760.-Crisi morale e dottrinale della Chiesa.

 

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IL TEMPO affronta il problema morale della Chiesa cattolica, partendo da un’ampia inchiesta di Roberto de Mattei, dedicata alla diffusione della pedofilia nel clero italiano. Si intitola “La pedofilia nel clero, una crisi morale e dottrinale”: un triste fenomeno che vede finora 130 sacerdoti condannati e 100 sotto processo. Per sradicare il fenomeno, ha dichiarato don Nicola Bux, in un’intervista allo stesso quotidiano, «bisognerebbe avere il coraggio di dire che la pedofilia è connessa all’omosessualità. Tutti lo negano, ma gli studi e gli esperti affermano che è così». La Chiesa deve fare i conti con le sue due anime: il potere temporale e la guida spirituale e si deve battere su più fronti, da quello del confronto con le altre confessioni religiose, a quello dell’amministrazione del suo Stato e a quello dei suoi sacerdoti, amministratori anch’essi, dalle parrocchie a quant’altro; ma il sangue della Chiesa sono i religiosi con le debolezze degli uomini. Oggi, più che mai, la Chiesa deve essere l’alfiere del messaggio cristiano: “Ama il prossimo tuo, come te stesso”, che è, poi, la radice dei popoli europei e deve rappresentare un bastione contro il materialismo che avanza al seguito del prevalere dell’economia sul diritto delle genti. Meglio nessuna religione che una cattiva religione, come ci ricordano le perversioni dell’ISLAM. La religione, però, deve nascere nelle anime. Non è fatta di immagini, figure e vesti materiali e chi la rappresenta deve lasciare l’apostolato prima di tradirlo con le debolezze e i vizi della carne. Essere prete non significa avere abbracciato una professione, ma una fede. Con Mattei, andremo, più avanti, a riflettere sul celibato e sul potere temporale. Ci chiederemo se, oggi, che gli Stati sovrani e i loro confini non sono più baluardo, abbia ancora significato custodirvi il centro della nostra radice spirituale. Lo faremo con i vostri contributi. Ora, riportiamo integralmente l’editoriale di Roberto de Mattei, lasciando spazio alla meditazione, prima di aprirci ai commenti.

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La diffusione della pedofilia nel clero è una delle tante manifestazioni della profonda crisi morale esplosa negli ultimi decenni all’interno della Chiesa. Benedetto XVI, che nella Via Crucis del 2005 denunciò la «sporcizia nella Chiesa», in molte dichiarazioni, tra cui la Lettera ai cattolici di Irlanda del 19 marzo 2010, si è sempre espresso per una linea di estremo rigore contro gli abusi del clero, sottolineando l’urgenza di una riforma morale della Chiesa.

Talvolta però la pedofilia viene strumentalmente utilizzata per squalificare il clero nel suo complesso e per proporre l’abolizione del celibato come soluzione del problema. In realtà la pedofilia non riguarda che una minima parte del clero e l’esistenza di preti pedofili non deve farci dimenticare l’esistenza di sacerdoti ingiustamente accusati come don Giorgio Govoni, un parroco della Bassa Modenese, accusato, alla fine degli anni Novanta, da un’assistente sociale, di guidare un gruppo di “satanisti pedofili”. La Corte di Cassazione confermò nel 2002 la sentenza della Corte d’Appello di Bologna secondo cui il sacerdote era stato ingiustamente calunniato. Ma intanto don Govoni, stroncato dalla vergogna, il 19 maggio 2000 era morto di infarto nello studio del suo avvocato.

Inoltre, secondo il sociologo Philip Jenkins, uno dei principali studiosi della pedofilia nel clero, il tasso di sacerdoti condannati per abusi su minori varia, a seconda delle aree geografiche, dallo 0,2% all’1,7% del totale, mentre per i ministri protestanti va dal 2 al 3%. Negli Stati Uniti, in particolare, la presenza di pedofili è da due a dieci volte più alta tra i pastori protestanti rispetto ai preti cattolici.

La statistica è importante perché, dal momento che i pastori protestanti si sposano, dimostra che il problema non è in alcun modo legato al celibato dei sacerdoti. Un altro studio del John Jay College of Criminal Justice della City University of New York, citato dal sociologo Massimo Introvigne, attesta che oltre l’80% dei preti incriminati per pedofilia risultano di orientamento omosessuale.

Il che, se non stabilisce l’equivalenza tra omosessualità e pedofilia, conferma che la soluzione del problema non sta nel matrimonio dei preti. Va anche detto che all’interno della Chiesa cattolica, si è diffusa una cultura relativista ed edonista ed esistono oggi seminari, collegi, istituti religiosi, in cui l’omosessualità, o almeno una tendenza omosessuale, è considerata come irrilevante dal punto di vista morale e pacificamente tollerata. Ma l’omosessualità che a differenza della pedofilia non è un reato, resta un peccato grave per la Chiesa cattolica e la sua diffusione all’interno del clero dovrebbe provocare nelle gerarchie ecclesiastiche un allarme che finora è mancato.

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Il vero problema sta nel fatto che la crisi morale della Chiesa si accompagna alla sua crisi dottrinale. La Chiesa invece di convertire il mondo alla legge del Vangelo, sembra voler piegare il Vangelo alle esigenze del mondo. E’ la strada che pare indicare l’Esortazione Amoris laetitia di papa Francesco, il cui equivoco di fondo sta proprio in questo: l’illusione che, accogliendo con “misericordia” le tendenze amorali della cultura contemporanea, sia la società e non la Chiesa a rinunciare alla propria identità.

(Roberto de Mattei, in Il Tempo, 8 ottobre 2016)

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