718.-RENZI E I PEDOFILI PROTETTI DEL FORTETO

renzi_5di Gianni Lannes

Voi mettereste dei bambini in una comunità dove i fondatori ancora operanti sono stati condannati più volte per abusi sessuali a minori? E’ quello che hanno fatto impunemente per decenni alcuni magistrati del tribunale per i minori di Firenze, gli assistenti sociali e gli enti locali. Renzi non può cavarsela così, quei ragazzi violentati e sfruttati …

copertina-la-setta-di-stato

Il libro si legge tutto d’un fiato. Perché è di quelli che riescono a raccontare la storia così come è realmente accaduta. “Setta di Stato. Il caso Forteto”, di Duccio Tronci e Francesco Pini, è uno di quei libri da distribuire nelle scuole. E’ un lungo viaggio che attraversa anni di abusi e tormenti, di silenzio e compiacenza, di ingiustizie e bugie. Il Forteto è stato tutto questo. La cosa più grave è che ha avuto la complicità delle istituzioni. Da lì è passata la creme de la creme della classe politica di sinistra, lì sono arrivati finanziamenti pubblici e favoritismi che hanno permesso a Rodolfo Fiesoli, il padrone della comunità, di vivere indisturbato per un paio di decenni, commettendo orrori che le testimonianze raccolte all’interno del libro raccontano fin troppo bene.

Meglio tardi che mai. Il Consiglio regionale della Toscana con appena 30 anni di ritardo, ha fatto luce sulle violenze contro tanti minori al Forteto, messe in atto principalmente dal compagno pluricondannato Rodolfo Fiesoli, convegnista a Firenze con Matteo Renzi. Lo stesso primo ministro pro tempore, su questa caso e quelli di pedofilia o violenza contro i minori, da quando è in carica non ha risposto a ben 40 atti parlamentari. L’ineletto Renzi, inoltre, non ha presentato la relazione annuale al Parlamento. Eppure, incredibilmente, nessun deputato o senatore gli chiede conto di questa gravissima omissione. In simili condizioni, anche solo moralmente, mister Renzi come può conservare ancora la poltrona a Palazzo Chigi?
estratto dalla seconda relazione (anno 2016) della commissione d’inchiesta della regione Toscana

Il secondo rapporto della commissione d’inchiesta (approvato all’unanimità) nel fare nomi e cognomi punta il dito contro un sistema fortemente radicato, protetto dalla magistratura e dalla politica.
«86 pagine, come gli 86 bambini mandati nelle mani di Rodolfo Fiesoli per essere abusati – afferma in apertura il presidente Paolo Bambagioni (partito democratico) – costituiscono l’atto di una denuncia che è necessario accettare». E poi: «Noi non possiamo ignorare quanto accaduto, altrimenti saremmo ipocriti. Quindi, meno parole e più coraggio».

Nel comunicato stampa numero 1007 del 23 giugno 2016 è scritto testualmente:

“FORTETO: ISTITUIRE COMMISSIONE PARLAMENTARE, COMMISSARIAMENTO COOPERATIVA, SCIOGLIERE SETTA

Le richieste della commissione regionale d’inchiesta che oggi presenta la relazione conclusiva approvata all’unanimità: altre verità devono emergere, associazione e fondazione del Forteto devono essere sciolte
Firenze – Una commissione parlamentare d’inchiesta per scavare alla ricerca delle verità più profonde, il commissariamento della cooperativa del Forteto e lo scioglimento dell’associazione e della fondazione. Queste le richieste prioritarie della commissione regionale d’inchiesta, che ha lavorato per far emergere le responsabilità politiche e istituzionali nella terribile vicenda del Forteto. La commissione invierà anche delle lettere con le quali chiederà a istituzioni ed enti di accertare le responsabilità individuate dalla stessa commissione a carico di dirigenti, pubblici ufficiali, operatori e di prendere i provvedimenti conseguenti, fino al licenziamento, dove ne emergessero gli estremi. Una relazione unanime che ha visto impegnati nel lavoro d’inchiesta i sei consiglieri che l’hanno composta: il presidente Paolo Bambagioni (Pd), i vicepresidenti Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) e Andrea Quartini(Movimento 5 stelle), i consiglieri Jacopo Alberti (Lega Nord),Stefano Mugnai (Forza Italia) ePaolo Sarti (Sì-Toscana a sinistra).Quella che ha concluso i lavori ieri, mercoledì 22 giugno, è la seconda commissione regionale d’inchiesta sul Forteto (la prima, anch’essa con esito unanime, aveva operato tra il 2012 e il 2013). Aveva preso avvio nel settembre 2015.
L’analisi che emerge dalla relazione finale è impietosa. “Emerge chiara la responsabilità enorme del Tribunale di Firenze”, spiega Paolo Bambagioni. “C’erano già state delle sentenze contro i capi del Forteto, ma il tribunale ha continuato ad affidare bambini prima all’associazione, poi a cosiddette famiglie interne a quella comunità. Responsabilità gravissime: individuali, con nomi e cognomi di magistrati che hanno fatto le assegnazioni o che non hanno controllato come avrebbero dovuto, e responsabilità anche ideologiche, soprattutto nei primi anni”. Responsabilità “dei servizi socio-sanitari, che non ne escono bene”, prosegue Bambagioni. “Avevano l’obbligo di fare le verifiche e riferirle al tribunale, ma spesso l’hanno fatto molto male”. E poi la politica, “superficiale, con molti passaggi al Forteto anche di personaggi importanti, che hanno contribuito ad accreditare una immagine idilliaca di quella esperienza. E il centrosinistra, che ha governato in questi anni ha le sue responsabilità”. Il mondo dell’informazione, “che dovrebbe essere più d’inchiesta, più libero da condizionamenti e invece o ha subito il fascino di abili manipolatori o non ha saputo tirare fuori la verità su quello che stava accadendo nel corso di tanti anni”. Il mondo economico, “sindacati, cooperatori, che hanno tenuto lo sguardo troppo fermo sulla tutela dell’attività economica del Forteto. Noi abbiamo chiesto il commissariamento della cooperativa, perché la discontinuità che è indispensabile ancora non si vede a sufficienza”.
Stefano Mugnai, oggi capogruppo di Forza Italia, era stato presidente della prima commissione d’inchiesta. “Quella del Forteto – dice – è una storia costellata di responsabilità personali, ma a monte c’è un conformismo culturale e politico che fa paura. Un conformismo che azzera la capacità di analisi critica dei fatti e che, siccome il Forteto si inseriva perfettamente nella vulgata maggioritaria nella nostra regione, diventava buono e virtuoso nonostante l’evidenza dei fatti e le denunce di tante persone nel corso degli anni testimoniassero il contrario”. Un “conformismo che è la negazione della democrazia, perché non accoglie il confronto, l’analisi critica dei fatti. In questi quarant’anni – dice ancora Mugnai – al Forteto c’è stato il sonno della democrazia, dell’attenzione dell’opinione pubblica e soprattutto delle istituzioni di fronte a un abominio che avveniva alle porte di Firenze, mentre veniva raccontato come un’eccellenza toscana”. Da Mugnai, un riconoscimento al lavoro del presidente: “Paolo Bambagioni ha svolto l’incarico con grande capacità e indipendenza, grazie a questo siamo arrivati anche questa volta ad una conclusione unanime”.
L’analisi delle molte e gravi mancanze ai tanti livelli porta alle richieste.
Per il Tribunale dei minori:la relazione conclusiva sarà trasmessa per valutazioni ed eventuali azioni conseguenti: al Consiglio Superiore della Magistratura; alle Procure di Firenze e Genova; al presidente della Repubblica; ai presidenti di Camera e Senato; al presidente del Consiglio dei Ministri; al presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Si chiede inoltre al Parlamento italiano una revisione del diritto minorile all’interno del sistema giudiziario nazionale. Al Ministero di Grazia e Giustizia di inviare i suoi ispettori presso il Tribunale dei Minori di Firenze al fine di verificarne l’operato nei casi legati al Forteto.
Per i servizi socio sanitari:alla Regione la richiesta di attivare una commissione tecnica di verifica sulle strutture di accoglienza per minori esistenti sul territorio. Sempre alla Regione Toscana viene chiesto di togliere il riconoscimento giuridico alla Fondazione Il Forteto, finalizzato allo scioglimento della stessa. All’Azienda sanitaria locale Area vasta Toscana Centro di presentare entro il 30 settembre 2016 una relazione dettagliata e motivata sui provvedimenti disciplinari richiesti nei confronti dei professionisti segnalati alla stessa Asl con apposita lettera. Al Comune di Rufina e agli altri Comuni coinvolti di presentare al Consiglio regionale entro il 30 settembre 2016 una relazione dettagliata e motivata sui provvedimenti disciplinari richiesti nei confronti dei dipendenti segnalati all’Ente con apposita lettera.
Al mondo dell’informazione:la commissione rivolge il rilievo che in questa vicenda il mondo dell’informazione si è più spesso adeguato al conformismo, e ha lasciato prevalere il pensiero dominante rispetto alla necessità di scavare e andare a guardare cosa c’era dietro alla realtà del Forteto.
Alla politica: la commissione chiede l’istituzione diuna commissione d’inchiesta parlamentare, “che potrebbe far emergere nuove gravi responsabilità ancora sconosciute”. E il commissariamento della cooperativa del Forteto, affinché il Ministero dello Sviluppo economico giunga ad una rivalutazione dell’ipotesi di gestione commissariale per la cooperativa del Forteto. Alla Regione Toscana la commissione chiede di verificare ulteriormente la possibilità di disporre la sospensione o altri provvedimenti nei confronti del dirigenti coinvolti e segnalati con apposita lettera.
Al mondo dell’economia: ai sindacati, alle associazioni di categoria viene chiesta una presa di posizione decisa. Al mondo delle cooperative – Legacoop e Confcooperative – di promuovere linee guida per l’accreditamento che non riguardino sono aspetti formali, ma che implichino requisiti sostanziali di vigilanza e controllo del personale. Alla grande distribuzione, quando vanti una presunta eticità dei prodotti venduti, a valutare l’opportunità di commercializzare prodotti a marchio Forteto, fintanto che non si verificheranno i reali cambiamenti aziendali auspicati da questa commissione. Alla Regione Toscana di dismettere con urgenza le proprie quote di Agriambiente Mugello al fine di eliminare qualsiasi equivoco nel rapporto con la cooperativa Il Forteto, di cui Agriambiente è a sua volta socia”.

Che collegamento c’è tra il Forteto e il governo Renzi?

Nel novembre 2011, poche settimane prima del suo arresto, Rodolfo Fiesoli parla a Firenze nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio ad un convegno, in qualità di educatore. In platea c’è l’allora sindaco Matteo Renzi, al quale Fiesoli si rivolge a più riprese. Un ex presidente della comunità montana ha anche affermato che l’attuale premier sarebbe andato al Forteto, fatto su cui la Presidenza del Consiglio non ha né confermato né smentito. L’atteggiamento del governo è stato pessimo quando, nell’estate scorsa, si è discusso alla Camera del commissariamento della struttura, dove tutt’oggi vivono e lavorano quasi tutti i condannati per gli abusi e dove quattro membri su cinque del Cda hanno testimoniato al processo a favore di Fiesoli. Il sottosegretario Ferri ha negato questa necessità motivandola con la distinzione che c’è fra cooperativa e comunità del Forteto, tesi smentita dagli stessi giudici nelle motivazioni della sentenza. In tutto questo giova ricordare che Ministro del Lavoro è Giuliano Poletti, che prima di assumere l’incarico era stato per 12 anni alla presidenza di Legacoop, a cui è affiliato il Forteto.

Nel novembre 2011, poche settimane prima del suo arresto, Rodolfo Fiesoli parla a Firenze nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio ad un convegno, in qualità di educatore. In platea c’è l’allora sindaco Matteo Renzi, al quale Fiesoli si rivolge a più riprese. Un ex presidente della comunità montana ha anche affermato che l’attuale premier sarebbe andato al Forteto, fatto su cui la Presidenza del Consiglio non ha né confermato né smentito. L’atteggiamento del governo è stato pessimo quando, nell’estate scorsa, si è discusso alla Camera del commissariamento della struttura, dove tutt’oggi vivono e lavorano quasi tutti i condannati per gli abusi e dove quattro membri su cinque del Cda hanno testimoniato al processo a favore di Fiesoli. Il sottosegretario Ferri ha negato questa necessità motivandola con la distinzione che c’è fra cooperativa e comunità del Forteto, tesi smentita dagli stessi giudici nelle motivazioni della sentenza. In tutto questo giova ricordare che Ministro del Lavoro è Giuliano Poletti, che prima di assumere l’incarico era stato per 12 anni alla presidenza di Legacoop, a cui è affiliato il Forteto.

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