725.- Le forze libiche fedeli al governo Orientale di Tobruck hanno attaccato i porti petroliferi chiave. Le forze di Khalifa Belqasim Haftar si dice che abbiano assunto il pieno controllo sui porti di Ras Lanuf e Sidra.

 

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Il destino della Libia si compie. Purtroppo, si è aperto il temuto nuovo fronte ad Est, con le milizie del generale Haftar. Ma questa sarà la pietra tombale sulla Libia del benessere e dell’ordine sociale di Muammar Gheddafi. E’ l’ultima battaglia. Se il Governo di Unità Nazionale la perderà, il paese sarà smembrato da Francia e Gran Bretagna; ma sarà, comunque, un paese distrutto, sul quale avrà poco senso sollevare la bandiera della vittoria. Anche noi italiani sapremo presto quali saranno i risultati delle nostre politiche: quelle possibili, s’intende; ma anche sarà evidente a ognuno di noi quanto falsi siano gli alleati dell’Italia. Dedichiamo un pensiero ai tecnici dell’ENI e ai ragazzi delle truppe speciali che li proteggono (vedi anche i n.ri 695 e 719).

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Da Hassan MORAJEA a Tunisi, TAMER EL-GHOBASHY al Cairo e BENOIT FAUCON a Londra
Aggiornato 11 Settembre 2016 17:25 ET
Traduzione libera di Mario Donnini.
Ieri, domenica, le forze che si oppongono al governo di Unità Nazionale della Libia hanno attaccato i terminali petroliferi, con una manovra su tre direttrici, prendendo il controllo sulle installazioni che era detenuto dalle truppe fedeli al governo e che avevano da poco ripreso a funzionare,   nel tentativo di rilanciare l’economia della nazione.

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Il generale Khalifa Belqasim Haftar

L’attacco da parte delle forze del generale Khalifa Belqasim Haftar sui terminali nella cosiddetta mezzaluna dell’oil è il primo scontro armato tra il governo orientale della Libia e il governo a livello internazionale-backed di Unità Nazionale, che ha sede nella capitale, ma che può attingere ad altre milizie in Libia per un nuovo ciclo di combattimenti. Conosciuti come i combattenti libici in Occidente e sostenuti dagli attacchi aerei degli Stati Uniti, hanno fatto passi da gigante per strappare via la città strategica di Sirte ai militanti dello stato islamico, facendo sperare che la Libia stia cominciando ad emergere dai cinque anni di lotte politiche e scontri armati scoppiati molto tempo dopo che il suo capo legittimo Muammar Gheddafi è stato deposto e ucciso nel 2011.

Ahmed al-Mismari, un portavoce del generale Haftar, ha detto che le forze del generale avevano messo contemporaneamente in atto un attacco su cinque direttrici agli impianti petroliferi chiave e ai terminali, assumendo il pieno controllo dei terminali di Ras Lanuf e Sidra , stabilendo posti di blocco sulle vie di accesso e nelle città di Zueitina e Ajdabia.

Il portavoce ha dichiarato che l’operazione era stata programmata da tempo e che era stata annunciata dal generale Haftar stesso. Un agente dell’intelligence occidentale ha definito l’attacco da parte delle forze del generale Haftar come “una grande offensiva.”
I Guardiani dei terminali, il gruppo armato che controlla i porti petroliferi sotto il comando dell’influente Ibrahim Jadran, ha minimizzato i successi di Haftar. Un portavoce del gruppo ha detto che sono ancora coinvolti in pesanti combattimenti e ha promesso di riprendere il controllo del territorio perduto entro 24 ore. E’ noto che Mr. Jadran sostiene il governo di unità nazionale.

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Ibrahim Jadran, il leader federalista che controlla i porti petroliferi 

Un funzionario della National Oil Corporation ha dichiarato che il piano di riprendere le esportazioni dopo un’interruzione di due anni dal terminale Ras Lanuf (che si trova nei pressi di Zueitina) potrebbe essere messa a repentaglio dai combattimenti. Non ci sono, al momento, piani per riavviare anche il terminale di Sidra, che è stato pesantemente danneggiato dagli attacchi precedenti.

La National Oil Corporation in sigla NOC è la compagnia petrolifera nazionale della Libia. … filiali è la Waha Oil Company (WOC) seguita dalla Arabian Gulf Oil Company (Agoco), Zueitina Oil Company (ZOC), e Sirte Oil Company (SOC).

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Il gen. Haftar è stata a lungo un avversario del Governo di Unità, che ha definito una inutile interferenza straniera. Ma aveva in comune con Al Sarraj l’obiettivo di sloggiare i militanti islamici dalla zona est della Libia, e per condurre le proprie campagne contro di loro ha ricevuto il sostegno di alcuni governi regionali e del governo che controlla la Tripolitania, la regione orientale della Libia, dal 2014.

Nel frattempo, i diplomatici occidentali e i francesi in particolare, hanno favorito il supporto del Gen. Haftar per il Governo di Unità Nazionale, ma anche hanno visto in lui un’aspirante governatore la Libia sullo stampo di un autocrate militare come Gheddafi.

L’attacco aai terminali del petrolio è l’indicazione più forte che il generale Haftar ha abbandonato ogni intento negoziale di sostenere e collaborare con il Governo di Unità Nazionale. Gli scontri minacciano anche di coinvolgere altre forze alleate del Governo di Unità, nonché, potenzialmente, di minare la lotta contro Stato islamico, facendo naufragare i progressi ottenuti dal governo di unità nazionale.

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La potente Misrata Brigate, che ha combattuto, in gran parte con successo, contro la presenza dello Stato islamico a Sirte, sotto gli auspici del governo di unità nazionale, potrebbe essere costretta a confrontarsi con le forze del generale Haftar sui terminali, in un combattimento, l’uno contro l’altro, fra le forze più potenti della Libia.

“Questo attacco è un tentativo da Haftar di interrompere i colloqui e le iniziative da parte del Governo di Tripoli di riaprire le porte della Libia e salvarne l’unità”, ha detto Mohamed Ginidi, un ufficiale dell’intelligence militare di Misurata. “Per ora, tuttavia, le nostre forze si stanno concentrando su Sirte e sulla eliminazione dello Stato Islamico. Se riceviamo l’ordine di attaccare Haftar, dopo la battaglia di Sirte, noi ovviamente lo faremo. ”

Un funzionario dell’ente statale National Oil Co. della Libia ha detto che i dipendenti della società sono rimasti illesi nei combattimenti e che il Consiglio di Amministrazione era stato convocato per discutere dello scoppio delle ostilità.

Proprio il mese scorso Zueitina aveva ricominciato a consegnare il greggio, per la prima volta dopo quasi un anno, dopo che un accordo per riaprire il terminale era stato raggiunto tra il governo di unità e Mr. Jadran. Dal 2014, Mr. Jadran ha perso un grande volume di spedizioni di petrolio della Libia, a causa di divergenze con un governo precedente, privando, così, la nazione del suo combustibile economico primario. L’industria petrolifera, infatti, fornisce circa il 95% delle entrate statali.

Con una riserva di circa 47 miliardi di barili di greggio, la più grande dell’Africa, il petrolio costituisce la fonte primaria della ricchezza della Libia. Ma la sua produzione giornaliera è scesa al di sotto di 300.000 barili nel mese di agosto, meno di un quarto, cioè, della sua produzione normale.

La ripresa delle spedizioni di petrolio, insieme con i recenti progressi contro Stato islamico a Sirte, sono stati visti come un segnale di speranza a ché il Governo di Unità della Libia, con la mediazione delle Nazioni Unite, cominciasse a guadagnare in sicurezza, ridando vigore all’economia della nazione, dopo lo spostamento nella capitale Tripoli all’inizio di quest’anno.

Tamer El-Ghobashy a tamer.el-ghobashy@wsj.com e Benoit Faucon a benoit.faucon@wsj.com

 

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2 pensieri su “725.- Le forze libiche fedeli al governo Orientale di Tobruck hanno attaccato i porti petroliferi chiave. Le forze di Khalifa Belqasim Haftar si dice che abbiano assunto il pieno controllo sui porti di Ras Lanuf e Sidra.

  1. Il gen. Haftar sostenuto dai francesi attacca i pozzi petroliferi (di ENI) in Libya: un altro motivo per dire addio all’EU che fa gli interessi franco-tedeschi

    Si sappia che Haftar è sostenuto dai francesi e fa gli interessi dei francesi, dimenticatevi la nota di spalla all’articolo della sempre filo francese La Stampa, si dice “Haftar lascia i francesi per andare con Putin”, disinformazione pura (peccato che Francia e Russia stiano bombardando assieme la Sirya da mesi, ndr).

    Dunque, oggi USA, UK e Italia stanno bombardando le milizie del generale Haftar in Libya. Ossia l’Italia sta bombardando assieme agli storici alleati anglosassoni le milizie francesi a supporto di Haftar in Libya, leggasi le bombe puntano ad annientare la Legione Straniera presente nella regione, in incognito. Per farla breve noi stiamo bombardando l’esercito francese in Libya. Punto.

    La reazione quale è? Semplice, persa per persa Haftar sta attaccando i pozzi petroliferi in Libya ossia i pozzi dell’ENI (Zuetina, citata nell’articolo de La Stampa oggi sotto attacco di Haftar, è un presidio storico del cane a sei zampe in Libya). Ossia – per estensione – la Francia sta attacando l’Italia…

    Or dunque, letta così, dopo i tentativi francesi di prendersi pezzi di nostro mare, dopo che nelle ultime settimane ben tre aziende strategiche italiane sono stati oggetto di pubblico interesse transalpino (Generali, Mediaset, Leonardo/Finmeccanica; per comprarsele a prezzi di relizzo e dunque spostare all’estero know how, occupazione, utili e tasse) non è questo un motivo sufficiente – un motivo ulteriore direi – per mandare a quel paese questa EU che serve solo a fare gli interessi di Francia e Germania? Si, perché da dopo la morte di Gheddafi non solo la Francia ha preso piede in Africa dove prima Gheddafi le impediva di agire liberamente, ossia facendo quello che la presenza del Rais mai le permise (leggasi, ingerenza in Niger e Mali, andate a contare i colpi di stato che si sono susseguiti nella regione centroafricana dalla morte del leader libico). Ma addirittura Parigi ha fatto in modo di coinvolgere nell’area la stessa Germania: incredibilmente oggi la Germania è attiva militarmente all’estero in Afghanistan e Kosovo – e questo si sapeva – ma anche in Mali e Nordafrica! Capito il messaggio spero (l’asse franco-tedesco…). A buon intenditore. E se dobbiamo dirla tutta le armi che servirono per l’insurrezione finale a Tripoli che portò alla morte del Rais avvenne per il tramite di un carico di armi Heckler & Koch (tedesche) causalmente fatte trovare nella capitale libica ed opportunamente consegnate ai ribelli…

    In conclusione: cosa aspettiamo a dare un calcio a questa EU che oltre a fare gli interessi economici franco tedeschi punta a spennare la gallina ricca e grassa Europea, ossia l’Italia? Quanto accaduto in Libya dovrebbe essere motivo sufficiente per darci la sveglia.

    Chiaramente il futuro dell’Italia è a braccetto di Londra, in rappresentanza degli USA in Europa dopo fine del mandato di Barack Obama (che beneficiò del Nobel per la Pace in forza della volontà franco-tedesca di farselo amico, ecco forse il perchè di tanto supporto per l’EU austera da parte del primo Presidente di colore della storia americana, ndr).

    Fantomas per Mitt Dolcino

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  2. Dall’analisi di Carlo Jean: Il controllo del petrolio è la principale posta in gioco fra le fazioni che si confrontano in Libia. Da esso dipendono i futuri assetti istituzionali del paese: Stato unitario o federale o due Stati. Costituisce anche l’obiettivo delle numerose potenze esterne, che si confrontano in Libia e si combattono per procura, sostenendo le fazioni a ciascuna favorevoli.
    Appoggiando il generale Haftar, ma dicendo di sostenere Serraj, la Francia sta facendo un “gioco” alquanto ambiguo. Forse non è la sola. Taluni puntano sulla possibilità che Haftar occupi il ricco bacino petrolifero della Sirte e, con i rifornimenti militari ricevuti, elimini l’Isis dalla costa e da Sirte. Non ha la forza necessaria per conquistare anche la Tripolitania. Il suo successo comporterebbe la divisione della Libia. Sarebbe il “Piano B” da sostenere qualora Serraj non riuscisse a consolidarsi e a prendere il controllo delle milizie di Tripoli, oltre a quelle di Misurata e, con l’aiuto internazionale, non riuscisse a mantenere l’unità del paese, magari con un ordinamento federale. L’accettazione del fatto compiuto di un successo di Haftar toglierebbe così la “castagna dal fuoco”, che oggi paralizza l’Occidente: quella di dover combattere l’ISIS in Libia.
    Da ferragosto, però, i francesi non si vedono più in giro a Bengasi». Una scelta legata all’abbattimento di un elicottero, con 3 caduti e alle pressioni americane ma anche alla decisione di Haftar di «sbilanciarsi verso Mosca» e di andare allo «scontro totale con le Guardie petrolifere» di Jadhran. C’è stata, infatti, una «battaglia per i terminal» forse legata anche alla necessità per il generale di trovare nuove entrate per la sua Libyan national army e un nuovo ruolo per se stesso, dopo l’eliminazione dell’ISIS. La parola dovrebbe passare alla diplomazia.

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