789.-UN “NO” PROPOSITIVO DEVE RIDARE VOCE ALLA GENTE. LO VORRANNO?

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3 novembre 2016, di Mario Donnini

Se vince il SI, Se vince il NO. Renzi resta o vanno via? Il voto per la Repubblica parlamentare nata dalla Costituzione e dalla Resistenza sembra svuotato del confronto sui principi dello Stato democratico italiano. C’è un perché? Renzi e questo Parlamento prendono il loro valore dalle istituzioni che “occupano”; ciò non di meno, rappresentano, giuridicamente, un’anomalia. Non sono stati eletti e, in buona parte, direttamente o indirettamente, sono stati nominati. Gli italiani accettano o subiscono questa sorta di parlamento poco legittimo e il “premierato” del “fasso tutto mi!”, una presidenza, cioè, portata avanti alla maniera anglosassone. Accettano la neonata democrazia di appropriazione. Lo fanno per indolenza, anche per noia, ma, soprattutto, per mancanza di alternative credibili. “E, poi, chi votiamo?” è la domanda ricorrente, quando le carte in tavola bocciano la politica del governo. Da questa domanda, per me, ancora senza risposte vincitrici, sorge in molti la propensione al “SI”.

“la riforma è scritta male, che più male non si può” ha dichiarato in un simposio un illustre costituzionalista e, poi, nelle conclusioni, ha aggiunto: “Qualunque riforma, meglio di niente. Meglio di quale “niente”? Preciso che una riforma che direttamente o anche solo indirettamente si rivolga alla Prima parte della Costituzione, ai suoi principi fondamentali e alla loro attuabilità, può essere solamente migliorativa. Ma fermiamoci al “Meglio di quale niente”  Fondamentalmente, vedo in questa riforma due aspetti inquietanti, benché per nulla innovativi. Sono quelli che i cattedratici hanno voluto sottendere in questi anni e, cioè, che la sottoscrizione dei trattati europei ha avuto in sé la caratteristica dell’anti costituzionalità, di una rivoluzione neoliberista: un golpe, come piace dire a molti. Con i trattati di Maastritch, di Lisbona, con il Fiscal Compact e tutti gli altri, siamo stati traghettati dalla trama dei principi costituzionali, improntati al Lavoro come ascensore sociale e alla Dignità della persona umana, alle  non-regole del neoliberismo; dagli investimenti nella piena occupazione con il debito sovrano al patto di stabilità. Incoscienti! Il lavoro per tutti è stato sorpassato dal profitto di pochi, così come l’economia ha sorpassato il diritto.

Un inevitabile trapasso, probabilmente, dal momento che le frontiere dello Stato sono state aperte ai mercati mondiali, ma, a tutti gli effetti, un vero e proprio trapasso a migliore vita per una società costruita sulla ricerca della piena occupazione e sulle conquiste dello Stato Sociale. I benefici? A parte Shengen, per me, nessuno. Va da se che questo trapasso è stato attuato distorcendo i cardini della Costituzione. Cito l’art. 11, quale esempio massimo ed è stato attuato frodando il popolo inconsapevole e disattento. Al grido “Lo vuole l’Europa”, abbiamo rinunciato, per il momento, a due secoli di crescita democratica. “Per il momento” perché c’è un art. 50 del trattato TUE che, dal punto di vista giuridico, ci offre un meccanismo di recesso volontario e unilaterale da questa gabbia europea, semplicemente, con una notifica ed un accordo, cioè, con facilità.

“Articolo 50

1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione.

2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.
30.3.2010 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea C 83/43 IT.

4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano.
Per maggioranza qualificata s’intende quella definita conformemente all’articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

5. Se lo Stato che ha receduto dall’Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all’articolo 49.”

Qui, ancora e anche nella riforma, si ripete l’inganno. Gli art. 55 e 70 della riforma portano l’Unione Europea in Costituzione. E’ una tesi e afferma: Se vincesse il “SI” e qualora si rendesse necessario uscirne, occorrerebbe una retromarcia, una nuova modifica, cioè, della Costituzione, al contrario, attuata secondo la procedura aggravata dell’art. 138 Cost., con i suoi tempi lunghi e con ampia possibilità per l’arma letale dei mercanti: lo spread, di costringerci, nel frattempo, a ritirarla.

La Casa Bianca ci ha affiancato due “consiglieri”, FMI, Unione Europea, Confindustria, tutti sono a sostenere il SI. Dicono che con la riforma, l’Italia farà grandi passi avanti. Maramaldi! I passi avanti potranno farli loro, sulla nostra pelle. Forse, lentamente, recupereremo in produttività, ma a quale prezzo? Il lavoro e i salari dignitosi (art. 36), l’uguaglianza (art. 3), il diritto alla salute (art. 32, “diritto fondamentale”, all’istruzione, la solidarietà (quella vera dell’art. 38) sono un costo e sottraggono profitto. Saranno eliminati. Ricordate! “Con l’€uro lavoreremo di meno e guadagneremo di più”. E lo vediamo che lavoriamo di meno! ma chi ci guadagna di più? Il Trattato di Lisbona pone un limite al titolo X della Politica Sociale, dicendo che bisognerà garantire, in ogni caso, la competitività dell’Unione sui mercati mondiali. E’ presto fatto: Quanto costa un lavoratore coreano?

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TITOLO X

POLITICA SOCIALE

Articolo 151

(ex articolo 136 del TCE)

L’Unione e gli Stati membri, tenuti presenti i diritti sociali fondamentali, quali quelli definiti nella Carta sociale europea firmata a Torino il 18 ottobre 1961 e nella Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989, hanno come obiettivi la promozione dell’occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che consenta la loro parificazione nel progresso, una protezione sociale adeguata, il dialogo sociale, lo sviluppo delle risorse umane atto a consentire un livello occupazionale elevato e duraturo e la lotta contro l’emarginazione.

A tal fine, l’Unione e gli Stati membri mettono in atto misure che tengono conto della diversità delle prassi nazionali, in particolare nelle relazioni contrattuali, e della necessità di mantenere la competitività dell’economia dell’Unione.

Essi ritengono che una tale evoluzione risulterà sia dal funzionamento del mercato interno, che favorirà l’armonizzarsi dei sistemi sociali, sia dalle procedure previste dai trattati e dal ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative.

E’ stato detto che questa riforma è stata voluta e scritta dalle banche mondiali. Abbiamo letto un documento della banca J.P.Morgan, che ha le mani lunghe in Europa. Bene.

La potenza delle multinazionali nel mondo occidentale, segnatamente, negli USA è un fatto. E’ indiscutibile, ma perché? Voi siete soggetti fisici, le società sono state equiparate a noi in quanto soggetti giuridici. Entrambi siamo soggetti al diritto e le costituzioni dettano i principi di questa convivenza e rappresentano il patto che unisce tutti i soggetti. Le società multinazionali sono, erano, teoricamente, soggetti pari a noi, ma sono state lasciate crescere senza un limite e senza una regola, creando una nuova forma d’imperialismo, talché hanno superato le difese degli Stati sovrani.

Oggi stiamo vivendo un ribaltamento di valori epocale che rischia di travolgerci: L’economia detta le regole e non più il diritto. I governi di ieri cercavano di adottare politiche e leggi che indirizzassero l’economia; oggi è l’economia che impone le leggi dei mercati e del profitto ai governi. Renzi ha annunciato: Se passa il SI, avremo tante altre riforme.

Perché temo queste riforme?

Semplice. Perché la legge del profitto è contraria allo Stato sociale. Per essa, il welfare, la tutela della salute, le pensioni sono costi che diminuiscono i profitti. Ebbene, l’Unione europea non ha scelto lo Stato sociale, ma la competitività sui mercati mondiali e più ci avvolge nella sua trama, come un ragno e più vediamo che lo Stato sociale, le conquiste dei lavoratori, prima e, poi, dei cittadini si sgretolano: l’art. 18 e il Jobs Act, la sanità per chi può.

Invece, la Costituzione della Repubblica è intessuta su una trama di principi: Libertà, Eguaglianza, Dignità, Solidarietà. Non c’è Libertà senza Dignità e non c’è Dignità senza Lavoro. Della Solidarietà parleremo a parte leggendo l’art.38 della Costituzione: 38. Questi principi sintetizzano, perciò, un unicum che rappresenta la nostra identità, fatta di storia, tradizione, cultura e diritto.

Gli italiani, oggi soffrono di tanti problemi: la disoccupazione, la tutela della salute, appunto e l’accesso all’istruzione, il diritto agli investimenti sul lavoro e a salari dignitosi e, non ultimo, alla solidarietà dell’art. 38 e, perché no, alla speranza. C’è la nostra vita in questi diritti e su questi e per migliorare questi dobbiamo aggiornare la Costituzione, perché la Costituzione è, per sua natura, rivoluzionaria, infatti è scritta per essere aggiornata rivoluzionando il vecchio e accogliendo il nuovo. C’è, dunque, bisogno di aggiornare la Costituzione, ma anche di proteggere questi principi dalle leggi dell’Unione europea, perché essa, per noi, è l’espressione di quel ribaltamento che ha posto il diritto al servizio dell’economia.

Di fronte all’espansione del diritto comunitario ed all’invasione dell’ordinamento nazionale, le Corti costituzionali italiane e tedesca hannno elaborato la teoria dei “controlimiti”. Mi dite perché non vi si fa cenno nella riforma?

Il processo di integrazione europea – se reggerà questa Unione europea -, non può comportare un ” inammissibile potere di violare i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale o i diritti inalienabili della persona umana”.

Renzi non è quel cantastorie, che molti ci dipingono. Semplicemente, sta tentando di dare pratica attuazione al trattato di Lisbona, là dove in esso si chiede di “armonizzargli le legislazione degli Stati membri”. Che può significare anche, sottomettendo i parlamenti e riducendoli alla stregua di quello europeo, che non conta un bel nulla, perché il potere legislativo sta in capo ai nominati dalle banche mondiali, cioè, alla Commissione. La parola parlamento, invece, indica un luogo di dialogo, d’incontro e confronto delle volontà della gente, ma di tutta la gente sia della maggioranze sia delle minoranze. Nella Repubblica parlamentare, dalle elezioni, non nascono vincitori e, meno che mai, vinti. La Costituzione riformata, invece, insieme alla legge elettorale Italicum: insieme per forza di cose e checché se ne dica, “crea vincitori e vinti”, “toglie voce alla gente”, attribuendo al capo della lista vincitrice, nominato, oltre alla presidenza del consiglio, divenuta un premierato, la possibilità di vedere nominata la maggioranza dei parlamentari: 340 su 630, il Presidente della Repubblica e, direttamente o indirettamente, due terzi dei giudici della Corte Costituzionale. Invece, il Presidente del Consiglio è sullo stesso piano dei ministri, mentre un premier si pone al di sopra: non è un “inter pares” e, su questo punto, i cittadini hanno già espresso la loro consapevole volontà referendaria. Riassumo: La maggioranza dei deputati non la voterete, i senatori non li voterete, le province non le votate già più; qualunque cosa voteremo, non saremo più i veri elettori. E l’equilibrio fra i poteri? Cambierà poco rispetto alla realtà, perché già oggi il governo, potere esecutivo, ha invaso la funzione legislativa, addirittura proponendo una riscrittura della Costituzione e, non solo, ha messo in scacco anche il potere giudiziario, da ché, nel 2014, ha deciso di abbassare l’età pensionabile dei giudici da 75 a 70 anni, ma li tiene in ballo, rimandandone l’applicazione e potremmo continuare.

Andiamo a concludere. Sono due gli obbiettivi principali di questa riforma ed entrambi sono rivolti a consentire una nostra facile sottomissione – ma la chiamano integrazione –  nell’Unione europea.

Il primo: Ridurre la rappresentatività e, quindi, indebolire il Parlamento, per evitare il confronto sociale e poter approvare leggi che la maggioranza dei cittadini non vorrebbe; ma anche non dover contrattare le future leggi con 28 parlamenti e in 24 lingue diverse.

Il secondo: Creare le condizioni perché si possa affermare il primato del diritto comunitario sulla Costituzione dei lavoratori.

ma, mi domando: Perché, se si vuole l’integrazione, si persevera nella svendita degli assetti strategici e dei servizi essenziali della Nazione? Per esempio, l’acqua, i servizi del traffico aereo civile. Perché, in questa Europa, da quarta potenza industriale che eravamo, dobbiamo trovarci a non sapere come e dove lavorare? E guardando con dolore ai disoccupati: Perché non si applica l’art. 38 della Costituzione? Perché? Ve lo leggo:

Articolo 38

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

Una battuta, ma non tanto: “Mussolini non poteva nominare il re e, infatti, il re lo ha dimissionato”. Nella confusione delle menti che caratterizza questo referendum, il SI si spaccia per la via dei cambiamenti; il fronte del NO, mentre riafferma i valori della Resistenza e i sacrosanti principi dell’equilibrio fra i poteri e del pluralismo delle voci, non li esclude, ma dobbiamo proporre quali. Altrimenti, non basterà appellarsi all’antico detto: “Chi lascia la via vecchia per la nuova,…. “. Ne propongo tre:

Primo, l’abolizione del Pareggio di Bilancio;

secondo, la costituzionalizzazione dei “controlimiti” per imporre il rispetto, da parte degli atti delle istituzioni comunitari, dei principi inviolabili della Costituzione;

terzo, ma non ultimo, la difesa del pluralismo nell’informazione.

Matteo è scivolato, ha il nemico in casa e cerca di rialzarsi. Ci riuscirà?

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2 pensieri su “789.-UN “NO” PROPOSITIVO DEVE RIDARE VOCE ALLA GENTE. LO VORRANNO?

  1. Clausola di recesso
    L’articolo 50 del trattato sull’Unione europea prevede un meccanismo di recesso volontario e unilaterale di un paese dall’Unione europea (UE).

    Il paese dell’UE che decide di recedere, deve notificare tale intenzione al Consiglio europeo, il quale presenta i suoi orientamenti per la conclusione di un accordo volto a definire le modalità del recesso di tale paese.

    Tale accordo è concluso a nome dell’Unione europea (UE) dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

    I trattati cessano di essere applicabili al paese interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o due anni dopo la notifica del recesso. Il Consiglio può decidere di prolungare tale termine.

    Qualsiasi Stato uscito dall’Unione può chiedere di aderirvi nuovamente, presentando una nuova procedura di adesione.

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  2. Marco Varone

    Non lo dice nessuno, ma questo è anche un Referendum sull’Unione europea.

    L’art 117 Costituzione, così come Riformato, infatti, afferma:

    “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea”.

    Dovesse passare questa Riforma, noi saremo soggetti ai “vincoli” (si usa proprio questa parola) dell’Unione Europea, per norma costituzionale.

    Il Parlamento non sarà più libero di decidere: dovrà sottostare ai “vincoli”, così come specificati dall’Unione europea. In cui agiscono Funzionari NON eletti da noi; anzi, non eletti da nessuno. Senza più possibilità per i cittadini di invocare la tutela costituzionale dei diritti e delle libertà.

    Vincolo evoca i concetti di “prigionia”, “limitazione forzata”. Che altro?

    Si è usata la parola “vincolo”; quando avrebbe potuto farsi ricorso ad espressioni come: “nel rispetto delle LEGGI europee”, oppure “nel rispetto dell’Ordinamento europeo” . Invece no.

    Si ritiene importante sottolineare che dall’Unione europea derivano “Vincoli”. Non benessere, pace, giustizia.

    Questa è l’essenza dell’Unione Europea. Un “vincolo” sulla libertà di autodeterminazione del Popolo italiano e delle Istituzioni Repubblicane.

    Quindi, il quesito referendario suona così: “Approvate il testo della legge costituzionale che impone al Parlamento italiano di sottostare ai vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea?”

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