792.- Referendum: il piano di Mattarella se vincono i No

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Il presidente della Repubblica Italiana si sta preparando a tutte le eventualità in vista del referendum costituzionale, che viene considerato da commentatori e analisti come il fattore di rischio numero uno per i mercati, in particolare ora che la vittoria di Hillary Clinton su Donald Trump alle elezioni presidenziali Usa sembra ormai quasi scontata.

Se al referendum per riforma la costituzione, al cui appuntamento manca ormai solo un mese e mezzo, dovessero vincere i No, si aprirebbe uno scenario indesiderato per gli investitori di instabilità politica. Il premier Matteo Renzi si gioca molto con il voto e anche se ha ritrattato la promessa di dimettersi in caso di sconfitta al referendum, il suo governo ne uscirebbe seriamente indebolito.

Gli ultimi sondaggi a disposizione danno i No in vantaggio di tre lunghezze sui Si. Il voto, trattandosi di un referendum confermativo – e non abrogativo – di una legge per la quale non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi del parlamento, verrà ritenuto valido anche nel caso di non raggiungimento del quorum.

Visti anche i rischi per l’esecutivo a guida PD, la più alta carica dello Stato deve prepararsi a qualsiasi evenienza. Secondo le indiscrezioni riportate da Bloomberg, il piano segreto al quale sta lavorando Sergio Mattarella nel caso di sconfitta del governo il 4 dicembre consiste in un governo con Renzi pro-tempore per varare una riforma del sistema elettorale, mettendo fine all’Italicum dopo meno di un anno di vita.

A quel punto si andrebbe al voto e le elezioni anticipate si terrebbero pertanto nel 2017. Il quadro così delineato non è incoraggiante per l’Italia, in un momento critico per le sue finanze e per il settore bancario, impantanato in una gigantesca pozzanghera di 360 miliardi di euro di sofferenze lorde.

Secondo i piani di Mattarella, a Renzi verrebbe chiesto di rimanere in carica per qualche mese, ma non potrebbe varare alcuna riforma innovativa per dare lo choc necessario, per esempio, a una ripresa fiacca e alle spese pubbliche troppo elevate. D’altronde non c’è una valida alternativa a Renzi, non c’è una coalizione che sarebbe in grado di governare e fare da traghetto in una situazione come quella appena descritta.

A prescindere dalle opportunità politiche a breve, il voto del 4 dicembre diventa comunque un assist prezioso per le Opposizioni, come il MoVimento 5 Stelle che viene dato al secondo posto nei sondaggi elettorali e potrebbe, specialmente nel caso di una nuova legge elettorale che mantenga il sistema del doppio turno, ambire a governare dall’anno prossimo.

Secondo le fonti interne al PD citate dall’agenzia di stampa americana, Renzi sarebbe disposto a dimettersi ma verrà convinto a restare da Mattarella e guidare un governo di larghe intese propedeutico alla revisione dell’Italicum e ad altre riforme istituzionali di base per il buon funzionamento del paese.

L’idea delle elezioni anticipate non piace molto ai mercati, per via dell’inesperienza di quella che era nata come una lista civile su base regionale e della contrarietà ideologica del gruppo politico fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio al progetto europeo e della moneta unica per come è stato concepito.

di Daniele Chicca, WSI

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