808.-Da dove partirà il disgelo delle relazioni tra Russia e USA?

La campagna elettorale del vincitore delle elezioni Donald Trump è stata caratterizzata da numerose dichiarazioni, il cui significato può essere ridotto al desiderio di vedere i rapporti tra Mosca e Washington più costruttivi.

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A differenza di Obama, che ha scelto una linea estremamente dura contro la Russia, Trump sembra essere l’uomo in grado di trovare una via d’uscita da questa crisi prolungata, scrive l’editorialista Mark Rosen della rivista The National Interest. Rosen ritiene che l’area più promettente per la ripresa dei rapporti si trovi lontano dalle problematiche al centro delle discussioni russo-americane: in particolare non è né la Siria nè l’Ucraina, dove la normalizzazione richiede molto tempo, ma l’Artico, dove Mosca e Washington hanno molti interessi comuni e dove il riscaldamento globale s’incontra con la ricchezza, ma anche con la fame di materie prime, della Cina. La Cina,  in particolare, perché la crisi del 2008 ha avvantaggiato la guida autoritaria insieme alla disponibilità finanziaria cinese .

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L’analista non ha dubbi che presto nel Mar Glaciale Artico non ci sarà più ghiaccio, pertanto proprio lì inizierà una lotta per la moltitudine di risorse che si trovano nella regione: dal petrolio e dal gas alla capacità di fornire uno sbocco sia al turismo che per la gestione della navigazione marittima.

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La diga di Merowe sul Nilo

L’espansione della Cina in Africa e in venticinque paesi in via di sviluppo, dalla Birmania al Turkmenistan, al Congo, è nota. L’esempio che ho davanti agli occhi nel settore della costruzione d’infrastrutture è la diga di Merowe sul Nilo, in Sudan, con un bacino di raccolta lungo 174 km e largo 4. Questa forza espansiva ha avuto per obiettivi i mercati e le fonti di approvvigionamento delle materie prime e la tecnologia ad alto valore aggiunto delle aziende occidentali in crisi e si è rivolta ai settori strategici dell’Occidente

L’analista ipotizza che gli investimenti cinesi nella regione artica potranno eventualmente trasformarsi in uno strumento per promuovere la loro influenza politica e rivendicare i diritti sulla regione, portando così ad uno sbilanciamenti di forze a favore di Pechino. Questo sarebbe inaccettabile sia per la Russia che per gli Stati Uniti, ritiene Rosen. “Data la forza finanziaria della Cina, il presidente Trump dovrebbe invitare Putin a creare insieme alla Norvegia, Danimarca e Groenlandia una Banca dello Sviluppo per l’Artico, che diventerebbe una fonte alternativa ai fondi di investimento cinesi per i progetti infrastrutturali della regione”, — propone l’editorialista della rivista.

Proprio a sostegno della tesi di Rosen, propongo, a mia volta, questa lettura della futura presidenza Trump:

Se questo Presidente resisterà alle lobbies e agli impeachments con cui, sicuramente, lo attaccheranno, agli Stati Uniti si prospetteranno scenari di elevato interesse. Con Trump, hanno scelto di abbandonare la politica di aggressione, anche per lo spessore inatteso dimostrato dall’apparato militare russo e dalle capacità di statista di Vladimir Putin. Non sono sfuggiti a molti, lo scorso anno, la concomitanza dell’entrata in campo della Russia in Siria e l’uscita, concomitante, delle portaerei dell’US.NAVY dal Mediterraneo, seguita, invece, dall’ingresso del gruppo di battaglia della portaerei cinese Liaoning. Anche i tempi dell’approvazione del trattato TTIP e la conseguente colonizzazione economica dell’Europa hanno subito uno stop e l’atmosfera che circonda la leadership USA in Europa è a un livello molto basso. Dall’altro lato, la competizione fra Cina, Russia e Stati Uniti porta obbligatoriamente alle alleanze. Si tratterebbe di superare e anche cancellare gran parte degli otto anni della presidenza Obama. L’Unione europea, divisa e indebolita dai suoi squilibri strutturali farà, comunque, la parte dei cani sotto la tavola di un convivio. L’Italia, per quanto ci riguarda, non è uno stato all’altezza della competizione; è, a sua volta, divisa e, continuando nella recessione, perderà i suoi assetti strategici pregiati e, nella migliore delle ipotesi, contribuirà a fare delle aziende altrui dei player globali.

Fonti: Sputniknews e “Come la Cina sta conquistando l’Occidente”
Di Juan Pablo Cardenal,Heriberto Araújo

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