772.-Alcune precisazioni di Nino Galloni

Chi non vorrebbe un maestro per amico?

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In relazione ad alcune critiche mosse dagli Auritiani, Nino Galloni risponde con delle precisazioni a riguardo:

Allora cerchiamo di andare con ordine.

Primo step: esiste un numero imprecisato di persone – maggiore di quello dei disoccupati – che riguarda potenziali lavoratori prevalentemente capaci di produrre beni e servizi e servizi ma che non possono farlo perché i loro costi di produzione sono più elevati di quelli di importazione e perché “non ci sono i soldi” per pagare i tanti servizi necessari; se la sovranità monetaria dello Stato fosse ripristinata, nella migliore delle ipotesi, la moneta statale non convertibile finanzierebbe opere e servizi necessari e spiazzerebbe i prodotti di importazione che si debbono pagare in divisa internazionale. Nella peggiore lo Stato distribuirebbe denari a pioggia ottenendo una immediata ripresa dell’economia.

Secondo step: ad un certo punto, però, dopo una iniziale e robusta ripresa, il disincentivo a lavorare prevarrebbe e la moneta statale perderebbe di valore.

Terzo step: gli attuali occupati, imprenditori compresi, che rappresentano i sei settimi delle forze produttive gestiscono tutti i loro affari col 3% di moneta a corso legale e per il 97% fiduciaria e bancaria.

Quarto step: unendo le due forze, occupati ed exdisoccupati, devono aumentare (ma non troppo) la velocità di circolazione della moneta e la quantità di moneta ma meno di quanto aumenta la produzione complessiva. Conseguentemente, per evitare tensioni sui prezzi, credito e moneta fiduciaria non possono scendere sotto il 97% del totale ma semmai aumentare.

Quinto step: la funzione del credito é necessaria (se ognuno avesse tutta la moneta che vuole da parte dello Stato gratuitamente occorrerebbe una straordinaria crescita delle coscienze per continuare a lavorare e produrre esclusivamente per gli altri); il credito ha funzionato con arbitrarietà e usura per nascondere che l’indebitamento del prenditore avveniva in cambio di una promessa che si realizzava nel tempo solo se il prenditore medesimo lavorava e aveva successo. Io ho quindi solo dimostrato che, se la promessa non si realizzava, la banca di credito non aveva una perdita ma un mancato arricchimento. Conseguentemente se la promessa si realizza, l’arricchimento della banca al netto delle sue spese di funzionamento andava tassato.

Conclusione: lo Stato deve recuperare sovranità e poter fare tutti gli investimenti che sono necessari alla Comunità, ma una fetta maggiore di attività economica deve essere lasciata ai privati e finanziata grazie ad agenti sul territorio (con adeguati controlli pubblici) che si avvalgono anche di tassi di interesse negativi e pagano le tasse sulla differenza tra le entrate ed i costi di produzione del servizio.

Nino Galloni

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