770.-CETA BLOCCATO DAI VALLONI DEL BELGIO FRANCOFONO.

unknown                     Un interessante servizio de IL MANIFESTO da questi spunti:

Abbiamo messo in quarantena il TTIP e parliamo del suo Cavallo di Troia: il CETA, Comprehensive Economic and Trade Agreement.ttip-trojan-fli-704x400

Si tratta del primo vero accordo commerciale su larga scala dell’Ue con una grande nazione occidentale, il Canada, e, come è d’uso dalle multinazionali, anch’esso promette vantaggi commerciali per 5,8 miliardi di euro all’anno, un risparmio per gli esportatori europei di 500 milioni di euro all’anno (grazie all’eliminazione di quasi tutti i dazi all’importazione. Fosse questo il problema principale!) nonché – naturalmente – 80mila nuovi posti di lavoro.

Dunque qual è il problema? Lo stesso del Ttip e di tutti gli accordi di libero scambio, che servono a mettere in sicurezza il modello liberista, ponendo definitivamente i profitti e gli interessi delle grandi imprese fuori dal Diritto e dai diritti.

Mentre il Ttip sembra in netta difficoltà (ma massima attenzione ai colpi di coda di una sua approvazione «light»), credo sia chiaro a tutti come l’approvazione del Ceta, oltre che un danno di per sé, diventerebbe, appunto, il vero cavallo di Troia per far passare, nei fatti prima ancora che nella normativa, il Ttip. Faccio una digressione: Non per caso, vedo un parallelo con il problema della riforma costituzionale, che a mio dichiarato parere, apre la porta della Costituzione al Trattato di Lisbona.

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Andiamo al Consiglio europeo, dove il CETA è stato bloccato dai Valloni del Belgio francofono, ma soltanto dai Valloni (“V” maiuscola), per capire se il trattato potrà giungere al voto del Parlamento europeo entro dicembre. In forse, perciò, il viaggio a Bruxelles del Primo ministro del Canada Justin Trudeau previsto per il 27 ottobre.

Gli scogli sono: rendere vincolanti anche le clausole sociali e ambientali, i timori sui tribunali arbitrali privati; ma, più che timori, sono certezze. Con l’accordo commerciale Ue-Canada la maggior parte delle multinazionali americane, già attive sul territorio canadese, potranno citare in giudizio nei tribunali internazionali privati le aziende europee, come con l’organismo arbitrale inserito nel Ttip.  In pratica, quella che intitolammo “La lunga marcia delle multinazionali” e – aggiungo – delle lobby finanziarie, continua e diventa sempre più concreto il «piano B» delle grandi multinazionali per far rientrare dalla finestra quello che per ora, grazie alla straordinaria mobilitazione internazionale, sembra faticare a entrare dalla porta. I negoziati sul TTIP sono di fatto sospesi e non riprenderanno prima della seconda metà del 2017.

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Christia Freeland, ministra canadese del Commercio internazionale, ha preso in fretta ieri l’aereo da Bruxelles, per rientrare a casa. «La Ue non è nemmeno capace di concludere un accordo commerciale con il Canada», ha commentato irritata. Vedete, dunque, che la temuta onnipotenza delle cupole finanziarie non è imbattibile. Dunque. il Consiglio europeo si è concluso a Bruxelles con un nulla di fatto sul trattato, che avrebbe dovuto concludersi dopo un negoziato durato 5 anni.

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Justin Trudeau

Il primo ministro canadese, Justin Trudeau, adesso aspetta una decisione degli europei entro lunedì. Trudeau, grande difensore dell’accordo, potrebbe annullare il viaggio a Bruxelles, dove era prevista la firma del Ceta il prossimo 27 ottobre. Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker vuole però ancora credere che la situazione si sbloccherà e immaginiamo quali pressioni si stiano esercitando sui valorosi Valloni; ma perché solo i Valloni? Chiediamo ai nostri deputati, onorevoli, europei, in particolare a quelli “onesti” del MOVIMENTO 5 STELLE, quanto vale il voto di questo Parlamento europeo. IL PARLAMENTO EUROPEO prima, come i valloni adesso, chiedeva una revisione del testo: rendere vincolanti non soltanto le clausole commerciali e di investimento (con sanzioni allegate) ma anche quelle sociali e ambientali, che nel testo sono solo facoltative. Le critiche riguardano anche il ricorso ai tribunali arbitrali privati per i contenziosi stato-multinazionali. Ma questi tribunali esistono già (vedi il caso Germania-Vattenfall) e nel Ceta il Canada ha accettato garanzie su una protezione delle leggi statali che potrebbe essere usata per cambiare il testo del Ttip.

IL GRANELLO DI SABBIA che sta facendo fallire il negoziato commerciale è la Vallonia, la regione francofona belga, che rifiuta il testo, che deve essere approvato da tutti i parlamenti dei 28.

Per il ministro-presidente, il socialista Paul Magnette, sono stati fatti «dei progressi, ma non sono sufficienti» per arrivare a un voto favorevole del parlamento regionale, indispensabile al primo ministro belga Charles Michel per dare il via libera del suo paese (le Fiandre hanno votato già a favore).

Intanto, al Consiglio è stato risolto il problema dell’opposizione di Romania e Bulgaria, che avevano legato il loro accordo all’abolizione dei visti per i loro cittadini (Pensate voi quanto vale questa Europa! ma i visti non fanno parte del Ceta).

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PER LA UE UN FALLIMENTO del Ceta significherebbe la fine annunciata di tutti i trattati commerciali internazionali in corso di discussione – sono 18 – a cominciare da quelli con il Vietnam, il Giappone o il Messico. Sarebbe una ri-nazionalizzazione delle questioni commerciali, una sconfitta di questa finta Europa, come auspicato dai britannici del Brexit. La Commissione paga l’arroganza di essere passata oltre le raccomandazioni del Parlamento europeo. Più di 80 europarlamentari hanno firmato una lettera di sostegno alla Vallonia.

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