729.-I PARTITI NELL’ATTUALE COSTITUZIONE COME STRUMENTO PER L’ESERCIZIO CONTINUO DELLA SOVRANITA’ POPOLARE.

Articolo 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Il 1° Comma fu scritto dal Referendum del 2 giugno 1946 e l’Art. 139 della Costituzione esclude che la forma repubblicana possa essere “oggetto di revisione costituzionale”. Su quell’”appartiene”del 2° Comma ci siamo già espressi, nel senso che gli eletti non diventano titolari della sovranità, ma membri del Parlamento che deve rappresentare la volontà popolare.

“La nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere.” Piero Calamandrei

“La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà.” Luigi Sturzo

 

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Il progressivo allontanamento dei cittadini dalla partecipazione alla vita politica della Nazione porterà, inevitabilmente, alla sua estinzione. Vi contribuiscono molteplici cause, di origini diverse, tutte oggetto di dibattito e di propaganda politica che non producono risultato. La causa principale, a mio sommesso avviso, è da ravvisarsi nell’astensionismo, rectius, nella ragione dell’astensionismo, che ben si realizza quando, ottenendosi il convincimento della necessità della partecipazione al voto, la risposta, quasi sempre, che si riceve è:”E chi dice di votare?”. Tale, infatti è il distacco dalla politica (in greco Τὰ πολιτικὰ) dal suo significato aristotelico, che questa viene, ormai, vista, non come la partecipazione alla cosa comune, ma come il mezzo attraverso il quale profittarne. Siamo giunti, addirittura, alla prevaricazione del diritto e cito i diritti dei lavoratori, dei risparmiatori, degli indigenti e dei disabili, tutti costituzionalmente tutelati. Una colpevole interpretazione della gerarchia delle fonti, con riguardo ai trattati internazionali, segnatamente europei, ma anche del Trattato Nord Atlantico, NATO, sta portando alla violazione, allo stravolgimento dei principi costituzionali, direttamente o indirettamente. Non è vero che l’Art. 11 consente qualunque limitazione di sovranità necessaria ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni.. .

Articolo 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Esemplifico: La Nazione va in guerra senza l’approvazione del popolo sovrano; le Forze Armate partecipano attivamente all’invasione del Territorio; le condizioni di disparità nell’eurozona sono palesi; la Solidarietà è rivolta ai clandestini e non ai cittadini e, così, il gettito fiscale è impiegato per soddisfare gli appetiti di speculatori finanziari a livello mondiale, di enti privati (anche stranieri: la Caritas italiana della CEI, Conferenza Episcopale Italiana) e le brame di stranieri sconosciuti senza legge, spesso bestiali.

Per raffigurare ciò che intendo con “estinzione della Nazione”, intendo sia quella dell’Ordinamento giuridico, delle istituzioni, del modello economico e sociale costituzionalizzato, dei confini del territorio, sia quella della nostra identità:  tradizioni, cultura, arte e sia, anche, quello che fu scritto e vergato da Napoleone Bonaparte, autonominatosi re d’Italia, nei riguardi del Regno (Regno d’Italia: 1805 marzo 19 – 1814 aprile 20), cioè del Nord Italia: “Un mercato e un bacino di mano d’opera e di materie prime per l’industria francese, volutamente deindustrializzato, appunto per non sottrarre mercato e risorse ai francesi”. quello che Napoleone non poteva prevedere, era che il gettito fiscale rastrellato agli italiani sarebbe andato a soddisfare la Germania.

125px-flag_of_the_napoleonic_kingdom_of_italy-svg260px-kingdom_of_italy_napoleonic-svg Regno d’Italia

Tornando al poco rispetto degli italiani alla cosa comune e alla poca partecipazione alla vita politica attraverso il sistema dei partiti, sopratutto, al loro “metodo democratico”,

Articolo 49
Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale [cfr. artt. 18, 98 c. 3, XII c. 1].

osserviamo il completo sviamento della politica e il suo allontanamento dall’etica, con la emersione degli individui meno colti e degli amorali, che hanno ridotto i partiti politici a circoli chiusi e occulti, veri comitati di affari, complici la rarefazione di quel meraviglioso ascensore sociale che è il lavoro e il progressivo annichilimento del ceto medio. Troviamo, purtroppo, giornalmente, le conferme di queste affermazioni nella crescita della disoccupazione, nella diminuzione della natalità, nell’aumento dei casi di suicidio e nelle cronache giudiziarie che investono, non per caso, i partiti al governo.

Per Aristotele,”la democrazia si caratterizza come il governo della massa esercitato per il proprio interesse ‘di classe’; e, dal momento che la massa dei cittadini è solitamente costituita dai meno abbienti, la democrazia può essere definita il governo dei poveri a proprio esclusivo vantaggio”…”Aristotele riconosce l’esistenza di un governo della massa che non è deviato, che chiama semplicemente ‘costituzione’, politeia, e che definisce una commistione di democrazia e oligarchia: può apparire strano che l’unione di due forme degenerate costituisca un buon regime ma Aristotele ritiene che la politeia prenda il meglio di queste due costituzioni degenerate, facendo le cariche elettive come l’oligarchia e rendendole indipendenti dal censo come la democrazia” (IV 9, 1294b)…”vi saranno più forme di democrazia. Ciò che le caratterizza tutte è l’esistenza di libertà e uguaglianza al loro interno; esse si differenziano, però, per la maniera in cui queste qualità vengono declinate e realizzate: concedendo accesso alle cariche a tutti i cittadini senza esclusione o invece fissando una soglia di censo sebbene esigua; mantenendo sovrana la legge o invece dando potere all’assemblea e ai demagoghi; questa ultima forma di democrazia assomiglia addirittura a una tirannide perché esercita un potere dispotico sui migliori mentre le decisioni dell’assemblea assomigliano all’editto del tiranno (IV 4, 1291b-1292a). Aristotele osserva anche come una buona forma di democrazia rappresenti un regime stabile allorché presenta un ampio ceto medio: questo solitamente impedisce la nascita di dissidi e fazioni tra cittadini e quindi la trasformazione della costituzione. I dissidi nascono infatti dalle differenze, soprattutto di virtù e di ricchezza.”

Negli Stati a democrazia a rappresentanza indiretta i partiti politici sono lo strumento attraverso il quale i cittadini dovrebbero avere una partecipazione permanente e continua alla politica nazionale.

Infatti, l’esercizio diretto della sovranità popolare, a livello nazionale, si attua solo

  • con il referendum, laddove è previsto – ma il suo carattere è inevitabilmente eccezionale e saltuario – e
  • con il diritto di voto, per sua natura, a lunga periodicità e dominato dal monopolio di fatto dei partiti nella presentazione delle liste elettorali.
Altro strumento, diverso dai partiti politici, è la lista civica elettorale presentata alle elezioni amministrative, movimento politico locale autonomo rispetto ai partiti tradizionali, con un programma che mira ad affrontare e risolvere problemi locali. Le liste civiche possono talvolta riunirsi in occasionali o stabili federazioni nazionali

Ma, i partiti sminuiscono le autonome possibilità di azione politica dei singoli cittadini e dei raggruppamenti episodici, a tal punto che detengono ed esercitano il potere politico reale, al di fuori del Parlamento, tale che anche il voto di fiducia delle Camere ne risulta condizionato.

La sostanziale democraticità dell’ordinamento politico dello Stato partitocratico (Parteienstaat, état partitaire) viene a dipendere esclusivamente dalla lealtà e dall’efficienza dei partiti politici:           dalla loro effettiva capacità di assolvere la delicata funzione di strumenti permanenti di espressione della volontà politica popolare.

In questo modello, la genuinità, l’onesta e l’adeguatezza degli organi rappresentativi e della Pubblica Amministrazione non dipendono più dal senso dello Stato dei cittadini, ma dai partiti.

A differenza dei governi parlamentari ottocenteschi, in cui i partiti erano gruppi elettorali senza una organizzazione permanente,

in una nazione moderna, la somma degli interessi che fanno capo ai partiti è tale per cui

la funzione di canalizzazione e di espressione della volontà politica popolare si traduce in una mera utopia.

Il libero cittadino diviene facilmente suddito, impotente e senza altra voce in capitolo che il diritto di voto e il referendum; ma, il primo, può essere disatteso dal candidato eletto, libero anche di cambiar bandiera e, il secondo, lo è stato costantemente.

E’ assolutamente evidente che non si possa più parlare di democrazia rappresentativa,             ma di plutocrazia asservita a qualunque fonte di lucro, anche proveniente da governi stranieri, che asservono ai loro interessi la politica nazionale: plutocrazia che falsa la lotta politica in favore dei partiti che sono al governo, che ne condiziona le alleanze, ne cristallizza le oligarchie e pone a sistema i cosiddetti “cerchi magici”, privilegia i candidati più destri nell’arte di accaparrare finanziamenti, infine (ma non c’è una fine), concorre a rendere inefficiente e corrotta la Pubblica amministrazione; ed ecco, al comando gli incapaci ma disonesti, la preferenza alle scelte antieconomiche ma convenienti.

Per effetto di questa inarrestabile immoralità, ogni bisogno pubblico diviene fonte di speculazione e di arricchimento dei plutocrati e delle lobby:

la sanità diventa business e al suo centro non troviamo più il medico e il paziente, ma l’azienda e il denaro.

Così, i trasporti e i beni essenziali (l’acqua), più in generale, i servizi passano in mano al capitale privato per non obbedire più alle esigenze della collettività e il peso fiscale non trova più in loro il proprio corrispettivo.

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Un pensiero su “729.-I PARTITI NELL’ATTUALE COSTITUZIONE COME STRUMENTO PER L’ESERCIZIO CONTINUO DELLA SOVRANITA’ POPOLARE.

  1. Sovranità vuol dire che “al di sopra” del popolo, non c’è nessun altro: non è forse una cosa meravigliosa? È vero che noi successivamente eleggiamo i nostri rappresentanti politici, ma questi rappresentanti devono (o meglio,dovrebbero!) fare gli interessi della collettività, cioè gli interessi di tutti noi cittadini, come dei normali dipendenti pubblici. Ma c’è ancora dell’altro a nostro favore, in quanto non solo la sovranità appartiene al popolo, ma lo Stato italiano è organizzato sulla triplice ripartizione dei poteri. Ovvero ci sono tre poteri fondamentali che fanno da garanzia, affinché la costituzione e la sovranità del popolo siano rispettate. Abbiamo quindi il potere esecutivo, che appartiene al governo, abbiamo il potere legislativo che appartiene al parlamento ed il potere giudiziario che è la magistratura. Questa tripartizione del potere serve come tutela, nel senso che se uno di questi tre poteri viola la costituzione, o gli interessi della collettività, gli altri due possono intervenire.

    Detta così, con uno Stato basato sulla sovranità del popolo, con una tripartizione dei poteri a garanzia dei cittadini, possiamo (o meglio, potremmo!) dormire sonni tranquilli. E se a qualcuno tutta questa “protezione” non bastasse, è bene ricordare che siccome viviamo in uno Stato democratico, vi è la libertà di stampa, il cui articolo 21 della Costituzione riporta testualmente: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”. Per cui, se questi tre poteri non dovessero fare gli interessi della collettività, abbiamo la stampa come mezzo di denuncia e di informazione: la stampa! ma il pluralismo dell’informazione è stato cancellato dalla finanza e abbiamo un cartello di monopolisti.

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