707.-A CARTE SCOPERTE! Le forze USA combattono contro il governo di Damasco a favore dei separatisti curdi e hanno protetto la ritirata dei jihadisti da Manbij.

Buttata la maschera, l’America minaccia MILITARMENTE Siria e Russia; ammette di avere sul territorio siriano truppe e commandos americane che combattono contro il governo di Damasco a favore dei separatisti curdi; crea un “no fly-zone” di fatto sulla particella di territorio siriano che ha promesso ai curdi di rendere indipendente. Il generale Stephen Townsend, comandante delle forze Usa in Irak e Siria, ha dichiarato: “Abbiamo informato i russi di cosa siamo pronti a fare —-ci difenderemo se minacciati”. Vedremo, poi qui, che la diplomazia di Obama registra più di un’altra cilecca e quanto gli accadimenti esteri stiano mettendo a rischio il nostro Continente. Non solamente, Putin ha ricucito i rapporti con la Turchia, ma ha ottenuto basi aeree dall’Iran per colpire l’Isis in Siria e, ora, anche dallo Yemen. 

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L’inviato Usa Brett McGurk ha incitato i curdo-siriani a dichiararsi autonomi – Kobani, gennaio 2016

L’antefatto sono i combattimenti in corso nel nord, ad Hasakah, tra le truppe siriane e la milizia curda dell’YPG, spalleggiata da centinaia di commandos americani. Qui è una specie di situazione analoga a quella di Aleppo, ma rovesciata: l’esercito siriano occupa la città, ma è circondato dalle milizie curde. Lo YPG ha intimato ai regolari di abbandonare Hasakah; ma l’esercito di Assad lì è il solo protettore della grossa minoranza cristiana (assira) ed altre, che temono – a ragione – di dover subire la pulizia etnica che i curdi hanno la meglio. Per loro infatti Hasakah deve diventare una delle città del futuro stato curdo, secondo un programma ben collaudato: 1) pulizia etnica delle minoranze,2) indizione di “libere elezioni” con plebiscito per l’appartenenza allo stato curdo prossimo venturo, garantito da Usa e Sion. Non è stata fatta così anche l’unione risorgimentale dell’Italia al regno sabaudo?

La milizia curda è assistita dagli americani con la scusa che “combatte lo Stato Islamico” – che nella zona non c’è. Combatte invece l’armata legittima di Damasco. Qualche giorno fa gli aerei di Assad hanno bombardato le posizioni YPG, per aprire una strada di rifornimento alle sue forze (regolari e milizie cristiane) chiuse nel centro città. In questo bombardamento – così accusa il Pentagono – poco è mancato che le truppe americane venissero colpite; di qui una prova di forza Usa, con caccia F-22 lanciati all’inseguimento dei caccia siriani; il Pentagono ha accusato Mosca, che ha risposto di non entrarci nel bombardamento di Hasakah; invece di appianare la situazione, gli americani si sono impegnati in una gravissima esclalation, di fatto minacciando di abbattere gli aerei che sorvolano Hasakah, russi o siriani che siano.

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Hasakah – E una Aleppo a rovescio. Ad essere assediati sono i siriani e i cristiani, i curdi li hanno chiusi dentro.

Sarà bene ricordare che – in base al diritto internazionale – non c’è alcuna base legale alla presenza di forze armate USA. Per questo, quando l’Air Force (dice) di aver cercato di contattare le forze siriane che stavano colpendo i militari americani sul terreno, Damasco ha ignorato il richiamo – altrimenti sarebbe stato ammettere che gli Usa sono un nemico occupante. Per tutta risposta, il Pentagono – invece di sloggiare le sue truppe da Hasakah, ne ha rafforzato il contingente. L’enormità della situazione è stata rilevata dal giornalista tedesco Thomas Wiegold che ha twittato: “Come? Ora gli Usa praticano il divieto di operare alle forze di un paese sul suo territorio?”.

Il punto è che il voltafaccia di Erdogan ha messo in grave pericolo la promessa fatta da Usa e Israele ai curdi, di ritagliare per loro uno stato indipendente (e loro satellite) nella zona tra Turchia, Siria, Irak e Iran. Erdogan si è recentemente pronunciato, in inaudita coordinazione con Teheran per “il mantenimento dell’integrità territoriale della Siria”, di cui quindi Turchia e Iran si fanno garanti (insieme ai russi e a Pechino): quindi nessuno smembramento della Siria per linee etniche e religiose; capendo finalmente che la Turchia, dal progetto, ha solo da perdere – un terzo del suo territorio, abitato dai curdi. Lo ha ripetuto qualche giorno fa il nuovo primo ministro turco Yildirim: “Nei prossimi sei mesi giocheremo un ruolo più attivo in Siria, voglio dire non permetteremo che la Siria sia divisa secondo linee etniche – ci assicureremo che il suo governo non sia basato su etnie”.

Il fatto è che l’anno scorso, i rappresentanti della regione curda (già autonoma sotto la costituzione siriana) hanno elevato un annuncio di federalizzazione: annuncio unilaterale, non concordato, incostituzionale – su aperta istigazione statunitense, che ha dato ai secessionisti addestramento, armi, munizione e 350 milioni di dollari “per combattere l’IS”.

Ancora una volta si noti: secondo le convenzioni di Ginevra una potenza occupante non ha il diritto di separare, occupare, ritagliare un pezzo di un paese che occupa. Ma ormai è chiaro che per i neocon che hanno occupato la poltitica estera Usa, i trattati internazionali sono stracci di carta; la forza è la sola ‘ragione’; e “la pulizia etnica funziona”, come dicono al Pentagono.

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“Un convoglio di circa duemila veicoli è riuscito ad evacuare Manbij e raggiungere Jarabulus, erano combattenti di Daesh con le loro famiglie e civili usati come scudi umani”: così attesta un abitante di Manbij, Adnan al-Hussein, raggiunto al telefonod al New York Times. Lo stesso grande quotidiano raconta che quel convoglio è stato sorvegliato dall’alto da droni delle forze armate Usa, che non l’hanno disturbato. In pratica, hanno coperto la ritirata dei jihadisti da Manbij. Manbij, ricordate?, è la città dove pochi giorni fa le tv occidentali hanno mostrato la popolazione felice di essere stata liberata dai wahabiti: donne che si strappavano il chador e lo bruciavano, uomini che si facevano tagliare le barbe e fumavano ostentatamente (i wahabiti glielo vietavano), abitanti che abbracciavano gli ‘eroici peshmerga liberatori’ ossia curdi – ma così moderati che meritano uno stato tutto loro. Vedete anche voi che le loro ragazze non indossano chador, bensì mimetiche della NATO: quindi sono moderne, e dunque democratiche.

Ora i bei servizi tv assumono un altro sapore. Il portavoce delle forze Usa, colonnello Chris Garver, ha dovuto spiegare ai giornalisti, in conferenza stampa, come mai gli Usa avessero permesso l’ordinata evacuazione dei jihadisti (sono oggi per lo più mercenari importati). La risposta: c’erano dei civili in quei veicoli coi guerriglieri, e gli Usa vogliono evitare vittime civili (mai, mai vittime civili!). Ha anche aggiunto che i comandanti delle Syria Democratic Forces (sono sempre loro, gli ‘eroici-pesmerga’) avevano “deciso di lasciar passare il convoglio IS”, e chi sono gli americani per opporsi? Qualche giornalista ha osato chiedere: dunque c’è stato un accordo preventivo fra gli eroici peshmerga e Daesh per lasciar andare via senza colpo ferire le migliaia di terroristi su quel convoglio? Il colonnello ha detto che non sapeva. Il che è perfettamente logico: gli eroici peshmerga sono armati, addestrati da addestratori NATO, anche italiani; stipendiati dagli americani, vestono mimetiche NATO; a Manbij erano assistiti (dice il NYT) da “almeno 300 elementi delle Forze Speciali americane” – ma mica si consultano con gli americani prima di consentire la ritirata strategica ai terroristi. E’ la prova di quanto sono autonomi, i curdi, e meritino uno stato autonomo tutto loro.

Oltretutto, gli eroici peshmerga sono utilissimi perché, mentre “combattono lo Stato Islamico” (nel modo che si vede), sono ferocissimi a combattere contro le truppe del mostruoso dittatore Assad, contemporaneamente: come attesta il sito Palaestina Felix:

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Ora i bei servizi tv assumono un altro sapore. Il portavoce delle forze Usa, colonnello Chris Garver, ha dovuto spiegare ai giornalisti, in conferenza stampa, come mai gli Usa avessero permesso l’ordinata evacuazione dei jihadisti (sono oggi per lo più mercenari importati). La risposta: c’erano dei civili in quei veicoli coi guerriglieri, e gli Usa vogliono evitare vittime civili (mai, mai vittime civili!). Ha anche aggiunto che i comandanti delle Syria Democratic Forces (sono sempre loro, gli ‘eroici-pesmerga’) avevano “deciso di lasciar passare il convoglio IS”, e chi sono gli americani per opporsi? Qualche giornalista ha osato chiedere: dunque c’è stato un accordo preventivo fra gli eroici peshmerga e Daesh per lasciar andare via senza colpo ferire le migliaia di terroristi su quel convoglio? Il colonnello ha detto che non sapeva. Il che è perfettamente logico: gli eroici peshmerga sono armati, addestrati da addestratori NATO, anche italiani; stipendiati dagli americani, vestono mimetiche NATO; a Manbij erano assistiti (dice il NYT) da “almeno 300 elementi delle Forze Speciali americane” – ma mica si consultano con gli americani prima di consentire la ritirata strategica ai terroristi. E’ la prova di quanto sono autonomi, i curdi, e meritino uno stato autonomo tutto loro.

Oltretutto, gli eroici peshmerga sono utilissimi perché, mentre “combattono lo Stato Islamico” (nel modo che si vede), sono ferocissimi a combattere contro le truppe del mostruoso dittatore Assad, contemporaneamente: come attesta il sito Palaestina Felix:

Esfiltrazione “concordata” dai curdi coi jihadisti

Insomma sembra che i pesherga non abbiano “espugnato Manbij”, come hanno scritto Il Foglio e il Fatto….quella di Manbij è stata una liberazione concordata d’accordo fra i combattenti (tutti e due anti-Assad), coi peshmerga in favore di telecamere , mentre i mercenari dell’IS erano esfiltrati sotto lo sguardo protettore dei droni Usa? Chissà. Oltretutto, gli abitanti della cittadina, che sono arabi, non sono molto contenti di essere stati liberati da curdi. Va’ a sapere .

Ma, come spiega il New York Times, “Manbij è uno dei soli due punti di passaggio rimasti fra Turchia e Siria; l’altro, al-Rai, è sotto continuo attacco delle fazioni ostili allo Stato Islamico. La strada fra Manbij e Jarabulus, e stata usata dai jihadisti esteri per unirsi allo Stato Islamico dalla Turchia e lasciare per raggiungere di nuovo le loro destinazioni Europee”. E’ umano che i mercenari venissero convogliati e messi al sicuro, prima che quel passo venisse definitivamente chiuso dai bombardamenti russi e dalle forze siriane-iraniane ed Hezbollah. I mercenari costano, specie quando cominciano a scarseggiare le vittorie – quelli sono buoni per un’altra volta. Così hanno fatto trapelare i comandi russi, naturalmente non ripresi da alcun media: stanno difendendo il “mostruoso dittatore Assad” (come dicono i radiogiornali Rai), quindi silenzio.

I media – come non potete ignorare – hanno titoli, lacrime e strilli solo per “i civili di Aleppo”, dove “si rischia la catastrofe umanitaria” – l’ha detto BAn ki Mon, l’ha detto Avvenire, il giornale di El Papa; anzi dipiù: “C’è già una catastrofe umanitaria senza precedenti”, dato che “nella città martoriata vivono 130mila bambini”: siccome il numero dei bambini addirittura aumenta sotto i bombardamenti (di ospedali, sempre di ospedali) e l’assedio, ed ora sono 130 mila, vuol dire che i jihadisti preferiti dall’Occidente hanno proprio bisogno di un cessate-il-fuoco per riorganizzarsi. O magari esfiltrare sotto l’occhio protettore del Grande Drone.

Intanto però, con i loro contrattacco (costosissimo in vite) ad Aleppo, i mercenari preferiti dall’Occidente hanno comunque ritardato un’offensiva prevista dai russi e dagli iraniani per liberare Al-Sukhanah, città petrolifera che si trova lungo il confine dei governatorati di Homs e Deir Ezzor. L’offensiva era previsat per agosto, ma l’offensiva dei ribelli jihadista nel governatorato di Aleppo ha richiesto due unità della Guardia Repubblicana da ridistribuire a nord della Siria, al fine di proteggere il capoluogo di provincia (da Al Masdar). E’ uno dei motivi per cui i russi hanno avvicinato i loro bombardieri Tupolev , facendoli decollare dall’iraniana Hamadan (Tratto da Blondet & Friends di Maurizio Blondet).

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Putin a colloquio con l’ex presidente yemenita, Abdullah Saleh, che, prima di essere deposto da proteste di massa nel 2011, fomentate dal Dipartimento di Stato nell’insieme delle cosiddette “primavere arabe”, era proprio un alleato degli Usa nell’ambito della lotta al terrorismo.

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In apertura, abbiamo cenato ai rischi che gli accadimenti esteri pongono sul nostro continente. Nel silenzio generale dei media, è accaduto qualcosa di geopoliticamente enorme. Interessante, per inquadrare i nuovi equilibri che si stanno instaurando nell’area medio-orientale, è il fatto che il Pentagono ha ritirato dall’Arabia Saudita il personale che lavorava in coordinamento con la campagna di Ryad in Yemen, oltre ad aver ridotto drasticamente il numero di personale impiegato in quella missione altrove. Ora sono soltanto cinque i militari Usa assegnati a tempo pieno alla “Joint Combined Planning Cell”, unità creata lo scorso hanno per coordinare il supporto statunitense con operazioni come il rifornimento in aria dei caccia e una limitata cooperazione nell’intelligence. Lo ha confermato il luogotenente, Ian McConnaughey, portavoce della Marina statunitense in Bahrain. Ma, dopo sole 48 ore, l’ex presidente yemenita, Abdullah Saleh, ha dichiarato nel corso di un’intervista a Sana’a, che “il nuovo consiglio di governo del Paese” – di fatto sciita e anti-saudita – “potrebbe lavorare con la Russia per combattere il terrorismo, anche permettendo a Mosca di utilizzare le nostre basi militari e i nostri porti. Siamo pronti a offrirli alla Federazione Russa”.  Poco cambia, in sostanza: il messaggio all’Arabia Saudita, principale sponsor del terrorismo salafita e wahabita al mondo, è stato inviato: dietro lo Yemen, ora c’è la Russia. La quale, dopo aver aumentato la presenza militare in Siria e Iran, ora vede la Turchia aprire all’ipotesi di utilizzo, addirittura, della base aerea Usa di Incirlik, da dove gli Stati Uniti intendono infatti spostare le armi strategiche e le 90 testate nucleari B-61 e anche lo strategico Yemen le offre le sue infrastrutture.  Il tutto, soltanto a una settimana dalla decisione della Cina di fornire aiuto e addestramento militare al governo di Assad, di fatto sigillando un patto con Mosca a difesa di Damasco e del suo governo legittimo contro ribelli più o meno moderati e l’Isis.

La Russia ha centrato un altro risultato di primo piano nella sua strategia mediorientale di influenza. Dopo Turchia, Iran e Siria, ha conquistato anche lo Yemen. La risposta Usa è alle porte? Il problema per noi non è che Putin sia uno stratega, ma è che Obama è un fallito e che la politica estera dell’Unione europea è a rimorchio della NATO.

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3 pensieri su “707.-A CARTE SCOPERTE! Le forze USA combattono contro il governo di Damasco a favore dei separatisti curdi e hanno protetto la ritirata dei jihadisti da Manbij.

  1. LA FRANCIA BOMBARDA L’ISIS IN SIRIA, GLI USA LI AIUTANO.- Caccia francesi hanno messo a segno domenica 21 un raid aereo a Raqqa, roccaforte dei jihadisti dello Stato islamico (Isis) in Siria, che (dicono loro) ha distrutto un deposito di armi. La notizia è stata resa nota solo il giorno dopo dal ministero della Difesa francese, una volta avuta la conferma certa del buon esito dell’operazione e del fatto che nel corso dell’incursione non fossero rimasti feriti o uccisi dei civili (i morti non parlano). Parigi ha precisato che l’attacco rientra nelle operazioni di preparazione per la riconquista della città (da parte di chi?). Colpiti soprattutto magazzini e centri di manutenzione dell’artiglieria pesante Isis.

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  2. L’UNIONE DELLE CAROGNE EUROPEE SE NE FREGA DEI BIMBI SIRIANI.

    Le bufale di Ventotene nascondono il fallimento dell’Unione Europea e la “lotta al terrorismo” è la diretta conseguenza delle guerre e delle sovversioni che hanno portato alla distruzione di interi stati nell’area islamica; sovversioni americane a cui, come “europei” abbiamo partecipato senza un’obiezione. Alcuni giornali tedeschi rimproverano alla Merkel di continuare a definire quella in Siria una “guerra civile” fra il regime oppressore e una opposizione legittima, laddove invece sono ormai a battersi decine di migliaia di mercenari pagati, stranieri armati dagli Usa.
    Direte: che cosa c’entra con l’Europa? C’entra: un’Europa che continua a vivere nella menzogna non rinascerà mai. C’entra anche nel senso che la UE mantiene contro la Siria e il suo governo, un durissimo embargo: gli europei invitati a commuoversi per “i bambini sotto i bombardamenti di Aleppo” non vedono i bambini siriani che muoiono perché il paese non può comprare medicinali e alimenti. Questo per dire: la UE di Renzi, della Mogherini e dell’Hollande è una entità malvagia che compie cattive azioni, non è innocente.

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  3. Lo Yemen sta di fronte alla strategica Djibouti, dove si trova la altrettanto strategica base militare Usa di Camp Lemonier, bastione nel Golfo di Aden e a controllo del chokepoint petrolifero di Bab el Mandeb. Il fatto che la Cina sia in trattativa con il governo del Djibouti per aprire essa stessa una base militare è già motivo di nervosismo negli Usa, uno Yemen filo-russo sarebbe inaccettabile e da contrastare con ogni mezzo. Ma, se accadrà, non sarà certo confronto diretto, bensì il solito proxy del terrore per mettere l’Europa ulteriormente contro Mosca e polarizzare lo scontro. La Germania, con il suo piano di emergenza, forse sembra già aver messo in conto tutto. Anche perché, fino alla caduta del muro di Berlino, è stata teatro principale della Guerra Fredda e ora potrebbe diventare il campo di battaglia della versione 2.0.

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