796.-Egitto. La mia verità sulla morte di Giulio Regeni. Parla il gen. Mario Mori

La spartizione della Libia non risponde agli interessi dell’Italia, ma di Francia, Gran Bretagna, compagnie petrolifere e banche USA e, poi, Egitto e ENI, che potranno mettere ordine nello sfruttamento delle risorse energetiche libiche e egiziane, in mare e in terra (ma c’è presente sempre Israele). L’area alle spalle della costa libica e quella del Sinai sono incontrollabili e di fatto potremmo definirle una provincia dello Stato islamico. Anche l’ISIS, perciò, potrebbe avere, in qualche modo, la sua parte e porta male, molto male. Contro il governo di unità nazionale Gna libico, voluto dagli USA per bocca dell’ONU, ci sono Il Cairo, con l’appoggio di Mosca e di Parigi. A Parigi il 3 ottobre si è tenuta una conferenza internazionale sulla Libia a cui però non sono stati invitati esponenti di Tripoli. Il ministro libico Mohamed Tahar Siyala ha dovuto  affermare che “al vertice di Parigi sono stati invitati solo quei Paesi che sostengono chi ostacola il processo di riconciliazione nazionale ed è per questo che sono stati esclusi altri stati come l’Algeria e la Tunisia”. Secondo Siyala, dunque, nella capitale francese si sarebbe cementato non il fronte a sostegno della riconciliazione nazionale libica, bensì quello a favore dell’avvento al potere del generale delle forze armate di Tobruk Khalifa Haftar, come dimostrerebbe la presenza dei suoi due principali sponsor, vale a a dire l’Egitto del presidente Abdel Fattah Al Sisi e la Francia. La scoperta avvenuta nell’agosto 2015  del giacimento di gas naturale Zohr, di fronte a Suez, è stata un Bingo per Eni, che, nel comunicato ufficiale scrive: “Il piano di sviluppo prevede l’avvio della produzione entro la fine del 2017, appena due anni dopo la scoperta, con una rampa progressiva fino a raggiungere un volume di circa 75 milioni di metri cubi di gas al giorno (pari a circa 500.000 barili di petrolio equivalente al giorno) entro il 2019”. Al progetto estrattivo sono chiamati Petrojet, Enppi e Saipem, e avrà un valore di circa 5 miliardi di euro. Anche per l’Egitto la scoperta è stata una panacea, perché non riesce a mandare avanti la rete elettrica a pieno regime, non avendo soldi a sufficienza per comprare quei carburanti che servirebbero alla produzione. Ma i rapporti fra l’Italia e l’Egitto sono stati complicati dalla brutta fine di Giulio Regeni, uno strano ricercatore italiano in Egitto, della cui triste fine ci siamo occupati. Proponiamo un punto a capo sul caso con Mariella Colonna, che riporta questa analisi di Mario Mori, ex capo dell’intelligence italiana, sul caso Regeni, con un’appropriato punto interrogativo sulle responsabilità dell’Università di Cambridge.

 

cfirmtzxiaavipo

Lo scorso febbraio, uno studente  italiano, Giulio Regeni, è morto in Egitto, a Il Cairo, dopo essere stato  brutalmente picchiato e torturato. La morte è avvenuta per la frattura di una vertebra cervicale e sul suo corpo, l’esame autoptico, ha rinvenuto segni di abrasioni e lesioni. L’assassinio inizialmente è stato imputato ad una banda di criminali, attualmente le indagini non hanno ancora chiarito le responsabilità dell’omicidio. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha dichiarato che il caso Regeni ‘è una ferita aperta. A settembre abbiamo avuto qualche speranza in quanto avevamo ravvisato segnali di apertura da parte delle autorità egiziane, ma non siamo soddisfatti’. L’ambasciatore italiano a Il Cairo, dopo essere stato richiamato nel nostro Paese lo scorso mese di aprile, non vi ha fatto ancora ritorno.

mori1

Mario Mori, generale dell’Arma dei Carabinieri, già capo del Sisde, l’intelligence italiana ed ex comandante del Ros

Tanti, troppi dubbi avvolgono questa terribile storia. Affaritaliani.it ha chiesto a Mario Mori, generale dell’Arma dei Carabinieri, già capo del Sisde, l’intelligence italiana ed ex comandante del Ros, che ha una sua versione dei fatti. Eccola.

giulio-regeni-2

Giulio Regeni arriva in Egitto con l’incarico – da parte dell’università di Cambridge –  di studiare i sindacati indipendenti locali. Arrivato lì aggancia gli ambienti che lo interessano e viene in contatto con alcuni sindacalisti che sono in antitesi con il governo di Al Sisi, l’attuale presidente, ma vicini alla Fratellanza musulmana, il movimento che nel 2013 aveva portato alla guida del Paese, Mohamed Morsi. Poi destituito.

In un regime assolutistico e con scarse tradizioni democratiche, gli ambienti – in opposizione al governo in auge – sono oggetto della massima attenzione ed il sindacato libero non fa eccezione perché è un obiettivo primario per i servizi segreti egiziani proprio per il rapporto diretto con i lavoratori che potrebbero essere i fomentatori di tumulti civili.

L’interesse dimostrato dal giovane friulano per questi ambienti ha  suscitato l’attenzione sia dei sindacalisti presi in considerazione sia di chi – questi sindacalisti – controllava. Non va trascurato il naturale sospetto che aleggia in un paese musulmano intorno all’attività di un occidentale, per giunta ‘crociato’, che s’interessa di fatti e situazioni in un parte di mondo dove il confronto politico tra le parti è al limite della guerra civile e la violenza è all’ordine del giorno. Insomma, il lavoro del giovane ricercatore di Cambridge non è passato inosservato. Anzi, ha spinto qualcuno a chiederne conto direttamente a lui con modi e tecniche aberranti che ahimè sopravvivono ancora in quei luoghi.

L’attività di studio svolta da Giulio non è sembrata credibile. Dopo le torture il passo verso la morte è stato breve ed è nata l’esigenza di sbarazzarsi del corpo. Solitamente accade che in casi analoghi i corpi vengano abbandonati nel deserto e mai più ritrovati o spuntano fuori dopo diecine di anni. Nel caso di Regeni, il ritrovamento del corpo sul ciglio di una strada frequentata è un dato significativo.

regeni-documenti-k1wd-258x258ilsole24ore-web 

Perché?

È molto probabile che doveva essere lo strumento per regolare conti che sono in atto nei centri di potere egiziano.

Quali?

Come in ogni regime la struttura dominante è organizzata in più fazioni. La politica estera del presidente Al Sisi si poggia sui generosi apporti economici dell’Arabia Saudita, divenuti vitali dopo il disimpegno americano. Nella crisi libica, egli sostiene il governo di Tobruk contrapposto ai salafiti che comandano Tripoli e sostenuti dalla Turchia e dal Qatar. È evidente che questa politica ha i suoi oppositori sicuri di ricevere dall’estero importanti sponsorizzazioni. Ne deriva che queste opposizioni influenzino l’intelligence egiziana, da sempre strumento per fare politica ‘coperta’ nel Paese. Perciò sono convinto che il rapimento di Regeni sia il frutto di queste lotte intestine.

Questa verità verrà fuori prima o poi?

Molto probabilmente quando il braccio di ferro tra le fazioni si risolverà con la predominanza di una di esse.

L’università di Cambridge ha qualche responsabilità in questa brutta vicenda?

Non è accettabile che atenei di antica tradizione ignorino i rischi ai quali sono esposti i giovani ricercatori impegnati ad osservare e analizzare fatti e situazioni in Paesi difficili. Peggio è considerare che esista la superficialità con la quale è stata fatta la valutazione che resta un fatto estremamente grave. A meno che si tratti di scelte frutto del consiglio di altre istituzioni  le quali – interessate a conoscere i fenomeni sociali – sollecitano l’impiego di giovani menti per progetti formalmente irreprensibili ma che tacciono interessi particolari che se fossero condotte da Stati o imprese darebbero luogo a comportamenti diversi che tuttavia non si registrano quando sono realizzate con la copertura di apprezzate attività di studio, passano inosservate e producono ottimi risultati di ritorno.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...