tutte le istituzioni. Normale ed evidente, perciò, che abbiano pronto un piano per portare a termine quella, che in tutta evidenza, è stata un’opera certosina e instancabile di demolizione degli assetti economici, sociali e di diritto della Nazione, fino alla dell’identità degli italiani, tramite una invasione di massa di genti non solo lontane, ma estranee del tutto alla nostre cultura, tradizioni, costumi e – diciamolo ad alta voce – civiltà. Il popolo italiano ha scelto il  NO perché ha compreso gli obiettivi veri della riforma, quelli dichiarati nella sua Relazione illustrativa presentata al Senato con il n, 1429, qui, più volte citata. E ha compreso facilmente la contraddizione esistente fra la trama dei principi della Costituzione della Repubblica e la loro negazione pratica affermata dai trattati europei. L’ha compreso facilmente perché ne vive gli effetti nefasti sulla propria pelle da quindici anni. Come avevo previsto, il presidente del consiglio Matteo Renzi, aspirante premier, ha annunciato le dimissioni dopo un ultimo Consiglio dei Ministri. Possono essere e possono non essere accettate da Mattarella, nel secondo caso, accampando facili motivazioni come: la solita governabilità, oppure la necessità di completare prima  l’iter della Legge di Bilancio. Azzardo anche la riforma dell’Italicum. Sarebbe, poi, logico che sciogliesse le Camere; ma il regime ha, comunque, pronto il sostituto e, credo sia, Pier Carlo Padoan, l’ispiratore dei disastri economici dell’Argentina e di Renzi, ex F.M.I.., subito sponsorizzato da Goldman Sachs. Le modalità dell’ascesa di Mattarella mi fanno dubitare che sarà un uomo del fronte del NO a sostituire o ad affiancare Renzi. La crisi di Governo, infatti, è stata definita sistemica. Complice di questa persistenza di un regime, apparentemente inossidabile, è l’assoluta insufficienza e incapacità dei partiti, tutti, a rappresentare la vera volontà del popolo sovrano. Comunque, questo voto è stato il segnale per il regime e per la governance europea che gli italiani ci sono. Il Presidente Mattarella darà inizio alle consultazioni dalle quali dovrà uscire la soluzione della crisi; ma sarebbe corretto che prendesse anche atto della necessità di andare presto, prestissimo al voto. Lo vedo come un suo dovere e non come una facoltà.

Referendum, apertura dei seggi

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Un pensiero su “837.-COSA SUCCEDE ADESSO

  1. Berlusconi
    «Ora serve subito un tavolo con tutte le forze responsabili per cambiare la legge elettorale e poi andare al voto». Silvio Berlusconi è soddisfatto per l’esito del referendum. Si aspettava una vittoria del No. L’ex premier parlerà domani ufficialmente. Ma da Arcore, dove ha seguito lo scrutinio con i suoi più stretti collaboratori, trapela che dopo le dimissioni di Matteo Renzi il Cav attende con fiducia le prossime mosse del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il boccino, infatti, sarà nelle mani del presidente della Repubblica ed è il momento di essere uniti, per il bene del Paese. Renzi per una volta ha mantenuto la promessa data, perchè sconfitto al referendum, ha annunciato di lasciare palazzo Chigi, avrebbe commentato il presidente azzurro. Dopo l’exploit del No il Cav è convinto di avere tutte le carte in regola per sedersi al tavolo delle trattative da protagonista. Atteso a Roma martedì, il leader azzurro sarebbe pronto a offrire la disponibilità a modificare l’Italicum, rilanciando la necessità di un sistema proporzionale che superi il premio di maggioranza. Una volta cambiata la legge elettorale, è il suo ragionamento, bisogna andare alle urne. Grazie al voto degli italiani abbiamo scampato un pericolo, perché con questa riforma davvero si rischiava una deriva autoritaria.

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