769.-DA QUESTO PARLAMENTO NESSUNA RIFORMA POSSIBILE

La battaglia ancora in piedi: il 25 ottobre il tribunale di Roma potrebbe rendere inefficace l’eventuale vittoria del sìzcvynplgpuxpkzwzwzwetzcwmvfrfkqpkbjj9fllm0o-referendum_scheda
L’appuntamento è per martedì 25 ottobre. Tribunale di Roma, seconda sezione civile. Il partito “Alternativa per l’Italia/Euro-Exit”, nelle persone dei ricorrenti prof. Antonio Maria Rinaldi (segretario politico nazionale) e Paola De Pin (senatrice) hanno presentato ricorso per provvedimento d’urgenza (in gergo processuale dicesi “ricorso ex art. 700 cpc”) firmato – in qualità di difensori – da me (Giuseppe Palma) e dai colleghi avvocati Marco Mori e Luigi Pecchioli, col quale si richiede, in caso di vittoria del SI al referendum del 4 dicembre, di inibire il Presidente del Consiglio dei ministri e il ministro per le riforme di controfirmare il decreto con cui il Presidente della Repubblica promulgherà la legge di revisione costituzionale. Le motivazioni, sia in ordine al periculum in mora che al fumus boni iuris, sono certamente condivisibili, infatti si è portato a fondamento della domanda la circostanza che, a seguito della Sentenza della Corte costituzionale n. 1/2014 con la quale la Consulta dichiarava l’incostituzionalità del porcellum (sia nella parte in cui non veniva data facoltà all’elettore di esprimere preferenze per i candidati, sia nella parte in cui non veniva prevista una soglia minima di voti oltre la quale far scattare il premio di maggioranza), il Parlamento non godeva (e non gode!) di quella necessaria legittimazione politica e di quella irrinunciabile ed esatta corrispondenza con la sovranità popolare tali da poter riformare ben 47 articoli della Costituzione, stravolgendo l’intero assetto istituzionale della Repubblica, arrivando finanche – seppur solo nella sostanza – a modificare la forma di Stato e di governo. I sostenitori del SI si difendono affermando che, all’interno della medesima sentenza con la quale la Corte dichiarava l’incostituzionalità del porcellum, la stessa ha comunque dichiarato la piena legittimità del Parlamento stante l’indefettibilità delle Camere, ma dimenticano di dire che la Consulta porta in sentenza l’esempio dell’istituto della prorogatio, cioè di quell’istituto che si applica quando le Camere sono sciolte. A tal proposito, secondo quanto sosteneva uno dei più autorevoli “Padri Costituenti”, il calabrese Costantino Mortati, quando le Camere sono in regime di prorogatio possono porre in essere soltanto atti di ordinaria amministrazione. Ciò detto, è pacifico affermare che un percorso di revisione costituzionale che interessa più di 1/3 della Carta rientra negli atti straordinari, quindi fuori dal perimetro delle competenze in regime ordinario. Ma v’è di più: la Corte di Cassazione, con Sentenza n. 8878/2014, ha espressamente dichiarato che si è verificata una grave ed oggettiva violazione del principio di rappresentatività democratica, quindi le argomentazioni giuridiche portate a fondamento del ricorso sono assolutamente condivisibili!
Siamo perfettamente coscienti che sarà difficile per un singolo Magistrato prendere posizione netta contro l’intera “macchina da guerra” governativa, seppur il ricorso sia giuridicamente suffragato da elementi inoppugnabili, ma è altrettanto vero che è l’unica soluzione che abbiamo per poter fermare l’eventuale stupro della Costituzione! Dopo di che l’ultima speranza, in alternativa, è nelle mani del popolo nella giornata di domenica 4
Avv. Giuseppe Palma

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