811.-GRECIA, I SEI MESI CHE HANNO CAMBIATO LA NOSTRA VITA

Jacopo Brogi racconta cosa è davvero successo tra l’Ottobre 2009 e l’Aprile 2010in Grecia,  primo paese occidentale dove la povertà viene imposta grazie al vincolo esterno.

In calce, riporto integralmente il REGOLAMENTO (UE) N. 472/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 21 maggio 2013 sul rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri nella zona euro che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria, così, per capire a quali vincoli e a quali pericoli andiamo incontro.

grecia-elezioni-2015

Il 4 ottobre 2009, sembra un giorno come tutti gli altri, una vittoria come tante altre: l’ennesimo Papandreou succede all’ennesimo Karamanlis. Due famiglie, svariate decadi di una nazione: la Grecia. E il continente a nord di Creta, non sarà più lo stesso: Europa, principessa fenicia amata e venerata da Zeus.

Oltre 2.555 giorni di “crisi”, da”krino”. “Separare”, la granella di frumento dalla paglia e dalla pula. “Scegliere”, “decidere”. E il 18 ottobre, il governo Papandreou denuncia che i conti dello Stato sono stati truccati: il deficit nazionale è in realtà il doppio di quanto previsto dal governo Karamanlis: il 12,7% del pil, quando il limite europeo è il 3%. A fine anno viene addirittura rivisto al rialzo: 15,8%, con una economia nazionale già in recessione. La bomba è innescata: la culla del Pensiero, della Lingua e della Democrazia e specchio d’occidente, finisce sotto il bersaglio delle agenzie di rating, ormai ostaggio delle grandi banche internazionali.

Durante i primi mesi del 2010, i titoli decennali decollano arrivando ad oltrepassare il 12%,

le assicurazioni a 5 anni contro il fallimento dello Stato (cds) schizzano oltre 1000 punti;

il rapporto debito/pil viene corretto al rialzo (115,1%) e lo spread oltrepassa quota 800.

Lo Stato greco è una zattera alla deriva, ormai nel vortice dei tassi di interesse sempre più elevati, che lo portano sul baratro finanziario. La Grecia deve chiedere aiuto.

23 aprile 2010, pochi giorni dopo il congelamento delle pensioni e il taglio agli stipendi dei dipendenti pubblici, George Papandreou annuncia dal porto dell’isola di Megisti la richiesta di sostegno internazionale. Con la firma del primo memorandum arriveranno 110 miliardi di euro (80 dai Paesi dell’Unione Europea, 30 dal Fondo Monetario Internazionale) per tre anni: “abbiamo scelto di salvare il Paese“, dichiara il Ministro delle Finanze George Papaconstantinou.

Ci penserà la troika, non certo la Croce Rossa: una struttura mobile che verificherà, in periodiche missioni, la realizzazione effettiva dei programmi di aggiustamento econonomico concordati (1).

Per sopravvivere, allo Stato arriverà la paghetta ogni tre mesi, ma una volta controllati i compiti a casa.

“Le decisioni definitive per quanto riguarda l’assistenza finanziaria e la condizionalità sono prese dall’Eurogruppo (Coordinamento dei Ministri delle finanze dei paesi che adottano l’euro, ndr), che si assume pertanto la responsabilità politica dei programmi.” (2)

La Grecia è di fatto commissariata e ormai avviata nel tunnel dell’austerità. Il contagio si estende rapidamente all’Irlanda e al Portogallo: altri piani di sostegno. Poi la speculazione investirà Spagna e Italia. Cipro capitolerà nel 2013: l’epidemia scoppiata in Grecia arriverà sull’isola assieme ai medici della Banca Centrale Europea, della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale.

I sacrifici, le cure spacciate ai popoli d’Europa come risolutive contro il virus della crisi, sono costate almeno 21 milioni di disoccupati (3).

Ma cosa è successo veramente tra l’ottobre 2009 e l’aprile 2010?

La Commissione parlamentare per la verità sul debito pubblico (4), fortemente voluta dall’ex Presidente del Parlamento Zoe Konstantopoulou, composta da economisti, giuristi, giornalisti ed altri tecnici e professionisti di caratura nazionale ed internazionale, lo spiega nel suo rapporto preliminare reso pubblico nel Giugno 2015 a pochi giorni dal referendum: “Il neoeletto governo di Georgios Papandreou ha revisionato verso l’alto, in modo illegale, sia il deficit pubblico che il debito pubblico.” (5)

Appena prima delle elezioni, il 2 Ottobre 2009, l’Istituto Nazionale di Statistica della Grecia invia all’Istituto Europeo di Statistica Eurostat i dati del debito e del deficit pubblico che includono le spese ospedaliere: 2,3 miliardi euro. Come per magia, il 21 Ottobre viene pubblicata una cifra gonfiata di 2,5 miliardi. Ecco che il dato complessivo sale a 4,8 miliardi su mandato esplicito del Ministero dell’Economia, ora targato Pasok. Nell’aprile 2010, basandosi sul “Rapporto tecnico inerente alla revisione degli oneri ospedalieri” del governo, Eurostat include un’altra somma aggiuntiva di 1,8 miliardi di euro. Incredibile: il deficit iniziale contabilizzato prima delle elezioni, arriva addirittura a 6,6 miliardi, nonostante la Corte dei Conti ne abbia approvato solo una parte (1,2 miliardi). “I 5,4 miliardi di euro degli ipotizzati e non verificati oneri, hanno proiettato in alto il deficit pubblico del 2009 e anche quello degli anni precedenti“(6), scrive la Commissione.

Ma non è finita qui: in una sola notte, il debito pubblico si alza addirittura di altri

18,2 miliardi. In quelle ore viene sciolto il consiglio d’amministrazione dell’Istituto Nazionale di Statistica, così il suo presidente è libero di riclassificare – con l’avallo di Eurostat – le 17 Deko (imprese pubbliche e organizzazioni) e trasferire le loro passività dal settore delle aziende non finanziarie al settore pubblico, “violando i criteri normativi per la classificazione delle entità economiche nel settore della pubblica amministrazione“. (7)

Secondo il comitato di esperti, grazie ai contratti swap stipulati a suo tempo con la banca d’affari americana Goldman Sachs, l’Istituto Nazionale di Statistica ha aumentato il debito pubblico di 21 miliardi di euro, distribuiti fra il 2006 al 2009. Ecco come il debito pubblico viene incrementato in modo retroattivo, violando le regole della Comunità Europea.

Si stima che il deficit del bilancio di previsione 2009 sia balzato da 6 a 8 punti percentuali in totale e che il debito pubblico sia salito di 28 miliardi di euro.

Conclude la Commissione: “l’ alterazione dei dati statistici era strettamente legata alla drammatizzazione della situazione del bilancio di previsione e del debito pubblico, in modo tale che l’ opinione pubblica greca , europea e quella del resto del mondo venisse convinta ad appoggiare le “misure di salvataggio” del 2010 dell’ economia greca , alle severe condizioni per la popolazione.

Ι Parlamenti dei paesi europei hanno votato per il “salvataggio” della Grecia , basandosi su dati statistici falsificati. Le frequenti dichiarazioni che la situazione andava peggiorando hanno favorito la speculazione sui cds statali greci e, di conseguenza hanno aumentato in modo sovradimensionato e non gestibile, i tassi che venivano richiesti per il rinnovo dei titoli di Stato in scadenza.” (8)

“La Banca di Grecia conosceva la situazione fiscale negativa del paese, perchè ha facilitato la speculazione?”(9) chiede la parlamentare greca ed ex Commissario Europeo Vasso Papandreou, Presidente della Commissione Affari Economici, tramite un’interrogazione parlamentare riportata dal Financial Times.

E’ la Banca Centrale Greca (indipendente dal governo – come prescrive il Trattato di Maastricht – e parte dell’Eurosistema, che fa capo alla Banca Centrale Europea) governata da George Provopoulos (dal 2008 al 2014), che gestisce direttamente il mercato secondario (HDAT), proprio dove si scambiano i titoli pubblici e dove vengono a determinarsi i tassi di interesse e quindi il costo dell’indebitamento del paese. Ed è quindi la Banca Centrale Greca che fissa le regole del gioco.

Ed immediatamente dopo le elezioni del 2009, le cambia: “modifica il periodo di regolamento delle transazioni (da tre a dieci giorni, rimuovendo ogni penalità, ndr). Un intervento tipico dei mercati non regolamentati, dove per dare massima libertà agli investitori, gli si consente di effettuare delle vendite al ribasso per un periodo molto prolungato di tempo. E’ un atteggiamento tipicamente speculativo e per questo di solito è vietato“, spiega Manfredi De Leo, economista dell’Università di Roma Tre, autore di un approfondito studio a riguardo (10).

E aggiunge: “La crisi si manifesta come un crollo del prezzo dei titoli del debito greco: in pochi mesi, il tasso d’interesse sale alle stelle a ritmi mai visti prima, sostanzialmente per effetto di un’attività speculativa senza freni, che non sarebbe stata possibile in un mercato regolamentato, ma che è stata resa possibile da questo particolare intervento della Banca Centrale Greca.”( 11)

Dopo le interrogazioni parlamentari di Vasso Papandreou, la Banca Centrale Greca ammette di aver introdotto quei cambiamenti nell’infrastruttura di mercato, ma li giustifica come semplici questioni tecniche, velatamente presentate dal Financial Times come un “contributo involontario” alla speculazione(12).

Nell’aprile del 2010, la Banca di Grecia ripristina le regole originarie del mercato HDAT , introduce il divieto di vendita allo scoperto dei titoli e le penalità per chi non dà corso ad un’operazione di vendita (13). Ormai la Grecia è entrata nel meccanismo di sostegno (14), vincolandosi alle istituzioni internazionali: il primo memorandum arriva a maggio. Solo adesso la Banca Centrale Greca disinnesca la speculazione (15).

Fa notare De Leo: “Dopo che il governo Papandreou firma il memorandum, la Banca Centrale Europea (istituzione emettitrice unica dell’euro, ndr) ammette alle operazioni di rifinanziamento i titoli greci a prescindere dal rating che li caratterizza. Se lo avesse fatto prima, avrebbe indotto le banche a sottoscrivere i titoli del debito greco e ciò avrebbe costituto un argine al crollo del loro prezzo che si stava realizzando. La Banca Centrale Europea dimostra di avere il potere di fare queste cose, perchè le fa: dopo il maggio 2010, vara un programma di acquisti diretti di titoli del debito pubblico sui mercati secondari e riesce a raffreddare la corsa degli spread in Europa, acquistando prevalentemente titoli greci, irlandesi e portoghesi.

La Bce, coi suoi acquisti, amministra il tasso d’interesse sul debito pubblico greco in reazione a degli avvenimenti politici: un ultimo esempio? Le banche costrette a chiudere, coi greci a fare la fila ai bancomat prima del referendum del 5 Luglio 2015 ” (16).

Ottobre 2009 – aprile 2010, sei mesi decisivi: il nuovo governo di George Papandreou falsifica al rialzo i conti dello Stato, mandando in fibrillazione i mercati e favorendo la speculazione internazionale sui titoli del debito pubblico, che la Banca Centrale Greca, diretta da George Provopoulos, rende operativa e temporaneamente sistematica, deregolamentando il mercato dei titoli pubblici ellenici.

Ecco com’è arrivata la troika, ecco come il Fondo Monetario Internazionale è sbarcato per la prima volta in Europa. Adesso forse è ancora più nitido quel disegno economico, politico e geopolitico promosso da certe èlites atlantiche in sintonia coi loro omologhi europei: globalizzare il mercato secondo il Washington consensus (17).

Nel continente a nord di Creta, il progetto Azienda Universale è guidato dall’attuale Germania, che ne detiene i privilegi, non certo il Copyright.

La cavia, il popolo greco, non ha mai avuto scampo: è stata la vittima prescelta da spedire in laboratorio, così da innescare l’effetto domino continentale e tracciare la via: tasse in aumento, salari in picchiata, tagli alle pensioni e ai servizi pubblici.

Nella terra che fu di Socrate, Aritotele e Platone, oggi la disoccupazione dilaga al 28% , ed è al 44% fra i giovani (18). I beni e i servizi pubblici vanno in svendita all’asta. Esattamente come le case di quei privati cittadini che non riescono più a pagare i loro debiti. (19)

E in pochissimi guadagnano, soldi e potere: grandi banche e multinazionali.

2009/2016 – Sette anni, sette lunghissimi anni, e tre memorandum. Accordi, che secondo il grande costituzionalista Giorgos Kasimatis, anch’egli membro della Commissione parlamentare per la verità sul debito pubblico, non sono validi: “non solo perchè non hanno osservato la Costituzione greca, ma neanche il diritto internazionale e di conseguenza neppure il diritto dell’Unione Europea, visto che un accordo è ritenuto valido, solo se è obbligatoriamente ratificato e quindi riconosciuto dal diritto internazionale. E ciò non è avvenuto.

L’accordo di prestito del 2012 , è passato dal parlamento come un normale disegno di legge, e anche questo è fuori dalle regole, non è una ratifica. Perciò tutti gli accordi di prestito contratti e tutte le regole date, non sono giuridicamente valide. Questi accordi hanno anche un’altra invalidità sostanziale: impongono delle limitazioni che violano il diritto internazionale, perchè violentano la nostra sovranità. La Grecia, in cambio dei prestiti, cede la totalità del proprio patrimonio nazionale.

I memorandum obbligano il paese ad un programma di riforme che diventa l’unica politica economica attuabile; un programma che di fatto cambia i rapporti esistenti nella società.

Per fare qualsiasi altra cosa, la Grecia deve avere il permesso di Bruxelles“(20).

Il virus della crisi iniettato alla Grecia nel 2009, si è propagato agli altri paesi periferici della zona euro e ha cambiato anche un certo assetto istituzionale della nostra casa comune.

Argomenta Mandredi De Leo: ” i famosi “mercati” sono in realtà le banche e dietro al comportamento delle banche, ci sono le Banche Centrali. E’ difficile immaginare che una crisi finanziaria di questa portata e gravità, possa essersi materializzata senza un ruolo attivo in tal senso della Banca Centrale Europea.

Paesi aventi livelli di debito pubblico completamente diversi tra loro – Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia e Spagna (21) -, hanno incontrato esattamente lo stesso tipo di problema: un aumento improvviso dei tassi d’interesse sul debito pubblico.

Ciò significa, che non è tanto importante il livello di debito accumulato, quanto le condizioni a cui tale debito è contratto, ed esse dipendono in ultima istanza dall’atteggiamento dell’autorità monetaria. La Banca Centrale Europea ha ormai introdotto un principio: il suo sostegno finanziario (che garantisce la stabilità finanziaria di tutti i paesi della zona euro) è subordinato a delle direttive politiche. L’autorità monetaria europea è esplicitamente disposta a sostenere il debito pubblico di un qualsiasi paese, a patto che quel paese accetti di seguire le direttive di politica economica, che la stessa Banca Centrale Europea indica. E gli aiuti sono stati concessi solamente dopo la sottoscrizione di un memorandum.

E’ stato molto chiaro il direttore dell’ European Stability Mechanism (ESM – ad oggi, il creditore principale della Grecia(22) – ndr) Klaus Regling, in merito al grado di sostenibilità del debito greco: “dipende dalle riforme che fa la Grecia: se fa le riforme, il suo debito pubblico è sostenibile.

Se non fa le riforme, non è più sostenibile”. (23)

Quel 2009 è ormai lontano, mentre l’ormai ex capo di governo George Papandreou tiene profittevoli conferenze in giro per il mondo impartendo lezioni di “democrazia” (24) e l’ex governatore della Banca di Grecia George Provopoulos è a capo della Eurobank Bulgaria (25), il popolo greco soffre il settimo anno di austerità, tradito ancora da nuovi commercianti di speranza.

In questo piccolo grande paese di 11 milioni di abitanti, quattro milioni vivono al di sotto della soglia di povertà, tre milioni non hanno accesso al servizio di assistenza sanitaria(26), essendo legata ad un lavoro che hanno perduto. Un greco su sei ha un reddito di 180 euro al mese. 1.647, 703, persone vivono in estrema povertà (il 15% della popolazione)(27).

Eppure l’1% dei greci detiene il 56,1% della ricchezza (28). Non solo crisi, la chiamano anche globalizzazione.

E’ un virus che uccide, in silenzio. Per puro caso incontriamo Panagiotis, è molto scosso, e ha voglia di sfogarsi: “Oggi ho perso un amico di infanzia, un arresto cardiaco se l’è portato via.

Non fumava, non beveva, non era sovrappeso. Lo stress non manifestato è quello peggiore , ci sta uccidendo.

Noi quarantenni siamo la categoria più a rischio: siamo la generazione col massimo dell’esperienza lavorativa e con l’energia necessaria per lavorare tanto. Invece ci ritroviamo a sentirci troppo vecchi ed inutili, solo perché la società ci fa sentire così. Ma c’è chi ha voglia di non dargliela vinta e di reagire.” Per Panagiotis, docente precario di lingua italiana presso una scuola privata di Atene, i greci che vogliono imparare l’italiano si dividono in due categorie:”la prima, è quella di adulti che cercano di avere più strumenti per affrontare il mercato del lavoro, perché apprendere una terza lingua potrebbe essergli molto utile. Potrebbe. Alcuni di loro partono per le isole: per sei, sette mesi lavorano a condizioni atroci senza un giorno di riposo per l’intera stagione turistica, competendo con gli stranieri dell’ est.

La seconda categoria di studenti adulti è quella che ha voglia di imparare: per loro stessi, per sentirsi meno stupidi ed inutili, per mettersi alla prova. Tutti, ma proprio tutti si sentono stupidi e me lo dicono chiaramente. Ma non lo sono affatto.” (29)

Mentre più del 95% delle risorse destinate a “salvare la Grecia” sono finite in tasca alle banche nazionali ed internazionali (30), ormai il Continente a nord di Creta, è solo un gigantesco mercato abitato da milioni e milioni di numeri, un tempo Persone. Europa, la principessa fenicia amata e venerata da Zeus, è ridotta a banda olografica su banconote di una valuta privata.

“La Grecia è il miglior esempio: ciò che ha deciso e implementato, è il miglior segnale che l’euro, come mezzo di trasformazione strutturale, sta ottenendo”. Scrive Mario Monti (ex international advisor di Goldman Sachs, ex Commissario europeo ed ex premier italiano) sul Financial Times (31).

Ecco perchè il laboratorio Grecia, ecco perché la nostra “crisi”. I popoli europei non possono essere colpevoli di queste scelte d’èlite, di queste gigantesche opere di ingegneria sociale. I popoli sono vittime di un sistema. Per trovare riscatto collettivo, dobbiamo prima prenderne coscienza.

E pensare che quando uno Stato emette, controlla e spende la propria moneta, indebitandosi con la propria banca centrale pubblica, cioè con se stesso nella propria valuta, non ha nulla da temere. Sarebbe uno Stato vaccinato contro il virus neoliberista della crisi, e in grado di compiere scelte indipendenti, democratiche e nazionali, secondo i bisogni e le volontà del proprio popolo.

di Jacopo Brogi – United Photo Press – greecelab@gmail.com

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Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

L 140/1

IT

I

(Atti legislativi)

REGOLAMENTI

REGOLAMENTO (UE) N. 472/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 21 maggio 2013

sul rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri nella zona euro che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria

 

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in par­ticolare l’articolo 136, in combinato disposto con l’articolo 121, paragrafo 6,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere della Banca centrale europea (1), deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria (2), considerando quanto segue:

  1. (1)  La crisi globale senza precedenti che ha colpito il mondo a partire dal 2007 ha pregiudicato gravemente la crescita economica e la stabilità finanziaria e ha determinato un forte deterioramento del disavanzo pubblico e del debito degli Stati membri, inducendo alcuni di essi a cercare assistenza finanziaria al di fuori del quadro dell’Unione e al suo interno.
  2. (2)  L’articolo 9 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) stabilisce che, nella definizione e nell’at­tuazione delle sue politiche e azioni, l’Unione tiene conto delle esigenze connesse con la promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un’adeguata prote­zione sociale, la lotta contro l’esclusione sociale e un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute umana.
(1) GU C 141 del 17.5.2012, pag. 7.
(2) Posizione del Parlamento europeo del 12 marzo 2013 (non ancora
pubblicata nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 13 maggio 2013
  1. (3)  È opportuno che il diritto dell’Unione preveda la piena coerenza tra il quadro di sorveglianza multilaterale del­l’Unione stabilito dal TFUE e le condizioni politiche cui è eventualmente soggetta l’assistenza finanziaria. L’integra­zione economica e finanziaria di tutti gli Stati membri, in particolare di quelli la cui moneta è l’euro, impone una sorveglianza più rigorosa per prevenire che uno Stato membro che si trovi o rischi di trovarsi in gravi difficoltà sotto il profilo della stabilità finanziaria contagi il resto della zona euro e più in generale l’Unione.
  2. (4)  È opportuno che l’intensità della sorveglianza economica e di bilancio sia commisurata e proporzionata alla gravità delle difficoltà finanziarie incontrate e tenga nel debito conto la natura dell’assistenza finanziaria ricevuta, che può variare da un semplice sostegno precauzionale sulla base delle condizioni di ammissibilità fino a un pro­gramma completo di aggiustamento macroeconomico subordinato a condizioni politiche rigorose. Qualsiasi programma di aggiustamento macroeconomico dovrebbe tener conto del programma nazionale di riforma dello Stato membro interessato nel contesto della strategia del­l’Unione per la crescita e l’occupazione.
  3. (5)  Uno Stato membro la cui moneta è l’euro dovrebbe essere soggetto a una sorveglianza rafforzata a norma del presente regolamento se è colpito, o rischia di essere colpito, da gravi difficoltà finanziarie, al fine di garantire un rapido ritorno alla normalità e di proteggere gli altri Stati membri della zona euro da potenziali ripercussioni negative. Tale sorveglianza rafforzata dovrebbe essere proporzionata alla gravità dei problemi e adeguata di conseguenza. Essa dovrebbe comprendere un accesso più ampio alle informazioni necessarie per monitorare in modo ravvicinato la situazione economica, fiscale e (IT  L 140/2 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.5.2013) finanziaria e la presentazione di relazioni periodiche alla commissione competente del Parlamento europeo e al comitato economico e finanziario (CEF) o a qualsiasi sottocomitato che questo designi a tal fine. I medesimi meccanismi di sorveglianza dovrebbero applicarsi agli Stati membri che chiedono di essere assistiti a titolo precauzionale da uno o diversi altri Stati membri o paesi terzi, mediante il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), il Meccanismo europeo di stabilità (MES), il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) o un’altra istituzione finanziaria internazionale pertinente, quale il Fondo monetario internazionale (FMI).
  1. (6)  Lo Stato membro soggetto a sorveglianza rafforzata do­vrebbe inoltre adottare misure volte ad affrontare le cause o potenziali cause delle proprie difficoltà. A tal fine do­vrebbero essere prese in considerazione tutte le racco­mandazioni ad esso rivolte nella procedura per i disa­vanzi eccessivi o nella procedura per gli eccessivi squilibri macroeconomici.
  2. (7)  È opportuno rafforzare decisamente la sorveglianza eco­nomica e di bilancio degli Stati membri soggetti a un programma di aggiustamento macroeconomico. A causa della portata generale di quest’ultimo, è opportuno so­spendere o eventualmente snellire gli altri procedimenti di sorveglianza economica e di bilancio per la sua durata, onde assicurare una sorveglianza coerente delle politiche economiche ed evitare la duplicazione degli obblighi di comunicazione. Tuttavia, al momento di elaborare il pro­gramma di aggiustamento macroeconomico, dovrebbero essere prese in considerazione tutte le raccomandazioni rivolte allo Stato membro nella procedura per i disavanzi eccessivi o nella procedura per gli eccessivi squilibri ma­croeconomici.
  3. (8)  La sfida posta dalla frode ed evasione fiscale si è aggra­vata considerevolmente. La globalizzazione dell’econo­mia, gli sviluppi tecnologici, l’internazionalizzazione della frode e la conseguente interdipendenza degli Stati mem­bri evidenziano i limiti di approcci rigorosamente nazio­nali e rafforzano la necessità di un’azione comune.
  4. (9)  I problemi presentati dalla frode ed evasione fiscale negli Stati membri soggetti a un programma di aggiustamento macroeconomico dovrebbero essere affrontati miglio­rando la riscossione di imposte in detti Stati membri e rafforzando la cooperazione fra le amministrazioni era­ riali nell’Unione e negli Stati terzi.
  5. (10)  È opportuno stabilire norme atte a rafforzare il dialogo tra le istituzioni dell’Unione, in particolare tra il Parla­mento europeo, il Consiglio e la Commissione e ad as­sicurare una maggiore trasparenza e responsabilità. Il parlamento di uno Stato membro soggetto a un pro­gramma di aggiustamento macroeconomico o a sorve­glianza rafforzata dovrebbe essere tenuto informato con­formemente alle norme e alla prassi nazionali.
  1. (11)  Gli Stati membri dovrebbero coinvolgere le parti sociali e le organizzazioni della società civile nelle fasi di prepa­razione, attuazione, monitoraggio e valutazione dei pro­ grammi di assistenza finanziaria conformemente alle norme e alla prassi nazionali.
  2. (12)  Prima che sia adottata una decisione del Consiglio rela­tiva a un programma di aggiustamento macroeconomico a norma del presente regolamento, gli organi competenti del MES e del FESF dovrebbero avere l’opportunità di discutere dell’esito di negoziati fra la Commissione — che agisce per conto del MES o del FESF, in collegamento con la Banca centrale europea (BCE) e, se del caso, con l’FMI — e lo Stato membro beneficiario in merito alle possibili condizioni strategiche accluse al programma di assistenza finanziaria di detto Stato membro. I memoran­dum d’intesa che definiscono in dettaglio le condizioni alle quali è concessa l’assistenza finanziaria devono essere adottati conformemente al trattato istitutivo del Meccani­smo europeo di stabilità e all’accordo quadro del FESF.
  3. (13)  Salvo ove diversamente stabilito, i riferimenti all’assi­stenza finanziaria nel presente regolamento dovrebbero includere anche il sostegno finanziario concesso a titolo precauzionale e i crediti per la ricapitalizzazione di isti­tuzioni finanziarie.
  4. (14)  La decisione della Commissione di sottoporre a sorve­ glianza rafforzata uno Stato membro a norma del pre­ sente regolamento dovrebbe essere presa in stretta coo­perazione con il CEF, l’Autorità europea di vigilanza (Au­torità bancaria europea), istituita dal regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio (1), l’Autorità europea di vigilanza (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni), istituita dal regolamento (UE) n. 1094/2010 del Parlamento europeo e del Consi­glio (2) e l’Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), istituita dal re­golamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio (3) (denominate collettivamente «AEV») e il Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS), istituito dal regolamento (UE) n. 1092/2010 del Parlamento eu­ropeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, relativo alla vigilanza macroprudenziale del sistema finanziario nell’Unione europea e che istituisce il Comitato europeo per il rischio sistemico(4). La Commissione dovrebbe cooperare con il CEF anche al momento di decidere se prorogare la sorveglianza rafforzata.
(1) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 12. (2) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 48. (3) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84. (4) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 1.

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27.5.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 140/3
  1. (15)  A seguito di una richiesta motivata dello Stato membro interessato o, se del caso, a motivo di situazioni econo­miche eccezionali, la Commissione può raccomandare di ridurre o cancellare eventuali depositi fruttiferi in essere, depositi non fruttiferi in essere o ammende imposti dal Consiglio nell’ambito della parte preventiva o correttiva del patto di stabilità e crescita nei confronti di uno Stato membro soggetto a un programma di aggiustamento macroeconomico.
  2. (16)  L’accesso alle informazioni sui lavori preparatori intra­presi prima dell’adozione di una raccomandazione a norma del presente regolamento dovrebbe essere sog­getto al regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento eu­ropeo, del Consiglio e della Commissione (1).
  3. (17)  Qualora una decisione sia adottata a norma del presente regolamento nei confronti di uno Stato membro che non rispetta gli obblighi previsti nel suo programma di aggiu­ stamento macroeconomico e gli eventi e le analisi dimo­strino chiaramente la necessità di un meccanismo che assicuri il rispetto degli obblighi nei confronti dei suoi creditori e la stabilizzazione della sua situazione econo­ mica e finanziaria, la Commissione è invitata a formulare proposte volte all’adozione di un siffatto meccanismo.
  4. (18)  È opportuno conferire al Consiglio il potere di adottare raccomandazioni sull’adozione di misure correttive a ca­rattere precauzionale e sulla predisposizione di un pro­ gramma di aggiustamento macroeconomico, il potere di approvare i programmi di aggiustamento macroeconomi­co, il potere di adottare decisioni sulle principali condi­zioni che il MES o il FESF progettano di inserire a titolo precauzionale fra quelle richieste per la concessione del­ l’assistenza finanziaria, per i crediti per la ricapitalizza­zione degli istituti finanziari o per ogni strumento finan­ziario concordato nell’ambito del MES e il potere di rac­comandare l’adozione di misure correttive agli Stati membri nell’ambito della sorveglianza post-programma. Tali poteri rivestono particolare rilevanza per la politica di coordinamento economico degli Stati membri che, a norma dell’articolo 121 TFUE, deve svolgersi nell’ambito del Consiglio,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Oggetto e ambito di applicazione

1. Il presente regolamento fissa le disposizioni volte a raffor­zare la sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri la cui moneta è l’euro nel caso in cui tali Stati membri:

a) si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria o la sostenibilità delle loro finanze pubbliche, con potenziali ripercussioni negative su altri Stati membri nella zona euro, o

b) richiedono o ricevono assistenza finanziaria da uno o più altri Stati membri o paesi terzi, dal Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), dal Meccanismo europeo di stabilità (MES), dal fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) o da altre istituzioni finanziarie internazionali perti­nenti quali il Fondo monetario internazionale (FMI).

2. Il presente regolamento stabilisce inoltre disposizioni per il coordinamento rafforzato delle politiche economiche.

3. Il presente regolamento si applica agliStati membri la cui moneta è l’euro.

4. Nell’applicare il presente regolamento il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri rispettano appieno l’arti­ colo 152 TFUE. Nell’applicazione del presente regolamento e delle raccomandazioni adottate a norma dello stesso, il Consi­glio, la Commissione e gli Stati membri tengono in conto le norme e la prassi nazionali e l’articolo 28 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Di conseguenza, l’applica­zione del presente regolamento e di tali raccomandazioni non pregiudica il diritto di negoziare, concludere e far rispettare accordi collettivi o di intraprendere azioni collettive conforme­mente al diritto nazionale.

Articolo 2

Stati membri soggetti a sorveglianza rafforzata

1. La Commissione può decidere di sottoporre a sorveglianza rafforzata uno Stato membro che si trovi o rischi di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la sua stabilità finanziaria, con probabili ripercussioni negative su altri Stati membri nella zona euro.

Nel valutare se uno Stato membro rischi di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la sua stabilità finanziaria, la Com­missione utilizza parametri quali il meccanismo di allerta isti­tuito dall’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (UE) n.1176/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici (2), o, se disponibile, il più recente esame approfondito. La Commissione procede altresì a una valutazione completa, tenendo conto, in particolare, delle con­dizioni di credito praticate allo Stato membro in questione, del piano di rimborso dei suoi obblighi debitori, della solidità del sua situazione di bilancio, della sostenibilità a lungo termine delle sue finanze pubbliche, della rilevanza del suo carico debi­torio e del rischio che gravi tensioni nel suo settore finanziario o nella sua situazione di bilancio si ripercuotano sul settore finanziario di altri Stati membri.

(1) GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43.

(2) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25.

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L 140/4 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.5.2013

Allo Stato membro interessato è data l’opportunità di pronun­ ciarsi prima che la Commissione adotti la propria decisione di sottoporre a sorveglianza rafforzata detto Stato membro. Ogni sei mesi la Commissione decide se prorogare la sorveglianza rafforzata a detto Stato membro.

2. NelcasoincuilaCommissionedecidadisottoporreuno Stato membro a sorveglianza rafforzata a norma del paragrafo 1, informa debitamente lo Stato membro interessato dei risultati della valutazione e ne dà formale comunicazione alla Banca centrale europea (BCE) nella sua veste di autorità di vigilanza, alle AEV interessate e, di conseguenza, al CERS.

3. SeunoStatomembrobeneficiadiassistenzafinanziariaa titolo precauzionale da uno o più altri Stati membri o paesi terzi, dal MESF, dal MES, dal FESF o da un’altra istituzione finanziaria pertinente, quale l’FMI, la Commissione sottopone a sorveglianza rafforzata detto Stato membro.

La Commissione rende pubblica ogni decisione presa a norma del paragrafo 1 e del presente paragrafo.

4. Ilparagrafo3nonsiapplicaaunoStatomembroche riceve assistenza finanziaria a titolo precauzionale sotto forma di una linea di credito che non è subordinata all’adozione di nuove misure politiche da parte di detto Stato membro, sempre che tale linea di credito non sia utilizzata.

5. LaCommissionepubblicaafiniinformativiunelenco degli strumenti che forniscono l’assistenza finanziaria precauzio­ nale di cui al paragrafo 3 e lo aggiorna onde tener conto di eventuali cambiamenti nella politica di sostegno finanziario del MESF, del MES, del FESF o di un’altra istituzione finanziaria internazionale pertinente.

Articolo 3

Sorveglianza rafforzata

1. UnoStatomembrosoggettoasorveglianzarafforzata adotta, previa consultazione e in collaborazione con la Com­ missione e d’intesa con la BCE, le AEV, il CERS ed eventual­ mente l’FMI, misure atte a eliminare le cause, o le cause poten­ ziali, di difficoltà. Nel far ciò lo Stato membro tiene conto di ogni raccomandazione indirizzatagli ai sensi del regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio, del 7 luglio 1997, per il raffor­ zamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché

della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economi­ che (1), del regolamento (CE) n. 1467/97 del Consiglio, del 7 lu­ glio 1997, per l’accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi (2), o del regolamento (UE) n. 1176/2011 relative, tra l’altro, ai suoi pro­ grammi di riforma e piani di stabilità nazionali.

La Commissione informa delle misure di cui al primo comma la commissione competente del Parlamento europeo, il CEF, il Gruppo di lavoro «Eurogruppo» e, se del caso, in base alla prassi nazionali, il parlamento dello Stato membro interessato.

2. Il più attento monitoraggio della situazione finanziaria di cui all’articolo 10, paragrafi 2, 3 e 6, del regolamento (UE) n. 473/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sulle disposizioni comuni per il monitoraggio e la valutazione dei documenti programmatici di bilancio e per la correzione dei disavanzi eccessivi negli Stati membri della zona euro (3), si applica a uno Stato membro soggetto a sorve­ glianza rafforzata, a prescindere dall’esistenza di un disavanzo eccessivo in tale Stato membro. La relazione redatta a norma dell’articolo 10, paragrafo 3, di detto regolamento è presentata a cadenza trimestrale.

3. SurichiestadellaCommissione,unoStatomembrosog­ getto a sorveglianza rafforzata a norma dell’articolo 2, para­ grafo 1:

a) comunica alla BCE, nella sua veste di autorità di vigilanza e, se del caso, alle AEV competenti, a norma dell’articolo 35 dei regolamenti (UE) n.1093/2010, (UE) n.1094/2010 e (UE) n.1095/2010, alla frequenza richiesta, informazioni disaggregate sull’evoluzione del proprio sistema finanziario, che comprendono l’analisi dei risultati di ogni prova da stress o analisi di sensibilità eseguite a norma della lettera b) del presente paragrafo;

b) effettua, sotto la vigilanza della BCE, nella sua veste di auto­ rità di vigilanza, o, se del caso, sotto la vigilanza delle AEV competenti, le prove da stress o le analisi di sensibilità, a seconda delle necessità, per valutare la resilienza del settore finanziario a diversi shock macroeconomici e finanziari, se­ condo le modalità specificate dalla Commissione e dalla BCE in cooperazione con le AEV competenti e il CERS;

c) deve presentare valutazioni periodiche della propria capacità di vigilanza del settore finanziario nell’ambito di una valuta­ zione inter pares specifica effettuata dalla BCE, nella sua veste di autorità di vigilanza, o, se del caso, dalle AEV com­ petenti;

(1) GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
(2) GU L 209 del 2.8.1997, pag. 6.
(3) Cfr. la pagina 11 della presente Gazzetta ufficiale.

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27.5.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 140/5

d) comunica alla Commissione qualsiasi informazione necessa­ ria per monitorare gli squilibri macroeconomici a norma del regolamento (UE) n. 1176/2011.

Sulla base dell’analisi dei risultati delle prove da stress e delle analisi di sensibilità di cui alla lettera a) del primo comma, e tenuto conto delle conclusioni della valutazione dei pertinenti indicatori del quadro di valutazione degli squilibri macroecono­ mici, stabiliti nel regolamento (UE) n. 1176/2011, la BCE, nella sua veste di autorità di vigilanza, e le competenti AEV predi­ spongono, in collaborazione con il CERS, una valutazione delle potenziali vulnerabilità del sistema finanziario e la trasmettono alla Commissione con la frequenza indicata da quest’ultima, e alla BCE.

4. SurichiestadellaCommissione,unoStatomembrosog­ getto a sorveglianza rafforzata a norma dell’articolo 2, paragrafo 3:

  1. a)  comunica alla Commissione, alla BCE, e, se del caso, alle competenti AEV, a norma dell’articolo 35 dei regolamenti (UE) n.1093/2010, (UE) n.1094/2010 e (UE) n. 1095/2010, alla frequenza richiesta, informazioni disag­ gregate sull’andamento del proprio sistema finanziario, com­ prendenti un’analisi dei risultati di ogni prova da stress o analisi di sensibilità, eseguite a norma della lettera b);
  2. b)  effettua, sotto la vigilanza della BCE, nella sua veste di auto­ rità di vigilanza, o, se del caso, sotto la vigilanza delle AEV competenti, le prove da stress o le analisi di sensibilità, a seconda delle necessità, per valutare la capacità di resistenza del settore finanziario a diversi shock macroeconomici e finanziari, secondo le modalità specificate dalla Commissione e dalla BCE, d’intesa con le competenti AEV e con il CERS, e condivide i risultati dettagliati con tali autorità;
  3. c)  deve presentare valutazioni periodiche della propria capacità di vigilanza del settore bancario nell’ambito di una valuta­ zione inter pares specifica effettuata dalla BCE, nella sua capacità di vigilanza, o, se del caso, dalle AEV competenti;
  4. d)  comunica alla Commissione qualsiasi informazione necessa­ ria per monitorare gli squilibri macroeconomici conforme­ mente al regolamento (UE) n. 1176/2011.

La Commissione, la BCE e le competenti AEV considerano come riservati tutti i dati disaggregati loro comunicati.

5. LaCommissione,d’intesaconlaBancacentraleeuropeae con le AEV pertinenti e, se del caso, con l’FMI, effettua missioni

di verifica periodiche nello Stato membro soggetto a sorve­ glianza rafforzata per verificare i progressi realizzati da detto Stato membro nell’attuazione delle misure di cui ai paragrafi 1, 2, 3 e 4.

Ogni trimestre la Commissione comunica la sua valutazione alla commissione competente del Parlamento europeo e al CEF. In tale valutazione essa esamina in particolare se siano necessarie ulteriori misure.

Le missioni di verifica di cui al primo comma sostituiscono i controlli in loco previsti dall’articolo 10 bis, paragrafo 2, del regolamento (CE) 1467/97.

6. Nellapreparazionedellavalutazionedicuialparagrafo5, la Commissione tiene conto dei risultati di ogni esame appro­ fondito ai sensi del regolamento (UE) n. 1176/2011, compresa la valutazione degli effetti di ricaduta delle politiche economiche nazionali sullo Stato membro soggetto a sorveglianza rafforzata, a norma dell’articolo 5, paragrafo 2, di tale regolamento.

7. Se, sulla base delle missioni di verifica di cui al paragrafo 5, la Commissione giunge alla conclusione che sono necessarie ulteriori misure e che la situazione economica e finanziaria dello Stato membro in questione ha importanti effetti negativi sulla stabilità finanziaria della zona euro o dei suoi Stati membri, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può raccomandare allo Stato membro inte­ ressato di adottare misure correttive precauzionali o di predi­ sporre un progetto di programma di aggiustamento macroeco­ nomico.

Il Consiglio può decidere di rendere pubbliche le sue raccoman­ dazioni.

8. Seunaraccomandazionedicuialparagrafo7èresa pubblica:

  1. a)  la commissione competente del Parlamento europeo può dare la possibilità allo Stato membro interessato e alla Com­ missione di partecipare a uno scambio di opinioni;
  2. b)  il Parlamento dello Stato membro interessato può invitare i rappresentanti della Commissione a partecipare a uno scam­bio di opinioni;
  3. c)  il Consiglio informa tempestivamente la commissione com­petente del Parlamento europeo circa i contenuti della rac­comandazione.
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L 140/6 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.5.2013

9. Nel corso del processo di sorveglianza rafforzata, la com­ missione competente del Parlamento europeo e il parlamento dello Stato membro interessato possono invitare rappresentanti della Commissione, della BCE e dell’FMI a partecipare a un dialogo economico.

Articolo 4

Relazioni nel caso di sostegno finanziario per la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie

Gli Stati membri soggetti a sorveglianza rafforzata o a un pro­ gramma di aggiustamento macroeconomico che ricevano un sostegno finanziario per la ricapitalizzazione delle proprie isti­ tuzioni finanziarie inviano con cadenza semestrale una relazione al CEF sulle condizioni imposte a tali istituzioni finanziarie, incluse le condizioni relative alle retribuzioni dei dirigenti. La relazione inviata da tali Stati membri indica anche le condizioni alle quali è fornito il credito all’economia reale.

Articolo 5

Informazione in merito alle richieste di assistenza finanziaria previste

Uno Stato membro che intende richiedere assistenza finanziaria da uno o più altri Stati membri o paesi terzi, dal MES, dal FESF o da un’altra istituzione finanziaria internazionale pertinente, quale l’FMI, informa immediatamente delle proprie intenzioni il presidente del gruppo di lavoro «Eurogruppo», il commissario per gli affari economici e monetari e il Presidente della BCE.

Dopo aver ricevuto una valutazione della Commissione, il gruppo di lavoro «Eurogruppo» svolge un dibattito sulla richie­sta in corso, per esaminare, tra l’altro, le possibilità offerte dai vigenti strumenti finanziari dell’Unione o della zona euro prima che lo Stato membro interessato si rivolga a potenziali presta­tori.

Uno Stato membro che intende richiedere l’assistenza finanzia­ria del MESF informa immediatamente delle proprie intenzioni il presidente del CEF, il commissario per gli affari economici e monetari e il presidente della BCE.

Articolo 6

Valutazione della sostenibilità del debito pubblico

Qualora uno Stato membro richieda l’assistenza finanziaria del MESF, del MES o del FESF, la Commissione valuta, d’intesa con la BCE e, ove possibile, con l’FMI, la sostenibilità del debito pubblico di detto Stato membro e le sue necessità di finanzia­mento effettive o potenziali. La Commissione trasmette tale valutazione al Gruppo di lavoro «Eurogruppo», qualora l’assi­stenza finanziaria debba essere concessa a carico del MES o del FESF, e al CEF qualora debba essere concessa a carico del­ l’EFSM.

La valutazione della sostenibilità del debito pubblico si basa sullo scenario macroeconomico più probabile o su uno scenario più prudente e su previsioni di bilancio realizzate con l’ausilio delle informazioni più aggiornate, e tiene debitamente conto dei risultati della relazione di cui alla lettera a) dell’articolo 3, para­ grafo 3, nonché di ogni attività di vigilanza esercitata ai sensi della lettera b) dell’articolo 3, paragrafo 3. La Commissione valuta inoltre l’impatto di shock macroeconomici e finanziari e di ripercussioni negative sulla sostenibilità del debito pubblico.

La Commissione rende pubblico lo scenario macroeconomico, compreso lo scenario di crescita, i parametri sottesi alla valuta­zione della sostenibilità del debito pubblico dello Stato membro interessato e l’impatto stimato delle misure aggregate di bilancio sulla crescita economica.

Articolo 7

Programma di aggiustamento macroeconomico

1. Qualora uno Stato membro richieda assistenza finanziaria da uno o più altri Stati membri o paesi terzi, dal MESF, dal MES, dal FESF o dall’FMI, esso elabora di concerto con la Commis­sione, che agisce d’intesa con la BCE e, se del caso, con l’FMI, un progetto di programma di aggiustamento macroeconomico in­tegrativo e sostitutivo dei programmi di partenariato economico a norma del regolamento (UE) n. 473/2013 che comprenda obiettivi annuali di bilancio.

Il progetto di programma di aggiustamento macroeconomico è rivolto ai rischi specifici che un determinato Stato membro pone alla stabilità finanziaria nella zona euro e punta a ristabi­lire rapidamente una situazione economica sana e sostenibile e a ripristinare pienamente la capacità dello Stato membro interes­sato di autofinanziarsi sui mercati finanziari.

Il progetto di programma di aggiustamento macroeconomico è basato sulla valutazione della sostenibilità del debito pubblico di cui all’articolo 6, che va aggiornato per tener conto dell’impatto dei progetti di misure correttive negoziate con lo Stato membro interessato, e tiene debitamente conto di ogni raccomandazione rivolta a detto Stato membro a norma degli articoli 121, 126, 136 o 148 TFUE e delle azioni adottate per ottemperarvi, mi­rando allo stesso tempo ad allargare, rafforzare e approfondire le misure necessarie.

Il progetto di programma di aggiustamento macroeconomico tiene conto della prassi e dei meccanismi di formazione salariale nonché del programma nazionale di riforma dello Stato mem­bro interessato nel contesto della strategia dell’Unione per la crescita e l’occupazione.

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27.5.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 140/7

Il progetto di programma di aggiustamento macroeconomico rispetta pienamente l’articolo 152 TFUE e l’articolo 28 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La Commis­sione informa verbalmente il presidente e i vicepresidenti della competente commissione del Parlamento europeo dei progressi compiuti nella preparazione del progetto di programma di ag­giustamento macroeconomico. Tali informazioni sono conside­rate riservate.

2. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su pro­posta della Commissione, approva il programma di aggiusta­mento macroeconomico predisposto dallo Stato membro che richiede assistenza finanziaria a norma del paragrafo 1.

La Commissione garantisce che il memorandum d’intesa firmato dalla Commissione per conto del MES o del FESF sia piena­mente conforme al programma di aggiustamento macroecono­mico approvato dal Consiglio.

3. Al fine di evitare una duplicazione degli obblighi informa­tivi, la Commissione deve garantire la coerenza del processo di sorveglianza economica e di bilancio nei confronti di uno Stato membro e che è sottoposto a un programma di aggiustamento macroeconomico.

4. La Commissione, d’intesa con la BCE e, se del caso, con l’FMI, segue i progressi realizzati da uno Stato membro nell’at­tuazione del suo programma di aggiustamento macroeconomi­co.

La Commissione informa ogni tre mesi il CEF in merito a tali progressi. Lo Stato membro interessato coopera pienamente con la Commissione e con la BCE. In particolare, fornisce alla Com­missione e alla BCE tutte le informazioni che esse giudicano necessarie per il monitoraggio dell’attuazione del programma di aggiustamento macroeconomico a norma dell’articolo 3, para­ grafo 4.

La Commissione informa oralmente il presidente e i vice presi­denti della competente Commissione del Parlamento europeo in merito alle conclusioni tratte dal monitoraggio del programma di aggiustamento macroeconomico. Tali informazioni sono con­siderate riservate.

5. LaCommissione,d’intesa con la BCE e, se del caso, con l’FMI, esamina insieme allo Stato membro interessato le even­tuali modifiche e gli aggiornamenti da apportare al programma di aggiustamento macroeconomico, al fine di tenere debita­mente conto, tra l’altro, di ogni scostamento significativo tra le previsioni macroeconomiche e i dati effettivi, anche alla

luce delle eventuali ripercussioni derivanti dal programma di aggiustamento macroeconomico, da ricadute negative e da shock macroeconomici e finanziari. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, decide in merito alle modifiche da apportare a tale programma.

6. Lo Stato membro interessato, in stretta cooperazione con la Commissione, considera se adottare tutte le misure necessarie a incoraggiare gli investitori privati a mantenere volontaria­mente la loro esposizione complessiva.

7. Qualora il monitoraggio di cui al paragrafo 4 metta in luce deviazioni significative dal programma di aggiustamento macroeconomico di uno Stato membro, il Consiglio, delibe­ rando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può decidere che lo Stato membro in questione non ottempera agli obblighi di politica economica previsti dal suo programma. Nella proposta la Commissione valuta espressamente se tali scostamenti significativi siano dovuti a cause che esulano dal controllo dello Stato membro in questione.

Gli sforzi di consolidamento del bilancio indicati nel pro­gramma di aggiustamento macroeconomico tengono in conto l’esigenza di assicurare mezzi sufficienti a politiche fondamentali come l’istruzione e l’assistenza sanitaria.

Se viene adottata una decisione a norma del presente paragrafo, lo Stato membro interessato, in stretta cooperazione con la Commissione e d’intesa con la BCE ed eventualmente con l’FMI, adotta misure volte a stabilizzare i mercati e a preservare il buon funzionamento del suo settore finanziario.

8. Uno Stato membro soggetto a un programma di aggiu­stamento macroeconomico che ha capacità amministrative in­sufficienti o incontra problemi significativi nell’attuare il pro­ gramma chiede assistenza tecnica alla Commissione, che può formare a tale scopo gruppi di esperti composti da membri provenienti da altri Stati membri e altre istituzioni dell’Unione o da istituzioni internazionali pertinenti. Gli obiettivi e i mezzi dell’assistenza tecnica sono esplicitamente indicati nelle versioni aggiornate del programma di aggiustamento macroeconomico e si concentrano sull’area dove sono state identificate le esigenze più acute. L’assistenza tecnica può comprendere la nomina di un rappresentante in loco e di personale di supporto per consi­gliare le autorità in merito all’attuazione del programma.

Il programma di aggiustamento macroeconomico, con l’indica­ zione dei suoi obiettivi e della prevista distribuzione degli sforzi di aggiustamento, è reso pubblico.

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L 140/8 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.5.2013

Al programma di aggiustamento macroeconomico sono allegate le conclusioni della valutazione di sostenibilità del debito pub­ blico.

9. Uno Stato membro soggetto a un programma di aggiu­stamento macroeconomico procede a un audit completo delle proprie finanze pubbliche, allo scopo, tra l’altro, di analizzare le cause che hanno condotto alla formazione di livelli eccessivi di debito e di riscontrare ogni possibile irregolarità.

10. La commissione competente del Parlamento europeo può offrire la possibilità allo Stato membro interessato e alla Commissione di partecipare a uno scambio di opinioni sui progressi realizzati nell’attuazione del programma di aggiusta­mento macroeconomico.

11. Il parlamento dello Stato membro interessato può invi­tare rappresentanti della Commissione a partecipare a uno scambio di opinioni sui progressi realizzati nell’attuazione del suo programma di aggiustamento macroeconomico.

12. Il presente articolo non si applica agli strumenti per la fornitura di assistenza finanziaria a titolo precauzionale, ai pre­stiti per la ricapitalizzazione degli istituti finanziari o a qualun­que nuovo strumento finanziario del MES, per il quale le norme del MES non prevedono un programma di aggiustamento ma­croeconomico.

La Commissione predispone a fini informativi un elenco degli strumenti di assistenza finanziaria di cui al primo comma e lo aggiorna per tener conto di eventuali cambiamenti nella politica di sostegno finanziario del MES.

In relazione a tali strumenti il Consiglio, su raccomandazione della Commissione e con decisione rivolta allo Stato membro interessato, approva i principali requisiti politico-economici che il MES o il FESF prevedono di includere fra le condizioni per la concessione della sua assistenza finanziaria, sempre che i con­tenuti delle relative misure rientrino fra le competenze del­l’Unione sancite dai trattati.

La Commissione garantisce che il memorandum d’intesa firmato dalla Commissione per conto del MES o del FESF sia piena­mente coerente con tale decisione del Consiglio.

Articolo 8

Coinvolgimento delle parti sociali e della società civile

Nella preparazione dei suoi progetti dei programmi di aggiu­stamento macroeconomico, uno Stato membro consulta le parti sociali e le organizzazioni della società civile interessate al fine di contribuire alla creazione di un consenso in merito ai relativi contenuti.

 

Articolo 9

Misure di salvaguardia delle entrate fiscali

Ove necessario, uno Stato membro adotta, in stretta coopera­ zione con la Commissione e d’intesa con la BCE e, se del caso, l’FMI, misure volte a rafforzare l’efficienza e l’efficacia della ri­ scossione tributaria e della lotta contro la frode e l’evasione, al fine di incrementare le proprie entrate fiscali.

Articolo 10

Coerenza con il Patto di stabilità e crescita

1. QualoraunoStatomembrosiasoggettoaunprogramma di aggiustamento macroeconomico e alle relative modifiche pre­ viste all’articolo 7 del presente regolamento, è esonerato dal presentare il suo programma di stabilità ai sensi dell’articolo 3 del regolamento (CE) n. 1466/97, e integra il contenuto di tale programma di stabilità nel suo programma di aggiustamento macroeconomico.

2. Qualora uno Stato membro soggetto a un programma di aggiustamento macroeconomico sia anche soggetto a una rac­comandazione ai sensi dell’articolo 126, paragrafo 7, TFUE, o a una decisione di intimazione ai sensi dell’articolo 126, paragrafo 9, TFUE per la correzione di un disavanzo eccessivo:

  1. a)  è esonerato dal presentare, ove appropriato, le relazioni ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 4 bis, e dall’articolo 5, para­ grafo 1 bis, del regolamento (CE) n. 1467/97;
  2. b)  gli obiettivi di bilancio annuali di ogni programma di aggiu­stamento macroeconomico sono integrati nella raccomanda­zione o nella decisione di intimazione a norma, rispettiva­mente, dell’articolo 3, paragrafo 4, e dell’articolo 5, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1467/97 e, qualora lo Stato mem­bro interessato sia oggetto di una decisione di intimazione ai sensi dell’articolo 126, paragrafo 9, TFUE, le misure volte al conseguimento di tali obiettivi nel programma di aggiusta­mento macroeconomico sono integrate nella decisione di intimazione di cui all’articolo 5, paragrafo 1, del regola­ mento (CE) n. 1467/97;
  3. c)  riguardo all’attività di monitoraggio di cui all’articolo 7, pa­ ragrafo 4, del presente regolamento è esonerato dalla sorve­glianza ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 1, e dell’articolo 10 bis del regolamento (CE) n. 1467/97 e dall’attività di moni­toraggio che accompagna tutte le decisioni ai sensi dell’arti­ colo 4, paragrafo 2, e dell’articolo 6, paragrafo 2, di tale regolamento.
27.5.2013

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 140/9

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Articolo 11

Coerenza con il regolamento (UE) n. 1176/2011

Qualora uno Stato membro sia soggetto a un programma di aggiustamento macroeconomico, il regolamento (UE) n. 1176/2011 non gli si applica per la durata di tale program­ma, salvo se gli indicatori del quadro di valutazione stabilito nel regolamento(UE) n. 1176/2011 sono incorporati nel monitorag­gio di tale programma.

Articolo 12

Coerenza con il semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche

Qualora uno Stato membro sia soggetto a un programma di aggiustamento macroeconomico, è esonerato dal monitoraggio e dalla valutazione del semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche ai sensi dell’articolo 2 bis del regolamento (CE) n. 1466/97 per la durata di tale programma.

Articolo 13

Coerenza con il regolamento (UE) n. 473/2013

Qualora uno Stato membro sia soggetto a un programma di aggiustamento macroeconomico, il regolamento (UE) n. 473/2013 non gli si applica per la durata di tale programma, ad eccezione degli articoli da 1 a 5 e da 13 a 18 di tale regolamento.

Articolo 14

Sorveglianza post-programma

1. Uno Stato membro può essere soggetto a sorveglianza post-programma finché non avrà rimborsato almeno il 75 % dell’assistenza finanziaria che ha ricevuto da uno o più altri Stati membri, dal MESF, dal MES o dal FESF. Qualora esista un rischio perdurante per la stabilità finanziaria o per la soste­nibilità di bilancio dello Stato membro interessato, il Consiglio, su proposta della Commissione, può prorogare la durata della sorveglianza post-programma. La proposta della Commissione si considera adottata dal Consiglio a meno che il Consiglio stesso decida, deliberando a maggioranza qualificata, di respin­gerla entro dieci giorni dall’adozione della stessa da parte della Commissione.

2. Su richiesta della Commissione, uno Stato membro sog­getto a sorveglianza post-programma rispetta gli obblighi previ­sti dall’articolo 3, paragrafo 3, del presente regolamento e for­nisce le informazioni di cui all’articolo 10, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 473/2013.

3. La Commissione effettua, d’intesa con la BCE, missioni di verifica periodiche nello Stato membro soggetto alla sorve­glianza post-programma allo scopo di valutarne la situazione

economica, fiscale e finanziaria. Con cadenza semestrale essa comunica la sua valutazione alla commissione competente del Parlamento europeo, al CEF e ai parlamenti degli Stati membri interessati e valuta in particolare se siano necessarie misure correttive.

La commissione competente del Parlamento europeo può dare la possibilità allo Stato membro interessato e alla Commissione di partecipare a uno scambio di opinioni sui progressi conse­guiti nell’ambito della sorveglianza post-programma.

4. Il Consiglio, su proposta delle Commissione, può racco­mandare a uno Stato membro soggetto alla sorveglianza post- programma di adottare misure correttive. La proposta della Commissione si considera adottata dal Consiglio a meno che il Consiglio stesso decida, deliberando a maggioranza qualificata, di respingerla entro dieci giorni dall’adozione della stessa da parte della Commissione.

5. Il parlamento dello Stato membro interessato può invitare rappresentanti della Commissione a partecipare a uno scambio di opinioni sul monitoraggio post-programma.

Articolo 15

Votazione in seno al Consiglio

Solo i membri del Consiglio che rappresentano gli Stati membri la cui moneta è l’euro prendono parte al voto delle misure di cui al presente regolamento e il Consiglio delibera senza tenere conto del voto del membro del Consiglio che rappresenta lo Stato membro interessato.

Per maggioranza qualificata dei membri del Consiglio di cui al primo comma s’intende quella calcolata conformemente all’arti­colo 238, paragrafo 3, lettera a), TFUE.

Articolo 16

Applicazione agli Stati membri che beneficiano di assistenza finanziaria

Gli Stati membri che beneficiano di assistenza finanziaria il 30 maggio 2013 sono soggetti al presente regolamento a de­correre da tale data.

Articolo 17

Disposizioni transitorie

In deroga all’articolo 14 gli Stati membri già soggetti a sorve­glianza post-programma il 30 maggio 2013 sono sottoposti alle norme, alle condizioni e alle procedure valevoli per la sorve­glianza post-programma applicabili all’assistenza finanziaria di cui beneficiano.

L 140/10

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.5.2013 a) l’efficacia del presente regolamento;

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Articolo 18

Informazione del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo può invitare rappresentanti del Consiglio e della Commissione ad avviare un dialogo sull’applicazione del presente regolamento.

Articolo 19

Relazioni

Entro il 1o gennaio 2014 e, successivamente ogni cinque anni, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’applicazione del presente regolamento corre­data, se del caso, di una proposta di modifica del presente regolamento. La Commissione pubblica tale relazione.

Le relazioni di cui al primo comma valutano tra l’altro:

  1. b)  i progressi conseguiti nel garantire un più stretto coordina­mento delle politiche economiche e una convergenza soste­nuta dei risultati economici degli Stati membri conforme­mente al TFUE;
  2. c)  il contributo del presente regolamento al conseguimento degli obiettivi della strategia dell’Unione per la crescita e l’occupazione.Articolo 20

    Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno succes­sivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile negli Stati membri conformemente ai trattati.

Fatto a Strasburgo, il 21 maggio 2013

Per il Parlamento europeo Il presidente
M. SCHULZ

Per il Consiglio Il presidente L. CREIGHTON

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  1. “Laboratorio Grecia” è un documentario indipendente in uscita nella primavera 2017

    Un viaggio che attraversa la Storia greca passata e recente: dalla guerra fredda al processo di integrazione europeo, fino all’attuale crisi economico finanziaria. Un documentario di Storia e di tante storie: vita quotidiana nell’epicentro del neoliberismo applicato, primo paese occidentale dove la povertà viene imposta grazie al vincolo esterno.

    In cammino fra le generazioni, per abbandonare l’eterno presente ed inventare un Futuro dalle misure umane.

    L’opera è interamente autofinanziata. La redazione Voxpopuli.xyz è composta esclusivamente da volontari. “LABORATORIO GRECIA” sarà pubblicato e reso disponibile gratuitamente, innanzitutto sul web (http://voxpopuli.xyz/documentario-crisi-grecia/). Info: greecelab@gmail.com
    Seguiamolo.

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